Duende

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  • Xilinx23
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    • 01/06/05
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    #1

    Duende

    In alcune parti della Spagna in passato si sentiva dire, e lo si può sentir dire ancora oggi, che un artista per quanto conosca stili, per quanto abbia capacità, non ce la farà mai a diventare qualcuno di importante perchè non ha duende.
    Vediamo, citando e rielaborando parti di Garcia Lorca, cosa può essere.

    Il cantaor El Lebrijano, creatore della debla, diceva: "I giorni che canto con duende non conosco rivali", ad indicare come in questi momenti sapesse sprigionare una specie di rara forma di talento cristallino.
    Molti definiscono i suoni neri come pregni di duende, lo stesso Ghoete parlando di Paganini, fornisce una sommaria descrizione di cosa sia il duende: "Potere misterioso che tutti sentono e che nessun filosofo spiega".

    Il duende è come un potere e un non agire, è un lottare e non un pensare.
    I vecchi musicisti gitani affermano che il duende non sta nella gola, ma sale direttamente dalla pianta dei piedi, per indicare come sua autentico stile vivo, antichissima cultura di creazione in atto.
    Una specie di spirito della terra, diciamo.

    Garcia Lorca afferma che per cercare il duende non c'è mappa ne esercizio: si sa soltanto che brucia il sangue come topico di vetri, che prosciuga, che respinge tutta la dolce geometria appresa, che rompe gli stili, che fa si che Goya, maestri nei grigi, negli argenti e nei rosa della migliore pittura inglese, dipinga con le ginocchia e i pugni in orribili neri di bitume.

    I grandi artisti della Spagna meridionale, gitani o flamenchi, sia che cantino, ballino o suonino, sanno che non è possibile nessuna emozione senza l’arrivo del duende. Essi ingannano la gente e possono dare sensazioni di duende senza averlo, come vi ingannano tutti i giorni autori o pittori o stilisti letterari privi di duende; basta, però, prestare un minimo di attenzione, e non lasciarsi guidare dall’indifferenza, per scoprire la trappola.

    Naturalmente, quando si raggiunge tale evasione ciascuno ne avverte gli effetti: l’iniziato, vedendo come lo stile vince una materia povera, e l’ignorante, in quel ‘non so che’ di un’emozione autentica.

    Ancora Lorca:
    Il duende può comparire in tutte le arti, ma dove lo si trova con maggiore facilità è nella musica, nella danza e nella poesia recitata, giacché queste necessitano di un corpo vivo che le interpreti, poiché sono forme che nascono e muoiono di continuo ed elevano i propri contorni su di un preciso presente.
    Spesso il duende di un musicista passa al duende dell’interprete e, altre volte, quando il musicista o il poeta non sono tali, il duende dell’interprete, e ciò è interessante, crea una nuova meraviglia che, all’apparenza, altro non è se non la forma primitiva.

    Il duende… Ma dov’è il duende? Dall’arco vuoto entra un’aria mentale che soffia con insistenza sulle teste dei morti, alla ricerca di nuovi paesaggi e accenti ignorati; un’aria con odor di saliva di bimbo, di erba pesta e velo di medusa che annuncia il costante battesimo delle cose appena create.




    E per voi, cosa può essere il duende?
    Chi, oggi, può essere indicato come "possessore" del duende?
    Membro del Consiglio degli Admin


    [RIGHT][I]L'ironia
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