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		<title>Discutere.it - Scienza, natura e ambiente</title>
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		<description>Scienze naturali con un occhio di riguardo a flora e fauna</description>
		<language>it</language>
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			<title>Discutere.it - Scienza, natura e ambiente</title>
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			<title><![CDATA[Preistoria e modelli interpretativi...l'8 marzo]]></title>
			<link>https://discutere.it/showthread.php?67017-Preistoria-e-modelli-interpretativi-l-8-marzo&amp;goto=newpost</link>
			<pubDate>Sun, 08 Mar 2026 07:42:51 GMT</pubDate>
			<description><![CDATA[Ogni anno, quando arriva l’8 marzo — International Women's Day — riemerge una scena archeologica che tutti crediamo di conoscere. L’uomo preistorico torna alla caverna con la preda della caccia; la donna rimane nello spazio domestico, occupata nella raccolta di piante commestibili o nella cura dei...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- BEGIN TEMPLATE: postbit_external -->
<div>Ogni anno, quando arriva l’8 marzo — International Women's Day — riemerge una scena archeologica che tutti crediamo di conoscere. L’uomo preistorico torna alla caverna con la preda della caccia; la donna rimane nello spazio domestico, occupata nella raccolta di piante commestibili o nella cura dei piccoli. Questa rappresentazione, ormai familiare, ha abitato per oltre un secolo manuali scolastici, musei e ricostruzioni divulgative.<br />
Il problema è che tale immagine, per quanto efficace sul piano narrativo, è molto più una costruzione culturale moderna che una deduzione rigorosa dai dati archeologici.<br />
Negli ultimi decenni diversi studiosi hanno iniziato a riconsiderare criticamente questo schema interpretativo. Tra loro l' eminente studiosa della preistoria, la transalpina Marylène Patou-Mathis, ricercatrice del « Centre national de la recherche scientifique », che ha evidenziato come molte interpretazioni tradizionali della preistoria possano essere state influenzate dal contesto culturale degli studiosi dell’Ottocento e del primo Novecento.<br />
Il punto non è sostituire un modello con un altro. Non si tratta di immaginare società paleolitiche rigidamente matriarcali o dominate da figure femminili. Piuttosto, si tratta di riconoscere un principio metodologico semplice: i dati archeologici disponibili sono spesso troppo limitati per sostenere ricostruzioni sociali rigide.<br />
Nel Paleolitico la maggior parte delle informazioni deriva da tracce indirette: ossa animali, strumenti litici, residui di pigmenti, resti di sepolture. Da questi elementi è estremamente difficile ricostruire con precisione la divisione del lavoro tra i sessi. In molti casi ciò che è stato presentato come “dato naturale” era in realtà un’interpretazione plausibile, ma non dimostrata.<br />
Un esempio significativo è il modello dell’“uomo cacciatore”, formulato negli anni Sessanta nell’ambito dell’antropologia evolutiva. In quel contesto teorico la caccia maschile veniva considerata il principale motore dello sviluppo sociale e cognitivo umano. Studi più recenti — comprese analisi isotopiche dei resti umani e nuove interpretazioni di alcune sepolture contenenti armi — suggeriscono tuttavia scenari più articolati. Queste ricerche non dimostrano che le donne fossero abitualmente impegnate nella caccia, ma indicano che la loro partecipazione ad attività considerate tradizionalmente maschili non può essere esclusa.<br />
Ne deriva una conclusione metodologica prudente: la divisione del lavoro nelle società paleolitiche potrebbe essere stata meno rigida e meno universalmente definita di quanto ipotizzato in passato.<br />
A questo si aggiunge una considerazione ben nota nella storia delle scienze. Ogni epoca tende a interpretare il passato attraverso le categorie culturali del proprio tempo. L’Ottocento industriale, caratterizzato da modelli familiari fortemente gerarchici e patriarcali, ha spesso letto la preistoria come una conferma della propria organizzazione sociale. È un processo in larga misura inevitabile: gli studiosi operano all’interno delle strutture culturali del loro presente.<br />
La revisione critica di queste interpretazioni non costituisce quindi un’operazione ideologica, ma un normale processo scientifico. Le discipline mature procedono proprio in questo modo: non sostituendo certezze con nuove certezze, ma progressivamente riducendo il numero delle ipotesi non dimostrate.<br />
In definitiva, la preistoria fornisce un quadro frammentario e incompleto, che richiede prudenza interpretativa. Non sappiamo con precisione come fossero organizzate molte società paleolitiche, e probabilmente non potremo mai ricostruirne tutti i dettagli. Possiamo tuttavia riconoscere che modelli troppo semplici — come ogni schematizzazione rigida — finiscono spesso per riflettere più il presente degli interpreti che la realtà storica che intendono descrivere.<br />
A questo punto, tuttavia, una riflessione si impone, anche in relazione alla ricorrenza dell’8 marzo.<br />
Se si osserva con un minimo di distacco la storia documentata delle società umane, emerge con una certa evidenza che le donne hanno svolto, in contesti storici e culturali molto diversi, funzioni di gestione della vita quotidiana, di trasmissione culturale e di organizzazione sociale spesso decisive per la sopravvivenza dei gruppi.<br />
Questo dato empirico suggerisce una considerazione quasi tassonomica. All'interno della denominazione convenzionale Homo sapiens, in realtà, bisogna distinguere due linee comportamentali ricorrenti. Alcuni suggeriscono addirittura, due specie distinte, casualmente interconnesse per necessità biologica di sopravvivenza.<br />
Da una parte la <b>Mulier sapiens sapiens</b>, caratterizzata da notevole capacità adattativa, gestione simultanea di relazioni sociali complesse e mantenimento dell’equilibrio funzionale delle strutture quotidiane.<br />
Dall’altra una linea comportamentale più rumorosa e statisticamente incline a produrre conflitti, competizioni ridondanti e decisioni ad alto impatto ma non sempre ad alta razionalità: quella che, con una certa coerenza classificatoria, potrebbe essere definita <b>Homo idiotus</b>.<br />
Specie numericamente molto diffusa.<br />
E, a giudicare dalla documentazione storica, ancora significativamente presente, se non, addirittura in espansione.</div>


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			<category domain="https://discutere.it/forumdisplay.php?37-Scienza-natura-e-ambiente">Scienza, natura e ambiente</category>
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		</item>
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			<title>nel cuore della Via Lattea</title>
			<link>https://discutere.it/showthread.php?66997-nel-cuore-della-Via-Lattea&amp;goto=newpost</link>
			<pubDate>Fri, 27 Feb 2026 16:11:32 GMT</pubDate>
			<description><![CDATA[La più grande immagine di ALMA (il maxi-telescopio di Atacama) mostra la chimica nascosta nel cuore della Via Lattea 
 
Allegato 38203 (https://discutere.it/attachment.php?attachmentid=38203) 
 
L'articolo (divulgativo), in italiano 
 
https://www.eso.org/public/italy/news/eso2603/?lang]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- BEGIN TEMPLATE: postbit_external -->
<div>La più grande immagine di ALMA (il maxi-telescopio di Atacama) mostra la chimica nascosta nel cuore della Via Lattea<br />
<br />
<a href="https://discutere.it/attachment.php?attachmentid=38203&amp;d=1772208541"  title="Nome: eso2603a.jpg
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Dimensione: 266.5 KB">eso2603a.jpg</a><br />
<br />
L'articolo (divulgativo), in italiano<br />
<br />
<a href="https://www.eso.org/public/italy/news/eso2603/?lang" target="_blank">https://www.eso.org/public/italy/news/eso2603/?lang</a></div>


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		<fieldset class="fieldset">
			<legend>Immagini Allegate</legend>
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	<img class="inlineimg" src="https://discutere.it/images/attach/jpg.gif" alt="Tipo File: jpg" />
	<a href="https://discutere.it/attachment.php?attachmentid=38203&amp;d=1772208541" target="_blank">eso2603a.jpg&lrm;</a> 
(266.5 KB)
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			<category domain="https://discutere.it/forumdisplay.php?37-Scienza-natura-e-ambiente">Scienza, natura e ambiente</category>
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		</item>
		<item>
			<title>Ragnatele giganti su marte</title>
			<link>https://discutere.it/showthread.php?66992-Ragnatele-giganti-su-marte&amp;goto=newpost</link>
			<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 17:05:14 GMT</pubDate>
			<description><![CDATA[Le immagini dall'alto hanno mostrato "ragnatele giganti" 
 
Allegato 38194 (https://discutere.it/attachment.php?attachmentid=38194) 
 
Rover Curiosity é andato a dare un'occhiata da vicino 
 
Allegato 38195 (https://discutere.it/attachment.php?attachmentid=38195) 
 
Allegato 38196...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- BEGIN TEMPLATE: postbit_external -->
<div>Le immagini dall'alto hanno mostrato &quot;ragnatele giganti&quot;<br />
<br />
<a href="https://discutere.it/attachment.php?attachmentid=38194&amp;d=1772038733"  title="Nome: ragnatele marziane.jpg
Visite: 7
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<br />
Rover Curiosity é andato a dare un'occhiata da vicino<br />
<br />
<a href="https://discutere.it/attachment.php?attachmentid=38195&amp;d=1772038910"  title="Nome: marte 1.jpg
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Dimensione: 346.9 KB">marte 1.jpg</a><br />
<br />
<a href="https://discutere.it/attachment.php?attachmentid=38196&amp;d=1772038992"  title="Nome: marte 2.jpg
Visite: 8
Dimensione: 470.9 KB">marte 2.jpg</a><br />
<br />
Erosione e sedimenti per le acque di qualche anno fa<br />
<br />
Niente ragni.<br />
<br />
:mmh?:</div>


	<div style="padding:10px">

	

	

	
		<fieldset class="fieldset">
			<legend>Immagini Allegate</legend>
			<ul>
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(558.5 KB)
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(470.9 KB)
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			<category domain="https://discutere.it/forumdisplay.php?37-Scienza-natura-e-ambiente">Scienza, natura e ambiente</category>
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		</item>
		<item>
			<title>2050: fine del gas per usi domestici e riscaldamento: e allora?</title>
			<link>https://discutere.it/showthread.php?66985-2050-fine-del-gas-per-usi-domestici-e-riscaldamento-e-allora&amp;goto=newpost</link>
			<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 12:27:36 GMT</pubDate>
			<description><![CDATA[Nel 2050 é prevista la fine dell'utilizzazione dei combustibili fossili per gli usi domestici e di riscaldamento. Col coro di chi reputa questo obbiettivo "poco ambizioso" e che vorrebbe il "subito presto". 
Bon, "ai domiciliari" per motivi di nessun interesse pubblico, ho passato un po' di tempo a...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- BEGIN TEMPLATE: postbit_external -->
<div>Nel 2050 é prevista la fine dell'utilizzazione dei combustibili fossili per gli usi domestici e di riscaldamento. Col coro di chi reputa questo obbiettivo &quot;poco ambizioso&quot; e che vorrebbe il &quot;subito presto&quot;.<br />
Bon, &quot;ai domiciliari&quot; per motivi di nessun interesse pubblico, ho passato un po' di tempo a fare una valutazione di cosa voglia dire, tecnicamente e concretamente, questo obbiettivo.<br />
Per i dati, mi sono fatto aiutare da chatgpt , chiedendo con la massima precisione possibile cosa volevo e le fonti. Ed ho verificato (a campione) i dati forniti. Mi ha permesso un enorme risparmio di tempo. La fonte principale é Terna, ed i dati sono i più recenti disponibili.<br />
Vi risparmio i calcoli (che posso pubblicare in altro post, caso mai a qualche masochista interessassero)<br />
<br />
L’elettrificazione del riscaldamento civile in Italia comporterebbe una &quot;Grande ingegneria&quot; (come la chiamo io)<b>significativa</b>.<br />
Partendo dai consumi attuali di circa 294 TWh/anno,  l'ipotesi di un miglioramento dell’isolamento degli edifici del 30 % ridurrebbe l’energia termica necessaria a circa 206 TWh/anno. Per coprire questo fabbisogno elettricamente, ho ipotizzato un mix realistico: il 70 % con riscaldamento ohmico (Termoconvettori, radiatori, infrarossi...)che garantisce affidabilità nei picchi, e il 30 % con pompe di calore con COP medio di 3, che riducono il consumo di elettricità rispetto all’energia termica resa. Considerando le perdite di rete e trasformazione del 7 %, l’elettricità totale necessaria salirebbe a circa 177 TWh/anno.<br />
<br />
Per soddisfarla, prevedo un mix 80 % termico/nucleare e 20 % eolico/fotovoltaico, mantenendo costanti le &quot;ore di utilizzazione&quot; delle centrali e la produzione programmabile da idroelettrico, geotermico e bioenergie.Perché questo mix? La massima potenza é necessaria in momenti nei quali (notte, inverno...) eolico e fotovoltaico hanno produzione ai minimi.La potenza efficiente lorda richiesta passerebbe da 137 GW a circa 218 GW, con l’aumento principale sul termico/nucleare e un incremento comunque significativo di fotovoltaico ed eolico.<br />
<br />
Il picco invernale, stimato intorno a 110 GW, resterebbe gestibile grazie alla combinazione di termico/nucleare, idroelettrico e un contributo minimo delle rinnovabili variabili. Il margine di riserva, calcolato senza considerare interscambi con l’estero, risulterebbe di circa il 21 %, sufficiente per affrontare variazioni della domanda e guasti imprevisti. <br />
In sintesi, ho ipotizzato un sistema che possa sostenere tecnicamente l’elettrificazione del riscaldamento: le resistenze coprono i picchi critici, le pompe di calore ottimizzano l’uso di elettricità, e il mix di centrali garantisce sicurezza e continuità.<br />
<br />
Bene.<br />
<br />
Resta <b><font size="4">solo</font></b> da costruire 50 GW di centrali termiche/nucleari e 29.3 GW di impianti eolici e fotovoltaici.<br />
80% e 42% , rispettivamente, delle potenze attuali installate.<br />
Non mi soffermo sul fatto che é necessario adeguare la rete di trasporto AT e quella di distribuzione BT...ed i contatori domestici.<br />
<br />
Questo per l'Italia.<br />
Il resto della UE, dovrebbe fare altrettanto.<br />
<br />
Forse, sarebbe ora di fare meno chiacchiere, sfilate, propositi &quot;ambiziosi&quot; e tornare coi piedi per terra ed....il regolo calcolatore in mano.<br />
<br />
PS...da aggiungere agli impianti necessari per &quot;autotrasporto elettrico 100%&quot;, dei quali ho già scritto in altro thread</div>


<!-- END TEMPLATE: postbit_external -->]]></content:encoded>
			<category domain="https://discutere.it/forumdisplay.php?37-Scienza-natura-e-ambiente">Scienza, natura e ambiente</category>
			<dc:creator>restodelcarlino</dc:creator>
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		</item>
		<item>
			<title>Fenice</title>
			<link>https://discutere.it/showthread.php?66956-Fenice&amp;goto=newpost</link>
			<pubDate>Tue, 27 Jan 2026 15:15:43 GMT</pubDate>
			<description>Immagine: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/6/61/Phoenix_detail_from_Aberdeen_Bestiary.jpg/500px-Phoenix_detail_from_Aberdeen_Bestiary.jpg  
La fenice brucia tra le fiamme ma risorge dalle proprie ceneri, miniatura nel “Bestiario di Aberdeen”, manoscritto del XII secolo, ...</description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- BEGIN TEMPLATE: postbit_external -->
<div><img src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/6/61/Phoenix_detail_from_Aberdeen_Bestiary.jpg/500px-Phoenix_detail_from_Aberdeen_Bestiary.jpg" border="0" alt="" /><br />
La fenice brucia tra le fiamme ma risorge dalle proprie ceneri, miniatura nel “Bestiario di Aberdeen”, manoscritto del XII secolo,  custodito nella Biblioteca dell'Università di Aberdeen, città della Scozia.  <br />
<br />
Il testo è simile ad altri bestiari  medievali. <br />
<br />
Questo mitico uccello era denominato “benu” o “bennu” dagli antichi Egizi,  phoînix dai Greci,  in latino  phoenix, phoenicis (= rosso porpora). Veniva anche indicato con l’epiteto <b>&quot;araba fenice”</b> perché si credeva vivesse in Oriente. Simboleggia la morte e risurrezione, come l'araba fenice che risorge dalle proprie ceneri. <br />
<br />
Gli Egizi raffiguravano la fenice con l’emblema del disco solare o con  la “<b>corona Atef</b>”: copricapo cerimoniale dell’antico Egitto, associato al dio Osiride: simbolo di fertilità, resurrezione e sovranità sull’aldilà.  E’ presente nell'arte egizia, in particolare dalla V dinastia, come simbolo del regno dei morti.<br />
 <br />
In epoca romana la fenice  fu rappresentata su vessilli e monete per celebrare la capacità dell’impero di rinascere dopo ogni disfatta militare. <br />
<br />
Nel cristianesimo la tradizione pagana inerente a questo uccello fu reinterpretata dal punto di vista teologico col significato allegorico   della risurrezione di Gesù. <br />
<br />
Nei “bestiari medievali” come il “Physiologus” (primo bestiario cristiano, scritto tra il II ed il IV sec. d. C.),  l’autore interpreta gli animali e le loro caratteristiche in chiave simbolica e religiosa. La fenice è descritta come un uccello che, giunto alla fine della vita, si costruisce un nido di aromi e si lascia bruciare per rinascere. <br />
<br />
Venne rappresentata in numerosi sarcofagi paleocristiani come simbolo di speranza nella resurrezione; nei mosaici (ad esempio a Ravenna), spesso posata su una palma, altro simbolo di vittoria sulla morte; nei manoscritti miniati è considerato un animale associato alla luce divina.<br />
<br />
Oltre alla risurrezione di Cristo, la fenice divenne anche simbolo dell’immortalità dell’anima e della speranza cristiana nella vita futura. La sua ciclicità è letta come immagine della continuità dell’essere oltre la morte.<br />
<br />
Dante Alighieri nella Commedia così descrive la fenice:<br />
<br />
<b><font color="#FF0000">“Così per li gran savi si confessa <br />
che la fenice more e poi rinasce, <br />
quando al cinquecentesimo anno appressa;             <br />
<br />
erba né biado in sua vita non pasce, <br />
ma sol d’incenso lagrime e d’<b>amomo</b>, <br />
e nardo e mirra son l’ultime fasce”.  </font></b> <br />
(Inferno XXIV, 106-111)<br />
<br />
Parafrasi:  Così i saggi narrano che la fenice muore e poi rinasce, quando è vicina ai cinquecento anni di età;<br />
nella sua vita non si nutre di erba né di biada, ma solo di lacrime, di incenso e di <b>amomo</b>, e il suo ultimo nido è fatto di foglie di nardo e mirra.<br />
<br />
L'amomo, citato da Dante è una pianta aromatica tropicale, il cardamomo, dal latino cardamomum. Viene chiamato anche solo &quot;amomo&quot;. E' noto fin dall'antichità per le sue proprietà profumate e medicinali.<br />
<br />
Il poeta cita l’amomo anche nella cantica del Paradiso (XXIX, 107)<br />
 <br />
Lo scrittore <b>Pietro Metastasio</b> (1698 – 1782) nella sua opera drammatica titolata “<b>Demetrio</b>” (atto II, scena III) scrisse:<br />
<br />
<b><font color="#008000">“È la fede degli amanti<br />
come l'araba Fenice:<br />
che vi sia ciascun lo dice,<br />
dove sia nessun lo sa”. </font></b><br />
<br />
Tale strofa venne copiata da Lorenzo Da Ponte per inserirla nel libretto d’opera &quot;Così fan tutte”,  dramma giocoso in due atti con musiche di Mozart. <br />
<br />
Da Ponte dalla frase di Metastasio nel primo rigo (E’ la fede degli amanti)  lo cambiò in “È la fede delle femmine” […]<br />
<b><font color="#0000CD"><br />
“È la fede delle femmine<br />
come l'araba Fenice:<br />
che vi sia ciascun lo dice,<br />
dove sia nessun lo sa”</font></b>.<br />
<br />
A Venezia,  il noto teatro della città è dedicato a “La Fenice”.</div>


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			<dc:creator>doxa</dc:creator>
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