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Discussione: L'ultimo film che avete visto?

  1. #7786
    Candle in the wind L'avatar di conogelato
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    Ancora recita Trintignant? Poderoso, immarcescibile, grande attore!
    amate i vostri nemici

  2. #7787
    la viaggiatrice L'avatar di dark lady
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    Nome di donna. Un film del 2018, di Marco Tullio Giordana. Mi incuriosiva perché la sceneggiatrice è una mia ex direttrice. Tutto sommato, non mi è dispiaciuto, anche se sull'argomento (molestie sulle donne) ne ho visti di migliori.
    “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

    Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

  3. #7788
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    “The Killer” (2023) di David Fincher
    Un killer commenta analiticamente la preparazione e l’esecuzione di uno dei suoi omicidi. Tutto è calibrato al millimetro, senza spazio per l’improvvisazione, ma per una pura casualità fallisce il bersaglio. Il mandante dell’omicidio per vendicarsi del suo errore tenta di fargli fuori la fidanzata e questo provocherà la reazione furiosa del killer. Presentato in concorso a Venezia il film è curato nei minimi particolari, come gli omicidi del protagonista d’altronde. Peccato che rispetto ad alcuni famosi film precedenti di Fincher (“Seven” e “Zodiac” ad esempio) manchi totalmente la suspense e questa perfezione maniacale (sia del killer che del regista mi verrebbe da dire) rimanga fine a se stessa.

    The Killer **

  4. #7789
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    “The Old Oak” (2023) di Ken Loach
    Credo che questo sia il secondo film da quando Ken Loach ha annunciato il ritiro dalle scene. Invece ha continuato a denunciare la situazione che coinvolge i più deboli, quelli che non ce la fanno e che sono stati messi alla porta da una società spietata ed egoista che colpisce soprattutto i centri periferici. In aggiunta a ciò, che Loach fa partire dal primo governo Thatcher che chiuse miniere e aziende di stato mandando sul lastrico metà della popolazione inglese, recentemente si è acuito il problema dell’immigrazione che ha spinto il governo Sunak a scelte forti. C’è da dire che la ricetta macroeconomica di Loach non ha mai funzionato ovunque sia stata applicata, rimangono però in piedi tutti i problemi sociali ed economici che rappresentano l’oggetto di gran parte della sua cinematografia. E così pure in questo film, presentato in concorso a Cannes, ambientato nel nord Inghilterra (si capisce dalla pronuncia e dalle maglie del Newcastle indossate dai ragazzi), in una piccola cittadina che fa i conti con la deindustrializzazione della zona che ha costretto i giovani a cercare fortuna altrove. The Old Oak è il pub del villaggio, rimasto unico luogo del posto in cui si può socializzare davanti a una birra. Ma ad un certo punto arrivano i rifugiati siriani cacciati da Assad e questo non viene visto di buon occhio da una parte degli abitanti e da alcuni frequentatori del pub. E’ la solita guerra tra poveri che vediamo anche da altre parti compresa la nostra. Il proprietario insieme alla rappresentante dei rifugiati approva di riassestare una stanza ormai in disuso all’interno del pub per organizzare eventi e incontri tra la popolazione locale e gli immigrati. L’obiettivo è dimostrare solidarietà e vicinanza, che in una società consumistica e distratta come la nostra spesso fatica ad acquisire valore.

  5. #7790
    Candle in the wind L'avatar di conogelato
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    Ken Loach è un grandissimo: stop.
    amate i vostri nemici

  6. #7791
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    “La Chimera” (2023) di Alice Rohrwacher
    Un gruppo di tombaroli traffica con reperti etruschi grazie a un sensitivo inglese già finito in prigione per il medesimo reato anche se ora, tornato in campo, ha la testa impegnata a ricordare la fidanzata che non c’è più. Attesissimo dopo "Lazzaro felice" il film passato in concorso a Cannes ha un soggetto interessante ma con una sceneggiatura, scritta dalla stessa Rohrwacher, che si perde in vari rivoli di sequenze inutili e personaggi insignificanti, salverei quello interpretato da Isabella Rossellini, rendendo dispersiva la stessa direzione della regista, con il vano il tentativo di ripetere il miracolo poetico del film precedente.

    La Chimera **

  7. #7792
    Candle in the wind L'avatar di conogelato
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    Spero di vederlo presto anch'io. E di non fare confronti con "Lazzaro felice"
    amate i vostri nemici

  8. #7793
    la viaggiatrice L'avatar di dark lady
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    The Terminal. Rivisto dopo anni. Sempre stupendo.
    “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

    Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

  9. #7794
    "Killers of the Flower Moon" di Martin Scorsese, con Leonardo DiCaprio e Robert De Niro.
    Dire che è bellissimo è davvero poco.
    Stupendo.

  10. #7795
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    “Godland” (2022) di Halynur Palmason
    Un prete danese viene inviato in Islanda per costruire una parrocchia. Il viaggio è pieno di insidie che mettono in pericolo il piano e fanno vacillare la sua fede, ma è l’incontro con gli abitanti dell’isola e soprattutto con una donna che definiscono meglio il suo percorso. Il film, presentato a Cannes 2022 nella sezione “Un Certain Regard” si caratterizza come qualsiasi film scandinavo per la cura della direzione e della fotografia, che si avvale del formato quadrato rispetto al tradizionale rettangolo. Funziona anche come documentario per chi come me non conosce l’Islanda e i suoi costumi, una terra dove il ghiaccio è naturalmente la regola nei mesi invernali ma che durante l’estate si trasforma completamente rilasciando panorami mozzafiato, persino quelli dovuti ai vulcani che rendono quei tratti di territorio stranamente ribollenti.

    Godland ***

  11. #7796
    Candle in the wind L'avatar di conogelato
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    Sei prezioso Barrett, me lo appunto
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  12. #7797
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    “May December” (2023) di Todd Haines
    Un’attrice (Natalie Portman) deve interpretare la parte di una donna (Julianne Moore) la quale vent’anni prima era finita in carcere per aver sedotto un ragazzo minorenne e averci fatto un figlio. Per preparare bene la parte l’attrice entra nella vita della donna cercando di acquisire notizie sul rapporto ancora esistente tra i due e parlando con tutti i membri della sua famiglia finendo per diventare una sorta di psicologa per la coppia. Presentato in concorso a Cannes il film, diretto dallo stesso regista di “Carol” altro drammone dal medesimo stile psicoterapico, riesce a fatica a mettere insieme tutte le componenti dal quale dovrebbe trovare linfa vitale.

    May December **

  13. #7798
    Candle in the wind L'avatar di conogelato
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    L'olio di Lorenzo. La commovente storia di due genitori che non si arrendono alla malattia genetica del figlio: Susan Sarandon e Nick Nolte sublimi!
    amate i vostri nemici

  14. #7799
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    “Coupe de chance – Un colpo di fortuna” (2023) di Woody Allen
    Nell'opera di Woody Allen l'influenza di Bergman, Fellini e persino di Hitchcock è evidente, eppure quando guardiamo un suo film riconosciamo immediatamente il suo stile e pensiamo che si tratti davvero di un film “alla Woody Allen”. Così in “Annie Hall – Io e Annie” (1977) e in “Manhattan” (1979), due dei suoi massimi capolavori, dove accanto all'introspezione e all’analisi dei personaggi tipici del cinema di Bergman, Allen ci infila il paradosso e l'inaspettato. In “Stardust Memories” (1980) gira una lunga sequenza copiata di sana pianta da “Otto e mezzo” di Fellini, però al posto della bella faccia di Mastroianni c'è la sua rendendo l'evidente plagio in un ringraziamento. In “Crimes and misdemeanors - Crimini e misfatti” (1989) c'è la parte drammatica e angosciante che potremmo riportare a Hitchcock, ma c'è anche una parte completamente slegata dalla precedente che rimanda al suo cinema più puro. Invece “Match point” (2005), un capolavoro sin dall'inizio con la pallina da tennis che passa sopra la rete sulle note dell’aria più famosa de “L’Elisir d’amore” di Donizetti con la voce di Caruso, di Allen non ha nulla, è totalmente hitchcockiano.
    Qualche anno fa è stato coinvolto in una faccenda dai risvolti processuali e suo malgrado finito nel vortice del movimento “me too” che di fatto lo ha estromesso da Hollywood e così quella fila di attori famosi che stazionava stabilmente fuori dalla sua porta si è silenziosamente dissolta. Ma lui non si è perso d’animo, è stato scagionato dalle accuse e ha continuato a girare film grazie anche al grande successo che le sue pellicole hanno sempre riscosso in Europa. Così per quest’ultimo film, presentato a Venezia fuori concorso, ha scelto ancora una volta Parigi come set, ha ingaggiato attori francesi e la lingua, non dovrei nemmeno dirlo, è il francese. Due vecchi compagni di liceo si ritrovano a Parigi. Lui scrittore, divorziato e un po’ bohemian; lei impiegata in una galleria d’arte, sposata con un tipo possessivo. L’incontro è fatale. Nel procedere la storia ricorda “Match point”, un match point parigino, con meno tensione psicologica e più leggerezza. Mentre lo guardavo mi chiedevo se il regista avrebbe rimesso a posto le cose che in Match point aveva lasciato in sospeso per la bellezza e la riuscita del film.

    Coup de chance ***

  15. #7800
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    Due film in concorso a Berlino e uno a Venezia.

    “Past lives” (2023) di Celine Song
    Due ragazzi coreani si rincontrano dopo tanti anni sui social. Lei vive ormai da tempo a New York per inseguire il sogno di diventare una grande scrittrice, lui è rimasto in Corea a studiare ingegneria. Dopo diversi anni lui la va a trovare, lei è ormai felicemente sposata e l’incontro produce nei due dei sentimenti nostalgici e su quello che sarebbe potuto essere e che non è stato. Storia scritta benissimo nella sua semplicità, come la regia della Song, poco montaggio e lenti movimenti della cinepresa. Bellissime le immagini di New York.

    Past lives ***


    “Il cielo brucia” (2023) di Christian Petzold
    Due amici decidono di passare un po’ di tempo nella casa al mare di uno dei due per lavorare in tranquillità, ultimare un libro e sistemare un portfolio. In casa trovano una ragazza amica della madre del proprietario e a lei si aggiunge il fidanzato bagnino nella spiaggia vicina. Il contesto non piace allo scrittore che si dimostra scostante e asociale e quando arriva il suo editore, più interessato al lavoro altrui che al suo libro l’atmosfera diventa pesante e non solo metaforicamente in quanto un incendio nel frattempo minaccia il bosco attorno alla casa. Il film ha vinto il premio della giuria a Berlino e pur avendo una storia interessante nella quale risalta l’alchimia positiva che a volte nasce tra persone che non si conoscono, la regia mi pare debole, poco curata soprattutto nel montaggio.

    Il cielo brucia **


    “Priscilla” (2023) di Sofia Coppola
    Dopo il film su Elvis l’anno passato ecco il film sulla moglie. L’incontro in Germania dove entrambi risiedono per ragioni militari e malgrado la differenza di età e la contrarietà dei genitori di lei, la coppia decide di stare insieme. E’ una vita sacrificata quella di Priscilla vissuta all’ombra di un mito e delle sue esigenze di carriera manovrato come un pupazzo dall’industria discografica e da Hollywood. Il film è passato in concorso a Venezia dove Cailee Spaeny ha vinto la coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile. Ma la domanda è per quale motivo Sofia Coppola decide di occuparsi di un progetto simile sprecando il suo talento dietro un personaggio, per come viene raccontato nel film e negli anni dai rotocalchi, insignificante e dalla vita inutile? Non ci viene detto infatti nel film qualcosa che non sapevamo, un risvolto della sua vita che ce la faccia vedere in maniera diversa e che ai nostri occhi riscatti la sua esistenza, che in definitiva arriva solo quando finalmente decide di lasciare il marito.

    Priscilla **

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