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Streghe
“Tremate, tremate, le streghe son tornate !”
Era uno degli slogan del movimento femminista negli scorsi anni ’70 e “figlio” diretto del ’68.
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Albrecht Dürer, "Strega cavalca una capra", 1501, bulino, Fondo Corsini, Accademia dei Lincei, Roma
La strega, a lei spetta il regno della notte, teatro per l’espressione dei suoi poteri, nel contempo cercati e temuti, evocati e condannati.
Nell'Europa occidentale le streghe subirono persecuzioni, torture, uccisioni, in particolare dal XIV al XVIII secolo, fino a quando Maria Teresa d’Austria ingiunse di terminare i processi contro di loro.
Anna Göldi fu l’ultima donna ad essere condannata a morte per stregoneria in Europa. Era cittadina svizzera, innocente. Fu ghigliottinata a Glarona il 13 giugno 1782.
La sentenza fu descritta all’epoca dallo storico August Ludwig von Schlözer come un omicidio giudiziario con queste parole: "l'assassinio di un’innocente, deliberatamente e con tutto lo sfarzo della santa giustizia”.
Il 27 agosto 2008, il parlamento cantonale di Glarona, dopo più di 226 anni dall'esecuzione, decise di riabilitare Anna Goeldi, poi le ha dedicato un museo.
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Francisco Goya, Sabba delle streghe”, dipinto a olio su muro, poi trasferito su tela. Fu realizzato tra il 1820 e il 1823. E’ conservato nel Museo del Prado, Madrid
Nel dipinto è raffigurato Satana seduto su un masso petroso mentre parla alle streghe. Ha la fisionomia caprina, con barbetta e corna.
Le streghe sono citate anche nell’Editto di Rotari (in latinoEdictum Rotharis Regis): fu la prima codificazione scritta delle consuetudini o leggi longobarde, fino ad allora tramandate oralmente, e integrate da leggi del diritto romano.
L'editto, promulgato a Pavia nel 643 dal re longobardo Rotari, è scritto in latino con frequenti parole d'origine longobarda. E’ composto da 388 capitoli, in uno di questi c’è scritto: “Si quis eam strigam, quod est Masca, clamaverit” (= “Se qualcuno la chiamerà strega, che è Masca”).
La parola in lingua latina “strigam” significa strega, idem “masca”:era il termine longobardo per indicare la strega. La frase proibisce di usare quei termini verso una donna. Il divieto dimostra la presenza del termine “masca” nel vocabolario longobardo e la connessione con le credenze sulle streghe, però il lemma “masca” deriva dal francese antico “masques” e questo dall’antico provenzale “mascar”, interpretabile con “incantesimo”. Alcuni studiosi ritengono che nella parola sia insita l’idea della trasmutazione.
https://i1.wp.com/www.narcisodautore...ng?w=512&ssl=1
due pagine dell'Editto di Rotari
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Giù al sud la strega è la "masciara". Avrà forse un'origine analoga a masca?
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C'è stata una presunta strega alla fine del 1500, Gostanza da Libbiano, levatrice e guaritrice, che subi un processo e tortura a San Miniato (nell'empolese :D).
È stato fatto anche un film, con protagonista Lucia Poli nei panni di Gostanza, che riporta la vicenda del processo a suo carico.
Gli atti ancora esistenti sono all'archivio vescovile di San Miniato.
Durante il processo tratto e ritrattò più volte le accuse e fu sottoposta alla corda.
Alla fine del processo, valutando il tutto le sue varie dichiarazioni, fu poi rilasciata e cacciata via dal luogo.
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Il bastone del diavolo
Dentro un antico mortaio da cannone, che inizia ad essere circondato dagli ormai imminenti regali natalizi, insieme ad altri bastoni da passeggio c'è un antico bastone intagliato nel legno di bosso.
Una testa di cane vagamente antropomorfa ne costituisce l'impugnatura e sotto di essa compare a bassorilievo un gruppo di persone.
Poi prosegue fino al tallone, seguendo le nodosità del legno.
L'uomo che ha intagliato questo bastone era un sacerdote che nel 1526, con cinquant'anni di integerrimo e devoto servizio ecclesiastico alle spalle, reggeva la parrocchia di un paesino della Romagna, poco distante da dove abito io.
Pur essendo persona tranquilla e del tutto dedita al sacro ministero sacerdotale, due circostanze lo condussero alla triste ed infamante fine che vado a raccontare.
La prima circostanza è che i suoi parrocchiani, e purtroppo anche i frati inquisitori, credevano ciecamente nell'esistenza di streghe e stregoni, del malocchio e dell'andare in corso, vale a dire montare in groppa al Diavolo, trasformato in caprone e librarsi con lui nel cielo.
La seconda circostanza che lo condusse a tale fine è che invece lui, a tutte queste cose proprio non ci credeva.
Si chiamava don Domenico Tonini ed è stato la prima vittima dell'Inquisizione in Romagna nel XVI secolo.
La sua storia, annotata dal notaro Filippo Callegari, suo compaesano e coinvolto in parte nella brutta avventura, si può trovare inserita tra un rogito e l'altro del registro notarile che si conserva agli atti dell'Archivio di Stato della città di Ravenna.
1526 die 15 Junij,
Don Domenico che fu de Tunino de la Serore de Limixano, fu comandato a presentarse a Fenza alo inquisitore de San Francesco per chè suspecto cum la comunità, interrogato a respondere supra de la fede impura desonorata.
Io Filippo nodaro, e Rosso de Brunoro fussimo citati per quello medesimo di presentarci.
Il giorno successivo a questa "chiamata" i tre convocati - piuttosto preoccupati - si recarono dunque al Convento di San Francesco, sede dell'Inquisizione.
Dopo l'interrogatorio, don Domenico fu subito consegnato al braccio secolare e sbattuto in prigione.
Il nodaro Filippo, interrogato, non potè che parlar bene del sacerdote e delle sue opere, cercando di scagionarlo da ogni sospetto.
Intando il povero don Domenico, visto che si ostinava ad affermare la verità - cioè di non aver mai volato in groppa a caproni o stregato fanciulli, essendo cose, a suo giudizio, naturalmente impossibili - veniva sottoposto, secondo l'uso del tempo a graduale tortura:
- privazione del cibo e del sonno
- tratti di corda
- cavalletto
- morsa di ferro
- ustioni, ecc.
Naturalmente il povero vecchio finì per confessare, mentendo, tutto ciò che gli inquisitori volevano che confessasse, giungendo perfino ad accusare l'amico notaio Filippo di essergli stato compagno nella corsaria, cioè nel volo aereo in groppa al caprone diabolico.
Anche il povero notaio fu quindi chiamato a sostenere quello che oggi si chiama un confronto all'americana, davanti all'Inquisitore e al suo misero accusatore:.
L'Inquisitore chiese al prete incatenato: - Conoscete vuj questo homo da ben? -
Don Domenico: - Messer sì: lo ser Filippo de Riolo meo compare
Inquisitore: - E' quello ser Filippo el quale vuj havite confessato che fu vostro compagno in la corsarìa indiavolata?
Don Domenico: -Messer sì
Ser Filippo: - Perché havite vuj dato intendere alo inquisitore che jo fui vostro compagno che non è la verità?
Don Domenico: - Jo l'ho dicto per el malanno che de me dice (= l'ho detto per la tortura che ho subito e che spiega il mio comportamento)
Inquisitore: - El non è dunque el vero che costui vi fu compagno in corso?
Don Domenico - Messer no.
Inquisitore - Poltrono, manigoldo, homo da niente!
Il povero prete, in un barlume di coscienza, aveva trovato almeno la forza di scagionare il suo vecchio amico.
Don Domenico Tonini venne quindi condannato e gli furono confiscati tutti i beni; il suo nome, dopo quell'anno, non compare più in alcun documento.
Del suo unico hobby - intagliare bastoni - rimane forse solo l'esemplare infilato nell'antico mortaio a far la guardia ai regali di Natale.
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Bene, dopo le interessanti informazioni di Vega e di Kurono, ne aggiungo altre. :mmh?:
Dark lady ha scritto
Citazione:
Giù al sud la strega è la "masciara". Avrà forse un'origine analoga a masca?
Ciao Dark,
alla tua domanda dico si, hai intuito bene.
I Longobardi si insediarono nel Sud Italia nel 570 e influenzarono con la loro cultura.
Il dominio longobardo nel meridione si concluse con la conquista normanna nel 1047.
Dall’antico provenzale “mascar” deriva anche “mascurer” (= mascherarsi la faccia) e il nome “mascara” usato da tante donne.
Nel latino tardo troviamo “mascam” in testi dal VII secolo, con il significato di strega o “stregone”.
"Masca" è una figura del folclore piemontese, collegata con la stregoneria. In Piemonte, nel territorio collinare del Roero (prov. di Cuneo), c’è il “Bric dla masca Micillina” (in dialetto piemontese “bric” significa cima di una collina o di un monte).
Micillina è il nome della donna che fu arsa sul rogo il 29 luglio del 1544 su quella collina in cui viene ricordata da una epigrafe.
Prima di lei, tre donne furono bruciate nel 1472 a Forno Rivara (Forno Canavese), nell’area metropolitana di Torino, nel 1474 un’altra donna a Prà Quazzoglio, nel canavese, tutte finite sotto il cupo sguardo dell’Inquisizione per stregoneria.
https://upload.wikimedia.org/wikiped...rdo_Falero.jpg
Luis Ricardo Falero, Le streghe al sabba, olio su legno di pioppo, 1878, collezione privata
Il dipinto raffigura un gruppo di streghe, quasi tutte nude, che si stanno recando ad un sabba, un luogo di ritrovo dove avvenivano rituali di magia nera e orge. Oltre alle streghe nel dipinto sono presenti varie creature demoniache o associate alla stregoneria, inclusi un pipistrello, un caprone e un gatto nero.
Tra le varie figure spicca un gruppo in primo piano, composto da due streghe al centro dell'opera, una delle quali a cavallo di un caprone, una vecchia strega che si regge ad un corno del caprone e si appoggia ad una giovane strega dai capelli rossi (la quale a sua volta si aggrappa ad uno stregone). Nella parte destra del dipinto sono presenti altre tre creature oscure: lo scheletro di un pellicano (un simbolo di morte nella tradizione egiziana), uno scheletro umano ed una salamandra.
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Vega ha scritto
Citazione:
C'è stata una presunta strega alla fine del 1500, Gostanza da Libbiano, levatrice e guaritrice, che subi un processo e tortura a San Miniato (nell'empolese ).
Del gruppo inquisitorio faceva parte un antenato del nostro amico che abita a Empoli :D
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Le streghe venivano accusate di usare vari malefici: dall’aborto ai filtri d’amore, dal malocchio alla creazione di piccoli pupazzi in cera per l’eliminazione dei propri nemici. Oppure, chi deteneva conoscenze “occulte”, veniva consultata per scoprire tesori nascosti, mito pervasivo negli ambienti sociali in prevalenza poveri, in cui era diffusa la speranza di acquisizione della ricchezza.
Di giorno coloro che operavano nel magico ed erano individuati come tali venivano accusati di nefandezze, minacciati di morte, bruciati vivi dalle stesse autorità che di nascosto chiedevano i loro servigi.
Gli artisti consideravano la “strega” capace di mutarsi in un animale e come tale la raffiguravano. Spesso veniva rappresentata anziana o deforme.
Il pittore olandese Frans Hals (1580 – 1666) nel suo dipinto titolato ”Malle Babbe” raffigura una donna anziana mentre parla con un interlocutore (che non si vede), storce la bocca, con la mano destra regge un boccale di birra, sulla sua spalla sinistra c’è un gufo.
https://upload.wikimedia.org/wikiped...s_Hals_021.jpg
Frans Hals, Malle Babbe, olio su tela, 1633 circa, Gemaldegalerie, Berlino
Questo dipinto non ritrae una donna ma un abitante di Haarlem, noto come Malle Babbe (malle significa pazzo). Forse era un alcolista oppure soffriva di una malattia mentale.
Il quadro per molto tempo ha avuto come titolo “Un uomo ritardato”, anche perché gli osservatori si rifiutavano di vedere dei tratti femminili in quel volto.
Al pittore francese Gustave Courbet (1819 – 1877), esponente del movimento pittorico detto “realismo” piacque questo dipinto di Frans Hals e ne fece una copia, quando ebbe modo di vederlo in una mostra a Monaco di Baviera.
Anche agli artisti dell'epoca barocca piaceva rappresentare le streghe, o donne condannate per stregoneria. Un esempio: Catherine Dehaye Montvoisin, detta “la Voisin”, famosa cartomante e veggente. Capì che numerosi suoi clienti cercavano il modo per eliminare persone di famiglia, per risposarsi o per acquisire l’eredità, e divenne anche preparatrice di veleni. Da lei si recarono molti aristocratici, fra i quali Madame de Montespan, amante del re Luigi XIV, detto il "Re Sole".
I contatti tra Madame de Montespan e la Voisin li manteneva la dama di compagnia della Montespan, Claude de Vin des Oeillets.
Nel 1667, la Montespan ingaggiò La Voisin per organizzare una messa nera, che fu celebrata in una casa in Rue de la Tannerie. Adam Lesage e l'abate Mariotte officiarono, mentre la Montespan pregò per conquistare l'amore del re. Lo stesso anno la Montespan divenne l'amante ufficiale del re, e da allora impiegò La Voisin ogni volta che c’era un problema nel suo rapporto con il re.
Nel 1673, quando l'interesse del re per la Montespan sembrava venir meno, la Montespan si rivolse ancora alla Voisin, che organizzò una serie di messe nere officiate da Étienne Guibourg. Almeno in un'occasione, la Montespan vi partecipò.
La Montespan chiese a la Voisin di preparare un veleno per uccidere il re di Francia, perché la tradiva con favorite più giovani.
La notizia del complotto contro il monarca fu intercettata da Nicolas de la Reynie, luogotenente generale della polizia. Il re Luigi XIV fu informato ed emanò un editto che limitava nel territorio del suo regno la possibilità di vendita di veleni.
L’acquaforte che rappresenta Catherine Dehaye, realizzata dopo la sua esecuzione nel 1680 insieme ad altre 35 persone che avevano partecipato al complotto, fu realizzata dall’incisore francese Guillaume Chasteau (1635 – 1683). Questo artista la raffigurò come una paciosa casalinga, ma contornata da draghi, scheletri, demoni e serpenti. Il cartiglio la indica come persona malvagia.
https://upload.wikimedia.org/wikiped...BB%29_1680.jpg
stampa del XVII secolo. Il ritratto della Voisin è sorretto da un diavolo alato.
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In Europa ci furono 60 mila condanne a morte, vittime dell’ottusa violenza inquisitoriale o della fanatica superstizione della plebe incolta.
Furono fatte bruciare sui roghi dagli inquisitori.
“Fu femminicidio” dicono tre scrittrici olandesi (Susan Smit, Bregje Hofstede e Manja Bedner) che hanno creato una fondazione, la “ National Witches Monument”, per dedicare un monumento a tutte le vittime europee della caccia alle streghe. Una ingiustificabile strage delle innocenti.
Sulla stregoneria ci sono molti libri. Per esempio quelli scritti da Marina Montesano, che insegna storia medievale nell’Università di Messina ed è esperta di storia culturale (folclore, magia, stregoneria). Tra i suoi libri:
“Supra acqua et supra ad vento. Superstizioni, maleficia e incantamenta nei predicatori francescani osservanti" (Italia, sec. XV), Istituto Storico Italiano per il Medio Evo
"Dall'orgia ereticale al sabba delle streghe. La sessualità come strumento persecutorio", in La sessualità nel basso Medioevo, Spoleto, CISAM, 2021, pp. 325-342.
(con M. Caffiero) "Superstizione, magia, demonologia, stregoneria. Mediatori culturali e circolazione delle credenze tra tardo Medioevo e prima età moderna"«Rivista di Storia del Cristianesimo», 1/2021.
“Maleficia. Storie di streghe dall'Antichità al Rinascimento”, edit. Carocci, 2023.
Nel 2024 ha pubblicato il saggio: “Andare per i luoghi della stregoneria” (edit. Il Mulino) E’ un viaggio in alcune località italiane in 14 tappe, connesse con la stregoneria, dove s’intrecciano storia, leggenda, magia, mistero e testimonianze.
Convivi sabbatici, filtri incantati, triangoli magici: ingredienti fantastici di una storia crudele.
La figura della strega, considerata non soltanto malefica, ma anche guaritrice e medium.
L’autrice racconta il Piemonte delle masche, le larve ritornanti, il Friuli dei benandanti che difendevano i raccolti con la magia, la Sardegna delle domus de Janas dove dimorano le fate e gli spiriti dei defunti. E poi Palermo dove c’è una piazzetta dedicata a sette fate, che incantavano con balli, canti e convivi.
Un capitolo del suo libro è dedicato a Benevento, alla leggenda del famoso noce e il sabba delle streghe.
“Sabba”, secondo la credulità popolare diffusa in Europa fin dal Medioevo, era una riunione di streghe di varia provenienza con la presenza del diavolo.
I sabba intorno al noce di Benevento consistevano in banchetti gastronomici, danze, orge diaboliche con spiriti e demoni nelle sembianze di gatti o caproni.
Dopo le riunioni le streghe provocavano l'orrore. Si credeva che fossero capaci di causare aborti, di generare deformità nei neonati facendo loro patire atroci sofferenze, sfiorando come una folata di vento i dormienti e che fossero la causa del senso di oppressione sul petto che a volte si avverte stando sdraiati. Si temevano anche alcuni dispetti più "innocenti", per esempio che facessero ritrovare di mattina i cavalli nelle stalle con la criniera intrecciata o sudati per essere stati cavalcati tutta la notte. In alcuni piccoli paesini campani, tra gli anziani circolano ancora voci secondo cui le streghe di Benevento di notte rapiscano i neonati dalle culle per passarseli tra loro, gettandoli sul fuoco, e terminato il gioco, li riportino lì dove li avevano presi.
Le incorporee janare entravano nelle case passando sotto la porta. Il loro nome forse deriva da “ianua” (= porta), perciò c’era l’usanza di lasciare una scopa o del sale sull'uscio: la strega avrebbe dovuto contare tutti i fili della scopa o i grani di sale prima di entrare, ma nel frattempo sarebbe giunto il giorno e sarebbe stata costretta ad andarsene. I due oggetti hanno un valore simbolico: la scopa è un simbolo fallico contrapposto alla sterilità portata dalla strega, il sale si riconnette con una falsa etimologia alla dea Salus.
Sabba: questo nome è un'alterazione del termine ebraico Shabbat: è il giorno di riposo ebraico, che inizia al tramonto del venerdì e termina al tramonto del sabato. L’antisemitismo medievale considerava i riti del sabato ebraico un insieme di atti perversi.
Nei trattati sulle streghe dei secoli XV, XVI e XVII, oppure nei coevi documenti ecclesiastici e gli scritti di giuristi e teologi, sabba era il nome con il quale veniva chiamata la riunione di donne che, avendo un patto con il demonio per averne particolari favori e poteri, di notte volavano in luoghi determinati (come il noce di Benevento) per compiere riti orgiastici e unirsi in carnali congiungimenti con i demonî.
Quell’albero, al centro di tante credenze popolari, era diventato un simbolo della stregoneria italiana, alimentando storie di rituali e diaboliche riunioni.
“Unguento unguento
portami al noce di Benevento
sopra l'acqua e sopra il vento
e sopra ogni altro maltempo”.
(Formula magica che molte donne accusate di stregoneria riferirono durante i processi)
La magia era considerata ragionevole, l’incantesimo possibile, il sortilegio praticabile. In gioco c’erano anche ragioni di bottega, che vedevano guaritrici analfabete e autodidatte sottrarre pazienti a medici istruiti e benestanti.
Inoltre, c’era l’interesse della Chiesa di eradicare le tradizioni popolari di matrice pagana.
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Interessante, leggerò con calma.
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Sa Bruxia (la strega) é una "figura presente" ancora oggi in molti paesi sardi. Chiamata anche Ammaiadora, Maiaxiaisa, Axiana,é di solito una vecchia che dietro compenso compie is fatturas (o maias),perché conosce le arti magiche che si tramandano dalla notte dei tempi. I malefici in genere consistono nel minare la salute delle persone,oppure nel mandarle in rovina. Per raggiungere tali scopi,uno dei sistemi più comuni é quello basato sulle bambole di stracci( 'pippia de zappu','ligadora' o 'punga'). occorre costruirle con dei pezzi di stoffa appartenenti alle persone che si vuole colpire e battezzarle segretamente con il loro nome. pronunciando misteriose parole magiche la fattucchiera conficca degli aghi nel pupazzo e ad ogni puntura corrisponde una disgrazia o una malattia.
(dal libro 'Luoghi ed esseri Fantastici della Sardegna" edito da L'UNIONE SARDA,scritto da B.Vigna-G.Caprolu,con illustrazioni di P.L.Murgia)
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Per i misteri di casa mia, ci fu qualche anno fa, nel 2008 per la precisione, un ritrovamento particolare nell'area di Baratti, in provincia di Livorno. Degli archeologi dell'Aquila che stavano cercando la tomba di San Cerbone nell'area cimiteriale nei pressi della chiesa a lui dedicata. Il santo non lo trovarono ma invece furono scoperte le sepolture di due donne.
La prima è quella più particolare ed inquietante. Si stratta di uno scheletro di una donna vissuta nel 1200 o 1300 di 40-50 anni circa, che fu sepolta probabilmente senza una bara e furono ritrovati dei chiodi infissi in bocca ed intorno al corpo (post-mortem). Precisamente nella bocca 5 chiodi di cui 3 ricurvi. I restanti in vari punti per inchiodare vesti e il corpo alla terra. Oltre alla particolarità dei chiodi, c'è anche il mistero del perché della sepoltura nell'area della chiesa.
Che si sia trattato di una strega? Il tipo di "trattamento" fa pensare a qualcosa legato a superstizioni e credenze, un rito ad impedire forse anche un possibile ritorno in vita.
L'altro corpo, meno inquietante del primo, è stato trovato sepolto con una quindicina circa di dadi da gioco in un sacchetto di pelle. Non è chiaro chi sia anche questa donna e perché sia stata sepolta insieme ai dadi e se possa avere una relazione con l'altra. Fra le spiegazioni meno misteriose però, è che potesse trattarsi di una prostituta, sepolta con i dadi, gioco proibito alle donne al tempo, forse a spregio.
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Ninag e Vega, sono interessanti le vostre informazioni. Brave !:approved:
Che ne dite se stasera "allungo il brodo" scrivendo un altro post sulle cosiddette streghe ? L'argomento vi comincia ad annoiare ? Siete già stufe ? Voglio essere ottimista :asd:
Domani, se vi garba, v'intratterrò descrivendo il "malleus maleficarum", :mad:
Stasera, invece, voglio dirvi che la Germania detiene il record delle condanne a morte di quelle povere donne, dette "streghe".
Non erano soltanto i cattolici a praticare la caccia alle streghe, ma anche i protestanti. Il giudice Benedikt Carpow, inquisitore di Wittenberg, si vantò di averne mandate a morte almeno 20.000 tra il 1566 e il 1596.
Invece l’Italia centro-settentrionale ha il triste primato dei primi processi per stregoneria, che risalgono alla fine del ‘300.
Milano conta l’esecuzione di appena sedici donne e due uomini, ma solo perché i documenti sulla campagna di epurazione di Carlo Borromeo sono stati distrutti.
Inizialmente le immaginarie orge durante i sabba e i "voli notturni" delle streghe erano considerati sciocchezze. Le imputate non venivano perseguitate. In seguito teologi e inquisitori cominciarono a considerare il sabba un evento reale e le scorribande notturne delle streghe in compagnia del diavolo furono considerati reati da punire con torture e la morte.
A Todi, il 20 marzo 1428 venne messa al rogo Matteuccia di Francesco. Secondo la sentenza, la donna, dopo essersi cosparsa il corpo con un unguento di grasso di avvoltoio, sangue di nottola e di neonati, invocò il demonio. Questo le apparve nelle sembianze di un caprone e la trasformò in una mosca, poi la fece salire sulla groppa e la condusse in volo al noce di Benevento, per partecipare a un raduno in onore Lucifero. La confessione, estorta con la tortura, divenne la prova, incontrovertibile quanto improbabile, della stregoneria e la donna fu arsa sul rogo.
A Triora, in Liguria, nel 1587 ci fu la carestia, causa la siccità. Molti bambini morirono per la fame. Gli abitanti si denunciavano a vicenda, anche per stregoneria. Ci furono processi, condanne, suicidi, torture, revisioni, assoluzioni.
Nel 1523 a Mirandola (prov. di Modena) Gianfranco Pico, nipote del noto filosofo Giovanni Pico della Mirandola, scrisse un dialogo in latino titolato: “Strix (= strega), con sottotitolo significativo: O delle illusioni del demonio”.
"Strix": un uccello notturno immaginato in epoca romana simile al gufo. Plinio lo descrive con la testa grossa, gli occhi fissi, il becco e gli artigli da rapace e le penne chiare. Secondo la tradizione, penetrava nelle case per cibarsi del sangue dei bambini o per allattarli e in tal modo avvelenarli. E’ da questo animale che nasce il successivo termine striges e dunque strega.
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