Visto che al momento sono soggetto di contesa vediamo che se ne trae.
Si direbbe che gli animali pensano, sebbene con capacità di elaborazione inferiori a quelle umane, tuttavia ciò non cambia la sostanza della cosa, overo hanno capacità di astrazione e sono in grado di realizzare costruzioni puramente mentali, esistendo bipedi considerati bipedi che non fanno nemmeno quello.
Ciò potrebbe introdurre delle implicazioni sulla loro gestione che millenariamente si è incentrata proprio su una sostanziale diversità fra homo e bestia e ora tale assunto si sta rivelando scorretto, portando alla sostituzione della diversità sostanziale con una diversità quantitativa determinata dal "quanto si è in grado pensare"
Cosa che volendo coinvolge pure i bipedi visto che è acclarato che c'è chi pensa di meno e il "popolo bove
" non fa che confermare questa situazione che poi pone di fronte al quesito di dove cessa la bestia e comincia l'homo con situazioni di sovrapposizione e magari di inversione episodica, cosa che genera la questione del trattamento dell'homo che pensa meno della bestia e della bestia che pensa più dell'homo.
Il pensiero cosciente
I pensieri, in fondo, sono fenomeni curiosi, in cui l’io riesce a “visualizzare” mentalmente i processi di manipolazione dei dati mentre sono in corso nel cervello. Questa sorta di “visualizzazione” dei processi del pensiero, dipende dalla possibilità, offerta dai complessi o/s, di tradurre i dati neutri del cervello-macchina in vissuti qualitativi dell’io-fenotipo. In tal modo, l’io può venire a conoscenza delle conoscenze neutre del cervello-macchina e usarle in forma “tradotta” (cioè soggettivamente percepita e perciò mentalmente “visualizzata”) per comporre sequenze qualitative logicamente ordinate o pensieri. Il fatto particolare è che l’intero arco di sviluppo di un pensiero fino alla sua conclusione, può svolgersi completamente all’interno del cervello senza mai concretizzarsi in espressioni esterne. Il vantaggio selettivo rappresentato dal pensiero cosciente sembra chiaro: l’individuo può compiere sperimentazioni tutte mentali delle proprie idee, evitando di passare attraverso verifiche esterne per prove ed errori. In altre parole, è possibile all’individuo pianificare le sue strategie comportamentali prima di applicarle.
Anche gli animali potrebbero avere una forma di manipolazione cosciente, “tutta mentale”, dei dati, ma essenzialmente di tipo “emozionale”, secondo il significato dato poco sopra. Il cervello animale non dispone, neppure nelle specie a più elevato sviluppo cognitivo, di strutture intellettive paragonabili a quelle umane e nemmeno di linguaggi verbali altrettanto complessi, per cui anche il vocabolario qualitativo corrispondente necessario a comporre dei veri pensieri, non può che essere limitato rispetto al nostro. Tuttavia sarebbe sempre possibile, agli animali, una percezione qualitativa grossolana di dati e procedimenti acquisiti per esperienza e fissati in memoria in complessi o/s, che permetterebbero un tipo di pensiero appunto “emozionale” e in certo senso intuitivo. L’animale vivrebbe i suoi pensieri intuitivamente, senza sapere con esattezza di che si tratta, ma sapendo esattamente che cosa fare.
Si direbbe che gli animali pensano, sebbene con capacità di elaborazione inferiori a quelle umane, tuttavia ciò non cambia la sostanza della cosa, overo hanno capacità di astrazione e sono in grado di realizzare costruzioni puramente mentali, esistendo bipedi considerati bipedi che non fanno nemmeno quello.
Ciò potrebbe introdurre delle implicazioni sulla loro gestione che millenariamente si è incentrata proprio su una sostanziale diversità fra homo e bestia e ora tale assunto si sta rivelando scorretto, portando alla sostituzione della diversità sostanziale con una diversità quantitativa determinata dal "quanto si è in grado pensare"
Cosa che volendo coinvolge pure i bipedi visto che è acclarato che c'è chi pensa di meno e il "popolo bove
" non fa che confermare questa situazione che poi pone di fronte al quesito di dove cessa la bestia e comincia l'homo con situazioni di sovrapposizione e magari di inversione episodica, cosa che genera la questione del trattamento dell'homo che pensa meno della bestia e della bestia che pensa più dell'homo.Il pensiero cosciente
I pensieri, in fondo, sono fenomeni curiosi, in cui l’io riesce a “visualizzare” mentalmente i processi di manipolazione dei dati mentre sono in corso nel cervello. Questa sorta di “visualizzazione” dei processi del pensiero, dipende dalla possibilità, offerta dai complessi o/s, di tradurre i dati neutri del cervello-macchina in vissuti qualitativi dell’io-fenotipo. In tal modo, l’io può venire a conoscenza delle conoscenze neutre del cervello-macchina e usarle in forma “tradotta” (cioè soggettivamente percepita e perciò mentalmente “visualizzata”) per comporre sequenze qualitative logicamente ordinate o pensieri. Il fatto particolare è che l’intero arco di sviluppo di un pensiero fino alla sua conclusione, può svolgersi completamente all’interno del cervello senza mai concretizzarsi in espressioni esterne. Il vantaggio selettivo rappresentato dal pensiero cosciente sembra chiaro: l’individuo può compiere sperimentazioni tutte mentali delle proprie idee, evitando di passare attraverso verifiche esterne per prove ed errori. In altre parole, è possibile all’individuo pianificare le sue strategie comportamentali prima di applicarle.
Anche gli animali potrebbero avere una forma di manipolazione cosciente, “tutta mentale”, dei dati, ma essenzialmente di tipo “emozionale”, secondo il significato dato poco sopra. Il cervello animale non dispone, neppure nelle specie a più elevato sviluppo cognitivo, di strutture intellettive paragonabili a quelle umane e nemmeno di linguaggi verbali altrettanto complessi, per cui anche il vocabolario qualitativo corrispondente necessario a comporre dei veri pensieri, non può che essere limitato rispetto al nostro. Tuttavia sarebbe sempre possibile, agli animali, una percezione qualitativa grossolana di dati e procedimenti acquisiti per esperienza e fissati in memoria in complessi o/s, che permetterebbero un tipo di pensiero appunto “emozionale” e in certo senso intuitivo. L’animale vivrebbe i suoi pensieri intuitivamente, senza sapere con esattezza di che si tratta, ma sapendo esattamente che cosa fare.
