Originariamente Scritto da
Pazza_di_Acerra
Il racconto tradizionale, che vuole Paolo di Tarso �pi� volte imprigionato dai romani� non � giudicato attendibile secondo alcune recenti ricerche storiografiche. Mentre per il periodo storico preso in esame non mancano fonti antiche, come Tacito e Giuseppe Flavio (gli accenni alla prigionia di Paolo sono presenti solamente in alcuni passi degli Atti degli apostoli), che vengono ora diversamente interpretati sulla base delle conclusioni raggiunte da una branca della moderna storiografia che si occupa del controllo delle fonti.
Durante i suoi viaggi, Paolo di Tarso aveva fatto tappa nelle citt� di Filippi e Tessalonica, in entrambe le localit� rimediando l'accusa di esercizio della magia da parte dei capi delle comunit� ebraiche, cui i magistrati romani non dettero credito. Anche a Corinto fu portato in giudizio, da un certo Sostene (Sosthenes in greco),[69] capo della comunit� israelita corinzia, per rispondere delle accuse di "religione non permessa". Infatti i culti, per essere "legali", dovevano essere riconosciuti dall'autorit� di Roma, e il cristianesimo non era tra quelli: dicevano infatti �Costui persuade la gente a rendere un culto a Dio in modo contrario alla legge� (At 18,13). Il proconsole Giunio Anneo Gallio (fratello di Lucio Anneo Seneca) rifiut� di procedere ritenendo che la giustizia romana non fosse interessata a questioni puramente religiose (At 18,12-17). Gli Atti aggiungono che il capo della sinagoga fu malmenato dal popolo che reclamava attenzione: �Allora tutti afferrarono S�stene, capo della sinagoga, e lo percossero davanti al tribunale, ma Gallione non si curava affatto di tutto ci�.� (At 18,17).
Forte della protezione delle leggi di Roma, Paolo era tornato a Gerusalemme nel 58 e, contro il parere dei capi della comunit� cristiana, si era recato nel tempio ebraico per predicare, scatenando la prevedibile reazione degli ebrei.
Paolo, quindi, sarebbe stato non arrestato, ma strappato in extremis al linciaggio dal pronto intervento dei soldati romani, agli ordini del tribuno Claudio Lissa, i quali portarono al sicuro l'apostolo nella fortezza Antonia, incalzati dalla folla inferocita che gridava �ammazzalo, ammazzalo!�. Il racconto degli Atti degli Apostoli parla s� di arresto, ma fa chiaramente intendere che ci fu un salvataggio (At 21,27-36).
Il tribuno Lissa convoc� il sinedrio, ma non si ritenne in grado di prendere una decisione. Tuttavia, avuta notizia che si stava preparando un colpo di mano per eliminare Paolo, probabilmente allo scopo di evitare altri disordini, lo fece trasferire a Cesarea - protetto da una forte scorta di duecento fanti, duecento arcieri e settanta cavalieri - sede del governatore Antonio Felice e della pi� importante guarnigione romana in Giudea.
Anche il governatore rimand� la decisione, ma fece restare Paolo all'interno del castrum in "custodia militaris", ovvero sotto protezione. Secondo l'ordinamento Romano, la custodia militaris era una misura ben diversa dalla "custodia publica" (ovvero l'arresto) e lasciava la possibilit� al "custodito", di ricevere chiunque volesse e condurre una vita pressoch� normale, certo col divieto di lasciare la fortezza. Ma � facile dedurre che Paolo, in tale situazione, neppure si sarebbe sognato di contravvenire al divieto.
Rimase in questa condizione due anni, durante i quali pare che il governatore propose all'apostolo di trasferirlo sotto scorta in altra citt�, in cambio d'una adeguata somma di denaro. Antonio Felice (fratello di Pallante, il pi� importante consigliere di Claudio) era un uomo avido e corrotto e, per questo motivo, fu destituito da Nerone che nomin� governatore il pi� scrupoloso Porcio Festo.[70]
A una sola settimana dal suo insediamento, il nuovo governatore decise di risolvere la situazione riconvocando il sinedrio e, ascoltata la richiesta di condanna a morte, estern� la propria incompetenza giuridica: �Se si trattasse di qualche ingiustizia o di qualche malvagia azione, io vi ascolterei come di ragione, o Ebrei. Ma si tratta di discussioni su una parola, su dei nomi e sulla vostra legge: io non voglio dover giudicare di cose come queste.�[71] In teoria aveva dato ragione a Paolo, ma in pratica la liberazione l'avrebbe esposto alla vendetta dei Giudei. D'altro canto mantenerlo all'infinito in "custodia militaris" significava ammettere implicitamente l'inefficacia dell'autorit� di Roma.
A trarre d'impaccio il governatore fu lo stesso Paolo che, nella sua qualit� di cittadino romano esercit� il diritto di appellarsi al giudizio dell'imperatore Nerone: (�Civis romanus sum. Caesarem appello!�). Occorre precisare che, pochi anni prima (57), Paolo aveva definito l'imperatore "autorit� istituita da Dio", raccomandandone l'obbedienza ai cristiani dell'Urbe.[72]
L'apostolo fu dunque imbarcato nel porto militare di Cesarea e scortato a Roma dal centurione Giulio. Qui giunto nel 60, in attesa del giudizio imperiale fu posto agli "arresti domiciliari", da dove tuttavia pot� predicare in assoluta libert� e senza ostacoli.[73]
Nel 62 fu sottoposto al giudizio del tribunale di Roma, presieduto dal Prefetto del pretorio Afranio Burro, che lo assolse.
Te continua pure a farneticare delle tre fontane, che le fonti storiche serie (anche cristiane) dicono altro... :asd: