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Parole
Lo scrittore austriaco Robert Musil (1880 – 1942) nel suo capolavoro in tre parti: “Der mann ohne eigenschaften”, romanzo conosciuto in Italia col titolo “L’uomo senza qualità”, rimasto incompiuto per la morte dell’autore, all’inizio del capitolo 61 (“La fine di un’escursione”) scrisse: “Si potrebbero classificare le attività umane secondo il numero di parole di cui hanno bisogno: più gliene occorrono e più c’è da pensar male del loro carattere”. In questa frase Ulrich (il protagonista) riflette in modo cinico sulla natura delle azioni umane e sul linguaggio che le accompagna.
Ulrich sostiene che le azioni concrete, scientifiche, o le vere conoscenze, necessitano di poche parole, spesso solo numeri e formule. Al contrario, più un'attività è vaga, falsa o moralmente discutibile, più ha bisogno di parole, retorica e discorsi per essere giustificata o resa credibile.
È una critica alla burocrazia, alla politica e alla società austriaca dell'epoca, caratterizzata da una grande produzione di parole a fronte di una scarsa sostanza reale.
Questa riflessione si inserisce nel tema dell'utopia dell'esattezza cercata da Ulrich nel tentativo di applicare la precisione scientifica alla vita e ai sentimenti, in opposizione alla confusione. Infatti capita d’incontrare persone aureolate da un alone di parole, con le quali riescono a nascondere il vuoto dei loro pensieri e nel loro agire.
Alessandro Pronzato (1932 – 2018) era un sacerdote e scrittore, nel suo libro “Piccoli passi verso l’uomo”, narra una scenetta che capita un po’ a tutti: “Ci sono tipi che esordiscono: Sarò breve… Tu guardi smarrito la trentina di fogli che tengono in mano. Non te ne risparmiano neanche uno. Non una virgola. Non una parola.
Bisognerebbe, a un certo punto, alzarsi tutti in piedi e dire a uno di questi chiacchieroni incontinenti: Quando hai finito, ricordati di spegnere la luce”.
Il discorso lungo, enfatico, inconcludente, è il vizio della comunicazione del nostro tempo: linguaggio semplificato, con slogan, adatto per i talk show, basati sulla conversazione.
Nel Vangelo di Matteo, quinto capitolo, quello delle “beatitudini”, c’è un lapidario monito di Gesù: “Sia invece il vostro parlare: "Sì, sì", "No, no"; il di più viene dal Maligno” (versetto 37).
Ancora Mattteo, nel settimo capitolo del suo vangelo argomenta sulle relazioni umane e la legge di Dio. Nel versetto 21 afferma: “Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”.
:eek: