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		<title>Discutere.it - Religioni e spiritualità</title>
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		<description>Culti ed etica, ma anche paranormale.</description>
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			<title>Discutere.it - Religioni e spiritualità</title>
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			<title>Enoch predica dell’Amore.</title>
			<link>https://discutere.it/showthread.php?67015-Enoch-predica-dell’Amore&amp;goto=newpost</link>
			<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 10:37:37 GMT</pubDate>
			<description><![CDATA[Ne "Il governo della famiglia" - vol. 1: 
 
70:1. E quando così i figli ebbero inteso tali parole amorevoli e sagge dalla bocca 
di Set, essi levarono in alto i loro capi, osservarono il cielo e Mi ringraziarono e 
Mi glorificarono con tutto fervore, perché avevo suscitato Set e perché avevo 
fatto...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- BEGIN TEMPLATE: postbit_external -->
<div>Ne &quot;Il governo della famiglia&quot; - vol. 1:<br />
<br />
70:1. E quando così i figli ebbero inteso tali parole amorevoli e sagge dalla bocca<br />
di Set, essi levarono in alto i loro capi, osservarono il cielo e Mi ringraziarono e<br />
Mi glorificarono con tutto fervore, perché avevo suscitato Set e perché avevo<br />
fatto loro annunciare, per bocca sua, una tale consolazione salutare e meravigliosa.<br />
2. Però Adamo, commosso egli pure, disse: «Ed ora che avete ricevuto da me<br />
una parola di istruzione e da Set una giusta parola consolatrice, preparatevi<br />
bene adesso ed aprite del tutto i vostri cuori a ricevere pure una parola di vita<br />
dalla bocca di Enoch! Per mezzo mio siete diventati un campo concimato, che<br />
Set ha dissodato con la sua lingua, ma il seme vivente non giace ancora nei sol-<br />
chi dei vostri cuori dissodati. Enoch, però, è il seminatore destinato dall’Alto;<br />
ricevete dunque da lui la semente della vita! Amen.»<br />
3. E subito Enoch si levò, rivolse il cuore a Me e Mi invocò nel suo amore,<br />
che era indescrivibilmente grande, affinché Io, in misericordia e grazia, volessi<br />
colmarlo di parole di vita, perché con esse potessero venire vivificati coloro che<br />
avevano pianto e si erano afflitti nel Mio Nome, Nome al quale essi si erano<br />
resi infedeli, mediante la loro vana impresa.<br />
4. E ben presto Io destai pienamente il cuore di Enoch, ed egli perciò percepì<br />
immediatamente nel suo cuore un divampare di luce chiarissima, e per la prima<br />
volta vide nella sua anima una splendente scritta di fuoco e da questa riconobbe<br />
che egli era una vivente parola, proveniente da Me. Egli interiormente Mi rin-<br />
graziò con grande calore ed infine aprì la sua bocca e cominciò a rivolgere a<br />
tutti il seguente discorso, quanto mai memorabile:<br />
5. «O padri, e voi, figli del Mezzogiorno! Ascoltate tutti quello che dice il<br />
Signore, Dio nostro e nostro santissimo Padre!»<br />
6. E vedi, quando i padri ebbero inteso questo doppio appello, furono un po’<br />
meravigliati, per il fatto che Enoch si era indirizzato anche a loro, oltre che ai<br />
figli del Mezzogiorno.<br />
7. Però Enoch così proseguì il suo discorso: «O padri, dovreste forse venire<br />
esclusi dalla vita, quando questi figli del Mezzogiorno sono in procinto di<br />
accoglierla? Poiché ora non sono affatto io che parlo, bensì adesso parla, attra-<br />
verso la mia bocca, Colui che ha la Vita e la dà con ogni Sua Parola, sgorgante<br />
dal Suo Amore infinito!».<br />
8. Ma allora Set si levò all’istante e esclamò precipitosamente: «O Enoch,<br />
sia ben lontana da tutti noi una cosa simile! Ascolta, noi sappiamo benissimo<br />
dove si cela il nostro più grave difetto; parla pure dunque apertamente e dà<br />
anche a noi quello che ci può far giungere alla vita! Amen.»<br />
9. E così Enoch iniziò il suo discorso vero e proprio e disse: «Il campo è<br />
concimato e l’aratro è già passato sul terreno, questo è vero; però è la semente<br />
che manca ancora dentro i solchi. Ma da dove dobbiamo prendere la semente,<br />
per collocarla in forma vitale nei solchi, affinché dentro questi essa possa pro-<br />
sperare e rendere un frutto vivente?<br />
10. Oh padri, e voi, figli del Mezzogiorno! <b>La semente è l’Amore, l’Amore è<br />
la Vita e la Vita è la Parola. La Parola, però, è dall’eternità che dimora in Dio.<br />
Dio Stesso era nella Parola, come la Parola era in Lui. Tutte le cose e noi stessi<br />
siamo sorti da questa Parola, e questa Parola nessun altro la può pronunciare<br />
all’infuori di Dio. Ma questa Parola è propriamente il Nome di Dio e nessuno<br />
La può proferire; e questo Nome è l’Amore infinito del Padre santissimo, e noi<br />
dobbiamo riconoscere in noi questo Amore e con questo Amore poi dobbiamo,<br />
con tutte le nostre forze, amare Colui al Cui Amore noi e tutto ciò che è creato<br />
siamo debitori della lietissima esistenza.<br />
11. La vita eterna, per tali ragioni, consiste in ciò: noi questa vita, come tale,<br />
la riconosciamo nell’amore per Dio, vale a dire che noi riconosciamo l’Amore<br />
mediante il nostro amore per Dio, il nostro Padre santissimo e la vita eterna in<br />
questo Amore.</b><br />
12. Ma se noi consideriamo il nostro occhio corporale e constatiamo a quali<br />
grandi distanze possiamo arrivare con esso, allora è evidentemente chiaro e<br />
vero che a noi questa luce non è stata conferita perché restassimo fermi, ma per-<br />
ché ci muovessimo e fossimo attivi. Ora, chi mai potrebbe dubitare che qualcuno<br />
non possa raggiungere una certa meta adocchiata, quando a questo scopo egli<br />
è, oltre a ciò, provvisto di due piedi atti a portarlo alla meta in questione?<br />
13. Però se a noi, similmente agli occhi ed ai piedi del corpo, è conferito il<br />
potere visivo interiore del sentimento e per mezzo di questo potere visivo scor-<br />
giamo l’amore in noi, allora, come il piede del corpo, noi abbiamo pure la libe-<br />
ra volontà, in virtù della quale a noi è dato di perseguire tenacemente e<br />
fortemente una tale meta di ogni vita, ed in questo modo possiamo condurre<br />
all’amore tutto il nostro essere, fino a farlo afferrare e compenetrare interamen-<br />
te da esso, affinché il nostro essere si renda del tutto vivente.<br />
14. E quando noi abbiamo compiuto una simile opera, come non dovrebbe<br />
essere nostra la vita eterna, ugualmente com'è nostra la luce degli occhi del corpo?<br />
O pensate forse che questa vita eterna sia un’illusione? Ma allora io domando:<br />
&quot;Siamo noi e tutte le cose che esistono pure un’illusione gli uni per le altre?&quot;.<br />
15. Però, se non è possibile ritenere un'illusione già una semplice corteccia, a<br />
chi ancora potrebbe venire in mente di considerare un’illusione il legno e la<br />
parte più interiore, che è il midollo vitale?<br />
16. O credete che il Signore abbia creato semplicemente delle macchine<br />
viventi, allo scopo di divorare l’erba e la carne, per averne forse un divertimen-<br />
to? Oh, in verità, la Sua suprema Sapienza dovrebbe ben essere capace di un<br />
godimento superiore a quello di essere costretto a crearsi delle macchine divo-<br />
ratrici di vegetali, per starsene poi a vedere compiaciuto come queste converto-<br />
no l’erba ed altro in rifiuti fetenti! Oh, che ignominiosa mancanza di fede<br />
sarebbe questa!<br />
17. O forse voi pensate, nella grande limitatezza delle vostre idee e quando<br />
fate o producete una cosa limitata tanto nel tempo che nello spazio, che Dio,<br />
l’Infinito, sia anch’Egli, al pari vostro, capace di idee limitate? Oh, quale insul-<br />
to alla Santità di Dio!<br />
18. Oh, mostratemi la creatura che voi sareste capaci di annientare completa-<br />
mente! Indicatemi qualcosa che non contenga in sé l’infinito! Suddividete nello<br />
spirito (nel vostro spirito) il più piccolo granello di polvere e mostratemi poi le<br />
ultime particelle non più atte a venire ulteriormente suddivise, oppure fatemi<br />
vedere un grano di semente che non sia capace di una riproduzione infinita!<br />
19. Ma poiché già queste piccole cose sono la prova del carattere infinito<br />
delle Idee divine, quanto mai da stolti e da ciechi sarebbe già il solo pensare<br />
che Dio abbia posto un’idea limitata nel tempo a fondamento di quegli esseri,<br />
che Egli ha tanto bene dotati del sentimento vivente della vita eterna nell’amo-<br />
re per Lui, l’infinito, il sublime sopra ogni cosa, il santo, l’eterno colmo d’A-<br />
more e di ogni Vita!<br />
<b>20. O padri e voi, figli del Mezzogiorno, ascoltate queste parole: esse discen-<br />
dono dalle altezze sante dell’amorosissimo Padre!<br />
21. Non abbiamo nessun comandamento, all’infuori di quello della vita eter-<br />
na, la quale è l’Amore, e questo comandamento suona così: &quot;Ama Me, tuo Dio<br />
e Padre santo, con tutto l’amore che Io, dalle eternità, ti ho dato per la vita eter-<br />
na, e quale vita eterna! Se Mi ami, ti ricongiungi a Me e la tua vita non avrà mai<br />
fine. Ma se tralasci di fare così, allora tu stesso ti separi dalla vita, ma non per-<br />
ciò la vita cesserà, né Io perciò in eterno cesserò di essere il tuo Dio giudicante.<br />
E anche se tu, separato dalla Mia Vita, cadrai lungo gli eterni spazi degli abissi<br />
della Mia Ira, in verità, la tua caduta non avverrà fuori di Me! Mai perderai<br />
Me, il tuo Dio, ma quello che perderai è il tuo buono, amorosissimo, Padre<br />
santo, e con Lui perderai una vita di eterna durata, libera e colma di delizie!&quot;.<br />
22. O padri e voi, figli del Mezzogiorno! Questo è l’unico comandamento<br />
che noi abbiamo; esso è già profondamente inciso nel cuore di ciascun fanciul-<br />
lo. Questo comandamento è la semente viva che voi tutti dovete seminare nei<br />
vostri cuori, se volete vivere quali figli di un Padre santo, che è il Dio santo,<br />
santo, santo di eternità in eternità.<br />
23. Voi padri, è vero, avete parlato molto di obbedienza, ed avete con ciò<br />
reso cedevoli i cuori dei figli; però Io aggiungo e dico che colui che ama può<br />
fare anche a meno dell’obbedienza.</b> Non è l’obbedienza la via spirituale che<br />
conduce all’amore, che è la meta di ogni Vita? Ma se qualcuno, proseguendo<br />
per la via dell’obbedienza, ha raggiunto la Meta, dite, per quale ragione<br />
dovrebbe egli continuare a percorrere ancora la via stessa?<br />
24. Perciò, se qualcuno è ancora lontano dalla meta, quegli fa bene se conti-<br />
nua a camminare fino a quando l'ha raggiunta; ma quando vi è arrivato, allora è<br />
bene che l’afferri con tutte le sue forze e la tenga ben salda, vale a dire: <b>&quot;Se<br />
egli ama Dio sopra ogni cosa, ha ricevuto tutto. Egli ha trovato, per l’eternità, il<br />
Padre della Vita ed alla sua libertà non verrà mai posto più fine&quot;.<br />
25. Così, dunque, prendete questa preziosa semente della vita, o voi padri e<br />
voi figli! È Dio Stesso che me l’ha data per voi. O Amore! Questa semente che<br />
vive sei tu! Vivifica perciò i cuori dei deboli e dei morti! Amen, Amen, Amen».<br />
<br />
71:34. (Parla Enoch) ...Vedi, il sapere non ti servirà mai, in eterno, a raggiungere la vita, mentre se tu opererai in conformità alla verità, allora troverai la testimonianza della<br />
verità e questa verità sarà la testimonianza dell’amore e l’amore sarà la vita<br />
eterna in Dio! Amen!».</b></div>


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			<category domain="https://discutere.it/forumdisplay.php?53-Religioni-e-spiritualità">Religioni e spiritualità</category>
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			<title>La pietra filosofale.</title>
			<link>https://discutere.it/showthread.php?67006-La-pietra-filosofale&amp;goto=newpost</link>
			<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 20:31:11 GMT</pubDate>
			<description><![CDATA[Ne "Il governo della famiglia" - vol. 1: 
 
69:9. (Continua il discorso di Set) 
Ebbene, vedete dunque, cari figli, siccome voi, nella baldanza del vostro 
intelletto, vi siete resi infedeli al vostro intimissimo amore, che è posto da Dio 
in voi, così siete divenuti nella vostra anima come...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- BEGIN TEMPLATE: postbit_external -->
<div>Ne &quot;Il governo della famiglia&quot; - vol. 1:<br />
<br />
69:9. (Continua il discorso di Set)<br />
Ebbene, vedete dunque, cari figli, siccome voi, nella baldanza del vostro<br />
intelletto, vi siete resi infedeli al vostro intimissimo amore, che è posto da Dio<br />
in voi, così siete divenuti nella vostra anima come disobbedienti al vostro san-<br />
tuario, e così anche all’Amore in Dio. Il vostro amore si è poi ritirato e voi<br />
avete vissuto soltanto nella vostra anima, tendendo ad estendervi solo esterior-<br />
mente (se fosse stato possibile, all’infinito). Ora, però, giudicate voi stessi e<br />
dite che cos'è più consistente: se una nebbia che si estende da tutte le parti,<br />
benché nella sua transitoria grandezza avvolga intere regioni del mondo, oppu-<br />
re una minuscola pietruzza rotonda e trasparente come una goccia di rugiada!<br />
Vedete, qui appunto è da ricercare il perché del vostro timore e la ragione della<br />
vostra cecità!<br />
10. Non è forse la pietruzza tanto solida, che nessuno può triturarla, e resiste-<br />
re ad ogni uragano, ad ogni pressione e ad ogni colpo? Certo, voi vedeste la<br />
tigre lacerare improvvisamente un toro poderoso in minimi pezzi, ma, in verità,<br />
se questa tigre avesse voluto mordere una simile pietruzza, grande appena<br />
quanto un uovo, allora la sua arma più terribile sarebbe stata spuntata! E se l’a-<br />
vesse inghiottita intera, avrebbe contemporaneamente inghiottito la sua morte e<br />
nella decomposizione del suo corpo la pietruzza sarebbe rimasta intatta!<br />
11. Vedete, o figli, l'uomo, nella sua obbedienza è uguale a questa pietruzza,<br />
mentre alla nebbia corrisponde l’uomo quale essere di intelligenza puramente<br />
esteriore! Ma quando il vento comincia a premere la nebbia contro altra nebbia,<br />
non avviene forse che si formano delle gocce d’acqua? E se diverse e molte di<br />
tali gocce scorrono, convergendo assieme, non finiscono forse con il costituire<br />
un lago? Però il grande peso della massa d’acqua preme eccessivamente nella<br />
profondità ed allora, per effetto di tale pressione, le sue particelle si afferrano<br />
tra di loro e formano una pietra trasparente, che poi è una solida pietra raggian-<br />
te, identica al Thummim, il quale è un simbolo e un grande indizio della obbe-<br />
dienza che ritorna per mezzo del vero pentimento.<br />
12. Vedete, in seguito alla vostra disobbedienza siete diventati nebbia! Ma<br />
poi vennero dei venti di ogni specie, i quali vi hanno oppresso e angustiato da<br />
ogni parte. Voi percepiste tale pressione e angustia e versaste perciò lacrime di<br />
dolore. Vedete, questa è la pioggia! Però non è stato sufficiente che voi diveni-<br />
ste acqua similmente alle singole gocce, bensì fu necessario che diventaste, nel<br />
vostro pentimento, come un lago. E voi ormai siete diventati questo lago. Certo<br />
è che voi percepite in misura maggiore di prima la pressione nella profondità<br />
della vostra vita, ma, udite, vedete e comprendete bene: proprio mediante que-<br />
st’ultima pressione, come le particelle dell’acqua, la vostra duplice vita si è<br />
riafferrata e rinsaldata, ed una nuova pietra della vita e della vera sapienza si è<br />
formata in voi. Siate dunque lieti e di buon animo, poiché non siamo venuti qui<br />
per rovinarvi, ma al contrario, affinché vi sia data una nuova vita nel vero<br />
amore a Dio, il Padre santissimo di tutti noi. Amen».<br />
<b>13. (N.B.: Ascoltate, questa è la cosiddetta &quot;Pietra filosofale&quot;, quella cioè<br />
che il mondo non è più capace di trovare, né troverà mai più!)</b></div>


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			<category domain="https://discutere.it/forumdisplay.php?53-Religioni-e-spiritualità">Religioni e spiritualità</category>
			<dc:creator>Arcobaleno</dc:creator>
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			<title>In che consiste l’attività iniziatica?</title>
			<link>https://discutere.it/showthread.php?67005-In-che-consiste-l’attività-iniziatica&amp;goto=newpost</link>
			<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 11:44:28 GMT</pubDate>
			<description>Propongo un estratto dell’articolo “Alcune questioni fondamentali” di Albano Martín De La Scala, pubblicato nella rivista “Lettera e Spirito” del dicembre 2017 (Testo completo disponibile al link: https://ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo) 
 
Le finalità dell’organizzazione iniziatica per quanto...</description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- BEGIN TEMPLATE: postbit_external -->
<div>Propongo un estratto dell’articolo “Alcune questioni fondamentali” di Albano Martín De La Scala, pubblicato nella rivista “Lettera e Spirito” del dicembre 2017 (Testo completo disponibile al link: <a href="https://ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo" target="_blank">https://ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo</a>)<br />
<br />
Le finalità dell’organizzazione iniziatica per quanto concerne l’evoluzione spirituale dei suoi affiliati sono magistralmente condensate nella terzina seguente del canto XXVI dell’Inferno:<br />
Considerate la vostra semenza:<br />
fatti non foste a viver come bruti,<br />
ma per seguir virtute e canoscenza&quot;<br />
In ambito iniziatico il lavoro personale comporta l’attualizzazione dei proponimenti espressi nel patto; incentrati su un dono, quello del libero arbitrio, si arguisce come tali intenti trovino la loro sublimazione nella maturazione di un’attitudine di profonda generosità, che costituisce la radice e la cornice a tutto il lavoro ulteriore, sia esso attinente alla vita attiva sia a quella contemplativa.<br />
Nella sua opera La vita tradizionale è la sincerità, lo Sheikh Tâdilî afferma: «La nobiltà del carattere (makârim al-akhlâq) è tutto il tasawwuf» e, poco oltre: «L’uomo nobile marcia verso il successo!». Il termine makârim, qui reso con nobiltà, ha la stessa radice del nome divino al-Karîm, il Generoso, il che lascia intuire come la generosità sia la parte interiore e la radice della vera nobiltà.<br />
L’importanza di questa virtù è ribadita pure da Abdul-Hâdî che, rifacendosi agli insegnamenti dello Sheikh Elîsh el-Kebîr, scrive: «l’arte di dare è il principale Arcano della Grande Opera». Nel suo articolo egli presenta la prospettiva dell’iniziato ormai liberato da ogni sentimentalismo, che ha colto l’identità tra l’io e il non-io. Quest’uomo è cosciente dell’Unità universale e ha penetrato i segreti dell’arte di donare «nel disinteresse assoluto, nella perfetta purezza dell’anima al compiere l’atto, cioè dell’intenzione, nella completa assenza d’ogni speranza in un ritorno, in una qualunque ricompensa, foss’anche nell’altro mondo». Abdul-Hâdî sostiene che «Oggi è impossibile fare del bene all’umanità senza alcun retropensiero utilitario» e quindi che «La vera carità comincia con l’animale; continua con la pianta, ma allora essa esige le scienze dell’iniziato. Queste scienze conducono all’Alchimia, che è la carità umana verso le pietre e i metalli, cioè verso la natura inorganica. L’apogeo di questa carità è il dono di Sé ai numeri primitivi, giacché allora si sostiene l’Universo con il suo soffio ritmato».<br />
Da tutto ciò si arguisce come sia importante non confondere il lavoro iniziatico con un attivismo esagerato in ambito rituale o con lo studio libresco, giacché si tratta di una questione di gusto e d’imparare a leggere il libro della propria coscienza.<br />
Non possiamo a questo proposito fare a meno di riportare due passi dello Sheikh ad-Darqâwî: «Se desideri che il tuo cammino s’accorci perché tu arrivi rapidamente alla realizzazione, praticherai le opere di carattere “necessario” e quelle “surerogatorie fermamente raccomandate”; apprendi dalla scienza esteriore ciò che è indispensabile per servire Dio, ma non attardartici, giacché non ti è richiesto d’approfondirla; è la scienza interiore che devi approfondire; e combatti la bramosia; allora vedrai meraviglie» e «Proprio nella misura in cui l’anima abbandona le passioni, si rafforza l’effusione dello Spirito da parte del suo Signore, in guisa che le nozze dello Spirito e dell’anima si moltiplicano, al pari dei loro frutti, ossia le scienze infuse e le azioni che ne derivano. Il godimento di ciò non può che indurre l’uomo a contrastare l’anima [passionale] e a domarla, malgrado le sue repulse, sgarberie ed esecrazioni, giacché un comportamento simile gli è facilitato da tutto quel che vi vede di “luci”, di “segreti”, di “profitti” spirituali».<br />
Il lavoro personale rivolto all’esercizio delle virtù crea nell’essere i presupposti per il lavoro interiore focalizzato sul fine immutabile, ossia la Conoscenza, secondo le parole dantesche: «impossibile è essere savio chi non è buono». (Convivio, IV – xxvii). Esso si compie attraverso successivi e continui cambiamenti; in un susseguirsi di soluzioni e coagulazioni che portano l’iniziato a insediarsi in stati via via più elevati, che dev’essere pronto ad abbandonare se vuole elevarsi ulteriormente. Egli deve comprendere i doveri del proprio stato e adempierli nel modo migliore e più completo possibile, solo a quel punto potrà passare a uno stato successivo superiore. Se non v’è cambiamento non può esservi avanzamento e ogni organizzazione iniziatica degna di questo nome interviene per favorirlo attraverso consigli, allusioni, interdizioni, ordini, preghiere e invocazioni, che sono come i catalizzatori di questo processo alchemico. In tale contesto i riti sono dei supporti, che possono consentire risultati miracolosi, solo quando scaturiscano e siano accompagnati da un desiderio ardente, ma che diventano addirittura dannosi se praticati altrimenti; lo Sheikh Tâdilî è esplicito al riguardo: «Sappiate (ancora), fratelli miei, che quando il faqîr che fa il dhikr non ha in lui la volontà (irâdah), il nome di Sufi è una metafora per quanto lo concerne e il suo dhikr è pericoloso».<br />
Qual è dunque l’attitudine corretta nel lavoro interiore? Molti potranno essere sorpresi nello scoprire che la “ricettività” è «un costante sforzo d’assimilazione, che è proprio qualcosa d’essenzialmente attivo, e anche al grado più alto che si possa concepire». (In Iniziazione e passività). Essa presuppone uno stato di “pace interiore”, d’“attenzione” e di “presenza”.<br />
A proposito del lavoro interiore, R. Guénon afferma che l’azione è solo la parte più esteriore dell’attività, quella «dipendente propriamente solo dal dominio corporeo», inoltre «ciò che è più attivo è anche, e con ciò stesso, ciò che è più vicino all’ordine puramente spirituale, mentre l’ordine corporeo è quello in cui predomina la passività; ne deriva la conseguenza, paradossale solo in apparenza, che l’attività è tanto più grande e più reale quanto più si esercita in un dominio lontano da quello dell’azione». (Contro il quietismo).<br />
Abdul-Hâdî (in Pages dediées à Mercure) afferma: «Ora, la condizione indispensabile addirittura per il primo bagliore dell’“Illuminazione esoterica” (El-Ishrâq), è proprio un posto esclusivamente riservato a Dio nel proprio foro interiore. È indifferente che questo posto sia grande o piccolo, ricco o povero, ma è di capitale importanza che sia assolutamente puro e senz’alcuna mescolanza. È molto difficile, nell’attuale disordine della vita, realizzare la sincerità e la Solitudine divina assoluta, anche solo per la durata di un minuto di sessanta secondi».</div>


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			<dc:creator>Anello Verde</dc:creator>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Ancora sull'amore.]]></title>
			<link>https://discutere.it/showthread.php?66999-Ancora-sull-amore&amp;goto=newpost</link>
			<pubDate>Sat, 28 Feb 2026 09:53:08 GMT</pubDate>
			<description><![CDATA[Ne "Il governo della famiglia" - vol. 1: 
 
68:27. (Parole di Adamo) ...Noi tutti siamo germogliati fuori dall’Amore eterno e perciò siamo tutti 
figli dell’uno e medesimo Padre santo, il Quale dimora, infinito, nella Sua eter- 
na Gloria e Santità e nel Suo Amore, presso di noi e noi presso di...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- BEGIN TEMPLATE: postbit_external -->
<div>Ne &quot;Il governo della famiglia&quot; - vol. 1:<br />
<br />
68:27. (Parole di Adamo) ...Noi tutti siamo germogliati fuori dall’Amore eterno e perciò siamo tutti<br />
figli dell’uno e medesimo Padre santo, il Quale dimora, infinito, nella Sua eter-<br />
na Gloria e Santità e nel Suo Amore, presso di noi e noi presso di Lui. Quindi<br />
anche noi dobbiamo attribuire ogni importanza al Suo Amore, perché soltanto<br />
nell’amore e per mezzo dell’amore noi siamo Suoi figli; soltanto tramite l’amo-<br />
re noi possiamo degnamente glorificarLo quale Dio e Signore. Tramite l’amore<br />
ci è dato altresì di riconoscerLo; nell’amore possiamo avvicinarci a Lui, e, così,<br />
unicamente nell’amore e per mezzo dell’amore ci è possibile vivere, trovare e<br />
conservare la vita eterna.<br />
28. Dio, nella Sua Santità, è inaccessibile; nella Sua Sapienza è imperscruta-<br />
bile; incommensurabile nella Sua Grazia; temibile sopra ogni cosa nella Sua<br />
Potenza; insuperabile per l’eternità nella Sua Forza. La Sua Luce è una Luce di<br />
ogni luce; ed il Suo Fuoco è un Fuoco di ogni fuoco. E così Egli è, in tutto ciò,<br />
un Dio intangibile e del tutto estraneo a noi, il Quale non ci vuole ed eterna-<br />
mente ci respinge da Sé; però proprio questo Dio è nello stesso tempo il Supre-<br />
mo Amore Stesso. Questo Amore addolcisce la Sua Divinità, tanto che Egli<br />
vuole averci vicino a Sé, e se noi Lo amiamo, allora Egli si riversa fuori da<br />
tutta la Sua Divinità, attraverso l’Amore che nutre per noi, ci rende Suoi figli e<br />
poi Si fa riconoscere da noi quale il migliore, il più amoroso Padre santo in<br />
qualsiasi cosa possa riguardarci, e ci concede di amarLo sempre più e di deli-<br />
ziarci di Lui, ed infine perfino di contemplarLo perfettamente quale Padre,<br />
nella vita eterna e libera.<br />
29. Considerate dunque bene, o figli, Chi e Che cosa è veramente Dio, e<br />
Chi e Che cosa è il nostro Padre santissimo, e in conformità, poi, operate<br />
fedelmente! Amen».<br />
<br />
69:6. (Parole di Set) ...Però ascoltate! Questo Dio, appunto, ha una cosa alla quale Egli tiene<br />
moltissimo e questa cosa è precisamente il Suo proprio eterno Amore Stesso,<br />
per mezzo del Quale siamo sorti noi e tutte le cose per noi. In questo Amore e<br />
tramite questo Amore, Dio è il nostro Padre e noi siamo Suoi figli. Ed in questo<br />
Suo Amore ha importanza per Lui tanto l’insignificantissimo quanto l’immen-<br />
so, ed Egli ha di tutto ciò la medesima cura; di conseguenza anche in tale cura<br />
d’amore, Egli rende manifesti in tutte le cose la Sua inconfondibile Divinità e il<br />
Suo Amore paterno.<br />
7. Dunque, all’Amore di Dio non può risultare indifferente il fatto che noi<br />
operiamo in un modo oppure nell’altro. Se consideriamo l’amore come indi-<br />
pendente, esso pure è costituito in modo tale da essere cieco per tutte le<br />
azioni dei Suoi figli, come una madre tenerissima verso i propri lattanti; solo<br />
che Dio senza Amore non sarebbe Dio, e l’Amore senza Dio non sarebbe<br />
Amore. Ma da ciò consegue che Dio ed il Suo Amore sono un Essere solo e<br />
ne consegue anche che Dio è potente nel Suo Amore, e che l’Amore è santo<br />
tramite Dio. E questo Unico Dio, dunque, è nel complesso il Padre nostro<br />
amorosissimo e santissimo, come noi siamo perfettamente Suoi figli, Sua<br />
immagine, poiché anche noi abbiamo un cuore ed in questo cuore vi è uno<br />
spirito d’amore; come pure dobbiamo riconoscere che in tutto il nostro esse-<br />
re possediamo un’anima vivente colma d’intelligenza, in modo tale che<br />
anche in noi l’intelletto è di per sé uguale all’Essere di Dio; e l’amore dello<br />
spirito nel cuore, con la sua libera volontà, è uguale all’Amore in Dio. E<br />
quando poi dall’anima e dallo spirito, mediante la libera volontà, si forma un<br />
essere, allora pure noi siamo perfettamente simili a Dio in tutto, e proprio<br />
così diventiamo Suoi figli.<br />
8. Ma come Dio per noi solo nell’Amore è Dio e di noi tutti l’amorosissimo<br />
Padre santo, così anche noi possiamo diventare Suoi figli solo nell’amore.<br />
Però, l’unione di Dio con il proprio Amore equivale all’ubbidienza. Se ora noi,<br />
con il nostro baldo intelletto, obbediamo a quanto percepiamo essere le esigen-<br />
ze dello spirito e congiungiamo così la luce con l’amore, diventiamo con ciò<br />
figli dell’amore, colmi di sapienza, certi del pieno Compiacimento di Dio e<br />
figli pieni di vita eterna.</div>


<!-- END TEMPLATE: postbit_external -->]]></content:encoded>
			<category domain="https://discutere.it/forumdisplay.php?53-Religioni-e-spiritualità">Religioni e spiritualità</category>
			<dc:creator>Arcobaleno</dc:creator>
			<guid isPermaLink="true">https://discutere.it/showthread.php?66999-Ancora-sull-amore</guid>
		</item>
		<item>
			<title>In che consiste il patto iniziatico?</title>
			<link>https://discutere.it/showthread.php?66990-In-che-consiste-il-patto-iniziatico&amp;goto=newpost</link>
			<pubDate>Sun, 22 Feb 2026 15:52:45 GMT</pubDate>
			<description>Propongo un estratto dell’articolo “Alcune questioni fondamentali” di Albano Martín De La Scala, pubblicato nella rivista “Lettera e Spirito” del dicembre 2017 (Testo completo disponibile al link: https://ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo) 
 
Nel mondo occidentale non v’è niente di più adatto della...</description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- BEGIN TEMPLATE: postbit_external -->
<div>Propongo un estratto dell’articolo “Alcune questioni fondamentali” di Albano Martín De La Scala, pubblicato nella rivista “Lettera e Spirito” del dicembre 2017 (Testo completo disponibile al link: <a href="https://ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo" target="_blank">https://ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo</a>)<br />
<br />
Nel mondo occidentale non v’è niente di più adatto della Divina Commedia per entrare nell’argomento [del patto iniziatico], giacché in essa il processo iniziatico è descritto in ogni sua fase. La natura del patto iniziatico è mirabilmente illustrata nelle terzine seguenti del canto V del Paradiso (19-33):<br />
<i>“Lo maggior don che Dio per sua larghezza<br />
fesse creando, e a la sua bontate<br />
più conformato, e quel ch’e’ più apprezza,<br />
fu de la volontà la libertate;<br />
di che le creature intelligenti,<br />
e tutte e sole, fuoro e son dotate.<br />
Or ti parrà, se tu quinci argomenti,<br />
l'alto valor del voto, s'è sì fatto<br />
che Dio consenta quando tu consenti;<br />
ché, nel fermar tra Dio e l'uomo il patto,<br />
vittima fassi di questo tesoro,<br />
tal quale io dico; e fassi col suo atto.<br />
Dunque che render puossi per ristoro?<br />
Se credi bene usar quel c’hai offerto,<br />
di maltolletto vuo’ far buon lavoro”. </i><br />
Nelle parole di Beatrice, Dante spiega che il libero arbitrio, attributo specifico delle creature intelligenti, è il più grande dono che Dio, nella sua sconfinata generosità, fa all’essere umano e la cosa che maggiormente apprezza in lui. Il patto iniziatico è l’atto con cui l’uomo rinuncia a questo tesoro rimettendolo volontariamente nelle mani del suo Signore e facendone sacrificio. Comprendere l’alto valore di quest’impegno è fondamentale perché esso sia accettato e chi lo stringe dovrebbe essere cosciente che in tal modo si vincola a non far più uso del proprio libero arbitrio (riappropriandosi di qualcosa dopo averla donata si comporterebbe altrimenti come un ladro).<br />
Se dal punto di vista principiale il patto è stipulato tra l’iniziato e Dio, in concreto si estrinseca al cospetto dell’organizzazione iniziatica, aderendo alla quale si è guidati in un percorso d’armonizzazione integrale della propria esistenza.<br />
Tale cammino è evocato dalla discesa agli Inferi e dalla risalita del Purgatorio nel corso della quale Dante è mondato dai sette peccati capitali. Nel canto XXVII del Purgatorio (124-142), giunti sul gradino più elevato della scala, Virgilio si accommiata da Dante dopo avergli restituito il suo libero arbitrio:<br />
<i>“Come la scala tutta sotto noi<br />
fu corsa e fummo in su ‘l grado superno,<br />
in me ficcò Virgilio li occhi suoi,<br />
e disse: “Il temporal foco e l’etterno<br />
veduto hai, figlio; e se’ venuto in parte<br />
dov’io per me più oltre non discerno.<br />
Tratto t’ho qui con ingegno e con arte;<br />
lo tuo piacere omai prendi per duce;<br />
fuor se’ de l’erte vie, fuor se’ de l’arte.<br />
Vedi lo sol che ’n fronte ti riluce;<br />
vedi l’erbette, i fiori e li arbuscelli<br />
che qui la terra sol da sé produce.<br />
Mentre che vegnan lieti li occhi belli<br />
che, lagrimando, a te venir mi fenno,<br />
seder ti puoi e puoi andar tra elli.<br />
Non aspettar mio dir più né mio cenno;<br />
libero, dritto e sano è tuo arbitrio,<br />
e fallo fora non fare a suo senno:<br />
per ch’io te sovra te corono e mitrio”.</i><br />
Virgilio, fissando intensamente Dante, gli dice che dopo averlo accompagnato con ingegno e arte nella visione del fuoco eterno e nella risalita del Purgatorio sono giunti laddove la sua ragione non può spingersi oltre. Dante si trova finalmente al sicuro, fuori da ogni difficoltà, e Virgilio lo invita a prendere come guida la sua spontanea volontà, non attendendo più le sue indicazioni né i suoi cenni: il suo arbitrio è libero, retto e giusto, e sarebbe errato non assecondarlo, cosicché Virgilio lo incorona e lo consacra signore e pastore di se stesso.<br />
Dal raffronto di questi passi emerge come il sacrificio del libero arbitrio sia richiesto all’uomo che ha smarrito la propria condizione centrale nel suo stato d’esistenza, simbolicamente rappresentata dalla cacciata dal Paradiso Terrestre, in quanto “strumento” difettoso e condizionato dalle tendenze dell’ambiente, dalle miopi tendenze individuali e dai vizi. Purché tale rinuncia sia effettiva può iniziare il processo di purificazione sopra evocato, allora, verso la fine dello stesso, lo strumento del libero arbitrio gli verrà restituito essendo divenuto per lui una bussola infallibile atta ad indicargli in ogni occasione la corretta strada da imboccare.</div>


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			<category domain="https://discutere.it/forumdisplay.php?53-Religioni-e-spiritualità">Religioni e spiritualità</category>
			<dc:creator>Anello Verde</dc:creator>
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		</item>
		<item>
			<title>Esaltazione della Parola divina.</title>
			<link>https://discutere.it/showthread.php?66988-Esaltazione-della-Parola-divina&amp;goto=newpost</link>
			<pubDate>Sat, 21 Feb 2026 10:16:15 GMT</pubDate>
			<description><![CDATA[Ne "Il governo della famiglia" - vol. 1: 
 
*61:8. (Parole di Set) Però, in futuro, verrà anche questo: il Signore susciterà i figli a maestri dei loro genitori e donerà ai genitori un cuore infantile. Ed un giorno, dopo di  
noi, verranno ancora dei figli, i quali nella loro impotenza compiranno...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- BEGIN TEMPLATE: postbit_external -->
<div>Ne &quot;Il governo della famiglia&quot; - vol. 1:<br />
<br />
<b>61:8. (Parole di Set) Però, in futuro, verrà anche questo: il Signore susciterà i figli a maestri dei loro genitori e donerà ai genitori un cuore infantile. Ed un giorno, dopo di <br />
noi, verranno ancora dei figli, i quali nella loro impotenza compiranno cose più<br />
grandi che non noi con tutta la nostra forza. E così, in ogni tempo, avverrà<br />
secondo la Volontà del Signore!<br />
</b><br />
11. (Parole di Enoch) Vedete, così precisamente avviene di ciascuna Parola del Signore! Essa non sarà fruttifera appena è stata data, bensì quando viene deposta nel terreno<br />
dei nostri cuori; essa vi viene deposta ben custodita entro un duro guscio; ma,<br />
quando poi, per effetto del nostro amore, questo duro involucro si scioglie e<br />
viene consunto nel cuore, allora, vedete, il germe vivente, ovvero l’intelligenza<br />
vivente e fattiva, irrompe alla luce del Sole dello spirito e, esposta poi a svaria-<br />
te prove tempestose, nonché alle piogge d'amore dall’Alto ed alla luce di Gra-<br />
zia del santissimo ed amorosissimo Padre, prospererà e maturerà a frutto<br />
inestimabile di ogni vita e d’ogni amore nella Sapienza di Dio, nostro Padre!<br />
12. O padri, vedete, questa è la Volontà del Signore, ed è così che dobbiamo<br />
afferrare ciascuna delle Sue parole! E soltanto a questo modo forniremo chiara<br />
prova dinanzi al Signore che noi siamo veramente Suoi figli, i quali compren-<br />
dono la Parola del Padre e bene riconoscono sempre la Sua Voce. Amen».<br />
<br />
<b>63:10. (Parla Asmahaele, il fuggiasco) Ma le parole, ascoltate, le parole che hanno radice nella Vita ci mostrano la Vita a loro volta! E in quale cosa, in origine, la Vita avrebbe potuto trovarsi, se non solo nella Parola?<br />
11. Nella Parola è la Vita, la Parola è la Vita e Dio è la Parola e la Vita. Solo<br />
nella Parola si trova la Vita, ed è la Parola che, generando se stessa eternamente<br />
in Dio e trovandosi eternamente in Dio come Vita della Vita, deve anche aver<br />
parlato molto possentemente e così aver tutto formato e tutto creato infinita-<br />
mente da sé!<br />
12. O padri dei padri della Terra, ma se ora, per bocca di Enoch, mi è dato di<br />
apprendere il possente operare della Parola e sento che per suo mezzo tutto si<br />
trasforma in me e si rinnova, oh, allora non chiedo della Vita! In verità, io l’ho<br />
già fedelmente trovata nella Parola, e a chi tale prova della Vita non basta, allo-<br />
ra, o padri, io penso che difficilmente ne troverà un’altra! Amen».<br />
<br />
64:12. (Parla Enoch) Ascoltate, dunque: come la forma di tutte le cose, nella loro <br />
immensa varietà, è un’espressione del calore naturale in congiunzione con la luce e si<br />
differenzia soltanto a seconda della capacità di accoglimento di più o meno<br />
luce o di maggiore o minore calore, così anche il linguaggio umano è una<br />
forma plasmata dal calore spirituale, il quale è l’Amore divino nel cuore, e<br />
della luce spirituale, costituita dalla Grazia divina dell’uomo.<br />
13. Ora, come potremo proferire parole intelligibili, se queste non ci venisse-<br />
ro date quali forme eterne dello spirito? Ma, considerato che possiamo denomi-<br />
nare tutte le cose, dite, chi ci ha insegnato tutto ciò?<br />
14. Dio solo ha potuto farlo, essendo soltanto Lui l’eterno compendio di tutte<br />
le forme, perché Egli è la Vita e la Luce, o l’Amore e la Sapienza Stessi e,<br />
quale eterno, inscindibile legame di ambedue, Egli è la Forma Originaria di<br />
tutte le forme o l’Essere Originario di tutti gli esseri, ovvero dunque l’eterna<br />
Parola Stessa!<br />
15. Se dunque qualcuno ha trovato esteriormente la Parola e l’ha compresa<br />
ed accolta, egli allora non ha trovato un oggetto, bensì una vita spirituale<br />
nella sua piena consistenza, perché ciascuna parola è una forma risultante dal<br />
calore e dalla luce spirituali. Perché ci meravigliamo allora per le parole del<br />
nostro Asmahaele?<br />
16. Oppure, non assomigliamo, in problemi del genere, ai pesci che, stando-<br />
sene nell’acqua, non la vedono, così come noi, che siamo immersi nell’aria,<br />
non la vediamo; o non è proprio così che noi, trovandoci nella pienezza della<br />
vita da Dio, ci meravigliamo e restiamo colpiti, apprendendo la vera sensazione<br />
di Asmahaele?<br />
17. Però, o padri, tutto ha la sua ragione! Vedete, nella parola stessa abbiamo<br />
sì la vita indistruttibile, ma questa vita è ancora simile a quella racchiusa nel<br />
granello di semente! Se rivolgiamo il nostro cuore al mondo, allora in noi<br />
subentra l’inverno; e la luce di grazia, avendo troppo breve durata, non è capa-<br />
ce di liberare in noi il calore spirituale. Ma se noi invece rivolgiamo continua-<br />
mente il nostro cuore verso le altezze di Dio, allora la luce di grazia, che in<br />
questo caso dura a lungo, anzi è perpetua, libererà ben presto dai lacci il calore<br />
della vita spirituale in noi, e noi stessi poi, quali forme viventi, ovvero quali<br />
parole viventi, ci innalzeremo, ridestati per l’eternità, nella Luce del Signore.<br />
18. Ma chi non agisce in questo modo, quegli è un predone e un ladro, e<br />
diverrà zizzania e ripugnante insetto, ed apparirà quale una deformazione<br />
orrenda della vita, come la si può constatare in coloro che dimorano nella<br />
pianura.<br />
19. Chi dunque ha la parola, quegli ha anche, in eterno, la vita; però, a<br />
seconda di come è la parola, così sarà pure la sua vita!<br />
20. Così va inteso quello che Asmahaele ha voluto dire. Amen.»</b></div>


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			<category domain="https://discutere.it/forumdisplay.php?53-Religioni-e-spiritualità">Religioni e spiritualità</category>
			<dc:creator>Arcobaleno</dc:creator>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA["Ricordati che sei polvere"]]></title>
			<link>https://discutere.it/showthread.php?66983-quot-Ricordati-che-sei-polvere-quot&amp;goto=newpost</link>
			<pubDate>Wed, 18 Feb 2026 08:34:26 GMT</pubDate>
			<description>Pim....pum...pammmm!!!! Di sotto e di sopra, di qui e di là, facciamo fuoco e fiamme: eppure oggi, ricevendo le Ceneri, ci viene ricordato che siamo solo polvere, cenere, crusca portata dal vento. Secondo voi perché? Perché è importante avere una esatta percezione di noi stessi? Cosa rischiamo...</description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- BEGIN TEMPLATE: postbit_external -->
<div>Pim....pum...pammmm!!!! Di sotto e di sopra, di qui e di là, facciamo fuoco e fiamme: eppure oggi, ricevendo le Ceneri, ci viene ricordato che siamo solo polvere, cenere, crusca portata dal vento. Secondo voi perché? Perché è importante avere una esatta percezione di noi stessi? Cosa rischiamo altrimenti?<br />
<br />
Grazie, leggerò nella Settimana Santa. Ci risentiamo durante la Settimana Santa.<br />
<br />
Un caro abbraccio a tutti!</div>


<!-- END TEMPLATE: postbit_external -->]]></content:encoded>
			<category domain="https://discutere.it/forumdisplay.php?53-Religioni-e-spiritualità">Religioni e spiritualità</category>
			<dc:creator>conogelato</dc:creator>
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		</item>
		<item>
			<title>Posizione di Enoch.</title>
			<link>https://discutere.it/showthread.php?66977-Posizione-di-Enoch&amp;goto=newpost</link>
			<pubDate>Sat, 14 Feb 2026 11:26:53 GMT</pubDate>
			<description><![CDATA[Ne "Il governo della famiglia" - vol. 1: 
 
59:12. (Parole di Enoch) ...Ma se tutto quello che proviene da Dio appartiene a noi tutti, senza 
distinzione, come potrebbe qualcuno appartenere di più e qualcun altro appar- 
tenere di meno al Signore, se egli stesso è proceduto dal Signore ed a Lui...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- BEGIN TEMPLATE: postbit_external -->
<div>Ne &quot;Il governo della famiglia&quot; - vol. 1:<br />
<br />
59:12. (Parole di Enoch) ...Ma se tutto quello che proviene da Dio appartiene a noi tutti, senza<br />
distinzione, come potrebbe qualcuno appartenere di più e qualcun altro appar-<br />
tenere di meno al Signore, se egli stesso è proceduto dal Signore ed a Lui vor-<br />
rebbe ritornare? O padri, vedete, quale figlio vorrebbe venire da voi per avere<br />
un santo consiglio e voi non vorreste ascoltarlo, per dargli quello che gli è utile?<br />
13. Ora, dato che voi, quali uomini caduti, siete misericordiosi perfino verso<br />
uno straniero, allora quanto più il buonissimo e santissimo Padre farà per voi<br />
quello che vi è utile e darà volentieri a ciascuno ciò per cui Egli Stesso lo ha<br />
già in precedenza reso adatto a ricevere!<br />
14. <b>Sia dunque lontano da voi il credere che io sia un organo eletto della<br />
vivente Voce di Dio; oh, no, di certo io non lo sono, ma, anzi, voi piuttosto lo<br />
siete! Quindi rivolgetevi pure liberamente a Lui e sicuramente vi sarà reso noto<br />
qual è la Volontà del Signore! Amen»</b><br />
<br />
60:5. Tuttavia, o cari e stimatissimi padri, dite o domandate a voi stessi che<br />
cosa si potrebbe fare nel caso in cui il primo padre, Adamo, essendogli stata<br />
fatta dai figli una qualche domanda, per non dover parlare egli stesso, avesse<br />
dato a me una risposta concisa, dura e dal significato profondo e preciso.<br />
<b>Ammettiamo ora che i figli questa risposta non l’abbiamo compresa e ammet-<br />
tiamo che io pure, quale strumento della risposta, non l’avessi compresa a<br />
fondo, bensì solamente quel tanto che il primo padre avesse voluto spiegarmi,<br />
alla precisa condizione di non dare a nessuno per il momento tale spiegazione,<br />
affinché i cuori dei figli, nella sfera del loro pensiero, non fossero indotti ad<br />
eccessiva pigrizia, bensì potessero sempre più destarsi. Ma se poi i figli, a<br />
causa della risposta un po’ oscura, mi facessero pressioni e mi costringessero a<br />
parlare in maniera più chiara e comprensibile, o padri, giudicate voi stessi:<br />
quale richiesta è situata più in alto, quella del primo padre o quella dei figli<br />
prematuramente avidi di sapere?<br />
<br />
8. Ma siccome ora non avete interrogato me, bensì il Signore tramite me, e<br />
perciò il vostro interesse era rivolto non alla mia voce, ma a quella del Signore,<br />
allora chiedete a voi stessi a chi tocca il rimprovero!<br />
9. Posso fare di più di quanto è nella Volontà del Signore? Posso dare più di<br />
quanto abbia ricevuto io stesso?<br />
10. E se anche io avessi ricevuto in piena misura, ma la Volontà del Signore<br />
mi avesse posto dei limiti determinati di dirvi per il momento solo quello che<br />
vi ho riferito con precisione, dato che il Signore aveva, di sapiente proposito,<br />
richiesto tale cosa precisamente da me, e se io obbedisco al Signore in ogni<br />
timore ed amore, o padri cari, giudicate e dite voi stessi se io non agisco retta-<br />
mente, quando considero la Volontà del Signore più eccelsa di ogni vano richie-<br />
dere degli uomini, i quali tutti assieme non sono niente di fronte a Lui, e senza<br />
di Lui non possono assolutamente niente, mentre possono tutto con Lui!</b></div>


<!-- END TEMPLATE: postbit_external -->]]></content:encoded>
			<category domain="https://discutere.it/forumdisplay.php?53-Religioni-e-spiritualità">Religioni e spiritualità</category>
			<dc:creator>Arcobaleno</dc:creator>
			<guid isPermaLink="true">https://discutere.it/showthread.php?66977-Posizione-di-Enoch</guid>
		</item>
		<item>
			<title>Parole</title>
			<link>https://discutere.it/showthread.php?66966-Parole&amp;goto=newpost</link>
			<pubDate>Sun, 08 Feb 2026 10:06:33 GMT</pubDate>
			<description>Lo scrittore austriaco *Robert Musil *(1880 – 1942) nel suo capolavoro  in tre parti: “Der mann ohne eigenschaften”, romanzo conosciuto in Italia col titolo “*L’uomo senza qualità”*,  rimasto incompiuto per la morte dell’autore, all’inizio del capitolo 61 (“La fine di un’escursione”) scrisse: “Si...</description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- BEGIN TEMPLATE: postbit_external -->
<div>Lo scrittore austriaco <b>Robert Musil </b>(1880 – 1942) nel suo capolavoro  in tre parti: “Der mann ohne eigenschaften”, romanzo conosciuto in Italia col titolo “<b>L’uomo senza qualità”</b>,  rimasto incompiuto per la morte dell’autore, all’inizio del capitolo 61 (“La fine di un’escursione”) scrisse: “Si potrebbero classificare le attività umane secondo il numero di parole di cui hanno bisogno: più gliene occorrono e più c’è da pensar male del loro carattere”. In questa frase Ulrich (il protagonista) riflette in modo cinico sulla natura delle azioni umane e sul linguaggio che le accompagna. <br />
<br />
Ulrich sostiene che le azioni concrete, scientifiche, o le vere conoscenze, necessitano di poche parole, spesso solo numeri e formule. Al contrario, più un'attività è vaga, falsa o moralmente discutibile, più ha bisogno di parole, retorica e discorsi per essere giustificata o resa credibile.<br />
<br />
È una critica alla burocrazia, alla politica e alla società austriaca dell'epoca, caratterizzata da una grande produzione di parole a fronte di una scarsa sostanza reale. <br />
<br />
Questa riflessione si inserisce nel tema dell'utopia dell'esattezza cercata da Ulrich nel  tentativo di applicare la precisione scientifica alla vita e ai sentimenti, in opposizione alla confusione. Infatti capita d’incontrare persone aureolate da un alone di parole, con le quali riescono a nascondere il vuoto dei loro pensieri e nel loro agire.<br />
<br />
Alessandro Pronzato (1932 – 2018) era un sacerdote e scrittore, nel suo libro “Piccoli passi verso l’uomo”,  narra una scenetta che capita un po’ a tutti:  <b><font color="#FF0000">“Ci sono tipi che esordiscono: Sarò breve… Tu guardi smarrito la trentina di fogli che tengono in mano. Non te ne risparmiano neanche uno. Non una virgola. Non una parola.<br />
Bisognerebbe, a un certo punto, alzarsi tutti in piedi e dire a uno di questi chiacchieroni incontinenti: Quando hai finito, ricordati di spegnere la luce”.</font></b><br />
<br />
Il  discorso lungo, enfatico, inconcludente, è il vizio della comunicazione del nostro tempo: linguaggio semplificato, con slogan, adatto per i talk show, basati sulla conversazione.  <br />
<br />
Nel Vangelo di Matteo, quinto capitolo, quello delle “beatitudini”, c’è un lapidario monito di Gesù: “Sia invece il vostro parlare: &quot;Sì, sì&quot;, &quot;No, no&quot;; il di più viene dal Maligno” (versetto 37). <br />
<br />
Ancora Mattteo, nel settimo capitolo del suo vangelo  argomenta sulle relazioni umane e la legge di Dio. Nel versetto 21 afferma: “Non chiunque mi dice: &quot;Signore, Signore&quot;, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”. <br />
<br />
:eek:</div>


<!-- END TEMPLATE: postbit_external -->]]></content:encoded>
			<category domain="https://discutere.it/forumdisplay.php?53-Religioni-e-spiritualità">Religioni e spiritualità</category>
			<dc:creator>doxa</dc:creator>
			<guid isPermaLink="true">https://discutere.it/showthread.php?66966-Parole</guid>
		</item>
		<item>
			<title>Perché trasformare una maledizione in una benedizione.</title>
			<link>https://discutere.it/showthread.php?66965-Perché-trasformare-una-maledizione-in-una-benedizione&amp;goto=newpost</link>
			<pubDate>Sat, 07 Feb 2026 12:35:05 GMT</pubDate>
			<description><![CDATA[Ne "Il governo della famiglia" - vol. 1: 
 
58:18. E subito dopo aver pronunciato tali parole, gli venne presentato quel- 
l’uomo dai capelli neri e Adamo, toccatolo, lo benedisse tre volte e gli chiese 
quale fosse il suo nome. Ma questi rispose: «O grande e nobile primogenito 
di Dio, del gran Re...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- BEGIN TEMPLATE: postbit_external -->
<div>Ne &quot;Il governo della famiglia&quot; - vol. 1:<br />
<br />
58:18. E subito dopo aver pronunciato tali parole, gli venne presentato quel-<br />
l’uomo dai capelli neri e Adamo, toccatolo, lo benedisse tre volte e gli chiese<br />
quale fosse il suo nome. Ma questi rispose: «O grande e nobile primogenito<br />
di Dio, del gran Re della Terra, tu, saggio padre di tutti i padri della Terra,<br />
perdona me, povero fuggiasco dalla pianura, che, dopo essere stato strappato<br />
dalle mani assassine di Lamech, venni guidato qui da una splendente figura!<br />
Vedi, non ho nome, poiché non ero che uno schiavo costretto al lavoro, e<br />
questi schiavi, laggiù nella pianura, non hanno un nome, bensì, come le<br />
bestie vengono chiamati con un grido vuoto di senso ed inarticolato. Agli<br />
schiavi, infatti, è concesso soltanto di capire il linguaggio, ma non di parlar-<br />
lo. E chi mai di loro volesse far uscire dalla sua bocca un suono comprensibi-<br />
le, quegli dovrebbe immediatamente scontare il crimine della sua loquacità<br />
con la più crudele delle morti!<br />
19. Non sdegnarti dunque se io, povero schiavo, non posso darti quanto mi<br />
chiedi, poiché, vedi, la crudeltà regna sovrana nella pianura e non c’è ormai più<br />
nessuno che sia sicuro della propria vita, perché, in qualsiasi luogo qualcuno<br />
tentasse di rifugiarsi, verrebbe ben presto raggiunto dagli sgherri e dai guerrieri<br />
di Lamech e là, dove venisse preso, egli sarebbe messo a morte nella maniera<br />
più crudele, senza grazia né pietà!<br />
20. O grande padre dei padri della Terra! Laggiù le cose sono arrivate al<br />
punto tale che nessuna bocca umana è capace di raccontare gli orrori, che vi si<br />
commettono. L’uccisione crudele dei muti schiavi operai è ancora il meno,<br />
poiché può sempre ancora venire designata con un nome. Ma là vengono per-<br />
petrati pure degli abomini, che non hanno nome; però io non oserò mai certo<br />
narrarli, affinché con ciò non vengano profanate queste alture! Amen»<br />
21. Ma quando Adamo, unitamente ai suoi figli, ebbe inteso tale racconto<br />
da colui che non aveva un nome, inorridì enormemente e già era in procinto di<br />
prorompere in una maledizione contro la pianura, quando il senza-nome lo<br />
interruppe nella sua fiera invettiva esclamando:<br />
22. «O buon padre dei padri della Terra, trattieni tale funesta parola; perché<br />
ascolta! Coloro che sono laggiù, della tua maledizione non ne hanno alcun<br />
bisogno, perché di maledizione ne hanno già in misura più che abbondante.<br />
Basta il solo Lamech per tutta la Terra, poiché, qualora il gran Re sopra le<br />
stelle volesse tuonare la Sua maledizione più terribile sopra la Terra, altro non<br />
gli occorrerebbe, se non di mandare ancora un secondo Lamech e tu, o padre<br />
della Terra, puoi essere certo che prima che il sole sorgesse e tramontasse<br />
cento volte, all’infuori di Lamech nessun essere vivente molesterebbe la Terra<br />
con la sua presenza!<br />
23. Piuttosto, o padre dei padri della Terra, là dove vorresti scagliare la<br />
maledizione, oh, ascoltami, fa' in modo che scenda la benedizione. Sì, soltanto<br />
di benedizione hanno bisogno le pianure, le quali sono gravate dagli orrendi<br />
abomini, a causa appunto di una terribile maledizione. Se volessi gravare ancor<br />
più con le maledizioni il suolo già tenebroso dell’abominio, allora guai, guai a<br />
quei miseri schiavi che, muti, lavorano giù nelle pianure!<br />
24. Il loro sangue, versato in grande abbondanza, come turbine urlante va<br />
già ora gridando vendetta alle stelle; ma se tu volessi aggiungere altra maledi-<br />
zione a quelle che già affliggono le pianure, oh, tu allora vedresti le onde del<br />
sangue lambire ben presto le cime sacre dei monti!<br />
25. O, padre dei padri della Terra, benedici, oh benedici là dove vorresti<br />
lanciare una maledizione, pur in tutta giustizia! Amen.»</div>


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			<category domain="https://discutere.it/forumdisplay.php?53-Religioni-e-spiritualità">Religioni e spiritualità</category>
			<dc:creator>Arcobaleno</dc:creator>
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		<item>
			<title>Sull’orizzonte intellettuale</title>
			<link>https://discutere.it/showthread.php?66964-Sull’orizzonte-intellettuale&amp;goto=newpost</link>
			<pubDate>Sat, 07 Feb 2026 08:17:47 GMT</pubDate>
			<description>Propongo un estratto dell’articolo “Sull’orizzonte intellettuale” di Albano Martín De La Scala, pubblicato nella rivista “Lettera e Spirito” del Dicembre 2015 (Testo completo disponibile al link: https://ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo). 
 
Il termine orizzonte, dal latino horizon -ontis e greco...</description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- BEGIN TEMPLATE: postbit_external -->
<div>Propongo un estratto dell’articolo “Sull’orizzonte intellettuale” di Albano Martín De La Scala, pubblicato nella rivista “Lettera e Spirito” del Dicembre 2015 (Testo completo disponibile al link: <a href="https://ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo" target="_blank">https://ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo</a>).<br />
<br />
Il termine orizzonte, dal latino horizon -ontis e greco ὁρίζων -οντος, participio presente di ὁρίζω “limitare” (sottintendente κύκλος “circolo”), indica la linea apparente, a forma circolare, lungo la quale, in un luogo aperto e pianeggiante, il cielo e la terra sembrano toccarsi, tanto più ampia quanto maggiore è l’altitudine del luogo dal quale si osserva, la parte più lontana dello spazio libero cui si può spingere lo sguardo. Diversi elementi possono impedire la visione dell’orizzonte fisico di un luogo, posto che lo spazio dev’essere libero da ostacoli: oscurità o nebbia, difetti alla vista dell’osservatore, una postura scorretta (chi dovesse guardare troppo in alto vedrebbe solo cielo, chi troppo in basso, solo terra). Escludendo incorreggibili difetti alla vista, tutti gli altri impedimenti possono essere rimossi, scegliendo il momento e il punto più propizi all’osservazione, adottando una postura eretta e ben orientata orizzontalmente, tuttavia ciascun individuo possiede una propria percezione di orizzonte. Solo l’ampiezza massima di quel circolo apparente, il cosiddetto orizzonte astronomico terrestre, è caratteristico dell’altezza dell’osservatore, la sua distanza potendo essere facilmente calcolata con il teorema di Pitagora.<br />
Il termine orizzonte, dal piano fisico, può essere utilizzato a rappresentare le realtà del piano psichico e, ancor meglio, spirituale. Così, all’uscita dell’oscuro baratro dell’Inferno, all’arrivo nell’isoletta del Purgatorio, il «secondo regno | dove l’umano spirito si purga | e di salire al ciel diventa degno», Dante menziona l’orizzonte in quel “primo giro”. Ma sarà solamente in cima al Purgatorio, dove si colloca il Paradiso Terrestre e dove Dante s’incontra con Beatrice, nel punto più elevato in cui la razionalità sublima nell’intelletto, che fa tutt’uno con la spiritualità, che l’orizzonte raggiungerà la sua massima estensione, la percezione individuale non avendo più ostacolo sottile alcuno alla “visione” dell’intero emisfero.<br />
La risalita al monte Purgatorio equivale alla rigenerazione psichica dell’uomo, con il razionale che viene spinto ai suoi limiti superiori, a incontrare il puro intelletto. Tale risalita si compie attraverso la purificazione dai peccati vale a dire, in un linguaggio meno exoterico, la rimozione di altrettanti ostacoli alla visione interiore dell’orizzonte che compete a quella posizione. Ogni passo di questo cammino iniziatico muove dall’esercizio della discriminazione, “strumento” indispensabile perché l’individuo conosca la propria condizione relativa, e richiede specifiche qualificazioni. «Va da sé che la qualificazione essenziale, quella che domina tutte le altre, è una questione d’“orizzonte intellettuale” più o meno esteso». Arrivato in cima al Purgatorio, Dante si trova ad avere dato risposta all’ingiunzione “Conosci te stesso”, di fatto alla domanda “Chi sei tu?”.<br />
La rigenerazione psichica dell’uomo, il riassorbimento delle facoltà individuali nel proprio centro, equivale al passaggio “dal cervello al cuore”, dalla sede della razionalità a quella dell’Intelligenza, attraverso la “concentrazione” dell’essere.<br />
Si faccia bene attenzione tuttavia, «non v’è niente come l’abuso d’erudizione per limitare strettamente l’“orizzonte intellettuale” di un uomo e impedirgli di vedere chiaramente in certe cose». L’intelligenza intuitiva e l’intelligenza discorsiva o razionale non si collocano sullo stesso piano, «la ragione, infatti, che è solo una facoltà di conoscenza mediata, è il modo propriamente umano dell’intelligenza; l’intuizione intellettuale può essere detta sopra-umana, poiché è una partecipazione diretta all’Intelligenza universale», quindi la sola capace di cogliere, in modo immediato, le realtà d’ordine metafisico, attraverso il linguaggio dei simboli.<br />
«Ogni vero simbolo porta in sé i suoi molteplici sensi, e questo fin dall’origine, giacché esso non è costituito come tale in virtù di una convenzione umana, ma in virtù della “legge di corrispondenza” che collega tutti i mondi tra di loro; il fatto che, mentre certuni vedono questi sensi, altri non li vedano o non ne vedano che una parte, non toglie che essi vi siano realmente contenuti, e l’“orizzonte intellettuale” di ciascuno fa tutta la differenza; il simbolismo è una scienza esatta e non una fantasticheria in cui le fantasie individuali possano aver libero corso». «Pretendere di mettere questa [la verità] “alla portata di tutti”, renderla accessibile a tutti indistintamente, significa necessariamente sminuirla e deformarla, giacché è impossibile ammettere che tutti gli uomini siano ugualmente capaci di comprendere qualsiasi cosa; non è una questione d’istruzione più o meno estesa, è una questione d’“orizzonte intellettuale”, e ciò è qualcosa che non si può modificare, che è inerente alla stessa natura di ogni individuo umano».<br />
I vizi, che Dante definisce «cose che lo ’ntelletto nostro vincono, sì che non può vedere quello che sono», sono come detto altrettanti ostacoli alla visione dell’orizzonte, ossia della Verità. Il Sommo Poeta li suddivide in due categorie: innati e consuetudinari. I secondi possono essere eliminati con il comportamento virtuoso, mentre i primi, connaturali all’essere, possono solo essere ridotti dal buon comportamento; solo l’intervento divino, nella sua onnipotenza e in modo “miracoloso”, può vincerli e incidere sulla natura degli esseri modificandone l’orizzonte intellettuale. Resta inteso che ogni essere non potrà in ogni caso che sviluppare le possibilità che già conteneva in se stesso e questo perché la realizzazione metafisica «non è la produzione di qualcosa che non esiste ancora, ma la presa di coscienza di ciò che è, in modo permanente e immutabile, al di fuori di ogni successione di tempo o d’altro genere, giacché tutti gli stati dell’essere, considerati nel loro principio, sono in perfetta simultaneità nell’eterno presente».<br />
Ma ch’è il “punto” d’incontro del Cielo e della terra, quell’orizzonte che Dante colloca in cima al Purgatorio, dove culmina la rigenerazione psichica dell’essere e porta d’accesso alla risalita spirituale, se non l’incontro dell’individuo con un’organizzazione iniziatica in cui «sussiste ancora una vera dottrina tradizionale», in grado di «vivificare i simboli i quali non ne sono che la rappresentazione esteriore», e che quindi può condurre all’iniziazione effettiva? Quanto più cosciente sarà tale “riconoscimento”, quanto più riservato, poiché «la conoscenza iniziatica deve necessariamente rimanere nascosta», tanto più efficace sarà l’adesione agli “strumenti” di cui l’organizzazione dispone per consentire la piena attuazione delle possibilità insite nell’orizzonte intellettuale dell’essere.</div>


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			<category domain="https://discutere.it/forumdisplay.php?53-Religioni-e-spiritualità">Religioni e spiritualità</category>
			<dc:creator>Anello Verde</dc:creator>
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		</item>
		<item>
			<title>Istinto materno  o desiderio di maternità ?</title>
			<link>https://discutere.it/showthread.php?66963-Istinto-materno-o-desiderio-di-maternità&amp;goto=newpost</link>
			<pubDate>Wed, 04 Feb 2026 15:20:47 GMT</pubDate>
			<description><![CDATA[Buon pomeriggio Arco. 
 
Non avendo il conforto religioso e le risposte che mi necessitano da parte di fratel Cono, chiedo a te che conosci questo mondo e  quello ultraterreno,  perché *quasi* tutte le donne hanno l'istinto materno o il desiderio di far nascere figli pur sapendo che questi in...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- BEGIN TEMPLATE: postbit_external -->
<div>Buon pomeriggio Arco.<br />
<br />
Non avendo il conforto religioso e le risposte che mi necessitano da parte di fratel Cono, chiedo a te che conosci questo mondo e  quello ultraterreno,  perché <b>quasi</b> tutte le donne hanno l'istinto materno o il desiderio di far nascere figli pur sapendo che questi in futuro moriranno ?<br />
<br />
<img src="https://www.guidagenitori.it/wp-content/uploads/2025/01/desiderio-di-maternita.jpg" border="0" alt="" /><br />
<br />
Lo so, la risposta è complessa. Non c’è un unico motivo, né biologico né culturale che motiva la donna a “figliare”, che spieghi il suo desiderio di avere figli.<br />
<br />
Gli esseri viventi hanno meccanismi biologici che favoriscono la cura della prole: ormoni come ossitocina, prolattina, dopamina rendono gratificante il comportamento di accudimento. <br />
<br />
La biologia crea una potenzialità, non un obbligo.<br />
<br />
Alcuni modelli evoluzionistici suggeriscono che, nel corso della storia, le femmine abbiano sviluppato una maggiore propensione alla cura dei piccoli perché fisicamente coinvolte nella gravidanza e nell’allattamento. <br />
<br />
Dal punto di vista culturale  (quasi ?) tutte le società  attribuiscono alle donne il ruolo di madri e custodi della famiglia; celebrano la maternità come compimento dell’identità femminile. <br />
<br />
Si dice che queste narrazioni  culturali modellano profondamente i desideri, spesso più della biologia. Infatti il desiderio di maternità può dipendere dal bisogno di cura e di relazione, da scelta personale, dall’imitazione dei modelli familiari, oppure fare figli per sadismo :mad: sapendo che in futuro li attende la morte.</div>


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			<dc:creator>doxa</dc:creator>
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		</item>
		<item>
			<title>La comparsa di un fuggiasco dalla pianura.</title>
			<link>https://discutere.it/showthread.php?66961-La-comparsa-di-un-fuggiasco-dalla-pianura&amp;goto=newpost</link>
			<pubDate>Sat, 31 Jan 2026 12:09:35 GMT</pubDate>
			<description><![CDATA[Ne "Il governo della famiglia" - vol. 1: 
 
57:15. (Parole di Adamo) «Oh, tutto questo è per colpa mia! O Tu, grande, santo e giusto Padre, 
perché lasciasTi che il mio peccato crescesse fino all’altezza di una tale monta- 
gna? Io vivo ancora e la montagna arriva pressoché al cielo, ma quanto alta...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- BEGIN TEMPLATE: postbit_external -->
<div>Ne &quot;Il governo della famiglia&quot; - vol. 1:<br />
<br />
57:15. (Parole di Adamo) «Oh, tutto questo è per colpa mia! O Tu, grande, santo e giusto Padre,<br />
perché lasciasTi che il mio peccato crescesse fino all’altezza di una tale monta-<br />
gna? Io vivo ancora e la montagna arriva pressoché al cielo, ma quanto alta<br />
diverrà fino alla fine di tutti i tempi!<br />
16. Ecco ciò che ora contemplo, alla vigilia del Sabato, circondato da mille<br />
figli, mentre qui sto riposando sulla massicciata del mio peccato. <b>E ugualmente<br />
un giorno anche l’ultimo uomo rimarrà solitario qui, privo di ogni creatura<br />
vivente e di ogni figlio, scontando il mio peccato, volgendo tristemente in alto<br />
il suo sguardo verso le eterne altezze dei mondi splendenti nell’infinità di Dio e<br />
con brama ardente attenderà che la montagna precipiti su di lui, schiacciandolo<br />
e seppellendo sotto le macerie l’ultima goccia della mia immensa colpa!</b><br />
<br />
43. (Parole di Enoch) Ma come mai, allora, un tale infinito Amore non dovrebbe toccare pure i<br />
figli della pianura? E quando Esso ne ha tratto uno quassù da noi, non sta a noi<br />
respingere una simile povertà, bensì accoglierla, come fosse cresciuta qui in<br />
alto, dove tuttora fuma e brucia, là dove noi talvolta stoltamente ancora dirigia-<br />
mo il nostro sguardo, pensando che la pietra sia nostra colpa, oppure noi la<br />
colpa della pietra!<br />
44. Oh, infinitamente poco importa quanto lontano e quanto alta sia cresciuta<br />
una simile pietra, perché essa è pur sempre una pietra, <b>mentre noi rimarremo<br />
figli immortali di Dio; inoltre la sua apparizione è passeggera, mentre noi eter-<br />
namente immortali. Ma quello che più di tutto importa è invece il nostro<br />
amore, il quale non deve escludere nessuna creatura, men che meno poi un<br />
povero fratello della pianura. Se non siamo che figli dell’Amore e con ciò<br />
siamo figli di Dio, facciamo allora anche così, affinché possiamo veramente e<br />
degnamente essere quello che siamo chiamati ad essere! Amen».</b><br />
<br />
58:1. E vedi, dopo tutto questo Enos, su richiesta di Adamo, si chinò a terra e<br />
rialzò l’uomo dai capelli neri e poi chiese ad Adamo e a Set il permesso di poter<br />
dire, prima della partenza da quel luogo, qualche parola che gli stava a cuore.<br />
2. E da tutte le parti si acconsentì che egli parlasse, a seconda del suo desiderio.<br />
3. E vedi, allora Enos si inchinò, ringraziò del permesso ottenuto e, indiriz-<br />
zandosi a tutti i presenti, cominciò il seguente notevole discorso:<br />
4. «O padri e figli! È appena sorto nella mia mente un grande pensiero, il quale<br />
rimane ora fisso nella mia anima molto agitata, come il bagliore permanente di<br />
un lampo violento. Una volta ho sognato - fu la volta in cui dormii fino a dopo<br />
il levare del sole, cosa per la quale allora fui un po' rimproverato - che noi,<br />
appunto come oggi, ci trovavamo in questo luogo, in contemplazione di questo<br />
meraviglioso paesaggio, e gioivamo molto nel vedere i nostri numerosi figli,<br />
che noi invitammo, come è avvenuto ora, ad un imminente sacrificio del Saba-<br />
to. Ed ecco, mentre così ci rallegravamo, una figura che irradiava un forte<br />
splendore apparì in mezzo a noi, tanto che noi tutti rimanemmo spaventati per<br />
la grande intensità della luce! Solo che quell’apparizione non ci lasciò a lungo<br />
nel nostro stato di timore, ma ben presto si rivelò ai nostri occhi accecati da<br />
quel fulgore.<br />
5. O padri e figli, questa figura manifestatasi era Abele e conduceva con sé<br />
un uomo precisamente simile a questo, con il quale si presentò al cospetto del<br />
primo padre ed in tono dolcissimo disse:<br />
<b>6. &quot;Ascolta, o padre! Eccetto me, a nessuno è derivato alcun male da parte di<br />
Caino, a causa del quale soltanto il mio corpo è andato perduto per te. Vedi, a<br />
Caino ho perdonato tutto di cuore e ho potuto fare ciò con tanta maggiore faci-<br />
lità, in quanto non ho mai avuto verso di lui alcun rancore! E quando più tardi<br />
egli fuggì dinanzi a suo figlio Hanoch e si diresse verso Mezzogiorno, fino alla<br />
riva di una delle più grandi acque della Terra, dove patì per il calore, la fame, la<br />
sete e il timore, con pochi dei suoi che riuscirono a salvarsi, vedi, allora, per<br />
concessione del Padre eterno e santo, venni a lui, di mia spontanea volontà, mi<br />
rivelai e lo trovai che si scioglieva in lacrime d’intenso pentimento, tanto che<br />
nel più profondo del mio essere ne fui mosso a pietà e gli insegnai ad intreccia-<br />
re un grande paniere impenetrabile dall’acqua e poi condussi i suoi e lui sopra<br />
le onde in un paese lontano, fertile e sicuro.<br />
7. Ed io feci la stessa cosa anche con parecchi dei suoi discendenti che pro-<br />
venivano da Hanoch, e che erano di sentimenti alquanto migliori.<br />
8. Tuttavia, non ardii mai di condurre a te, o padre, neppure uno di quelli di<br />
Hanoch, la grande città di Caino, poiché ben conoscevo la tua giusta collera,<br />
che grava sul capo di Caino. Però sapevo anche quello che il Signore aveva<br />
detto a Caino, mentre questi, colmo di amaro pentimento, se ne fuggiva sulla<br />
faccia della vasta Terra, quando Egli lo aveva assicurato con le parole: ‘Perciò<br />
chi uccide Caino, subirà la vendetta sette volte!’.<br />
9. Ma ora, secondo la volontà di Jehova, ti ho condotto pure un fuggiasco<br />
dalla pianura, il quale cerca Dio; dagli quindi ciò che cerca ed accoglilo in<br />
tutto il tuo paterno amore, perché anche nelle sue vene scorre il tuo sangue!<br />
10. Ridestalo con la tua benedizione ed il Signore desterà i tuoi figli, affin-<br />
ché possano poi predicare in maniera meravigliosa il Suo Nome ai figli della<br />
pianura, per la possibile salvezza della Terra!&quot;.<br />
</b>11. O padri e figli! Così vedo io ora lo stesso uomo fra noi, così come lo vidi<br />
allora, ed ho visto altresì, appunto in questo istante, lo splendente Abele abban-<br />
donare questo luogo ed in verità pure Enoch l’ha visto, per la qual cosa egli<br />
ebbe a serbare il silenzio. E con ciò la mia richiesta è finita. Ora pensateci su<br />
ed agite secondo il vostro discernimento! Amen»<br />
12. Ed Enoch confermò subito quanto Enos aveva asserito e disse: «Sì, così<br />
è stato e così è!»</div>


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			<category domain="https://discutere.it/forumdisplay.php?53-Religioni-e-spiritualità">Religioni e spiritualità</category>
			<dc:creator>Arcobaleno</dc:creator>
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		</item>
		<item>
			<title>Sulla preparazione teorica</title>
			<link>https://discutere.it/showthread.php?66958-Sulla-preparazione-teorica&amp;goto=newpost</link>
			<pubDate>Thu, 29 Jan 2026 14:34:16 GMT</pubDate>
			<description>Propongo un estratto dell’articolo “Sulla preparazione teorica” di Albano Martín De La Scala, pubblicato nella rivista “Lettera e Spirito” del Giugno 2015 (Testo completo disponibile al link: https://ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo). 
 
La conoscenza effettiva della dottrina tradizionale o...</description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- BEGIN TEMPLATE: postbit_external -->
<div>Propongo un estratto dell’articolo “Sulla preparazione teorica” di Albano Martín De La Scala, pubblicato nella rivista “Lettera e Spirito” del Giugno 2015 (Testo completo disponibile al link: <a href="https://ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo" target="_blank">https://ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo</a>).<br />
<br />
La conoscenza effettiva della dottrina tradizionale o metafisica, che tratta delle realtà universali, espressione della Verità dalla quale scaturisce, è riconosciuta in tutte le tradizioni come superiore a qualunque altra acquisizione umana, identificandosi con la “realizzazione”. Tuttavia, da Platone a Dante, dalla tradizione ebraica a quella musulmana, dal taoismo alle tradizioni popolari depositate nel folklore, la consapevolezza che la vera conoscenza implica l’identificazione tra conoscente e conosciuto va di pari passo con l’insistenza sull’importanza della preliminare preparazione teorica della dottrina attraverso lo studio e la discriminazione.<br />
L’essere umano può compiere il lavoro di approfondimento teorico unicamente “riflettendo” o “speculando” attraverso l’organo che gli è specificatamente proprio, cioè il mentale. La conoscenza attraverso il mentale non è che una conoscenza “per riflesso”, che tuttavia rappresenta il punto di partenza per arrivare alla conoscenza effettiva. Naturalmente non stiamo parlando di cultura ed erudizione, concetti cari all’uomo d’oggi, ma che non hanno alcun punto in comune con la conoscenza iniziatica: l’ipertrofia mentale è piuttosto una degenerazione intellettuale che un mezzo per arrivare alla vera conoscenza.<br />
Il lavoro di studio e approfondimento teorico della dottrina metafisica è lungo e faticoso, non a caso le varie tradizioni sentono il bisogno d’insistere sulla necessità di condurlo sotto la guida di un insegnante autorizzato, con metodo e perseveranza. La pretesa, anche questa tipicamente moderna, di “fare da sé”, senza una guida e un metodo, ampiamente favorita oggigiorno dall’enorme diffusione di testi di carattere autenticamente tradizionale, porta solo, nella più rosea delle ipotesi, ad alimentare l’ipertrofia mentale di cui si è detto sopra, per non parlare delle inevitabili incomprensioni legate all’assenza di un’interpretazione vivente e autentica della dottrina. Non per niente l’insegnamento tradizionale è sempre accompagnato (si badi non solo preceduto) da un lavoro di purificazione, di fatto un’attività rituale possibile solo quando l’individuo è integrato in una regolare organizzazione tradizionale, sia essa iniziatica o exoterica. Uno specchio riflette le immagini solo se è pulito, stabile e correttamente orientato; il mentale dell’essere umano deve quindi, in tanto che piano di riflessione, essere continuamente lucidato dai riti di purificazione e mantenuto sotto l’asse verticale della conoscenza intellettuale (buddhi) con uno sforzo teso alla concentrazione.<br />
Come dice Platone, il sensibile non è che un riflesso dell’intelligibile, dunque ogni scienza e arte può, con un’opportuna trasposizione, rappresentare un modo d’espressione simbolica delle verità superiori, ciò che fa dell’insegnamento tradizionale la lettura del libro dell’universo.</div>


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			<category domain="https://discutere.it/forumdisplay.php?53-Religioni-e-spiritualità">Religioni e spiritualità</category>
			<dc:creator>Anello Verde</dc:creator>
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		</item>
		<item>
			<title>Il passaggio di consegne da Kenan a Enoch.</title>
			<link>https://discutere.it/showthread.php?66950-Il-passaggio-di-consegne-da-Kenan-a-Enoch&amp;goto=newpost</link>
			<pubDate>Sat, 24 Jan 2026 12:47:38 GMT</pubDate>
			<description><![CDATA[Ne "Il governo della famiglia" - vol. 1: 
 
55:2. Ed allora Kenan cominciò a parlare e disse: «O padre Adamo, vedi, finora 
sono stato io un veggente ed è stato mio compito, ad ogni vigilia del Sabato, 
dichiarare, in maniera esplicativa, le mie e le tue visioni, nonché le osservazio- 
ni fatte...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- BEGIN TEMPLATE: postbit_external -->
<div>Ne &quot;Il governo della famiglia&quot; - vol. 1:<br />
<br />
55:2. Ed allora Kenan cominciò a parlare e disse: «O padre Adamo, vedi, finora<br />
sono stato io un veggente ed è stato mio compito, ad ogni vigilia del Sabato,<br />
dichiarare, in maniera esplicativa, le mie e le tue visioni, nonché le osservazio-<br />
ni fatte prima dell’albeggiare, tanto nel firmamento quanto sulla Terra, affinché<br />
tu le avessi poi a benedire ed a comunicare a tua volta ai tuoi figli!<br />
3. Ora però il Signore, di propria mano, ha benedetto e sciolto la lingua di<br />
Enoch! Ecco, perciò la mia lingua non ardisce più di muoversi dinanzi a te e<br />
dinanzi agli altri padri e figli. Voglia dunque il nostro diletto e saggio Enoch<br />
assumersi pure questa incombenza. Se anche un giorno abbiamo lavato il suo<br />
corpo con la rugiada del mattino, tanto più si rende ora necessario a noi stessi<br />
di venire lavati da lui con la rugiada mattutina del suo spirito, che stilla abbon-<br />
dante dalla sua lingua benedetta!<br />
<b>4. O Enoch, lavami secondo la tua grazia dall’Alto, perché io riconosco e<br />
confesso che chi non sarà lavato con quest’acqua, quegli andrà in perdizione e<br />
la sua vita inaridirà, come quella dell’erba sulla quale non è caduta alcuna goc-<br />
cia vivificatrice.<br />
5. Il Signore ha donato interamente soltanto ad uno, affinché gli altri possano<br />
prendere da lui, ogni volta che essi ne vogliano fare uso. Poiché la vita è bensì<br />
data a tutti, ma non così l’immortalità; di questa soltanto uno è il portatore in sé<br />
per tutti. E chi vuole prenderla da lui, quegli diverrà immortale come lui; ma<br />
chi trascurerà di prendersela, la sua vita verrà afferrata dalla morte in un tempo<br />
in cui l’immenso Signore porrà la Sua falce all’erba inaridita.<br />
</b>6. Se accostiamo la mano al nostro cuore, noi percepiamo benissimo il suo<br />
pulsare ad intervalli perfettamente misurati e similmente lo percepirà pure<br />
Enoch; ma se noi interroghiamo il nostro cuore palpitante e chiediamo: &quot;Dove<br />
batti, o mio inquieto cuore?&quot;, noi ne otterremo una risposta ottusa e confusa, la<br />
quale si riassumerà, in maniera abbastanza impressionante, in questo modo: &quot;Io<br />
batto continuamente alla ferrea porta della morte eterna e sto in attesa, fra gran-<br />
di angosce, che la stessa si apra per inghiottirmi per l’eternità!&quot;.<br />
7. Ma se noi chiediamo al cuore di Enoch, che come il nostro ugualmente<br />
pulsa: &quot;O pio cuore, fedele e amoroso, dove batti tu?&quot;, allora udiremo quel<br />
cuore risponderci, con chiarissimo accento: &quot;Ascoltate fratelli, io batto conti-<br />
nuamente alle chiare porte della vita e sono colmo della più dolce e più assolu-<br />
ta certezza che queste, ben presto, si apriranno per accogliermi nella sconfinata<br />
pienezza della vita, che proviene da Dio, della quale soltanto una minima stilla<br />
è sufficiente ora a vivificarmi ed animarmi!&quot;.<br />
8. O padri, fratelli e figli, che sia così, io spesso l’ho percepito nelle mie<br />
visioni, ma che così non debba restare, questo lo insegna a ciascuno il proprio<br />
amore per la vita. <b>Noi, reciprocamente, non possiamo darci nulla, poiché nulla<br />
abbiamo, però noi possiamo prendere da colui che ha. Enoch l’ha ricevuto dal-<br />
l’Alto; e se dunque egli vuole, come anche gli è lecito, dividerlo con noi, allora<br />
certo dipende da noi accettarlo o meno.<br />
9. O Enoch, muovi perciò la tua lingua colma di vita con assiduità, affinché<br />
tutti possiamo venir lavati dalle punte dei piedi fino alla sommità del capo con<br />
la rugiada vitale, che discende abbondante nella tua lingua benedetta, fuori dal<br />
mattino eterno e spirituale della vita in Dio.</b> Concedi perciò, o padre Adamo,<br />
che Enoch assuma il mio posto, in modo che egli abbia bene a mostrarci e ad<br />
interpretare i segni della vita, tanto nel Cielo quanto sulla Terra! Amen»<br />
<br />
12. (Parole di Enoch)...Vedete, questa è anche la migliore interpretazione! Poiché tutto ciò che il<br />
Signore fa, è cosa saggia; <b>noi, però, la miglior cosa che possiamo fare è lascia-<br />
re al Signore tutte queste cure, senza preoccuparcene e senza voler interpretare<br />
le Sue vie, bensì, invece, dobbiamo andare piuttosto in cerca di noi stessi e<br />
della vita che è in noi.</b></div>


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			<dc:creator>Arcobaleno</dc:creator>
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