Nello “Srimad Bhagavatam” (8):
19:36 I grandi saggi e studiosi non approvano la carità che metta in pericolo
le proprie possibilità di sostentamento. Carità, sacrificio, austerità e
attività interessate sono consigliabili solo a colui che è in grado di
guadagnarsi da vivere in modo adeguato. [Non sono accessibili per chi
non è in grado di mantenersi].
37 Perciò, una persona che possieda una conoscenza completa dovrebbe
dividere le ricchezze accumulate in cinque parti: una a vantaggio
della religione, una a vantaggio della propria reputazione, una per
l'opulenza, una per la gratificazione dei sensi e una per il
mantenimento dei propri familiari. Una persona che si comporti in
questo modo è felice sia in questa vita che nella prossima.
Tutto ciò conferma quanto da me asserito. La saggezza non consiglia di dare tutto ai poveri e diventare a propria volta mendicanti, bensì di donare ciò che si ha in eccesso.
Casualmente, o forse no, viene confermato anche ciò che io ho fatto di mia iniziativa, senza conoscere questo testo. Ossia, come dissi, io dono circa la quinta parte del mio reddito in beneficenza. Per il resto, però, io al momento non mantengo familiari e non credo di gratificarmi di opulenze. Avere due residenze abbastanza modeste - una a Milano e una a S. Cruz - è opulenza? Mah, è difficile dire. Per queste due residenze verso in totale circa 90 € di spese condominiali ogni mese (50 € a Milano e 40 € a S. Cruz). Si può parlare di lusso, di opulenza? Non credo. Non si tratta di appartamenti brutti, ma sono abbastanza piccoli (37 mq e 46 mq) in caseggiati degli anni 70.
Vorrei aggiungere che togliersi qualche sfizio una tantum, per chi ne ha la possibilità, è consentito. Vivere nel lusso, mentre il prossimo muore di fame, credo che non sia consentito.
Ricordo ancora una volta che Dio chiede almeno la decima a chi ne ha la possibilità e che il quinto delle proprie entrate è esattamente il doppio.
19:36 I grandi saggi e studiosi non approvano la carità che metta in pericolo
le proprie possibilità di sostentamento. Carità, sacrificio, austerità e
attività interessate sono consigliabili solo a colui che è in grado di
guadagnarsi da vivere in modo adeguato. [Non sono accessibili per chi
non è in grado di mantenersi].
37 Perciò, una persona che possieda una conoscenza completa dovrebbe
dividere le ricchezze accumulate in cinque parti: una a vantaggio
della religione, una a vantaggio della propria reputazione, una per
l'opulenza, una per la gratificazione dei sensi e una per il
mantenimento dei propri familiari. Una persona che si comporti in
questo modo è felice sia in questa vita che nella prossima.
Tutto ciò conferma quanto da me asserito. La saggezza non consiglia di dare tutto ai poveri e diventare a propria volta mendicanti, bensì di donare ciò che si ha in eccesso.
Casualmente, o forse no, viene confermato anche ciò che io ho fatto di mia iniziativa, senza conoscere questo testo. Ossia, come dissi, io dono circa la quinta parte del mio reddito in beneficenza. Per il resto, però, io al momento non mantengo familiari e non credo di gratificarmi di opulenze. Avere due residenze abbastanza modeste - una a Milano e una a S. Cruz - è opulenza? Mah, è difficile dire. Per queste due residenze verso in totale circa 90 € di spese condominiali ogni mese (50 € a Milano e 40 € a S. Cruz). Si può parlare di lusso, di opulenza? Non credo. Non si tratta di appartamenti brutti, ma sono abbastanza piccoli (37 mq e 46 mq) in caseggiati degli anni 70.
Vorrei aggiungere che togliersi qualche sfizio una tantum, per chi ne ha la possibilità, è consentito. Vivere nel lusso, mentre il prossimo muore di fame, credo che non sia consentito.
Ricordo ancora una volta che Dio chiede almeno la decima a chi ne ha la possibilità e che il quinto delle proprie entrate è esattamente il doppio.
