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		<title>Discutere.it - Religioni e spiritualità</title>
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		<description>Culti ed etica, ma anche paranormale.</description>
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			<title>Discutere.it - Religioni e spiritualità</title>
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			<title>La tigre insegna a ringraziare prima dei pasti.</title>
			<link>https://discutere.it/showthread.php?67028-La-tigre-insegna-a-ringraziare-prima-dei-pasti&amp;goto=newpost</link>
			<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 10:32:24 GMT</pubDate>
			<description><![CDATA[Ne "Il governo della famiglia" - vol. 1: 
 
73:2 Poi i figli portarono bevande e cibo ai padri della discendenza principale; e questi presero quanto loro venne offerto, mangiarono e bevvero e diedero da mangiare e da bere 
pure ad Asmahaele. 
3. Quando però la tigre vide i padri della discendenza...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- BEGIN TEMPLATE: postbit_external -->
<div>Ne &quot;Il governo della famiglia&quot; - vol. 1:<br />
<br />
73:2 Poi i figli portarono bevande e cibo ai padri della discendenza principale; e questi presero quanto loro venne offerto, mangiarono e bevvero e diedero da mangiare e da bere<br />
pure ad Asmahaele.<br />
3. Quando però la tigre vide i padri della discendenza principale mangiare e<br />
bere, si dimostrò inquieta e cominciò a spalancare rabbiosamente le fauci ed a<br />
sferzare la coda intorno a sé.<br />
4. Ed allora Adamo disse ad Enoch: «Caro Enoch, guarda un po’ come si<br />
agita l'animale. Che può voler dire ciò? Vedi di farlo stare tranquillo, altrimenti<br />
non sarà buona cosa proseguire il viaggio con esso! Amen».<br />
5. Ma Enoch si levò subito e disse: «Pensate, forse, che simili animali possa-<br />
no nutrirsi di aria, o che vogliano mangiare l’erba? Certamente no; tutto ciò è<br />
contrario all’ordine stabilito per loro! Esso non fa che domandare cibo; portate<br />
dunque tre animali impuri, affinché possa saziarsi!&quot;.<br />
6. Allora vennero immediatamente condotti là tre caproni, ed Enoch disse ad<br />
Asmahaele: «Ecco qui del cibo per l’animale che ti porta! Scendi e presenta-<br />
glielo per suo nutrimento e come segno che tu porti al guardiano la tua impu-<br />
rità dalla pianura, perché venga divorata!»<br />
7. Ed Asmahaele fece anche subito come Enoch, alla presenza dei padri, gli<br />
aveva consigliato.<br />
8. Ma quando Asmahaele ebbe presentato i tre caproni all’animale, questo<br />
non li toccò affatto, bensì li cacciò via da sé con la coda e cominciò a ruggire<br />
terribilmente.<br />
9. E tutti furono colti da spavento, eccetto Enoch, <b>il quale non aveva ancora<br />
mangiato nulla del cibo offerto, mentre, in compenso, si ristorava nel proprio<br />
cuore con il Mio amore e così si rinvigoriva molto bene.</b><br />
10. Però Adamo, rivolgendosi di nuovo ad Enoch, gli disse: «O Enoch, vedi<br />
bene di non ingannarci, dato che l’animale respinge il cibo, che tu hai fatto<br />
venire! Se lo puoi, prendi consiglio su cosa si debba fare, perché comincio a<br />
temere per Asmahaele! Vedi come s’impenna orribilmente e quali tremendi<br />
ruggiti manda, mentre il suo aspetto è tanto furioso che sembra volerci divorare<br />
tutti! Trova quindi consiglio ed aiuto, se vuoi e se puoi!»<br />
11. Ma Enoch allora si avvicinò immediatamente all’animale e così l’apo-<br />
strofò: «Calmati, poiché comprendo molto bene il tuo atteggiamento; tuttavia,<br />
affinché anche questi altri lo possano comprendere, ti sia sciolta la lunga e<br />
larga lingua! Rendi dunque manifesta la tua ragione e dì loro cos'è che ti indu-<br />
ce a tenere un tale spaventoso atteggiamento!»<br />
12. E l’animale allora si fece innanzi, risoluto, in mezzo ai padri, e dalle sue<br />
fauci spalancate fece udire distintamente le seguenti parole:<br />
13. «Udite, uomini dall’udito ottuso e dalla vista nulla! È perfettamente vero<br />
che la fame mi tormenta già in ogni mia fibra, non avendo per tre giorni potuto<br />
andare a caccia di qualche cibo, e perciò, nella mia miseria, divorerò anche il<br />
nutrimento impuro, che mi è stato offerto, però tale cosa non mi era possibile,<br />
<b>finché non mi fosse stata data la possibilità di rendervi attenti tutti, ad eccezio-<br />
ne di uno, su come sia per voi disdicevole ed ingiusto in grado altissimo acco-<br />
stare alla bocca i doni di Dio, prima di aver invocato, dal santo Donatore, la<br />
benedizione del cibo e di averLo poi ringraziato, in tutta umiltà ed amore, per un<br />
simile grande e duplice dono.<br />
14. Non sapete voi, stolti e ciechi che siete, che sulla Terra non cresce più<br />
nessuna erba pura, tale da servire di alimento agli immortali, affinché non<br />
deperiscano?<br />
15. Dunque, non dovrebbe esserci per voi desiderio più ardente di quello che<br />
il grande e santo Donatore avesse ogni volta a purificare per voi e a benedire<br />
qualsiasi cibo, per il benessere della vostra vita?<br />
16. Oh, vergognatevi voi, i più prossimi testimoni dell’Onnipresenza del-<br />
l’Altissimo! Voi siete chiamati a testimoniare di Lui e siete capaci di dimenti-<br />
carLo, quando maggiormente di Lui dovreste ricordarvi!<br />
17. Oh, com’è ingrata la vostra libertà piena di vita e come soltanto di parole<br />
è costituito l’amore che voi Gli portate, se perfino io, che sono una fiera feroce,<br />
mi sento pervasa dal più giusto sdegno nel dover constatare una tale empietà da<br />
parte dei figli di Dio! Voi vorreste maledire la pianura, mentre nelle stesse<br />
vostre profondità si tiene celata tanta ingratitudine, al punto che perfino voi por-<br />
terete corporalmente nella pianura la massima fra le sue sciagure, qualora nei<br />
vostri cuori non vi occuperete di più per gli atti di ringraziamento e per il vero<br />
amore!<br />
18. Secondo voi, io dovrei inghiottire l’impurità portata da Asmahaele, però<br />
vi dico e vi consiglio: &quot;Ponete piuttosto sui caproni l’impurità del vostro cuore<br />
ingrato, affinché io divenga non solo il portatore di Asmahaele, ma piuttosto<br />
pure quello della vostra grande ingratitudine!<br />
19. Ed ora, oh Asmahaele, fa' come ti hanno consigliato i padri; portami qui i<br />
caproni ed aggravali della maledizione, affinché i padri pentiti possano abban-<br />
donare purificati questo luogo ed io e te pure con loro; così sia!».<br />
</b><br />
<i>Qui ci viene ricordato che non siamo nel paradiso terrestre, dove tutto fu benedetto, perciò è necessaria una richiesta di benedizione del cibo, oltreché un ringraziamento per averne a disposizione.<br />
Io, non educato alla richiesta di benedizione e ringraziamento per il cibo, ho ideato questa breve preghiera: “Ti prego Padre, benedici questo cibo, del quale ti ringrazio, perchè mi è gradito.”<br />
Essa dovrebbe contenere tutto: la richiesta di benedizione, il ringraziamento e il motivo del ringraziamento, che è l'apprezzamento del pasto, poiché in genere mangiamo ciò che ci piace.<br />
A volte può capitare di doversi sottoporre a diete poco piacevoli per motivi di salute, quindi possono esserci varianti a questa preghiera. Ognuno, comunque, si regolerà come crede.</i></div>


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			<category domain="https://discutere.it/forumdisplay.php?53-Religioni-e-spiritualità">Religioni e spiritualità</category>
			<dc:creator>Arcobaleno</dc:creator>
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		</item>
		<item>
			<title>Alcune riflessioni sulla scrittura</title>
			<link>https://discutere.it/showthread.php?67024-Alcune-riflessioni-sulla-scrittura&amp;goto=newpost</link>
			<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 11:33:46 GMT</pubDate>
			<description><![CDATA[Propongo un estratto dell’articolo “Alcune riflessioni sulla scrittura” di Albano Martín De La Scala, pubblicato nella rivista “Lettera e Spirito” del dicembre 2018 (Testo completo disponibile al link: https://ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo) 
 
…[È nota] l’importanza insita nel verbo, la sua...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- BEGIN TEMPLATE: postbit_external -->
<div>Propongo un estratto dell’articolo “Alcune riflessioni sulla scrittura” di Albano Martín De La Scala, pubblicato nella rivista “Lettera e Spirito” del dicembre 2018 (Testo completo disponibile al link: <a href="https://ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo" target="_blank">https://ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo</a>)<br />
<br />
…[È nota] l’importanza insita nel verbo, la sua origine atemporale nel Logos e la sua forza creatrice. La radice della parola è elevata e il linguaggio può essere una scala che innalza fino a questa radice. Vanno proprio in questa direzione le enunciazioni e le formule tradizionali, nelle quali la parola divina viene ripetuta, spesso in maniera ritmata. Quanto diciamo si applica non soltanto alle lingue sacre, ma alle lingue tutte, che mantengono comunque una certa qual primordialità e potenza originaria. La lingua dà forma ai pensieri e i pensieri determinano le azioni; ne consegue che chi non sa parlare non sa neanche ragionare e chi parla impropriamente, o peggio si lascia andare a maldicenza, calunnia e falsa testimonianza, finisce inesorabilmente per innescare comportamenti deplorevoli. <br />
Ogni atto porta con sé delle conseguenze, e l’atto della parola può avere ripercussioni inimmaginabili sia positive sia negative, data la grande potenza che lo caratterizza. Quanto stiamo affermando della parola pronunciata può essere esteso a maggior ragione alla parola scritta. Chi scrive è come se testimoniasse, e il peso di quest’azione è ancora maggiore rispetto a quello di chi si esprime solo verbalmente, a causa della fissità e del prolungarsi nel tempo di tale azione.<br />
Tutto ciò dovrebbe far riflettere sulla potenza della parola e sull’enorme responsabilità che grava chi la pronuncia, segnatamente se concerne argomenti tradizionali. In quest’ambito ciò che è scritto può trasformarsi, qualora dia indicazioni corrette, in pietra miliare che aiuta nel cammino verso la verità, o in pietra d’inciampo nel caso sia erroneo. Questa responsabilità aumenta proporzionalmente con il credito goduto da colui che scrive, così chi ha scritto o detto tante cose giuste potrà facilmente indurre molte persone in gravi errori con una sola affermazione falsa o una formulazione scorretta. Non a caso i peggiori danni alla tradizione sono stati causati da teologi non illuminati dall’intelletto.<br />
Che dire allora di un mondo come il nostro, dove tutti sono spinti sin dall’infanzia a esprimersi e manifestare la propria opinione, e dove la diffusione della rete e del digitale ha portato la divulgazione dei testi scritti a livelli mai visti prima. In questo contesto, la tendenza diffusa è inevitabilmente quella di dare a tutti i libri più o meno lo stesso valore, appiattito verso il basso, senza considerazione per il diverso livello degli scritti, ciascuno dei quali richiede una giusta attitudine per trarne profitto. Occorre distinguere se un libro è stato scritto in una lingua sacra o profana, se è d’origine divina o umana, se si tratta di libro rivelato o di un suo commento, se è stato scritto da un santo e quindi discendeva dal cuore o da un sapiente e proveniva dal cervello, oggigiorno se è un manoscritto o un libro a stampa o un testo digitale.<br />
Come indicato nella lettera scritta da Dante Alighieri a Cangrande, per trarre beneficio da una lettura occorre avere una disposizione attenta, docile, umile e ricettiva. Chi intende ricevere un insegnamento tradizionale dovrebbe avere un’attitudine di venerazione e profondo rispetto verso colui che trasmette quest’insegnamento e del pari verso i testi dai quali desidera apprendere. Le migliori condizioni per evitare un appiattimento verso il basso e migliorare l’approfondimento della lettura si trovano in una biblioteca essenziale, non certo sovradimensionata. In ogni caso la lettura di testi tradizionali andrebbe compiuta con l’aiuto di chi sia in grado di contestualizzarli, pena il grosso rischio di voler applicare quanto letto a situazioni che ben poco hanno a che vedere con quelle in cui vive colui che legge. Ad esempio, nell’affrontare testi con racconti sulla vita dei santi delle diverse forme tradizionali il rischio suddetto consiste nell’immedesimarsi in queste figure di altissimo livello spirituale, dimenticando che la propria condizione è assai differente. Una volta messi di fronte alla dura realtà dei fatti e aver scoperto che la Via è ben diversa rispetto a quanto ci si era immaginati sarà inevitabile cadere nello sconforto. In quest’ottica anche la lettura di testi autenticamente tradizionali rischia di aumentare la confusione e, per certuni, sarebbe molto meglio se non fosse mai stata fatta.<br />
Quel rischio è presente in misura ancor maggiore quando i testi che trattano argomenti tradizionali esprimono opinioni e interpretazioni individuali di chi, senza aver ricevuto alcun mandato o autorizzazione in tal senso, si sente di esprimere, magari in modo stilisticamente inappuntabile, concetti e costruzioni dialettiche che trovano la loro origine nel mentale e non in ciò che lo trascende. Costoro, o si illudono d’aver ricevuto un mandato, forzando con la loro fantasia quanto avvenuto nella loro vita (in alcuni casi estendendo un’autorizzazione ben oltre i limiti che la contraddistinguono), oppure ignorano totalmente le leggi tradizionali che regolano l’“autorizzazione” in ambito iniziatico e immaginano magari di poter emulare autorità autentiche …. In realtà anche chi semplicemente traduce testi iniziatici senza aver ricevuto un “mandato” in tal senso, li profana e alimenta il caos. Solo in presenza di un’“autorizzazione” lo spirito potrà essere veicolato, in caso contrario non resterà che lettera morta, indipendentemente dalle capacità tecniche del traduttore.<br />
La funzione regale è quella che porta a ordinare il regno attraverso l’emanazione di editti e leggi per mandato divino, la necessità di un’“autorizzazione” per poter esercitare una qualunque arte o mestiere del passato è un fatto acclarato, e analogamente il vate, così come il rishi indù è interprete degli dei e riporta, con un linguaggio poetico che è quasi un canto, ciò che proviene dallo spirito che ha ascoltato e dal quale ha ricevuto il mandato di trasmettere quanto ricevuto, dandogli la propria colorazione, ma senza aggiungerci null’altro. L’ispirazione delle Muse è ben altro rispetto a una semplice apertura psicologica.<br />
Siamo consapevoli che per un lettore alla ricerca della verità non è sempre facile saper distinguere le due tipologie di scritti di cui parliamo, tuttavia certi aspetti di profondità, vitalità, assentimento interiore, chiarezza e coerenza possono aiutare a percepire il profumo dei testi scritti da chi agisce non di propria iniziativa individuale bensì chiamatovi dall’“autorizzazione” ricevuta.</div>


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			<category domain="https://discutere.it/forumdisplay.php?53-Religioni-e-spiritualità">Religioni e spiritualità</category>
			<dc:creator>Anello Verde</dc:creator>
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		</item>
		<item>
			<title>La sapienza di Setlahem.</title>
			<link>https://discutere.it/showthread.php?67020-La-sapienza-di-Setlahem&amp;goto=newpost</link>
			<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 10:07:07 GMT</pubDate>
			<description><![CDATA[Ne "Il governo della famiglia" - vol. 1: 
 
72:1. E quando Setlahem ebbe inteso tale discorso, si prostrò dinanzi ad Enoch 
e disse: «O Enoch, la tua grande sapienza mi ha annientato, tanto che ora ho la 
sensazione di non esistere più, però mi accorgo che ora, nel mio annientamen- 
to, ti...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- BEGIN TEMPLATE: postbit_external -->
<div>Ne &quot;Il governo della famiglia&quot; - vol. 1:<br />
<br />
72:1. E quando Setlahem ebbe inteso tale discorso, si prostrò dinanzi ad Enoch<br />
e disse: «O Enoch, la tua grande sapienza mi ha annientato, tanto che ora ho la<br />
sensazione di non esistere più, però mi accorgo che ora, nel mio annientamen-<br />
to, ti comprendo più di prima, nella mia sapienza! E accetta dunque i miei rin-<br />
graziamenti per la grande pazienza che hai avuto con me e perché non ti<br />
adirasti a causa della mia grande stoltezza, che mi indusse a comparire con arro-<br />
ganza dinanzi alla tua faccia raggiante d’amore e a disputare con te, che sei uno<br />
strumento vivente nella Mano del Padre onnipotente e santo!<br />
2. Vedi, tu hai bensì resi ciechi i miei occhi ed io non distinguo ancora quello<br />
che è giusto; ma ora percepisco un’altra luce, la quale mi indica una nuova via,<br />
ancora scarsamente illuminata, però questa è una via che in un istante mi por-<br />
terà più lontano di quanto l’infruttuosa luce dei miei occhi mi abbia potuto por-<br />
tare in molti, anzi già in moltissimi anni.<br />
3. O Enoch, se su questa via nuova il mio piede dovesse incontrare, un gior-<br />
no, qualche luogo di dubbia solidità, concedimi, allora, che io possa venire da<br />
te, affinché tu mi indichi se mi trovo sempre sul retto sentiero.<br />
4. O Enoch, avvertimi se tu dovessi scorgere che, nella mia cecità, sto per<br />
fare un passo falso! Amen».<br />
5. Ed Enoch allora gli disse: «O Setlahem! Vedi, una buona volontà ti sta<br />
guidando e sei animato da onesto fervore, tanto che sei meritevole di lode. <b>Però<br />
c’è in te ancora una cosa da biasimare, e cioè che tu cerchi presso di me, che<br />
sono solo un debole uomo quanto lo sei tu, quello che unicamente Dio, il Padre<br />
santissimo di tutti noi, può dare ai Suoi figli. Tu sei portato a tributare lode allo<br />
strumento, anziché all’Artefice!<br />
6. Pensi forse che io sia più condiscendente dell’Amore infinito e della<br />
Misericordia del Padre eterno e santo? O Setlahem, non lasciarti mai trarre in<br />
errore dalla segreta stoltezza del tuo cuore e non rivolgerti mai agli uomini<br />
prima di esserti, con tutto amore e pentimento, rivolto a Dio nelle tue intime<br />
profondità! E se tu dovessi rimanere inesaudito per lungo tempo, soltanto allo-<br />
ra pensa che tutti gli uomini, non esclusi neppure i migliori, rappresentano, al<br />
paragone di Dio, la vana perfidia e la mancanza d’amore, e pensa inoltre che in<br />
ogni caso Dio ti darà ogni cosa prima che il più misericordioso occhio d’uomo<br />
ti degnerà anche solo di uno sguardo.</b><br />
7. Però, per quanto riguarda noi, sappi che siamo venuti da voi per disposi-<br />
zione di Dio, il nostro buonissimo e santissimo Padre, e per virtù del Suo<br />
Amore in noi, perciò non distoglieremo mai i nostri occhi da voi. <b>Dunque,<br />
volgi il tuo cuore verso l’Alto ed ama il Padre santo con tutte le tue forze, così<br />
avrai vita, poiché soltanto un simile amore t’insegnerà, in un istante solo, di più<br />
che non tutti i migliori e più sapienti uomini in molti secoli. Vedi, ora tu hai<br />
tutto quello di cui per il momento hai bisogno; procedi quindi conformemente<br />
ed opera nell’amore per Dio! Amen.»<br />
8. E dopo tali parole Setlahem s’inchinò ai padri, si ritirò riconoscente e<br />
cominciò a percepire in sé un sentimento di grande gioia, ed egli Mi glorificò,<br />
per questa Grazia, nel suo cuore.<br />
9. Poi Enoch, rivolgendosi ad Adamo, gli disse: «Caro padre, non essere sde-<br />
gnato con me per averti trattenuto qui più a lungo di quanto tu avessi previsto<br />
per me, poiché, vedi, il Signore elargisce i Suoi doni d’Amore non secondo la<br />
nostra misura del tempo, bensì quando Egli vuole, così Egli dà, e dunque vada-<br />
no sempre a Lui, il grande e santissimo Elargitore, tutti i nostri più fervidi rin-<br />
graziamenti e la nostra lode, e Sua sia sempre ogni gloria e ogni onore! Amen».<br />
10. Ma Adamo rispose: «O caro Enoch, non darti pensiero a causa di ciò,<br />
perché noi tutti sappiamo che quello che il Signore fa è sempre ben fatto!<br />
Amen».<br />
11. E pure Set si unì, ad alta voce, a tale affermazione ed infine aggiunse: «E<br />
sempre anche al momento più opportuno! Amen.»</b></div>


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			<category domain="https://discutere.it/forumdisplay.php?53-Religioni-e-spiritualità">Religioni e spiritualità</category>
			<dc:creator>Arcobaleno</dc:creator>
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		</item>
		<item>
			<title>Enoch predica dell’Amore.</title>
			<link>https://discutere.it/showthread.php?67015-Enoch-predica-dell’Amore&amp;goto=newpost</link>
			<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 10:37:37 GMT</pubDate>
			<description><![CDATA[Ne "Il governo della famiglia" - vol. 1: 
 
70:1. E quando così i figli ebbero inteso tali parole amorevoli e sagge dalla bocca 
di Set, essi levarono in alto i loro capi, osservarono il cielo e Mi ringraziarono e 
Mi glorificarono con tutto fervore, perché avevo suscitato Set e perché avevo 
fatto...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- BEGIN TEMPLATE: postbit_external -->
<div>Ne &quot;Il governo della famiglia&quot; - vol. 1:<br />
<br />
70:1. E quando così i figli ebbero inteso tali parole amorevoli e sagge dalla bocca<br />
di Set, essi levarono in alto i loro capi, osservarono il cielo e Mi ringraziarono e<br />
Mi glorificarono con tutto fervore, perché avevo suscitato Set e perché avevo<br />
fatto loro annunciare, per bocca sua, una tale consolazione salutare e meravigliosa.<br />
2. Però Adamo, commosso egli pure, disse: «Ed ora che avete ricevuto da me<br />
una parola di istruzione e da Set una giusta parola consolatrice, preparatevi<br />
bene adesso ed aprite del tutto i vostri cuori a ricevere pure una parola di vita<br />
dalla bocca di Enoch! Per mezzo mio siete diventati un campo concimato, che<br />
Set ha dissodato con la sua lingua, ma il seme vivente non giace ancora nei sol-<br />
chi dei vostri cuori dissodati. Enoch, però, è il seminatore destinato dall’Alto;<br />
ricevete dunque da lui la semente della vita! Amen.»<br />
3. E subito Enoch si levò, rivolse il cuore a Me e Mi invocò nel suo amore,<br />
che era indescrivibilmente grande, affinché Io, in misericordia e grazia, volessi<br />
colmarlo di parole di vita, perché con esse potessero venire vivificati coloro che<br />
avevano pianto e si erano afflitti nel Mio Nome, Nome al quale essi si erano<br />
resi infedeli, mediante la loro vana impresa.<br />
4. E ben presto Io destai pienamente il cuore di Enoch, ed egli perciò percepì<br />
immediatamente nel suo cuore un divampare di luce chiarissima, e per la prima<br />
volta vide nella sua anima una splendente scritta di fuoco e da questa riconobbe<br />
che egli era una vivente parola, proveniente da Me. Egli interiormente Mi rin-<br />
graziò con grande calore ed infine aprì la sua bocca e cominciò a rivolgere a<br />
tutti il seguente discorso, quanto mai memorabile:<br />
5. «O padri, e voi, figli del Mezzogiorno! Ascoltate tutti quello che dice il<br />
Signore, Dio nostro e nostro santissimo Padre!»<br />
6. E vedi, quando i padri ebbero inteso questo doppio appello, furono un po’<br />
meravigliati, per il fatto che Enoch si era indirizzato anche a loro, oltre che ai<br />
figli del Mezzogiorno.<br />
7. Però Enoch così proseguì il suo discorso: «O padri, dovreste forse venire<br />
esclusi dalla vita, quando questi figli del Mezzogiorno sono in procinto di<br />
accoglierla? Poiché ora non sono affatto io che parlo, bensì adesso parla, attra-<br />
verso la mia bocca, Colui che ha la Vita e la dà con ogni Sua Parola, sgorgante<br />
dal Suo Amore infinito!».<br />
8. Ma allora Set si levò all’istante e esclamò precipitosamente: «O Enoch,<br />
sia ben lontana da tutti noi una cosa simile! Ascolta, noi sappiamo benissimo<br />
dove si cela il nostro più grave difetto; parla pure dunque apertamente e dà<br />
anche a noi quello che ci può far giungere alla vita! Amen.»<br />
9. E così Enoch iniziò il suo discorso vero e proprio e disse: «Il campo è<br />
concimato e l’aratro è già passato sul terreno, questo è vero; però è la semente<br />
che manca ancora dentro i solchi. Ma da dove dobbiamo prendere la semente,<br />
per collocarla in forma vitale nei solchi, affinché dentro questi essa possa pro-<br />
sperare e rendere un frutto vivente?<br />
10. Oh padri, e voi, figli del Mezzogiorno! <b>La semente è l’Amore, l’Amore è<br />
la Vita e la Vita è la Parola. La Parola, però, è dall’eternità che dimora in Dio.<br />
Dio Stesso era nella Parola, come la Parola era in Lui. Tutte le cose e noi stessi<br />
siamo sorti da questa Parola, e questa Parola nessun altro la può pronunciare<br />
all’infuori di Dio. Ma questa Parola è propriamente il Nome di Dio e nessuno<br />
La può proferire; e questo Nome è l’Amore infinito del Padre santissimo, e noi<br />
dobbiamo riconoscere in noi questo Amore e con questo Amore poi dobbiamo,<br />
con tutte le nostre forze, amare Colui al Cui Amore noi e tutto ciò che è creato<br />
siamo debitori della lietissima esistenza.<br />
11. La vita eterna, per tali ragioni, consiste in ciò: noi questa vita, come tale,<br />
la riconosciamo nell’amore per Dio, vale a dire che noi riconosciamo l’Amore<br />
mediante il nostro amore per Dio, il nostro Padre santissimo e la vita eterna in<br />
questo Amore.</b><br />
12. Ma se noi consideriamo il nostro occhio corporale e constatiamo a quali<br />
grandi distanze possiamo arrivare con esso, allora è evidentemente chiaro e<br />
vero che a noi questa luce non è stata conferita perché restassimo fermi, ma per-<br />
ché ci muovessimo e fossimo attivi. Ora, chi mai potrebbe dubitare che qualcuno<br />
non possa raggiungere una certa meta adocchiata, quando a questo scopo egli<br />
è, oltre a ciò, provvisto di due piedi atti a portarlo alla meta in questione?<br />
13. Però se a noi, similmente agli occhi ed ai piedi del corpo, è conferito il<br />
potere visivo interiore del sentimento e per mezzo di questo potere visivo scor-<br />
giamo l’amore in noi, allora, come il piede del corpo, noi abbiamo pure la libe-<br />
ra volontà, in virtù della quale a noi è dato di perseguire tenacemente e<br />
fortemente una tale meta di ogni vita, ed in questo modo possiamo condurre<br />
all’amore tutto il nostro essere, fino a farlo afferrare e compenetrare interamen-<br />
te da esso, affinché il nostro essere si renda del tutto vivente.<br />
14. E quando noi abbiamo compiuto una simile opera, come non dovrebbe<br />
essere nostra la vita eterna, ugualmente com'è nostra la luce degli occhi del corpo?<br />
O pensate forse che questa vita eterna sia un’illusione? Ma allora io domando:<br />
&quot;Siamo noi e tutte le cose che esistono pure un’illusione gli uni per le altre?&quot;.<br />
15. Però, se non è possibile ritenere un'illusione già una semplice corteccia, a<br />
chi ancora potrebbe venire in mente di considerare un’illusione il legno e la<br />
parte più interiore, che è il midollo vitale?<br />
16. O credete che il Signore abbia creato semplicemente delle macchine<br />
viventi, allo scopo di divorare l’erba e la carne, per averne forse un divertimen-<br />
to? Oh, in verità, la Sua suprema Sapienza dovrebbe ben essere capace di un<br />
godimento superiore a quello di essere costretto a crearsi delle macchine divo-<br />
ratrici di vegetali, per starsene poi a vedere compiaciuto come queste converto-<br />
no l’erba ed altro in rifiuti fetenti! Oh, che ignominiosa mancanza di fede<br />
sarebbe questa!<br />
17. O forse voi pensate, nella grande limitatezza delle vostre idee e quando<br />
fate o producete una cosa limitata tanto nel tempo che nello spazio, che Dio,<br />
l’Infinito, sia anch’Egli, al pari vostro, capace di idee limitate? Oh, quale insul-<br />
to alla Santità di Dio!<br />
18. Oh, mostratemi la creatura che voi sareste capaci di annientare completa-<br />
mente! Indicatemi qualcosa che non contenga in sé l’infinito! Suddividete nello<br />
spirito (nel vostro spirito) il più piccolo granello di polvere e mostratemi poi le<br />
ultime particelle non più atte a venire ulteriormente suddivise, oppure fatemi<br />
vedere un grano di semente che non sia capace di una riproduzione infinita!<br />
19. Ma poiché già queste piccole cose sono la prova del carattere infinito<br />
delle Idee divine, quanto mai da stolti e da ciechi sarebbe già il solo pensare<br />
che Dio abbia posto un’idea limitata nel tempo a fondamento di quegli esseri,<br />
che Egli ha tanto bene dotati del sentimento vivente della vita eterna nell’amo-<br />
re per Lui, l’infinito, il sublime sopra ogni cosa, il santo, l’eterno colmo d’A-<br />
more e di ogni Vita!<br />
<b>20. O padri e voi, figli del Mezzogiorno, ascoltate queste parole: esse discen-<br />
dono dalle altezze sante dell’amorosissimo Padre!<br />
21. Non abbiamo nessun comandamento, all’infuori di quello della vita eter-<br />
na, la quale è l’Amore, e questo comandamento suona così: &quot;Ama Me, tuo Dio<br />
e Padre santo, con tutto l’amore che Io, dalle eternità, ti ho dato per la vita eter-<br />
na, e quale vita eterna! Se Mi ami, ti ricongiungi a Me e la tua vita non avrà mai<br />
fine. Ma se tralasci di fare così, allora tu stesso ti separi dalla vita, ma non per-<br />
ciò la vita cesserà, né Io perciò in eterno cesserò di essere il tuo Dio giudicante.<br />
E anche se tu, separato dalla Mia Vita, cadrai lungo gli eterni spazi degli abissi<br />
della Mia Ira, in verità, la tua caduta non avverrà fuori di Me! Mai perderai<br />
Me, il tuo Dio, ma quello che perderai è il tuo buono, amorosissimo, Padre<br />
santo, e con Lui perderai una vita di eterna durata, libera e colma di delizie!&quot;.<br />
22. O padri e voi, figli del Mezzogiorno! Questo è l’unico comandamento<br />
che noi abbiamo; esso è già profondamente inciso nel cuore di ciascun fanciul-<br />
lo. Questo comandamento è la semente viva che voi tutti dovete seminare nei<br />
vostri cuori, se volete vivere quali figli di un Padre santo, che è il Dio santo,<br />
santo, santo di eternità in eternità.<br />
23. Voi padri, è vero, avete parlato molto di obbedienza, ed avete con ciò<br />
reso cedevoli i cuori dei figli; però Io aggiungo e dico che colui che ama può<br />
fare anche a meno dell’obbedienza.</b> Non è l’obbedienza la via spirituale che<br />
conduce all’amore, che è la meta di ogni Vita? Ma se qualcuno, proseguendo<br />
per la via dell’obbedienza, ha raggiunto la Meta, dite, per quale ragione<br />
dovrebbe egli continuare a percorrere ancora la via stessa?<br />
24. Perciò, se qualcuno è ancora lontano dalla meta, quegli fa bene se conti-<br />
nua a camminare fino a quando l'ha raggiunta; ma quando vi è arrivato, allora è<br />
bene che l’afferri con tutte le sue forze e la tenga ben salda, vale a dire: <b>&quot;Se<br />
egli ama Dio sopra ogni cosa, ha ricevuto tutto. Egli ha trovato, per l’eternità, il<br />
Padre della Vita ed alla sua libertà non verrà mai posto più fine&quot;.<br />
25. Così, dunque, prendete questa preziosa semente della vita, o voi padri e<br />
voi figli! È Dio Stesso che me l’ha data per voi. O Amore! Questa semente che<br />
vive sei tu! Vivifica perciò i cuori dei deboli e dei morti! Amen, Amen, Amen».<br />
<br />
71:34. (Parla Enoch) ...Vedi, il sapere non ti servirà mai, in eterno, a raggiungere la vita, mentre se tu opererai in conformità alla verità, allora troverai la testimonianza della<br />
verità e questa verità sarà la testimonianza dell’amore e l’amore sarà la vita<br />
eterna in Dio! Amen!».</b></div>


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			<category domain="https://discutere.it/forumdisplay.php?53-Religioni-e-spiritualità">Religioni e spiritualità</category>
			<dc:creator>Arcobaleno</dc:creator>
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		</item>
		<item>
			<title>La pietra filosofale.</title>
			<link>https://discutere.it/showthread.php?67006-La-pietra-filosofale&amp;goto=newpost</link>
			<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 20:31:11 GMT</pubDate>
			<description><![CDATA[Ne "Il governo della famiglia" - vol. 1: 
 
69:9. (Continua il discorso di Set) 
Ebbene, vedete dunque, cari figli, siccome voi, nella baldanza del vostro 
intelletto, vi siete resi infedeli al vostro intimissimo amore, che è posto da Dio 
in voi, così siete divenuti nella vostra anima come...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- BEGIN TEMPLATE: postbit_external -->
<div>Ne &quot;Il governo della famiglia&quot; - vol. 1:<br />
<br />
69:9. (Continua il discorso di Set)<br />
Ebbene, vedete dunque, cari figli, siccome voi, nella baldanza del vostro<br />
intelletto, vi siete resi infedeli al vostro intimissimo amore, che è posto da Dio<br />
in voi, così siete divenuti nella vostra anima come disobbedienti al vostro san-<br />
tuario, e così anche all’Amore in Dio. Il vostro amore si è poi ritirato e voi<br />
avete vissuto soltanto nella vostra anima, tendendo ad estendervi solo esterior-<br />
mente (se fosse stato possibile, all’infinito). Ora, però, giudicate voi stessi e<br />
dite che cos'è più consistente: se una nebbia che si estende da tutte le parti,<br />
benché nella sua transitoria grandezza avvolga intere regioni del mondo, oppu-<br />
re una minuscola pietruzza rotonda e trasparente come una goccia di rugiada!<br />
Vedete, qui appunto è da ricercare il perché del vostro timore e la ragione della<br />
vostra cecità!<br />
10. Non è forse la pietruzza tanto solida, che nessuno può triturarla, e resiste-<br />
re ad ogni uragano, ad ogni pressione e ad ogni colpo? Certo, voi vedeste la<br />
tigre lacerare improvvisamente un toro poderoso in minimi pezzi, ma, in verità,<br />
se questa tigre avesse voluto mordere una simile pietruzza, grande appena<br />
quanto un uovo, allora la sua arma più terribile sarebbe stata spuntata! E se l’a-<br />
vesse inghiottita intera, avrebbe contemporaneamente inghiottito la sua morte e<br />
nella decomposizione del suo corpo la pietruzza sarebbe rimasta intatta!<br />
11. Vedete, o figli, l'uomo, nella sua obbedienza è uguale a questa pietruzza,<br />
mentre alla nebbia corrisponde l’uomo quale essere di intelligenza puramente<br />
esteriore! Ma quando il vento comincia a premere la nebbia contro altra nebbia,<br />
non avviene forse che si formano delle gocce d’acqua? E se diverse e molte di<br />
tali gocce scorrono, convergendo assieme, non finiscono forse con il costituire<br />
un lago? Però il grande peso della massa d’acqua preme eccessivamente nella<br />
profondità ed allora, per effetto di tale pressione, le sue particelle si afferrano<br />
tra di loro e formano una pietra trasparente, che poi è una solida pietra raggian-<br />
te, identica al Thummim, il quale è un simbolo e un grande indizio della obbe-<br />
dienza che ritorna per mezzo del vero pentimento.<br />
12. Vedete, in seguito alla vostra disobbedienza siete diventati nebbia! Ma<br />
poi vennero dei venti di ogni specie, i quali vi hanno oppresso e angustiato da<br />
ogni parte. Voi percepiste tale pressione e angustia e versaste perciò lacrime di<br />
dolore. Vedete, questa è la pioggia! Però non è stato sufficiente che voi diveni-<br />
ste acqua similmente alle singole gocce, bensì fu necessario che diventaste, nel<br />
vostro pentimento, come un lago. E voi ormai siete diventati questo lago. Certo<br />
è che voi percepite in misura maggiore di prima la pressione nella profondità<br />
della vostra vita, ma, udite, vedete e comprendete bene: proprio mediante que-<br />
st’ultima pressione, come le particelle dell’acqua, la vostra duplice vita si è<br />
riafferrata e rinsaldata, ed una nuova pietra della vita e della vera sapienza si è<br />
formata in voi. Siate dunque lieti e di buon animo, poiché non siamo venuti qui<br />
per rovinarvi, ma al contrario, affinché vi sia data una nuova vita nel vero<br />
amore a Dio, il Padre santissimo di tutti noi. Amen».<br />
<b>13. (N.B.: Ascoltate, questa è la cosiddetta &quot;Pietra filosofale&quot;, quella cioè<br />
che il mondo non è più capace di trovare, né troverà mai più!)</b></div>


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			<category domain="https://discutere.it/forumdisplay.php?53-Religioni-e-spiritualità">Religioni e spiritualità</category>
			<dc:creator>Arcobaleno</dc:creator>
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		</item>
		<item>
			<title>In che consiste l’attività iniziatica?</title>
			<link>https://discutere.it/showthread.php?67005-In-che-consiste-l’attività-iniziatica&amp;goto=newpost</link>
			<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 11:44:28 GMT</pubDate>
			<description>Propongo un estratto dell’articolo “Alcune questioni fondamentali” di Albano Martín De La Scala, pubblicato nella rivista “Lettera e Spirito” del dicembre 2017 (Testo completo disponibile al link: https://ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo) 
 
Le finalità dell’organizzazione iniziatica per quanto...</description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- BEGIN TEMPLATE: postbit_external -->
<div>Propongo un estratto dell’articolo “Alcune questioni fondamentali” di Albano Martín De La Scala, pubblicato nella rivista “Lettera e Spirito” del dicembre 2017 (Testo completo disponibile al link: <a href="https://ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo" target="_blank">https://ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo</a>)<br />
<br />
Le finalità dell’organizzazione iniziatica per quanto concerne l’evoluzione spirituale dei suoi affiliati sono magistralmente condensate nella terzina seguente del canto XXVI dell’Inferno:<br />
Considerate la vostra semenza:<br />
fatti non foste a viver come bruti,<br />
ma per seguir virtute e canoscenza&quot;<br />
In ambito iniziatico il lavoro personale comporta l’attualizzazione dei proponimenti espressi nel patto; incentrati su un dono, quello del libero arbitrio, si arguisce come tali intenti trovino la loro sublimazione nella maturazione di un’attitudine di profonda generosità, che costituisce la radice e la cornice a tutto il lavoro ulteriore, sia esso attinente alla vita attiva sia a quella contemplativa.<br />
Nella sua opera La vita tradizionale è la sincerità, lo Sheikh Tâdilî afferma: «La nobiltà del carattere (makârim al-akhlâq) è tutto il tasawwuf» e, poco oltre: «L’uomo nobile marcia verso il successo!». Il termine makârim, qui reso con nobiltà, ha la stessa radice del nome divino al-Karîm, il Generoso, il che lascia intuire come la generosità sia la parte interiore e la radice della vera nobiltà.<br />
L’importanza di questa virtù è ribadita pure da Abdul-Hâdî che, rifacendosi agli insegnamenti dello Sheikh Elîsh el-Kebîr, scrive: «l’arte di dare è il principale Arcano della Grande Opera». Nel suo articolo egli presenta la prospettiva dell’iniziato ormai liberato da ogni sentimentalismo, che ha colto l’identità tra l’io e il non-io. Quest’uomo è cosciente dell’Unità universale e ha penetrato i segreti dell’arte di donare «nel disinteresse assoluto, nella perfetta purezza dell’anima al compiere l’atto, cioè dell’intenzione, nella completa assenza d’ogni speranza in un ritorno, in una qualunque ricompensa, foss’anche nell’altro mondo». Abdul-Hâdî sostiene che «Oggi è impossibile fare del bene all’umanità senza alcun retropensiero utilitario» e quindi che «La vera carità comincia con l’animale; continua con la pianta, ma allora essa esige le scienze dell’iniziato. Queste scienze conducono all’Alchimia, che è la carità umana verso le pietre e i metalli, cioè verso la natura inorganica. L’apogeo di questa carità è il dono di Sé ai numeri primitivi, giacché allora si sostiene l’Universo con il suo soffio ritmato».<br />
Da tutto ciò si arguisce come sia importante non confondere il lavoro iniziatico con un attivismo esagerato in ambito rituale o con lo studio libresco, giacché si tratta di una questione di gusto e d’imparare a leggere il libro della propria coscienza.<br />
Non possiamo a questo proposito fare a meno di riportare due passi dello Sheikh ad-Darqâwî: «Se desideri che il tuo cammino s’accorci perché tu arrivi rapidamente alla realizzazione, praticherai le opere di carattere “necessario” e quelle “surerogatorie fermamente raccomandate”; apprendi dalla scienza esteriore ciò che è indispensabile per servire Dio, ma non attardartici, giacché non ti è richiesto d’approfondirla; è la scienza interiore che devi approfondire; e combatti la bramosia; allora vedrai meraviglie» e «Proprio nella misura in cui l’anima abbandona le passioni, si rafforza l’effusione dello Spirito da parte del suo Signore, in guisa che le nozze dello Spirito e dell’anima si moltiplicano, al pari dei loro frutti, ossia le scienze infuse e le azioni che ne derivano. Il godimento di ciò non può che indurre l’uomo a contrastare l’anima [passionale] e a domarla, malgrado le sue repulse, sgarberie ed esecrazioni, giacché un comportamento simile gli è facilitato da tutto quel che vi vede di “luci”, di “segreti”, di “profitti” spirituali».<br />
Il lavoro personale rivolto all’esercizio delle virtù crea nell’essere i presupposti per il lavoro interiore focalizzato sul fine immutabile, ossia la Conoscenza, secondo le parole dantesche: «impossibile è essere savio chi non è buono». (Convivio, IV – xxvii). Esso si compie attraverso successivi e continui cambiamenti; in un susseguirsi di soluzioni e coagulazioni che portano l’iniziato a insediarsi in stati via via più elevati, che dev’essere pronto ad abbandonare se vuole elevarsi ulteriormente. Egli deve comprendere i doveri del proprio stato e adempierli nel modo migliore e più completo possibile, solo a quel punto potrà passare a uno stato successivo superiore. Se non v’è cambiamento non può esservi avanzamento e ogni organizzazione iniziatica degna di questo nome interviene per favorirlo attraverso consigli, allusioni, interdizioni, ordini, preghiere e invocazioni, che sono come i catalizzatori di questo processo alchemico. In tale contesto i riti sono dei supporti, che possono consentire risultati miracolosi, solo quando scaturiscano e siano accompagnati da un desiderio ardente, ma che diventano addirittura dannosi se praticati altrimenti; lo Sheikh Tâdilî è esplicito al riguardo: «Sappiate (ancora), fratelli miei, che quando il faqîr che fa il dhikr non ha in lui la volontà (irâdah), il nome di Sufi è una metafora per quanto lo concerne e il suo dhikr è pericoloso».<br />
Qual è dunque l’attitudine corretta nel lavoro interiore? Molti potranno essere sorpresi nello scoprire che la “ricettività” è «un costante sforzo d’assimilazione, che è proprio qualcosa d’essenzialmente attivo, e anche al grado più alto che si possa concepire». (In Iniziazione e passività). Essa presuppone uno stato di “pace interiore”, d’“attenzione” e di “presenza”.<br />
A proposito del lavoro interiore, R. Guénon afferma che l’azione è solo la parte più esteriore dell’attività, quella «dipendente propriamente solo dal dominio corporeo», inoltre «ciò che è più attivo è anche, e con ciò stesso, ciò che è più vicino all’ordine puramente spirituale, mentre l’ordine corporeo è quello in cui predomina la passività; ne deriva la conseguenza, paradossale solo in apparenza, che l’attività è tanto più grande e più reale quanto più si esercita in un dominio lontano da quello dell’azione». (Contro il quietismo).<br />
Abdul-Hâdî (in Pages dediées à Mercure) afferma: «Ora, la condizione indispensabile addirittura per il primo bagliore dell’“Illuminazione esoterica” (El-Ishrâq), è proprio un posto esclusivamente riservato a Dio nel proprio foro interiore. È indifferente che questo posto sia grande o piccolo, ricco o povero, ma è di capitale importanza che sia assolutamente puro e senz’alcuna mescolanza. È molto difficile, nell’attuale disordine della vita, realizzare la sincerità e la Solitudine divina assoluta, anche solo per la durata di un minuto di sessanta secondi».</div>


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			<category domain="https://discutere.it/forumdisplay.php?53-Religioni-e-spiritualità">Religioni e spiritualità</category>
			<dc:creator>Anello Verde</dc:creator>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Ancora sull'amore.]]></title>
			<link>https://discutere.it/showthread.php?66999-Ancora-sull-amore&amp;goto=newpost</link>
			<pubDate>Sat, 28 Feb 2026 09:53:08 GMT</pubDate>
			<description><![CDATA[Ne "Il governo della famiglia" - vol. 1: 
 
68:27. (Parole di Adamo) ...Noi tutti siamo germogliati fuori dall’Amore eterno e perciò siamo tutti 
figli dell’uno e medesimo Padre santo, il Quale dimora, infinito, nella Sua eter- 
na Gloria e Santità e nel Suo Amore, presso di noi e noi presso di...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- BEGIN TEMPLATE: postbit_external -->
<div>Ne &quot;Il governo della famiglia&quot; - vol. 1:<br />
<br />
68:27. (Parole di Adamo) ...Noi tutti siamo germogliati fuori dall’Amore eterno e perciò siamo tutti<br />
figli dell’uno e medesimo Padre santo, il Quale dimora, infinito, nella Sua eter-<br />
na Gloria e Santità e nel Suo Amore, presso di noi e noi presso di Lui. Quindi<br />
anche noi dobbiamo attribuire ogni importanza al Suo Amore, perché soltanto<br />
nell’amore e per mezzo dell’amore noi siamo Suoi figli; soltanto tramite l’amo-<br />
re noi possiamo degnamente glorificarLo quale Dio e Signore. Tramite l’amore<br />
ci è dato altresì di riconoscerLo; nell’amore possiamo avvicinarci a Lui, e, così,<br />
unicamente nell’amore e per mezzo dell’amore ci è possibile vivere, trovare e<br />
conservare la vita eterna.<br />
28. Dio, nella Sua Santità, è inaccessibile; nella Sua Sapienza è imperscruta-<br />
bile; incommensurabile nella Sua Grazia; temibile sopra ogni cosa nella Sua<br />
Potenza; insuperabile per l’eternità nella Sua Forza. La Sua Luce è una Luce di<br />
ogni luce; ed il Suo Fuoco è un Fuoco di ogni fuoco. E così Egli è, in tutto ciò,<br />
un Dio intangibile e del tutto estraneo a noi, il Quale non ci vuole ed eterna-<br />
mente ci respinge da Sé; però proprio questo Dio è nello stesso tempo il Supre-<br />
mo Amore Stesso. Questo Amore addolcisce la Sua Divinità, tanto che Egli<br />
vuole averci vicino a Sé, e se noi Lo amiamo, allora Egli si riversa fuori da<br />
tutta la Sua Divinità, attraverso l’Amore che nutre per noi, ci rende Suoi figli e<br />
poi Si fa riconoscere da noi quale il migliore, il più amoroso Padre santo in<br />
qualsiasi cosa possa riguardarci, e ci concede di amarLo sempre più e di deli-<br />
ziarci di Lui, ed infine perfino di contemplarLo perfettamente quale Padre,<br />
nella vita eterna e libera.<br />
29. Considerate dunque bene, o figli, Chi e Che cosa è veramente Dio, e<br />
Chi e Che cosa è il nostro Padre santissimo, e in conformità, poi, operate<br />
fedelmente! Amen».<br />
<br />
69:6. (Parole di Set) ...Però ascoltate! Questo Dio, appunto, ha una cosa alla quale Egli tiene<br />
moltissimo e questa cosa è precisamente il Suo proprio eterno Amore Stesso,<br />
per mezzo del Quale siamo sorti noi e tutte le cose per noi. In questo Amore e<br />
tramite questo Amore, Dio è il nostro Padre e noi siamo Suoi figli. Ed in questo<br />
Suo Amore ha importanza per Lui tanto l’insignificantissimo quanto l’immen-<br />
so, ed Egli ha di tutto ciò la medesima cura; di conseguenza anche in tale cura<br />
d’amore, Egli rende manifesti in tutte le cose la Sua inconfondibile Divinità e il<br />
Suo Amore paterno.<br />
7. Dunque, all’Amore di Dio non può risultare indifferente il fatto che noi<br />
operiamo in un modo oppure nell’altro. Se consideriamo l’amore come indi-<br />
pendente, esso pure è costituito in modo tale da essere cieco per tutte le<br />
azioni dei Suoi figli, come una madre tenerissima verso i propri lattanti; solo<br />
che Dio senza Amore non sarebbe Dio, e l’Amore senza Dio non sarebbe<br />
Amore. Ma da ciò consegue che Dio ed il Suo Amore sono un Essere solo e<br />
ne consegue anche che Dio è potente nel Suo Amore, e che l’Amore è santo<br />
tramite Dio. E questo Unico Dio, dunque, è nel complesso il Padre nostro<br />
amorosissimo e santissimo, come noi siamo perfettamente Suoi figli, Sua<br />
immagine, poiché anche noi abbiamo un cuore ed in questo cuore vi è uno<br />
spirito d’amore; come pure dobbiamo riconoscere che in tutto il nostro esse-<br />
re possediamo un’anima vivente colma d’intelligenza, in modo tale che<br />
anche in noi l’intelletto è di per sé uguale all’Essere di Dio; e l’amore dello<br />
spirito nel cuore, con la sua libera volontà, è uguale all’Amore in Dio. E<br />
quando poi dall’anima e dallo spirito, mediante la libera volontà, si forma un<br />
essere, allora pure noi siamo perfettamente simili a Dio in tutto, e proprio<br />
così diventiamo Suoi figli.<br />
8. Ma come Dio per noi solo nell’Amore è Dio e di noi tutti l’amorosissimo<br />
Padre santo, così anche noi possiamo diventare Suoi figli solo nell’amore.<br />
Però, l’unione di Dio con il proprio Amore equivale all’ubbidienza. Se ora noi,<br />
con il nostro baldo intelletto, obbediamo a quanto percepiamo essere le esigen-<br />
ze dello spirito e congiungiamo così la luce con l’amore, diventiamo con ciò<br />
figli dell’amore, colmi di sapienza, certi del pieno Compiacimento di Dio e<br />
figli pieni di vita eterna.</div>


<!-- END TEMPLATE: postbit_external -->]]></content:encoded>
			<category domain="https://discutere.it/forumdisplay.php?53-Religioni-e-spiritualità">Religioni e spiritualità</category>
			<dc:creator>Arcobaleno</dc:creator>
			<guid isPermaLink="true">https://discutere.it/showthread.php?66999-Ancora-sull-amore</guid>
		</item>
		<item>
			<title>In che consiste il patto iniziatico?</title>
			<link>https://discutere.it/showthread.php?66990-In-che-consiste-il-patto-iniziatico&amp;goto=newpost</link>
			<pubDate>Sun, 22 Feb 2026 15:52:45 GMT</pubDate>
			<description>Propongo un estratto dell’articolo “Alcune questioni fondamentali” di Albano Martín De La Scala, pubblicato nella rivista “Lettera e Spirito” del dicembre 2017 (Testo completo disponibile al link: https://ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo) 
 
Nel mondo occidentale non v’è niente di più adatto della...</description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- BEGIN TEMPLATE: postbit_external -->
<div>Propongo un estratto dell’articolo “Alcune questioni fondamentali” di Albano Martín De La Scala, pubblicato nella rivista “Lettera e Spirito” del dicembre 2017 (Testo completo disponibile al link: <a href="https://ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo" target="_blank">https://ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo</a>)<br />
<br />
Nel mondo occidentale non v’è niente di più adatto della Divina Commedia per entrare nell’argomento [del patto iniziatico], giacché in essa il processo iniziatico è descritto in ogni sua fase. La natura del patto iniziatico è mirabilmente illustrata nelle terzine seguenti del canto V del Paradiso (19-33):<br />
<i>“Lo maggior don che Dio per sua larghezza<br />
fesse creando, e a la sua bontate<br />
più conformato, e quel ch’e’ più apprezza,<br />
fu de la volontà la libertate;<br />
di che le creature intelligenti,<br />
e tutte e sole, fuoro e son dotate.<br />
Or ti parrà, se tu quinci argomenti,<br />
l'alto valor del voto, s'è sì fatto<br />
che Dio consenta quando tu consenti;<br />
ché, nel fermar tra Dio e l'uomo il patto,<br />
vittima fassi di questo tesoro,<br />
tal quale io dico; e fassi col suo atto.<br />
Dunque che render puossi per ristoro?<br />
Se credi bene usar quel c’hai offerto,<br />
di maltolletto vuo’ far buon lavoro”. </i><br />
Nelle parole di Beatrice, Dante spiega che il libero arbitrio, attributo specifico delle creature intelligenti, è il più grande dono che Dio, nella sua sconfinata generosità, fa all’essere umano e la cosa che maggiormente apprezza in lui. Il patto iniziatico è l’atto con cui l’uomo rinuncia a questo tesoro rimettendolo volontariamente nelle mani del suo Signore e facendone sacrificio. Comprendere l’alto valore di quest’impegno è fondamentale perché esso sia accettato e chi lo stringe dovrebbe essere cosciente che in tal modo si vincola a non far più uso del proprio libero arbitrio (riappropriandosi di qualcosa dopo averla donata si comporterebbe altrimenti come un ladro).<br />
Se dal punto di vista principiale il patto è stipulato tra l’iniziato e Dio, in concreto si estrinseca al cospetto dell’organizzazione iniziatica, aderendo alla quale si è guidati in un percorso d’armonizzazione integrale della propria esistenza.<br />
Tale cammino è evocato dalla discesa agli Inferi e dalla risalita del Purgatorio nel corso della quale Dante è mondato dai sette peccati capitali. Nel canto XXVII del Purgatorio (124-142), giunti sul gradino più elevato della scala, Virgilio si accommiata da Dante dopo avergli restituito il suo libero arbitrio:<br />
<i>“Come la scala tutta sotto noi<br />
fu corsa e fummo in su ‘l grado superno,<br />
in me ficcò Virgilio li occhi suoi,<br />
e disse: “Il temporal foco e l’etterno<br />
veduto hai, figlio; e se’ venuto in parte<br />
dov’io per me più oltre non discerno.<br />
Tratto t’ho qui con ingegno e con arte;<br />
lo tuo piacere omai prendi per duce;<br />
fuor se’ de l’erte vie, fuor se’ de l’arte.<br />
Vedi lo sol che ’n fronte ti riluce;<br />
vedi l’erbette, i fiori e li arbuscelli<br />
che qui la terra sol da sé produce.<br />
Mentre che vegnan lieti li occhi belli<br />
che, lagrimando, a te venir mi fenno,<br />
seder ti puoi e puoi andar tra elli.<br />
Non aspettar mio dir più né mio cenno;<br />
libero, dritto e sano è tuo arbitrio,<br />
e fallo fora non fare a suo senno:<br />
per ch’io te sovra te corono e mitrio”.</i><br />
Virgilio, fissando intensamente Dante, gli dice che dopo averlo accompagnato con ingegno e arte nella visione del fuoco eterno e nella risalita del Purgatorio sono giunti laddove la sua ragione non può spingersi oltre. Dante si trova finalmente al sicuro, fuori da ogni difficoltà, e Virgilio lo invita a prendere come guida la sua spontanea volontà, non attendendo più le sue indicazioni né i suoi cenni: il suo arbitrio è libero, retto e giusto, e sarebbe errato non assecondarlo, cosicché Virgilio lo incorona e lo consacra signore e pastore di se stesso.<br />
Dal raffronto di questi passi emerge come il sacrificio del libero arbitrio sia richiesto all’uomo che ha smarrito la propria condizione centrale nel suo stato d’esistenza, simbolicamente rappresentata dalla cacciata dal Paradiso Terrestre, in quanto “strumento” difettoso e condizionato dalle tendenze dell’ambiente, dalle miopi tendenze individuali e dai vizi. Purché tale rinuncia sia effettiva può iniziare il processo di purificazione sopra evocato, allora, verso la fine dello stesso, lo strumento del libero arbitrio gli verrà restituito essendo divenuto per lui una bussola infallibile atta ad indicargli in ogni occasione la corretta strada da imboccare.</div>


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			<category domain="https://discutere.it/forumdisplay.php?53-Religioni-e-spiritualità">Religioni e spiritualità</category>
			<dc:creator>Anello Verde</dc:creator>
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		<item>
			<title>Esaltazione della Parola divina.</title>
			<link>https://discutere.it/showthread.php?66988-Esaltazione-della-Parola-divina&amp;goto=newpost</link>
			<pubDate>Sat, 21 Feb 2026 10:16:15 GMT</pubDate>
			<description><![CDATA[Ne "Il governo della famiglia" - vol. 1: 
 
*61:8. (Parole di Set) Però, in futuro, verrà anche questo: il Signore susciterà i figli a maestri dei loro genitori e donerà ai genitori un cuore infantile. Ed un giorno, dopo di  
noi, verranno ancora dei figli, i quali nella loro impotenza compiranno...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- BEGIN TEMPLATE: postbit_external -->
<div>Ne &quot;Il governo della famiglia&quot; - vol. 1:<br />
<br />
<b>61:8. (Parole di Set) Però, in futuro, verrà anche questo: il Signore susciterà i figli a maestri dei loro genitori e donerà ai genitori un cuore infantile. Ed un giorno, dopo di <br />
noi, verranno ancora dei figli, i quali nella loro impotenza compiranno cose più<br />
grandi che non noi con tutta la nostra forza. E così, in ogni tempo, avverrà<br />
secondo la Volontà del Signore!<br />
</b><br />
11. (Parole di Enoch) Vedete, così precisamente avviene di ciascuna Parola del Signore! Essa non sarà fruttifera appena è stata data, bensì quando viene deposta nel terreno<br />
dei nostri cuori; essa vi viene deposta ben custodita entro un duro guscio; ma,<br />
quando poi, per effetto del nostro amore, questo duro involucro si scioglie e<br />
viene consunto nel cuore, allora, vedete, il germe vivente, ovvero l’intelligenza<br />
vivente e fattiva, irrompe alla luce del Sole dello spirito e, esposta poi a svaria-<br />
te prove tempestose, nonché alle piogge d'amore dall’Alto ed alla luce di Gra-<br />
zia del santissimo ed amorosissimo Padre, prospererà e maturerà a frutto<br />
inestimabile di ogni vita e d’ogni amore nella Sapienza di Dio, nostro Padre!<br />
12. O padri, vedete, questa è la Volontà del Signore, ed è così che dobbiamo<br />
afferrare ciascuna delle Sue parole! E soltanto a questo modo forniremo chiara<br />
prova dinanzi al Signore che noi siamo veramente Suoi figli, i quali compren-<br />
dono la Parola del Padre e bene riconoscono sempre la Sua Voce. Amen».<br />
<br />
<b>63:10. (Parla Asmahaele, il fuggiasco) Ma le parole, ascoltate, le parole che hanno radice nella Vita ci mostrano la Vita a loro volta! E in quale cosa, in origine, la Vita avrebbe potuto trovarsi, se non solo nella Parola?<br />
11. Nella Parola è la Vita, la Parola è la Vita e Dio è la Parola e la Vita. Solo<br />
nella Parola si trova la Vita, ed è la Parola che, generando se stessa eternamente<br />
in Dio e trovandosi eternamente in Dio come Vita della Vita, deve anche aver<br />
parlato molto possentemente e così aver tutto formato e tutto creato infinita-<br />
mente da sé!<br />
12. O padri dei padri della Terra, ma se ora, per bocca di Enoch, mi è dato di<br />
apprendere il possente operare della Parola e sento che per suo mezzo tutto si<br />
trasforma in me e si rinnova, oh, allora non chiedo della Vita! In verità, io l’ho<br />
già fedelmente trovata nella Parola, e a chi tale prova della Vita non basta, allo-<br />
ra, o padri, io penso che difficilmente ne troverà un’altra! Amen».<br />
<br />
64:12. (Parla Enoch) Ascoltate, dunque: come la forma di tutte le cose, nella loro <br />
immensa varietà, è un’espressione del calore naturale in congiunzione con la luce e si<br />
differenzia soltanto a seconda della capacità di accoglimento di più o meno<br />
luce o di maggiore o minore calore, così anche il linguaggio umano è una<br />
forma plasmata dal calore spirituale, il quale è l’Amore divino nel cuore, e<br />
della luce spirituale, costituita dalla Grazia divina dell’uomo.<br />
13. Ora, come potremo proferire parole intelligibili, se queste non ci venisse-<br />
ro date quali forme eterne dello spirito? Ma, considerato che possiamo denomi-<br />
nare tutte le cose, dite, chi ci ha insegnato tutto ciò?<br />
14. Dio solo ha potuto farlo, essendo soltanto Lui l’eterno compendio di tutte<br />
le forme, perché Egli è la Vita e la Luce, o l’Amore e la Sapienza Stessi e,<br />
quale eterno, inscindibile legame di ambedue, Egli è la Forma Originaria di<br />
tutte le forme o l’Essere Originario di tutti gli esseri, ovvero dunque l’eterna<br />
Parola Stessa!<br />
15. Se dunque qualcuno ha trovato esteriormente la Parola e l’ha compresa<br />
ed accolta, egli allora non ha trovato un oggetto, bensì una vita spirituale<br />
nella sua piena consistenza, perché ciascuna parola è una forma risultante dal<br />
calore e dalla luce spirituali. Perché ci meravigliamo allora per le parole del<br />
nostro Asmahaele?<br />
16. Oppure, non assomigliamo, in problemi del genere, ai pesci che, stando-<br />
sene nell’acqua, non la vedono, così come noi, che siamo immersi nell’aria,<br />
non la vediamo; o non è proprio così che noi, trovandoci nella pienezza della<br />
vita da Dio, ci meravigliamo e restiamo colpiti, apprendendo la vera sensazione<br />
di Asmahaele?<br />
17. Però, o padri, tutto ha la sua ragione! Vedete, nella parola stessa abbiamo<br />
sì la vita indistruttibile, ma questa vita è ancora simile a quella racchiusa nel<br />
granello di semente! Se rivolgiamo il nostro cuore al mondo, allora in noi<br />
subentra l’inverno; e la luce di grazia, avendo troppo breve durata, non è capa-<br />
ce di liberare in noi il calore spirituale. Ma se noi invece rivolgiamo continua-<br />
mente il nostro cuore verso le altezze di Dio, allora la luce di grazia, che in<br />
questo caso dura a lungo, anzi è perpetua, libererà ben presto dai lacci il calore<br />
della vita spirituale in noi, e noi stessi poi, quali forme viventi, ovvero quali<br />
parole viventi, ci innalzeremo, ridestati per l’eternità, nella Luce del Signore.<br />
18. Ma chi non agisce in questo modo, quegli è un predone e un ladro, e<br />
diverrà zizzania e ripugnante insetto, ed apparirà quale una deformazione<br />
orrenda della vita, come la si può constatare in coloro che dimorano nella<br />
pianura.<br />
19. Chi dunque ha la parola, quegli ha anche, in eterno, la vita; però, a<br />
seconda di come è la parola, così sarà pure la sua vita!<br />
20. Così va inteso quello che Asmahaele ha voluto dire. Amen.»</b></div>


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			<category domain="https://discutere.it/forumdisplay.php?53-Religioni-e-spiritualità">Religioni e spiritualità</category>
			<dc:creator>Arcobaleno</dc:creator>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA["Ricordati che sei polvere"]]></title>
			<link>https://discutere.it/showthread.php?66983-quot-Ricordati-che-sei-polvere-quot&amp;goto=newpost</link>
			<pubDate>Wed, 18 Feb 2026 08:34:26 GMT</pubDate>
			<description>Pim....pum...pammmm!!!! Di sotto e di sopra, di qui e di là, facciamo fuoco e fiamme: eppure oggi, ricevendo le Ceneri, ci viene ricordato che siamo solo polvere, cenere, crusca portata dal vento. Secondo voi perché? Perché è importante avere una esatta percezione di noi stessi? Cosa rischiamo...</description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- BEGIN TEMPLATE: postbit_external -->
<div>Pim....pum...pammmm!!!! Di sotto e di sopra, di qui e di là, facciamo fuoco e fiamme: eppure oggi, ricevendo le Ceneri, ci viene ricordato che siamo solo polvere, cenere, crusca portata dal vento. Secondo voi perché? Perché è importante avere una esatta percezione di noi stessi? Cosa rischiamo altrimenti?<br />
<br />
Grazie, leggerò nella Settimana Santa. Ci risentiamo durante la Settimana Santa.<br />
<br />
Un caro abbraccio a tutti!</div>


<!-- END TEMPLATE: postbit_external -->]]></content:encoded>
			<category domain="https://discutere.it/forumdisplay.php?53-Religioni-e-spiritualità">Religioni e spiritualità</category>
			<dc:creator>conogelato</dc:creator>
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		</item>
		<item>
			<title>Posizione di Enoch.</title>
			<link>https://discutere.it/showthread.php?66977-Posizione-di-Enoch&amp;goto=newpost</link>
			<pubDate>Sat, 14 Feb 2026 11:26:53 GMT</pubDate>
			<description><![CDATA[Ne "Il governo della famiglia" - vol. 1: 
 
59:12. (Parole di Enoch) ...Ma se tutto quello che proviene da Dio appartiene a noi tutti, senza 
distinzione, come potrebbe qualcuno appartenere di più e qualcun altro appar- 
tenere di meno al Signore, se egli stesso è proceduto dal Signore ed a Lui...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- BEGIN TEMPLATE: postbit_external -->
<div>Ne &quot;Il governo della famiglia&quot; - vol. 1:<br />
<br />
59:12. (Parole di Enoch) ...Ma se tutto quello che proviene da Dio appartiene a noi tutti, senza<br />
distinzione, come potrebbe qualcuno appartenere di più e qualcun altro appar-<br />
tenere di meno al Signore, se egli stesso è proceduto dal Signore ed a Lui vor-<br />
rebbe ritornare? O padri, vedete, quale figlio vorrebbe venire da voi per avere<br />
un santo consiglio e voi non vorreste ascoltarlo, per dargli quello che gli è utile?<br />
13. Ora, dato che voi, quali uomini caduti, siete misericordiosi perfino verso<br />
uno straniero, allora quanto più il buonissimo e santissimo Padre farà per voi<br />
quello che vi è utile e darà volentieri a ciascuno ciò per cui Egli Stesso lo ha<br />
già in precedenza reso adatto a ricevere!<br />
14. <b>Sia dunque lontano da voi il credere che io sia un organo eletto della<br />
vivente Voce di Dio; oh, no, di certo io non lo sono, ma, anzi, voi piuttosto lo<br />
siete! Quindi rivolgetevi pure liberamente a Lui e sicuramente vi sarà reso noto<br />
qual è la Volontà del Signore! Amen»</b><br />
<br />
60:5. Tuttavia, o cari e stimatissimi padri, dite o domandate a voi stessi che<br />
cosa si potrebbe fare nel caso in cui il primo padre, Adamo, essendogli stata<br />
fatta dai figli una qualche domanda, per non dover parlare egli stesso, avesse<br />
dato a me una risposta concisa, dura e dal significato profondo e preciso.<br />
<b>Ammettiamo ora che i figli questa risposta non l’abbiamo compresa e ammet-<br />
tiamo che io pure, quale strumento della risposta, non l’avessi compresa a<br />
fondo, bensì solamente quel tanto che il primo padre avesse voluto spiegarmi,<br />
alla precisa condizione di non dare a nessuno per il momento tale spiegazione,<br />
affinché i cuori dei figli, nella sfera del loro pensiero, non fossero indotti ad<br />
eccessiva pigrizia, bensì potessero sempre più destarsi. Ma se poi i figli, a<br />
causa della risposta un po’ oscura, mi facessero pressioni e mi costringessero a<br />
parlare in maniera più chiara e comprensibile, o padri, giudicate voi stessi:<br />
quale richiesta è situata più in alto, quella del primo padre o quella dei figli<br />
prematuramente avidi di sapere?<br />
<br />
8. Ma siccome ora non avete interrogato me, bensì il Signore tramite me, e<br />
perciò il vostro interesse era rivolto non alla mia voce, ma a quella del Signore,<br />
allora chiedete a voi stessi a chi tocca il rimprovero!<br />
9. Posso fare di più di quanto è nella Volontà del Signore? Posso dare più di<br />
quanto abbia ricevuto io stesso?<br />
10. E se anche io avessi ricevuto in piena misura, ma la Volontà del Signore<br />
mi avesse posto dei limiti determinati di dirvi per il momento solo quello che<br />
vi ho riferito con precisione, dato che il Signore aveva, di sapiente proposito,<br />
richiesto tale cosa precisamente da me, e se io obbedisco al Signore in ogni<br />
timore ed amore, o padri cari, giudicate e dite voi stessi se io non agisco retta-<br />
mente, quando considero la Volontà del Signore più eccelsa di ogni vano richie-<br />
dere degli uomini, i quali tutti assieme non sono niente di fronte a Lui, e senza<br />
di Lui non possono assolutamente niente, mentre possono tutto con Lui!</b></div>


<!-- END TEMPLATE: postbit_external -->]]></content:encoded>
			<category domain="https://discutere.it/forumdisplay.php?53-Religioni-e-spiritualità">Religioni e spiritualità</category>
			<dc:creator>Arcobaleno</dc:creator>
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		</item>
		<item>
			<title>Parole</title>
			<link>https://discutere.it/showthread.php?66966-Parole&amp;goto=newpost</link>
			<pubDate>Sun, 08 Feb 2026 10:06:33 GMT</pubDate>
			<description>Lo scrittore austriaco *Robert Musil *(1880 – 1942) nel suo capolavoro  in tre parti: “Der mann ohne eigenschaften”, romanzo conosciuto in Italia col titolo “*L’uomo senza qualità”*,  rimasto incompiuto per la morte dell’autore, all’inizio del capitolo 61 (“La fine di un’escursione”) scrisse: “Si...</description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- BEGIN TEMPLATE: postbit_external -->
<div>Lo scrittore austriaco <b>Robert Musil </b>(1880 – 1942) nel suo capolavoro  in tre parti: “Der mann ohne eigenschaften”, romanzo conosciuto in Italia col titolo “<b>L’uomo senza qualità”</b>,  rimasto incompiuto per la morte dell’autore, all’inizio del capitolo 61 (“La fine di un’escursione”) scrisse: “Si potrebbero classificare le attività umane secondo il numero di parole di cui hanno bisogno: più gliene occorrono e più c’è da pensar male del loro carattere”. In questa frase Ulrich (il protagonista) riflette in modo cinico sulla natura delle azioni umane e sul linguaggio che le accompagna. <br />
<br />
Ulrich sostiene che le azioni concrete, scientifiche, o le vere conoscenze, necessitano di poche parole, spesso solo numeri e formule. Al contrario, più un'attività è vaga, falsa o moralmente discutibile, più ha bisogno di parole, retorica e discorsi per essere giustificata o resa credibile.<br />
<br />
È una critica alla burocrazia, alla politica e alla società austriaca dell'epoca, caratterizzata da una grande produzione di parole a fronte di una scarsa sostanza reale. <br />
<br />
Questa riflessione si inserisce nel tema dell'utopia dell'esattezza cercata da Ulrich nel  tentativo di applicare la precisione scientifica alla vita e ai sentimenti, in opposizione alla confusione. Infatti capita d’incontrare persone aureolate da un alone di parole, con le quali riescono a nascondere il vuoto dei loro pensieri e nel loro agire.<br />
<br />
Alessandro Pronzato (1932 – 2018) era un sacerdote e scrittore, nel suo libro “Piccoli passi verso l’uomo”,  narra una scenetta che capita un po’ a tutti:  <b><font color="#FF0000">“Ci sono tipi che esordiscono: Sarò breve… Tu guardi smarrito la trentina di fogli che tengono in mano. Non te ne risparmiano neanche uno. Non una virgola. Non una parola.<br />
Bisognerebbe, a un certo punto, alzarsi tutti in piedi e dire a uno di questi chiacchieroni incontinenti: Quando hai finito, ricordati di spegnere la luce”.</font></b><br />
<br />
Il  discorso lungo, enfatico, inconcludente, è il vizio della comunicazione del nostro tempo: linguaggio semplificato, con slogan, adatto per i talk show, basati sulla conversazione.  <br />
<br />
Nel Vangelo di Matteo, quinto capitolo, quello delle “beatitudini”, c’è un lapidario monito di Gesù: “Sia invece il vostro parlare: &quot;Sì, sì&quot;, &quot;No, no&quot;; il di più viene dal Maligno” (versetto 37). <br />
<br />
Ancora Mattteo, nel settimo capitolo del suo vangelo  argomenta sulle relazioni umane e la legge di Dio. Nel versetto 21 afferma: “Non chiunque mi dice: &quot;Signore, Signore&quot;, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”. <br />
<br />
:eek:</div>


<!-- END TEMPLATE: postbit_external -->]]></content:encoded>
			<category domain="https://discutere.it/forumdisplay.php?53-Religioni-e-spiritualità">Religioni e spiritualità</category>
			<dc:creator>doxa</dc:creator>
			<guid isPermaLink="true">https://discutere.it/showthread.php?66966-Parole</guid>
		</item>
		<item>
			<title>Perché trasformare una maledizione in una benedizione.</title>
			<link>https://discutere.it/showthread.php?66965-Perché-trasformare-una-maledizione-in-una-benedizione&amp;goto=newpost</link>
			<pubDate>Sat, 07 Feb 2026 12:35:05 GMT</pubDate>
			<description><![CDATA[Ne "Il governo della famiglia" - vol. 1: 
 
58:18. E subito dopo aver pronunciato tali parole, gli venne presentato quel- 
l’uomo dai capelli neri e Adamo, toccatolo, lo benedisse tre volte e gli chiese 
quale fosse il suo nome. Ma questi rispose: «O grande e nobile primogenito 
di Dio, del gran Re...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- BEGIN TEMPLATE: postbit_external -->
<div>Ne &quot;Il governo della famiglia&quot; - vol. 1:<br />
<br />
58:18. E subito dopo aver pronunciato tali parole, gli venne presentato quel-<br />
l’uomo dai capelli neri e Adamo, toccatolo, lo benedisse tre volte e gli chiese<br />
quale fosse il suo nome. Ma questi rispose: «O grande e nobile primogenito<br />
di Dio, del gran Re della Terra, tu, saggio padre di tutti i padri della Terra,<br />
perdona me, povero fuggiasco dalla pianura, che, dopo essere stato strappato<br />
dalle mani assassine di Lamech, venni guidato qui da una splendente figura!<br />
Vedi, non ho nome, poiché non ero che uno schiavo costretto al lavoro, e<br />
questi schiavi, laggiù nella pianura, non hanno un nome, bensì, come le<br />
bestie vengono chiamati con un grido vuoto di senso ed inarticolato. Agli<br />
schiavi, infatti, è concesso soltanto di capire il linguaggio, ma non di parlar-<br />
lo. E chi mai di loro volesse far uscire dalla sua bocca un suono comprensibi-<br />
le, quegli dovrebbe immediatamente scontare il crimine della sua loquacità<br />
con la più crudele delle morti!<br />
19. Non sdegnarti dunque se io, povero schiavo, non posso darti quanto mi<br />
chiedi, poiché, vedi, la crudeltà regna sovrana nella pianura e non c’è ormai più<br />
nessuno che sia sicuro della propria vita, perché, in qualsiasi luogo qualcuno<br />
tentasse di rifugiarsi, verrebbe ben presto raggiunto dagli sgherri e dai guerrieri<br />
di Lamech e là, dove venisse preso, egli sarebbe messo a morte nella maniera<br />
più crudele, senza grazia né pietà!<br />
20. O grande padre dei padri della Terra! Laggiù le cose sono arrivate al<br />
punto tale che nessuna bocca umana è capace di raccontare gli orrori, che vi si<br />
commettono. L’uccisione crudele dei muti schiavi operai è ancora il meno,<br />
poiché può sempre ancora venire designata con un nome. Ma là vengono per-<br />
petrati pure degli abomini, che non hanno nome; però io non oserò mai certo<br />
narrarli, affinché con ciò non vengano profanate queste alture! Amen»<br />
21. Ma quando Adamo, unitamente ai suoi figli, ebbe inteso tale racconto<br />
da colui che non aveva un nome, inorridì enormemente e già era in procinto di<br />
prorompere in una maledizione contro la pianura, quando il senza-nome lo<br />
interruppe nella sua fiera invettiva esclamando:<br />
22. «O buon padre dei padri della Terra, trattieni tale funesta parola; perché<br />
ascolta! Coloro che sono laggiù, della tua maledizione non ne hanno alcun<br />
bisogno, perché di maledizione ne hanno già in misura più che abbondante.<br />
Basta il solo Lamech per tutta la Terra, poiché, qualora il gran Re sopra le<br />
stelle volesse tuonare la Sua maledizione più terribile sopra la Terra, altro non<br />
gli occorrerebbe, se non di mandare ancora un secondo Lamech e tu, o padre<br />
della Terra, puoi essere certo che prima che il sole sorgesse e tramontasse<br />
cento volte, all’infuori di Lamech nessun essere vivente molesterebbe la Terra<br />
con la sua presenza!<br />
23. Piuttosto, o padre dei padri della Terra, là dove vorresti scagliare la<br />
maledizione, oh, ascoltami, fa' in modo che scenda la benedizione. Sì, soltanto<br />
di benedizione hanno bisogno le pianure, le quali sono gravate dagli orrendi<br />
abomini, a causa appunto di una terribile maledizione. Se volessi gravare ancor<br />
più con le maledizioni il suolo già tenebroso dell’abominio, allora guai, guai a<br />
quei miseri schiavi che, muti, lavorano giù nelle pianure!<br />
24. Il loro sangue, versato in grande abbondanza, come turbine urlante va<br />
già ora gridando vendetta alle stelle; ma se tu volessi aggiungere altra maledi-<br />
zione a quelle che già affliggono le pianure, oh, tu allora vedresti le onde del<br />
sangue lambire ben presto le cime sacre dei monti!<br />
25. O, padre dei padri della Terra, benedici, oh benedici là dove vorresti<br />
lanciare una maledizione, pur in tutta giustizia! Amen.»</div>


<!-- END TEMPLATE: postbit_external -->]]></content:encoded>
			<category domain="https://discutere.it/forumdisplay.php?53-Religioni-e-spiritualità">Religioni e spiritualità</category>
			<dc:creator>Arcobaleno</dc:creator>
			<guid isPermaLink="true">https://discutere.it/showthread.php?66965-Perché-trasformare-una-maledizione-in-una-benedizione</guid>
		</item>
		<item>
			<title>Sull’orizzonte intellettuale</title>
			<link>https://discutere.it/showthread.php?66964-Sull’orizzonte-intellettuale&amp;goto=newpost</link>
			<pubDate>Sat, 07 Feb 2026 08:17:47 GMT</pubDate>
			<description>Propongo un estratto dell’articolo “Sull’orizzonte intellettuale” di Albano Martín De La Scala, pubblicato nella rivista “Lettera e Spirito” del Dicembre 2015 (Testo completo disponibile al link: https://ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo). 
 
Il termine orizzonte, dal latino horizon -ontis e greco...</description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- BEGIN TEMPLATE: postbit_external -->
<div>Propongo un estratto dell’articolo “Sull’orizzonte intellettuale” di Albano Martín De La Scala, pubblicato nella rivista “Lettera e Spirito” del Dicembre 2015 (Testo completo disponibile al link: <a href="https://ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo" target="_blank">https://ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo</a>).<br />
<br />
Il termine orizzonte, dal latino horizon -ontis e greco ὁρίζων -οντος, participio presente di ὁρίζω “limitare” (sottintendente κύκλος “circolo”), indica la linea apparente, a forma circolare, lungo la quale, in un luogo aperto e pianeggiante, il cielo e la terra sembrano toccarsi, tanto più ampia quanto maggiore è l’altitudine del luogo dal quale si osserva, la parte più lontana dello spazio libero cui si può spingere lo sguardo. Diversi elementi possono impedire la visione dell’orizzonte fisico di un luogo, posto che lo spazio dev’essere libero da ostacoli: oscurità o nebbia, difetti alla vista dell’osservatore, una postura scorretta (chi dovesse guardare troppo in alto vedrebbe solo cielo, chi troppo in basso, solo terra). Escludendo incorreggibili difetti alla vista, tutti gli altri impedimenti possono essere rimossi, scegliendo il momento e il punto più propizi all’osservazione, adottando una postura eretta e ben orientata orizzontalmente, tuttavia ciascun individuo possiede una propria percezione di orizzonte. Solo l’ampiezza massima di quel circolo apparente, il cosiddetto orizzonte astronomico terrestre, è caratteristico dell’altezza dell’osservatore, la sua distanza potendo essere facilmente calcolata con il teorema di Pitagora.<br />
Il termine orizzonte, dal piano fisico, può essere utilizzato a rappresentare le realtà del piano psichico e, ancor meglio, spirituale. Così, all’uscita dell’oscuro baratro dell’Inferno, all’arrivo nell’isoletta del Purgatorio, il «secondo regno | dove l’umano spirito si purga | e di salire al ciel diventa degno», Dante menziona l’orizzonte in quel “primo giro”. Ma sarà solamente in cima al Purgatorio, dove si colloca il Paradiso Terrestre e dove Dante s’incontra con Beatrice, nel punto più elevato in cui la razionalità sublima nell’intelletto, che fa tutt’uno con la spiritualità, che l’orizzonte raggiungerà la sua massima estensione, la percezione individuale non avendo più ostacolo sottile alcuno alla “visione” dell’intero emisfero.<br />
La risalita al monte Purgatorio equivale alla rigenerazione psichica dell’uomo, con il razionale che viene spinto ai suoi limiti superiori, a incontrare il puro intelletto. Tale risalita si compie attraverso la purificazione dai peccati vale a dire, in un linguaggio meno exoterico, la rimozione di altrettanti ostacoli alla visione interiore dell’orizzonte che compete a quella posizione. Ogni passo di questo cammino iniziatico muove dall’esercizio della discriminazione, “strumento” indispensabile perché l’individuo conosca la propria condizione relativa, e richiede specifiche qualificazioni. «Va da sé che la qualificazione essenziale, quella che domina tutte le altre, è una questione d’“orizzonte intellettuale” più o meno esteso». Arrivato in cima al Purgatorio, Dante si trova ad avere dato risposta all’ingiunzione “Conosci te stesso”, di fatto alla domanda “Chi sei tu?”.<br />
La rigenerazione psichica dell’uomo, il riassorbimento delle facoltà individuali nel proprio centro, equivale al passaggio “dal cervello al cuore”, dalla sede della razionalità a quella dell’Intelligenza, attraverso la “concentrazione” dell’essere.<br />
Si faccia bene attenzione tuttavia, «non v’è niente come l’abuso d’erudizione per limitare strettamente l’“orizzonte intellettuale” di un uomo e impedirgli di vedere chiaramente in certe cose». L’intelligenza intuitiva e l’intelligenza discorsiva o razionale non si collocano sullo stesso piano, «la ragione, infatti, che è solo una facoltà di conoscenza mediata, è il modo propriamente umano dell’intelligenza; l’intuizione intellettuale può essere detta sopra-umana, poiché è una partecipazione diretta all’Intelligenza universale», quindi la sola capace di cogliere, in modo immediato, le realtà d’ordine metafisico, attraverso il linguaggio dei simboli.<br />
«Ogni vero simbolo porta in sé i suoi molteplici sensi, e questo fin dall’origine, giacché esso non è costituito come tale in virtù di una convenzione umana, ma in virtù della “legge di corrispondenza” che collega tutti i mondi tra di loro; il fatto che, mentre certuni vedono questi sensi, altri non li vedano o non ne vedano che una parte, non toglie che essi vi siano realmente contenuti, e l’“orizzonte intellettuale” di ciascuno fa tutta la differenza; il simbolismo è una scienza esatta e non una fantasticheria in cui le fantasie individuali possano aver libero corso». «Pretendere di mettere questa [la verità] “alla portata di tutti”, renderla accessibile a tutti indistintamente, significa necessariamente sminuirla e deformarla, giacché è impossibile ammettere che tutti gli uomini siano ugualmente capaci di comprendere qualsiasi cosa; non è una questione d’istruzione più o meno estesa, è una questione d’“orizzonte intellettuale”, e ciò è qualcosa che non si può modificare, che è inerente alla stessa natura di ogni individuo umano».<br />
I vizi, che Dante definisce «cose che lo ’ntelletto nostro vincono, sì che non può vedere quello che sono», sono come detto altrettanti ostacoli alla visione dell’orizzonte, ossia della Verità. Il Sommo Poeta li suddivide in due categorie: innati e consuetudinari. I secondi possono essere eliminati con il comportamento virtuoso, mentre i primi, connaturali all’essere, possono solo essere ridotti dal buon comportamento; solo l’intervento divino, nella sua onnipotenza e in modo “miracoloso”, può vincerli e incidere sulla natura degli esseri modificandone l’orizzonte intellettuale. Resta inteso che ogni essere non potrà in ogni caso che sviluppare le possibilità che già conteneva in se stesso e questo perché la realizzazione metafisica «non è la produzione di qualcosa che non esiste ancora, ma la presa di coscienza di ciò che è, in modo permanente e immutabile, al di fuori di ogni successione di tempo o d’altro genere, giacché tutti gli stati dell’essere, considerati nel loro principio, sono in perfetta simultaneità nell’eterno presente».<br />
Ma ch’è il “punto” d’incontro del Cielo e della terra, quell’orizzonte che Dante colloca in cima al Purgatorio, dove culmina la rigenerazione psichica dell’essere e porta d’accesso alla risalita spirituale, se non l’incontro dell’individuo con un’organizzazione iniziatica in cui «sussiste ancora una vera dottrina tradizionale», in grado di «vivificare i simboli i quali non ne sono che la rappresentazione esteriore», e che quindi può condurre all’iniziazione effettiva? Quanto più cosciente sarà tale “riconoscimento”, quanto più riservato, poiché «la conoscenza iniziatica deve necessariamente rimanere nascosta», tanto più efficace sarà l’adesione agli “strumenti” di cui l’organizzazione dispone per consentire la piena attuazione delle possibilità insite nell’orizzonte intellettuale dell’essere.</div>


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			<category domain="https://discutere.it/forumdisplay.php?53-Religioni-e-spiritualità">Religioni e spiritualità</category>
			<dc:creator>Anello Verde</dc:creator>
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			<title>Istinto materno  o desiderio di maternità ?</title>
			<link>https://discutere.it/showthread.php?66963-Istinto-materno-o-desiderio-di-maternità&amp;goto=newpost</link>
			<pubDate>Wed, 04 Feb 2026 15:20:47 GMT</pubDate>
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Non avendo il conforto religioso e le risposte che mi necessitano da parte di fratel Cono, chiedo a te che conosci questo mondo e  quello ultraterreno,  perché *quasi* tutte le donne hanno l'istinto materno o il desiderio di far nascere figli pur sapendo che questi in...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- BEGIN TEMPLATE: postbit_external -->
<div>Buon pomeriggio Arco.<br />
<br />
Non avendo il conforto religioso e le risposte che mi necessitano da parte di fratel Cono, chiedo a te che conosci questo mondo e  quello ultraterreno,  perché <b>quasi</b> tutte le donne hanno l'istinto materno o il desiderio di far nascere figli pur sapendo che questi in futuro moriranno ?<br />
<br />
<img src="https://www.guidagenitori.it/wp-content/uploads/2025/01/desiderio-di-maternita.jpg" border="0" alt="" /><br />
<br />
Lo so, la risposta è complessa. Non c’è un unico motivo, né biologico né culturale che motiva la donna a “figliare”, che spieghi il suo desiderio di avere figli.<br />
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Gli esseri viventi hanno meccanismi biologici che favoriscono la cura della prole: ormoni come ossitocina, prolattina, dopamina rendono gratificante il comportamento di accudimento. <br />
<br />
La biologia crea una potenzialità, non un obbligo.<br />
<br />
Alcuni modelli evoluzionistici suggeriscono che, nel corso della storia, le femmine abbiano sviluppato una maggiore propensione alla cura dei piccoli perché fisicamente coinvolte nella gravidanza e nell’allattamento. <br />
<br />
Dal punto di vista culturale  (quasi ?) tutte le società  attribuiscono alle donne il ruolo di madri e custodi della famiglia; celebrano la maternità come compimento dell’identità femminile. <br />
<br />
Si dice che queste narrazioni  culturali modellano profondamente i desideri, spesso più della biologia. Infatti il desiderio di maternità può dipendere dal bisogno di cura e di relazione, da scelta personale, dall’imitazione dei modelli familiari, oppure fare figli per sadismo :mad: sapendo che in futuro li attende la morte.</div>


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			<category domain="https://discutere.it/forumdisplay.php?53-Religioni-e-spiritualità">Religioni e spiritualità</category>
			<dc:creator>doxa</dc:creator>
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