Non credo che qualcuno abbia mandato via qualunque utente, è vero che talvolta certe discussioni erano piuttosto accese.
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Il discorso è abbastanza complesso, e su questo sono stati fiumi d'inchiostro, ogni società ha costruito un proprio modello comportamentale, a propria immagine e somiglianza, naturalmente questi si modificano in base agli accadimenti e alle situazioni.
Perdiamo per esempio una norma di legge" semplifico", ( non uccidere), che a seconda delle circostanze cambia" durante le guerre i soldati devono uccidere", in tempo di pace questo è vietato. Per questo credo che ognuno debba essere consapevole dei propri limiti. Andare per strada e lanciare addosso alle persone dei secchi d'acqua potrebbe essere considerata una cosa spiritosa, ma non particolarmente gradita da chi riceve l'acqua. Partendo dall'idea che ci dovrebbe essere una base comune per un ragionamento, forse un po' fuori moda, la base dovrebbe essere il rispetto per se stessi e gli altri.
Ciao Pax, concordo con l'opinione di Lady Hawke e di Ninag.
Con fratel Cono avevo un “feeling”: mi permetteva di ideare sceneggiate considerando lui l’attore principale delle mie elucubrazioni, di accusarlo di misfatti e considerarlo un peccatore, ed ora senza di lui ho la sensazione di essere anchilosato, la mia ispirazione quotidiana la debbo reprimere. :asd:
Sbaglio se penso che lo hai influenzato nel suo decidere di abbandonarci ?
Un forum è spazio di confronto, di apprendimento, di scambio di opinioni e anche di crescita culturale per i frequentatori. È pure un esercizio di democrazia, perché si apprende ad accettare le opinioni degli altri. Il mio confratello di Empoli non sempre aveva questa apertura mentale.
Il forum è simile all'incontro "in presenza"; i forumisti non sono una massa anonima, dopo alcuni loro post diventano riconoscibili ed acquisiscono una loro soggettività, come il permaloso Cono.
Tu e lui oltre che riconoscibili emanate anche l'odore di santità, che ci giunge online.
Spero che le mie battute ti facciano ridere e ripensare allo sbaglio da voi commesso nel lasciarci. Ma la porta del forum è sempre aperta.
:approved: :D
Il sostantivo “estetismo” e l’aggettivo “estetizzante”.
L’estetismo pone il culto del bello e i valori estetici come il fine della vita.
Estetizzante è colui che ha comportamenti e stile di vita ispirati dall’estetismo.
La dimensione sociale dell’estetica si manifesta nell’interazione sociale. E la percezione del bello è determinante per l’educazione estetica dell’individuo.
Secondo lo psicologo statunitense Gordon Allport (1897 – 1967) i tratti della personalità sono influenzati dalle esperienze dell’infanzia, dall’ambiente sociale in cui si vive e dall’interazione con gli altri.
Un fenomeno comunicativo-estetico è il lusso: la sua essenza è l’apparenza, la sua immagine pubblica.
A “consumare” il lusso non è chi lo mostra e lo possiede, ma lo spettatore che lo contempla e che si convince del suo prestigio.
Il lusso serve per mostrarlo, per essere visto, ammirato, raccontato. E’ ambìto dagli individui che cercano visibilità e riconoscimento sociale, per esempio i cosiddetti “arrampicatori sociali”, gli arricchiti.
Secondo la citata Barbara Carnevali la filosofia del prestigio è basata sulla convinzione che le apparenze sociali sono il medium dei rapporti sociali.
Il prestigio può essere considerato come relazione oggettiva di superiorità interpersonale, codificata dalle usanze in una società, oppure essere il risultato della valutazione delle qualità di una persona da parte di un'altra, valutazione che è effettuata sulla base del sistema di valori accettato e non codificato.
Nelle società tradizionali le gerarchie sociali e le corrispondenti differenze di prestigio erano rigide e nettamente definite, la stratificazione sociale costituiva la principale dimensione organizzativa della vita sociale.
Nella società contemporanea a seguito dello sviluppo dell'economia di mercato e del principio di eguaglianza tra i cittadini, il prestigio ha subìto una profonda trasformazione. Anche chi proviene dai ranghi inferiori della società può ascendere (contando esclusivamente sulle sue capacità) ai vertici della ricchezza e del potere, quindi del prestigio.
Il concetto di prestigio inteso come status sociale ha avuto connotazioni differenti nelle diverse culture ed epoche storiche.
Nelle società medievali europee il 'prestigio' si riferiva ai privilegi, che venivano trasmessi da una generazione all'altra trasformandosi gradualmente in uno status di nascita.
Nella società capitalistica del XIX secolo la nozione di prestigio era connessa principalmente alla classe sociale di appartenenza e al suo potere generalizzato.
Nella società contemporanea (tardo-capitalistica o postindustriale), il concetto di prestigio si riferisce al gruppo professionale e alla valutazione della sua 'rilevanza funzionale', o utilità, per il sistema socioeconomico.
:teach: :D
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L’attore e drammaturgo francese Molière (pseudonimo di Jean Baptiste Poquelin (1622 – 1673), il 14 ottobre 1670 rappresentò per la prima volta la sua commedia “Il borghese gentiluomo” nel teatro di corte di Luigi XIV nel castello di Chambord, nella Valle della Loira. Parteciparono la compagnia teatrale di Molière e gli artisti di due accademie reali: “Académie Royale de Musique” e “Académie Royale de Danse”.
Interprete principale: monsieur Jourdain, figlio arricchito di un mercante di stoffe che vuole atteggiarsi a "gran signore", un ricco borghese che desidera diventare nobile. Non vuole soltanto imitare l’aristocrazia: vuole essere parte dell’aristocrazia. E Molière, con la sua ironia mostra quanto questo desiderio sia ridicolo.
Jourdain paga maestri di musica, danza, filosofia e scherma per imparare ciò che crede “nobile”. Indossa costosi abiti. Si fa sfruttare economicamente da Dorante, conte con poco denaro e privo di scrupoli, che lo ripaga in complimenti, e si fa truffare da chiunque gli prometta un’aura aristocratica; ignora la saggezza della moglie e della domestica, che vedono la realtà meglio di lui; si innamora di una marchesa che lo usa come se fosse un “bancomat”.
Per di più Jourdain è deciso a far sposare la figlia Lucilla soltanto da un nobile. Ma la giovane è amata da Cleante che, pur di riuscire a conquistarla, si farà passare per il figlio del Gran Turco e inscenerà una pittoresca cerimonia pseudo-orientale per conferire al signor Jourdain la gran dignità di “Mammalucco”.
È un trionfo di teatralità barocca, ma anche una denuncia del potere dell’autoinganno: se vuoi credere a una menzogna, troverai sempre qualcuno disposto a vendertela.
Con questa commedia Molière colpisce due bersagli contemporaneamente:
la borghesia arricchita, che crede che il denaro possa comprare la cultura, il gusto, la grazia, e
l’aristocrazia decadente, che vive di rendita e vende titoli nobiliari, favori e illusioni.
Il risultato è un mondo dove tutti recitano una parte, e nessuno è davvero ciò che dice di essere.
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