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Apriscatole
Apriscatole
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Ingombrante, non ha l’interesse del cavatappi né l’allure vintage degli attrezzi casalinghi per la pasticceria. Ma è uno strumento utile. Senza di lui la moderna alimentazione non avrebbe progredito.
Come spesso accade nella storia della tecnica, l’utensile arriva dopo l’oggetto che lo rende necessario.
Luca Cesari in un suo articolo del 29 giugno scorso, pubblicato sull’inserto domenicale del quotidiano “Il Sole 24 Ore” informa che i barattoli di latta furono creati alla fine del XIX secolo come risposta a un bisogno militare: rifornire gli eserciti in movimento con alimenti sicuri e conservabili.
Nel 1795 il governo francese indisse un premio per chi riusciva a prolungare la durata dei cibi.
Nicolas Appert, confettiere, inventò un metodo di sterilizzazione in vetro; meno di vent’anni dopo John Hall e Bryan Donkin adattarono il sistema ai contenitori metallici. E’ iniziò la grande stagione dei prodotti conservati.
Le prime lattine erano spesse, rudimentali, per aprirle servivano martello e scalpello. Solo nel 1855 ci fu il primo brevetto per un apriscatole: a depositarlo fu un produttore di posate, l’inglese Robert Yates, che propose un attrezzo a leva con lama da taglio fissa. Era il prototipo di una serie che si evolverà per oltre un secolo, tra sistemi a rotella, modelli a farfalla, a chiavetta, elettrici, infine incorporati direttamente nei barattoli. Strumenti apparentemente secondari, ma fondamentali nella storia dell’alimentazione industriale.
Negli anni della “guerra di Crimea” (4 ottobre 1853 – 1 febbraio 1856) e della “guerra civile americana” (detta anche “guerra di secessione”, dal 12 aprile 1861 al 23 giugno 1865) le conserve salvarono le vite, prevenendo malattie come lo scorbuto.
Nel 1856 Francesco Cirio avviò a Torino una delle prime fabbriche dove si lavoravano prodotti vegetali, specializzandosi poi nei pomodori pelati.
La diffusione dei barattoli con pomodori fu rapida, e il cibo in scatola cominciò ad entrare nella vita quotidiana.
Dopo la seconda guerra mondiale ci fu la crescita dei consumi, pelati e carne lessata in gelatina diventarono protagonisti delle dispense nelle cucine, sia delle case sia delle mense.
Le conserve hanno un ruolo importante nella vita quotidiana. La lattina ormai si è affermata come simbolo di modernità. I creativi del marketing fanno il possibile per rendere attraenti le scatolette. E pensando ai creativi come non ricordare il pittore, scultore e grafico statunitense Andy Warhol (1928 – 1987), esponente della Pop art: ritraeva i barattoli come fossero nella vetrina di un negozio.
Ecco una delle 32 tele Campbell's Soup Cans” di cm 51 x 41. Raffigurano i barattoli con tutte le varietà della “zuppa Campbell” in quel tempo in commercio. I singoli dipinti li realizzò con una tecnica di stampa serigrafica.
https://th.bing.com/th/id/OSK.HEROvh...o=6&pid=SANGAM
Dietro le quinte c’era l’apriscatole, indispensabile strumento domestico senza "prestigio", associato all’opinione di un pasto povero o di emergenza.
A differenza del cavatappi, che si esibisce tra luci e brindisi, l’apriscatole con lame e leve lavora nell’ombra, nascosto, poco estetico, eppure indispensabile. Simboleggia un modo di cucinare pratico più che estetico.
La sua reputazione di oggetto negletto lo ha relegato al margine anche del collezionismo. Il bolognese Carlo Grandi ne ha 365, databili dalla metà dell’800 ai giorni nostri. Li ha donati al Museo del pomodoro, che è a Collecchio, in provincia di Parma. Sono in un’apposita sezione ed esposti al pubblico.
L’apriscatole non è solo un utensile, testimonia il progresso tecnico. Come ogni oggetto davvero utile ha saputo trasformarsi, rimanendo fedele alla sua unica essenziale funzione.