Visualizzazione Stampabile
-
Ora chiamare in causa per forza il femminicida, mi pare mancanza di argomento e arrampicata sugli specchi.
Si soffre anche per i rapporti di amicizia e in famiglia.
Si potrebbe ribaltare la domanda. Se ti stupisce (si fa per dire, lo sai anche tu il perché) la sofferenza di un rapporto che finisce, cosa si prova nel voler stare con una persona e perché volerci stare? Cosa ne viene e cosa si guadagna?
-
Citazione:
Originariamente Scritto da
Vega
Ora chiamare in causa per forza il femminicida, mi pare mancanza di argomento e arrampicata sugli specchi.
eppure è quello che argomentano in tanti, anche sui giornali; spiegano il delitto con l'"amore";
ora, immagino tu dica che quello non è "amore", no ?
bene: per uno che uccide, ce ne saranno migliaia che ci pensano ma non sono sufficientemente psicopatici per quella violenza; ma nemmeno nel loro caso è "amore"; epperò, soffrono tutti, altroché ! e non è amore;
Citazione:
Si soffre anche per i rapporti di amicizia e in famiglia.
mi pare si gestisca meglio;
Citazione:
Si potrebbe ribaltare la domanda. Se ti stupisce (si fa per dire, lo sai anche tu il perché) la sofferenza di un rapporto che finisce, cosa si prova nel voler stare con una persona e perché volerci stare? Cosa ne viene e cosa si guadagna?
perché, di cosa si sta parlando ?
il punto è che nelle crisi si vede a posteriori la realtà delle cose, oltre alle chiacchiere; però, volendo, si può decidere di non ignorare una serie di circostanze prima che la crisi le mostri, capire come siamo fatti.
-
Son convinta che hai capito la domanda al contrario, in risposta al finto stupore del perché stiamo male nelle storie che finiscono.
Chiamare in causa per forza i violenti ed i femminicidi non ribalta il fatto.
-
Citazione:
Originariamente Scritto da
Vega
Son convinta che hai capito la domanda al contrario, in risposta al finto stupore del perché stiamo male nelle storie che finiscono.
Chiamare in causa per forza i violenti ed i femminicidi non ribalta il fatto.
non è finto stupore; è una domanda, a cui peraltro significativamente non rispondi;
non rispondi perché farlo significherebbe scoperchiare la narrazione da romanzo rosa e prendere atto che le relazioni sono fondate su un mercato, competitivo e stressante, a valori sempre relativi e caduchi;
si capisce eh... ma non è che serva a molto far finta di niente.
-
-
Citazione:
Originariamente Scritto da
axeUgene
benedetta Donna! avrebbe detto uno scrittore d'altri tempi :asd:
va bene che oramai sono sensibile come un pezzo di marmo, ma starei appunto cercando di discutere il luogo comune;
se è per questo soffrirà pure il femminicida, oh poverino: l'amava tanto !
direi che se manca la curiosità di smontare tutto il meccanismo dell'"amore", e di tutti gli investimenti in possesso, orgoglio, abitudine, identità, ecc... è improbabile sottrarsi al compitino;
se io chiedo, solo per fare un esempio: che differenza c'è con l'amicizia ? non è che mi si può rispondere che "è diverso", e andare oltre; in quella diversità c'è la spiegazione, e tutta quella roba e le relative radici e posture spiegano tanto altro, a domino.
Il femminicidio non c'entra una cippa. Quello si che è desiderio di possesso e di controllo.
Una legittima sofferenza legata all'abbandono è tutt'altra cosa. Come si soffre della perdita o dell'abbandono da parte di un genitore, di un familiare, di un amico. E no, non c'è alcuna differenza, infatti. La perdita di un amico, se c'è un rapporto fortificato e solido, è egualmente traumatica, e allo stesso modo necessita di terapia psicologica per essere superata.
Non a caso ti ho detto che la fine di una relazione è equiparabile - e ti ripeto, non lo dico io, ma qualsiasi testo di psicologia - ad un lutto.
Tu sottovaluti completamente gli aspetti psicologici. Parli di relazioni come se fossero delle circostanze prive di emotività, mentre l'emotività ne è la chiave.
-
Citazione:
Originariamente Scritto da
axeUgene
eppure è quello che argomentano in tanti, anche sui giornali; spiegano il delitto con l'"amore";
ora, immagino tu dica che quello non è "amore", no ?
bene: per uno che uccide, ce ne saranno migliaia che ci pensano ma non sono sufficientemente psicopatici per quella violenza; ma nemmeno nel loro caso è "amore"; epperò, soffrono tutti, altroché ! e non è amore;
Difatti quello non è amore. E' possesso, desiderio di sottomissione.
Il femminicida non soffre per amore, ma non accetta la perdita del controllo.
E ce ne passa tra quello e il normale soffrire per la perdita di qualcuno a cui si vuole bene, ma che si lascia andare con rassegnazione perché questi non vuole più stare con noi. La sofferenza è pienamente normale. Tu non soffri se muore qualcuno che ti è caro? A meno che tu non sia un robot, direi che è normale.
-
Citazione:
Originariamente Scritto da
dark lady
Il femminicidio non c'entra una cippa. Quello si che è desiderio di possesso e di controllo.
Una legittima sofferenza legata all'abbandono è tutt'altra cosa.
certo, perché nelle relazioni prive di picchi violenti il possesso e il controllo non ci sono;
Citazione:
Come si soffre della perdita o dell'abbandono da parte di un genitore, di un familiare, di un amico. E no, non c'è alcuna differenza, infatti. La perdita di un amico, se c'è un rapporto fortificato e solido, è egualmente traumatica, e allo stesso modo necessita di terapia psicologica per essere superata.
anfatti, anche l'amicocidio è comunissimo, assieme alla prassi di requisire lo smartphone all'amico per controllare se frequenta altri, davero, popo... :asd:
Citazione:
Non a caso ti ho detto che la fine di una relazione è equiparabile - e ti ripeto, non lo dico io, ma qualsiasi testo di psicologia - ad un lutto.
Tu sottovaluti completamente gli aspetti psicologici. Parli di relazioni come se fossero delle circostanze prive di emotività, mentre l'emotività ne è la chiave.
sottovaluto gli aspetti psicologici... :v
;
direi il contrario: sto cercando di scorporare i veri motivi che generano quel dolore; anche perché ci sarebbe da spiegare perché si trattengono persone con cui il rapporto è deteriorato e, a lume di ragione, nessuno vorrebbe "combattere" e investire in sentimenti aggressivi;
e mi pare che se facciamo questa operazione, alla fine tornano i conti sull'origine pattizia e di mercato della coppia e di tutta la psicologia che presiede a sta cosa;
solo che fare luce comporta il disagio di vedersi realisticamente esposti a dinamiche crude che hanno poco a che vedere con millenarie edulcorazioni del tutto e piccoli confortevoli bugie che ci si racconta sempre.
-
Citazione:
Originariamente Scritto da
axeUgene
non è finto stupore; è una domanda, a cui peraltro significativamente non rispondi;
non rispondi perché farlo significherebbe scoperchiare la narrazione da romanzo rosa e prendere atto che le relazioni sono fondate su un mercato, competitivo e stressante, a valori sempre relativi e caduchi;
si capisce eh... ma non è che serva a molto far finta di niente.
Cosa c'entra il mercato competitivo e stressante se una relazione finisce?
Non capisco bene a cosa ti riferisci, a parte i discorsi prededenti sulle scelte ed i soggetti disponibili.
-
Citazione:
Originariamente Scritto da
dark lady
Difatti quello non è amore. E' possesso, desiderio di sottomissione.
Il femminicida non soffre per amore, ma non accetta la perdita del controllo.
E ce ne passa tra quello e il normale soffrire per la perdita di qualcuno a cui si vuole bene, ma che si lascia andare con rassegnazione perché questi non vuole più stare con noi. La sofferenza è pienamente normale. Tu non soffri se muore qualcuno che ti è caro? A meno che tu non sia un robot, direi che è normale.
soffro perché mi manca quella persona; ma, generalmente, è escluso che quel venir meno implichi un giudizio, una "bocciatura" del mio valore, della mia desiderabilità, la sottrazione di prestazioni e attenzioni che ritenevo acquisite;
davvero vuoi rimuovere la ferita all'amor proprio, all'orgoglio, a tutto il set di abitudini e sicurezze connesse che niente hanno a che vedere con un genuino rapporto di affetto ? boh... :asd:
-
-
-
Citazione:
Originariamente Scritto da
Vega
Cosa c'entra il mercato competitivo e stressante se una relazione finisce?
Non capisco bene a cosa ti riferisci, a parte i discorsi prededenti sulle scelte ed i soggetti disponibili.
c'entra che un conto è una sofferenza per la mancanza di una compagnia piacevole e per il venir meno di quella, altro è il fallimento di un investimento che implica sacrifici in cambio di un ritorno, la circostanza di essere "bocciati", giudicati non più adeguati, retrocessi, umiliati, privati dell'identità sociale in quanto "validi";
cose stipulate in origine, su cui si fa conto; il momento in cui Claudia suggerisce la sua amica ad Alberto è quello in cui si esplicita la gerarchia di valori, e il riconoscimento di identità: tu vali questo, e non ti puoi permettere una come me; col sottinteso che: se ti accontenti di quella che "ti puoi permettere" quella è "tua", perché quella scelta è conforme ai rapporti di forza e ti garantisce controllo;
è incredibile dover fare presenti questi meccanismi elementari di comportamento; peraltro confermati in milioni di narrazioni analoghe, da sempre, storie in cui sin dall'inizio uno spettatore appena smaliziato capisce chi si metterà con chi in base allo status socio-estetico, cioè i rapporti di forza all'origine di un patto di coppia.
-
Citazione:
Originariamente Scritto da
axeUgene
soffro perché mi manca quella persona; ma, generalmente, è escluso che quel venir meno implichi un giudizio, una "bocciatura" del mio valore, della mia desiderabilità, la sottrazione di prestazioni e attenzioni che ritenevo acquisite;
davvero vuoi rimuovere la ferita all'amor proprio, all'orgoglio, a tutto il set di abitudini e sicurezze connesse che niente hanno a che vedere con un genuino rapporto di affetto ? boh... :asd:
Ma infatti non è che si soffre perché si boccia il proprio valore, si soffre, appunto, perché ti manca quella persona. E perché ti ha ferito, se sei quello che viene lasciato. E' esattamente come quando muore qualcuno. Continui a ignorare questa cosa (ti invito di nuovo a leggere la Telfener, Le Forme dell'Addio). La perdita è un meccanismo psicologico molto chiaro e definito. Tu puoi continuare a farcirlo di cose extra, ma il succo è quello. Poi che in alcuni casi ci sia anche il meccanismo di cui tu parli, certo. Se una persona ha poca autostima di suo è chiaro che si sentirà svalutata dall'essere lasciata. Anche quello è un meccanismo piuttosto noto. Ci sono anche molte relazioni disfunzionali, se è per questo. Ogni caso è a sè.
Ma la base è che la fine di una relazione provoca dolore, c'è poco da fare. Non ci si scappa. Anche se sei tu a lasciare.
-
Non è che sei l'unico detentore di sapere.
E fare i soliti esempi estremi, tipo l'amica stronza che suggerisce la sfigata o la meno bella, non servono a tappare il buco e la noia della tiritera del mercato e dei rapporti di forza. Come se esistesse solo questa modalità.