Se il poeta Eugenio Montale guardasse adesso questo forum direbbe che è come un “Meriggiare pallido e assorto".
E mentre l'ombra lunga della sera si sta posando sui tetti delle case, penso all’incipit della poesia che Ugo Foscolo dedicò “Alla sera”:
“Forse perché della fatal quïete
tu sei l’immago a me sì cara, vieni,
o sera!”.
Al poeta giunge cara la sera ! Ma una domanda “sorge spontanea”: per lui la notte era ugualmente cara quando andava a letto per dormire e non riusciva a conquistare il sonno ?
Superata la soglia del tangibile, dovrebbe cominciare la dimensione della calma apparente, dell'atmosfera sospesa, e poi del sonno e del sogno, il quale ci fa inoltrare in territori inesplorati, incontri ravvicinati: sogni con storie di ordinaria quotidianità, oppure impreviste o impossibili.
Il sonno ha una propria divinità.
Per gli antichi Greci era Hypnos, figlio di Nyx, la Notte, e fratello di Thanatos, dio della morte. Invece per gli antichi Romani “Somnus” era il dio corrispondente a Hypnos.
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Era spesso descritto come un giovane alato (piccole ali attaccate sulla testa), nella mano teneva semi di papavero (pianta dai poteri soporiferi) che sta inviando sul corpo del ragazzo, oppure una torcia rovesciata, simbolo del sonno profondo.
Hypnos era un dio benevolo, capace di portare riposo agli uomini e agli dèi, alleviando la fatica e le sofferenze.
Viveva in una caverna nell’Erebo, il regno delle ombre, vicino al fiume Lete, il fiume dell’oblio.
Hypnos era il padre degli Oneiroi, le divinità dei sogni.
I più famosi erano:
Morpheo: appariva nei sogni con sembianze umane.
Ikelos (Fobetore): assumeva la forma di animali o creature spaventose nei sogni.
Phantaso: appariva nella forma di paesaggi, oggetti e visioni surreali.
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