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Discussione: Picchiare anziani e bambini

  1. #241
    Candle in the wind L'avatar di conogelato
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    questa mi pare una buona cosa, cono. livellare le incomprensioni è a mio parere l'unico modo per vivere se non "felicemente", almeno in maniera serena.




    altra buona cosa. il dialogo nella famiglia è importantissimo...




    no. scusa ma adesso non ti seguo più. non puoi, come ti dicevo, "predicare e razzolare" in due modi diversi. se fai una scelta di vita devi anche poi difendere quella stessa scelta, che rimane è vero una scelta personale, ma che si spera sia stata fatta con un minimo di cognizione di causa. si tratta anche di essere in qualche modo "coerenti", cono.




    probabilmente neanche il mahatma avrebbe avuto modo di esprimere un pensiero così profondo come il tuo. sta di fatto che anche al giorno d'oggi la famiglia non è quella "patriarcale" di un tempo. ha cambiato forma. ma ciò non significa che le persone "necessariamente" debbano, pur avendo scelto un modello diverso di "famiglia", quello nucleare, vivere peggio. chissà: magari nel lontano (ma neanche tanto) futuro avremo "famiglie" costuite da un singolo individuo. chi lo sa? e soprattutto non vedo dove potrebbe essere il "peggioramento"...dimmi tu...



    ciao, cono. piacere, sandor...
    Non puoi chiamarle FAMIGLIA, quelle dei single. Famiglia è comunione di persone. Puoi chiamarle scelte di Vita, semmai.
    Io, Papa Francesco, la Chiesa e tutti quegli analisti, studiosi, filosofi, sociologi eccetera non "difendono" la Famiglia naturale. Servirebbe davvero a poco, amico Sandor. Propongono e suggeriscono invece il ritorno a un modo più naturale di vivere. Che se accolto, ha in pectore tutti i requisiti per curare, risanare e guarire questa Società Individuale così triste, grigia e infelice. Che non si sposa più, che non fa più figli, che si accontenta di cavarsela, che scambia il virtuale col reale, che riduce la Vita a una cosa piccola piccola....
    amate i vostri nemici

  2. #242
    Candle in the wind L'avatar di conogelato
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    La famiglia naturale non esiste. Fattene un ragione. Già spiegato.

    No, dai tuoi discorsi l'altro non è una ricchezza, è una minaccia, è una rivale. Perchè parlare di invasioni?
    O perchè bacchettare le donne con un discorso come quello che stai facendo? Poveri padri/uomini smarriti e depressi e donne cattive e carrieriste.
    Non so se ti leggi, se rifletti su quello che scrivi. Forse ti dovresti chiedere se i padri lavorano troppo e pensano alla carriera o sono poco sensibili e quindi stanno poco coi figli e con la compagna. Oppure chiederti se anche le madri/donne hanno depressione, infelicità ed insicurezze. Magari se la smettessi di guardare la D'Urso e altre programmi simili e tornassi sulla Terra, vedresti la maggioranza delle persone, uomini e donne, che lavora e si occupa della famiglia. Non vivi in un mondo di soli quadri e manager.
    Alla fine non l'hai proprio comprato e letto il libro che ti avevo suggerito, vero? Frutto dello studio e del lavoro di un grande esperto, fra le altre cose....
    E' proprio auspicando che i padri possano smetterla, di comportarsi infaltilmente (con la depressione o andando a calcetto dopo cena per evitare il confronto e il dialogo con Moglie e Figli) che viene propugnata con forza l'idea della Naturalità.
    Risè non da la colpa a nessuno, dei 2 generi...dei 2 coniugi, Laura. Fotografa semplicemente la REALTA'! Ne descrive un Feed-back: Il cuore del problema è capirsi. Interrogarsi. Venirsi incontro. Ognuno rispettando l'Altro come ricchezza.

    Il padre. L'assente inaccettabile
    di Claudio Risé

    L'Occidente contemporaneo è definito dalle scienze sociali "una società senza padri". Alcuni vi vedono la fine, positiva, di ogni "patriarcato"; altri, come l'autore, notano con preoccupazione il vuoto lasciato dall'assenza paterna. Per Claudio Risé, psicoanalista di formazione junghiana e docente di scienze politiche e sociali, il padre è la figura psicologica che collega la biografia individuale al piano trascendente e consente così l'integrazione del dolore e della perdita attraverso l'insegnamento esemplare del suo senso. La "società senza padri" appare, quindi, come un mondo che ha smarrito il senso religioso e, con esso, la capacità di dare significato alle prove della vita, cui l'individuo reagisce infantilmente attraverso il rifiuto e la negazione o con la depressione. Il libro entra nel vivo della cronaca di oggi mostrando come l'assenza paterna non nasca da fumosi processi psico-sociologici, ma dalla diffusione di separazioni e divorzi, che si concludono quasi sempre con l'espulsione dei padri da casa e con la rottura (o il grave indebolimento) del loro rapporto con i figli.

    https://www.libreriauniversitaria.it...E&gclsrc=aw.ds

    Le Donne non sono cattive. Gli Uomini non sono cattivi. Tutti e due hanno smarrito il SENSO della loro missione...del loro compito innanzitutto educativo verso i loro Figli.
    amate i vostri nemici

  3. #243
    Opinionista L'avatar di axeUgene
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    Non puoi chiamarle FAMIGLIA, quelle dei single. Famiglia è comunione di persone. Puoi chiamarle scelte di Vita, semmai.
    Io, Papa Francesco, la Chiesa e tutti quegli analisti, studiosi, filosofi, sociologi eccetera non "difendono" la Famiglia naturale. Servirebbe davvero a poco, amico Sandor. Propongono e suggeriscono invece il ritorno a un modo più naturale di vivere.
    il modo "naturale" di vivere la famiglia, per la scienza, sarebbe quello della monogamia seriale; non certo quello del matrimonio indissolubile che piace a te, il quale è un costrutto culturale; peraltro esclusivo dei cattolici, visto che tutti gli altri cristiani e le altre religioni lo ignorano;
    ciò che è naturale non ha bisogno di predicozzi e leggi, così come non si deve prescrivere a nessuno di mangiare o respirare; infatti, le persone si accoppiano esattamente secondo il loro desiderio, così come è nella natura umana e niente alla lunga può sostituirsi a quello, che è il motore della vita;

    Che se accolto, ha in pectore tutti i requisiti per curare, risanare e guarire questa Società Individuale così triste, grigia e infelice. Che non si sposa più, che non fa più figli, che si accontenta di cavarsela, che scambia il virtuale col reale, che riduce la Vita a una cosa piccola piccola....
    qui chi scambia il virtuale per il reale sei tu, che imputi le scelte sofferte e ponderate di tante persone a moti d'animo effimeri, con disprezzo dei sentimenti autentici delle persone in carne ed ossa;
    io non vengo qui a scrivere che chi vive come te lo fa sempre e solo per il desiderio egoistico di avere la serva in casa, a prezzo dell'infelicità altrui; ma non sarebbe difficile farlo, visto che evidentemente quel modello di famiglia è talmente infelice che non lo vuole quasi più nessuno; fosse tanto bello e amorevole, chi non vorrebbe emularlo e percorrere quella strada, senza bisogno di esortazioni ?

    citi gli "espertoni", ma nessuno di quelli è in grado di esprimere una soluzione che non siano vane chiacchiere, fuffa; le soluzioni vengono dalla realtà stessa, per adattamento, come sempre nella storia umana;
    poi, sarà il buon senso a suggerire modi per adattarsi positivamente, oppure la follia a suggerire fantasticherie di restaurazione di modelli di autorità e convivenza tramontati per sempre.
    c' del lardo in Garfagnana

  4. #244
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    Citazione Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
    Non puoi chiamarle FAMIGLIA, quelle dei single. Famiglia è comunione di persone. Puoi chiamarle scelte di Vita, semmai.
    Io, Papa Francesco, la Chiesa e tutti quegli analisti, studiosi, filosofi, sociologi eccetera non "difendono" la Famiglia naturale. Servirebbe davvero a poco, amico Sandor. Propongono e suggeriscono invece il ritorno a un modo più naturale di vivere. Che se accolto, ha in pectore tutti i requisiti per curare, risanare e guarire questa Società Individuale così triste, grigia e infelice. Che non si sposa più, che non fa più figli, che si accontenta di cavarsela, che scambia il virtuale col reale, che riduce la Vita a una cosa piccola piccola....
    no? e allora come la vuoi chiamare? cmq il discorso è "ovviamente" più complesso, lascia adito a più vedute, opinioni, evidenze di stili di vita diversi che cmq ci sono e vanno tutelati. io guarda, che tu abbia un certo stile di vita e lo difenda lo capisco benissimo. dopotutto è il tuo "mondo", e sfido che tu non ti trovi a tuo agio. però quello che se mi permetti di dire trovo un pochino "artefatto" e forse segno di una insicurezza di fondo - che cmq tutti chi più chi meno hanno - è la volontà non molto nascosta dalle belle parole, di considerare l'"unico" modello possibile quel tipo di famiglia che tu hai abbracciato nei fatti e di cui sei giustamente orgoglioso.
    e guarda: non ti dirò "perché" pur condividendo le tue opinioni (almeno per la gran parte) io non mi sia mai "sposato", perché credo che tu conosca i miei coetanei meglio di quanto li conosca io e ti fa onore. però sti giovani ci hanno i loro problemi di denaro, psicologici, sociali, lavorativi, insomma: cerca di capire che i loro problemi non sono quelli che avevi tu alla "loro", anzi alla nostra età.
    mi viene da constatare che (scusa se generalizzo) nei periodi di "guerra sotterranea", di "contestazione sociale" ecc. il modello di famiglia che tu preferisci sia più in voga, quasi imposto dalle autorità (come la chiesa, e mi scuso); mentre in un' epoca di relativa pace sociale, si lascia al singolo, o alla coppia di fidanzati una maggiore libertà. forse è per questo che axe ti dice che non potresti "teoricamente" imporre la tua visione, che non è più "attualissima".

  5. #245
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    Alla fine non l'hai proprio comprato e letto il libro che ti avevo suggerito, vero? Frutto dello studio e del lavoro di un grande esperto, fra le altre cose....
    E' proprio auspicando che i padri possano smetterla, di comportarsi infaltilmente (con la depressione o andando a calcetto dopo cena per evitare il confronto e il dialogo con Moglie e Figli) che viene propugnata con forza l'idea della Naturalità.
    Risè non da la colpa a nessuno, dei 2 generi...dei 2 coniugi, Laura. Fotografa semplicemente la REALTA'! Ne descrive un Feed-back: Il cuore del problema è capirsi. Interrogarsi. Venirsi incontro. Ognuno rispettando l'Altro come ricchezza.

    Il padre. L'assente inaccettabile
    di Claudio Risé

    L'Occidente contemporaneo è definito dalle scienze sociali "una società senza padri". Alcuni vi vedono la fine, positiva, di ogni "patriarcato"; altri, come l'autore, notano con preoccupazione il vuoto lasciato dall'assenza paterna. Per Claudio Risé, psicoanalista di formazione junghiana e docente di scienze politiche e sociali, il padre è la figura psicologica che collega la biografia individuale al piano trascendente e consente così l'integrazione del dolore e della perdita attraverso l'insegnamento esemplare del suo senso. La "società senza padri" appare, quindi, come un mondo che ha smarrito il senso religioso e, con esso, la capacità di dare significato alle prove della vita, cui l'individuo reagisce infantilmente attraverso il rifiuto e la negazione o con la depressione. Il libro entra nel vivo della cronaca di oggi mostrando come l'assenza paterna non nasca da fumosi processi psico-sociologici, ma dalla diffusione di separazioni e divorzi, che si concludono quasi sempre con l'espulsione dei padri da casa e con la rottura (o il grave indebolimento) del loro rapporto con i figli.

    https://www.libreriauniversitaria.it...E&gclsrc=aw.ds

    Le Donne non sono cattive. Gli Uomini non sono cattivi. Tutti e due hanno smarrito il SENSO della loro missione...del loro compito innanzitutto educativo verso i loro Figli.
    Poeri noi!!
    Uno che mi viene a paragonare la depressione ad un atteggiamento, volontario o meno che sia, o con una reazione infantile, per me può anche chiudere bottega, in senso alla sua professione e in generale. E tu chiaramente, come da copione, nemmeno ti prendi la briga di approfondire, di capire se dice il giusto ma fai solo il pappagallo, unico mestiere che conosci.
    Quindi no, no non l'ho comprato il tuo libro e nemmeno letto in prestito. E non so nemmeno perchè ti ostini a propinarlo in continuazione, a propinare lo stesso trafiletto come un disco rotto. Che non è la prima volta che te lo rimandiamo indietro, come se non esistesse poi nient'altro che Risè a parlare di psicologia o di certi temi.
    Riesci a renderti conto di qualcosa, di cosa fai?
    Cosa dobbiamo comprendere da supercazzole sul padre ed il trascendente (chevvordì?) o cosa c'entra per forza solo il padre col dolore ed il senso della vita? Una donna, una madre nulla? Boh!
    L'unico punto in cui c'è un minimo di senso è quello dei problemi dei divorzi ma laddove ci sono appunto padri messi in difficoltà da sentenze e/o da compagne che fanno ostruzionismo.
    Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple

  6. #246
    Candle in the wind L'avatar di conogelato
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    Accantoniamo pure Risè, se non ti piace. Passiamo a Recalcati, che certo conoscerai dalla sua presenza fissa su RAI 3 (c'era anche ieri sera)

    Ciao!

    "Ciò che irrompe nelle nuove narrazioni non è il padre, ma la mancanza del padre". Da tempo lo psicanalista Massimo Recalcati si interroga sulle conseguenze di quello che Jacques Lacan chiamava l'evaporazione del padre: la scomparsa della Legge, il tramonto dell'autorità. Per lui non si tratta di una eclissi temporanea, ma di un fatto ormai avvenuto, strutturale e insuperabile.

    Chi è dunque il padre che torna al centro della scena letteraria e cinematografica?
    "Di sicuro non è il padre-padrone, il padre-Dio, il padre-bussola che ha l'ultima parola sul senso della vita e guida in modo infallibile i propri figli. In Occidente questa figura si è esaurita dopo il trauma virtuoso del '68. Solo i fondamentalisti cercano di recuperare quella immagine attraverso il Dio folle che comanda la morte dell'infedele riabilitando una rappresentazione padronale della paternità ".

    Cosa significa "evaporazione del padre"?
    "È una espressione che Lacan usava per spiegare come le contestazioni giovanili del '68 avessero demolito l'autorità simbolica del padre nella vita della famiglia e in quella della società. La sua previsione era che il vuoto lasciato dal padre venisse colmato dal carattere feticistico delle merci, dall'oggetto di consumo. Era una previsione corretta".

    Con quali conseguenze?
    "La funzione del padre in psicoanalisi è quella di testimoniare che la vita umana è attraversata dal limite mentre per il discorso del capitalista tutto è possibile: acquistare, consumare, evitare la morte. In Italia lo sappiamo bene: il ventennio che ci siamo lasciati alle spalle ha visto la degenerazione dell'idea di paternità. Uomini afflitti dalla sindrome di Peter Pan, eterni ragazzi che diventano compagni di gioco dei figli, padri ridotti a pupazzi...".

    Dobbiamo avere nostalgia della stagione precedente?
    "No. Dobbiamo distinguere il ritorno nostalgico del padre-padrone, la cui espressione più drammatica sono i fondamentalismi di vario genere, dalla giusta esigenza che la vita ha di liberarsi dai padri. Ma il lutto del padre è complicato, non si può solo rifiutare il padre. L'odio verso i padri ostacola la vita dei figli, non libera affatto dalla sua ombra. Per liberarsi dal padre bisogna riconoscere il suo valore".

    Nei libri e nei film sembra che i padri vengano convocati dai figli per un dialogo, una resa dei conti, un'alleanza. Che cosa si sta evocando?
    "Quello che resta del padre nel tempo della sua evaporazione non è il padre-padrone e nemmeno il padre-perverso, ma il padre- testimone. I figli hanno bisogno di testimoni che dicano loro non qual è il senso dell'esistenza, bensì che mostrino attraverso la loro vita che l'esistenza può avere un senso. Un esempio è Papa Francesco: a differenza dei suoi predecessori non rappresenta il padre glorioso simbolo di Dio in terra o l'infallibilità della dottrina, ma è un padre che non teme la sua povertà".

    Il concetto di paternità quanto ha a che fare con la biologia?
    "Generare un figlio non è essere un padre, ma accogliere la responsabilità che la nascita di un figlio comporta. Nel dibattito pubblico questo concetto viene spesso dimenticato. Ricordo le polemiche che si sono scatenate dopo la scelta di Nichi Vendola e del suo compagno di diventare genitori. Ho dei dubbi sulla maternità surrogata. Ma da una parte c'era una coppia che si amava e aveva deciso di avere un figlio, dall'altra c'erano persone che criticavano quella scelta avendo seminato figli nel mondo senza mai occuparsene. Da un lato una paternità biologica senza responsabilità etica, dall'altra una paternità extra biologica fondata su una responsabilità etica".

    La scomparsa del padre ha tra le sue conseguenze la nascita di una inedita figura di figlio che lei ha descritto nel saggio "Il complesso di Telemaco"...
    "Il tempo dei nostri figli è il tempo di Telemaco che non è solo una figura della nostalgia. Telemaco è il figlio giusto che ha il coraggio di mettersi in moto, di compiere il proprio viaggio. È il viaggio del figlio che rende possibile il ritorno di Ulisse. Per questo ho ribattezzato la generazione di oggi, "generazione Telemaco". Se i padri non hanno lasciato niente ai figli, tocca ai figli fare il viaggio, diventare eredi, interpretare in modo nuovo quello che hanno ricevuto. Anche se non hanno ricevuto Regni ma solo debiti! Da questo punto di vista possiamo dire che nelle nuove narrazioni irrompe anche e soprattutto una nuova figura di figlio ".

    http://www.repubblica.it/cultura/201...ne_-150937622/
    amate i vostri nemici

  7. #247
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    no? e allora come la vuoi chiamare? cmq il discorso è "ovviamente" più complesso, lascia adito a più vedute, opinioni, evidenze di stili di vita diversi che cmq ci sono e vanno tutelati. io guarda, che tu abbia un certo stile di vita e lo difenda lo capisco benissimo. dopotutto è il tuo "mondo", e sfido che tu non ti trovi a tuo agio. però quello che se mi permetti di dire trovo un pochino "artefatto" e forse segno di una insicurezza di fondo - che cmq tutti chi più chi meno hanno - è la volontà non molto nascosta dalle belle parole, di considerare l'"unico" modello possibile quel tipo di famiglia che tu hai abbracciato nei fatti e di cui sei giustamente orgoglioso.
    e guarda: non ti dirò "perché" pur condividendo le tue opinioni (almeno per la gran parte) io non mi sia mai "sposato", perché credo che tu conosca i miei coetanei meglio di quanto li conosca io e ti fa onore. però sti giovani ci hanno i loro problemi di denaro, psicologici, sociali, lavorativi, insomma: cerca di capire che i loro problemi non sono quelli che avevi tu alla "loro", anzi alla nostra età.
    mi viene da constatare che (scusa se generalizzo) nei periodi di "guerra sotterranea", di "contestazione sociale" ecc. il modello di famiglia che tu preferisci sia più in voga, quasi imposto dalle autorità (come la chiesa, e mi scuso); mentre in un' epoca di relativa pace sociale, si lascia al singolo, o alla coppia di fidanzati una maggiore libertà. forse è per questo che axe ti dice che non potresti "teoricamente" imporre la tua visione, che non è più "attualissima".
    Non devi scusarti di niente, Sandor. Stai esponendo più che civilmente il tuo pensiero ma, te lo ripeto spero per l'ultima volta, che non si tratta di difendere nulla. Men che meno si auspica un ritorno al passato! No, il dramma grosso che ci sovrasta è capire dove ci sta portando questo tipo di Società. Ancora navighiamo a vista. A tentoni. Nel buio. Stiamo buttando via, insieme all'acqua sporca, anche il Bambino. Insieme alle degenerazioni dell'autoritarismo, anche la FONDAMENTALE figura paterna. Col risultato, appunto, della perdita del senso della Vita. Che rimane uscire da sè stessi per incontrare l'Altro. Vivere da soli, alla lunga, genera solamente infelicità. Hai seguito un pochino Sanremo? La canzone di Cristicchi recitava così:

    Il tempo ti cambia fuori, l'amore ti cambia dentro

    Basta mettersi al fianco invece di stare al centro

    L'amore è l'unica strada, è l'unico motore

    È la scintilla divina che custodisci nel cuore

    Tu non cercare la felicità semmai proteggila

    È solo luce che brilla sull'altra faccia di una lacrima

    È una manciata di semi che lasci alle spalle

    Come crisalidi che diventeranno farfalle

    Ognuno combatte la propria battaglia

    Tu arrenditi a tutto, non giudicare chi sbaglia

    Perdona chi ti ha ferito, abbraccialo adesso

    Perché l'impresa più grande è perdonare se stesso

    Attraversa il tuo dolore arrivaci fino in fondo

    Anche se sarà pesante

    Come sollevare il mondo

    E ti accorgerai che il tunnel è soltanto un ponte

    E ti basta solo un passo per andare oltre



    Ti immagini se cominciassimo a volare

    Tra le montagne e il mare

    Dimmi dove vorresti andare

    Abbracciami se avrai paura di cadere

    Che nonostante tutto

    Noi siamo ancora insieme

    Abbi cura di me

    Qualunque strada sceglierai, amore

    Abbi cura di me

    Abbi cura di me



    Che tutto è così fragile

    Adesso apri lentamente gli occhi e stammi vicino

    Perché mi trema la voce come se fossi un bambino

    Ma fino all'ultimo giorno in cui potrò respirare

    Tu stringimi forte

    E non lasciarmi andare

    Abbi cura di me!

    http://testicanzoni.mtv.it/testi-Sim...di-me-91699463
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  8. #248
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    qui ci sono dati interessanti, sulla denatalità e i modelli sociali, dall'ex-direttrice del Secolo, di originaria estrazione di estrema destra, Flavia Perina, mia dirimpettaia durante l'adolescenza romana:
    il grassetto è di Flavia, non mio:

    Ancora meno bimbi: l’Italia batte un altro record di denatalità. Ma l’emergenza sono i migranti

    Anche nel 2018 la stessa storia: facciamo sempre meno figli e ce ne freghiamo delle cause (le donne che non lavorano) così come delle conseguenze. Il risultato? Che abbiamo paura dell'invasione dei migranti, mentre dovremmo essere terrorizzati dal vuoto demografico. Contenti noi

    Nella Repubblica delle emozioni i dati non contano un gran che ma sarà il caso di guardare le ultime rilevazioni Istat sulla natalità per sfatare i luoghi comuni che ci perseguitano da anni sui temi della difesa della vita, dell'identità nazionale, del valore della famiglia. L'Istat ci dice che il Paese si svuota, che ci sono 8mila nascite in meno e che anche gli immigrati hanno fatto meno figli dello scorso anno (mille in meno, per la precisione). Ci dice anche che le uniche regioni dove “regge” la disponibilità delle donne a fare il secondo figlio sono quelle del Nord Italia, con record a Bolzano, seguita da Trento e dalle province della Lombardia e dell'Emilia: insomma, i posti dove le donne lavorano e i servizi sono efficienti. Nel capoluogo dell'Alto Adige, per dire, il record della fecondità (1,76 figli per donna) si accompagna al record dell'occupazione femminile che è al 65,9 per cento, addirittura superiore alla media europea.

    I molti soldi spesi in incentivi alla maternità spesso fantasiosi, talvolta destinati solo a finanziare l'associazionismo amico e il conflitto ideologico sul tema dell'aborto, servirebbero assai meglio alla “causa” se usati per aiutare le donne a trovare lavoro e a tenerselo anche se si sposano, anche se restano incinte. La narrazione corrente secondo cui il recupero di un ruolo tradizionale - moglie e madre dedita alla custodia della famiglia – consentirebbe al Paese di ripopolarsi perché è la modernità ad aver ucciso l'istinto naturale a far bambini, è da cancellare in toto. Al Sud, dove questo tipo di valori sono più solidi e l'occupazione femminile è un disastro, le culle sono tra le più vuote del mondo: Basilicata, Molise, Sardegna si contendono con il Giappone il pessimo primato planetario della denatalità.


    La famiglia numerosa, come può constatare chiunque guardando ai suoi conoscenti, è diventato uno status symbol da ricchi. A Roma da tempo c'è la moda di decorare il lunotto posteriore delle auto con adesivi che simboleggiano la composizione del nucleo famigliare, cani e gatti compresi. I tre figli – ma anche quattro o cinque - si vedono abitualmente sui Suv nuovi di zecca, e si capisce perché vengano esibiti: indicano una condizione privilegiata, una casa grande, baby sitter e colf, costi scolastici coperti con facilità. Il benessere, al contrario di quanto ci racconta la narrazione pauperista, almeno in Occidente è il principale incentivo alla maternità, e tuttavia si stenta ad ammetterlo, si preferisce colpevolizzare le donne (“Decidono di far figli troppo tardi!”), additare la crisi dei valori (“Si fanno un cane invece di un figlio!”), rifugiarsi nell'invettiva contro i mala tempora.

    Negli ultimi anni, nel nome del valore della famiglia e della sua finalizzazione alla procreazione ci siamo accapigliati sul senso dell'articolo 29 della Costituzione, sulle unioni civili, sull'adozione da parte dei single o delle coppie omosessuali, sulla stepchild adoption, tutti elementi marginali e minoritari rispetto a una domanda che riguarda la stragrande maggioranza degli italiani: perché questo Paese è da tempo diventato inospitale per le madri e le potenziali madri? La domanda successiva dovrebbe riguardare chi i figli li ha fatti e sempre più spesso li vede scappare altrove, come ha rilevato il FMI parlando di «emigrazione ai massimi da cinquant'anni»: perché questo Paese è diventato inospitale pure per i figli?

    La sola sostituzione etnica che dobbiamo temere è quella del pieno con il vuoto, che è esattamente quella che si sta realizzando mentre noi spacchiamo il capello in quattro sul concetto di “vera famiglia italiana”, immaginando di poterci arrivare ritornando agli anni '50. Non succederà. Anzi, quello sguardo all'indietro è la vera tara che sta rendendo sterili le nostre famiglie e spopolando il Paese.


    https://www.linkiesta.it/it/article/...EmHZLEzzkCBMZ8
    c' del lardo in Garfagnana

  9. #249
    ????? ???????????? L'avatar di Pazza_di_Acerra
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    Eh, la Perina... Ad avercene di teste così!
    semel in anno licet insanire, cotidie melius

  10. #250
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    Accantoniamo pure Risè, se non ti piace. Passiamo a Recalcati, che certo conoscerai dalla sua presenza fissa su RAI 3 (c'era anche ieri sera)

    Ciao!

    "Ciò che irrompe nelle nuove narrazioni non è il padre, ma la mancanza del padre". Da tempo lo psicanalista Massimo Recalcati si interroga sulle conseguenze di quello che Jacques Lacan chiamava l'evaporazione del padre: la scomparsa della Legge, il tramonto dell'autorità. Per lui non si tratta di una eclissi temporanea, ma di un fatto ormai avvenuto, strutturale e insuperabile.

    Chi è dunque il padre che torna al centro della scena letteraria e cinematografica?
    "Di sicuro non è il padre-padrone, il padre-Dio, il padre-bussola che ha l'ultima parola sul senso della vita e guida in modo infallibile i propri figli. In Occidente questa figura si è esaurita dopo il trauma virtuoso del '68. Solo i fondamentalisti cercano di recuperare quella immagine attraverso il Dio folle che comanda la morte dell'infedele riabilitando una rappresentazione padronale della paternità ".

    Cosa significa "evaporazione del padre"?
    "È una espressione che Lacan usava per spiegare come le contestazioni giovanili del '68 avessero demolito l'autorità simbolica del padre nella vita della famiglia e in quella della società. La sua previsione era che il vuoto lasciato dal padre venisse colmato dal carattere feticistico delle merci, dall'oggetto di consumo. Era una previsione corretta".

    Con quali conseguenze?
    "La funzione del padre in psicoanalisi è quella di testimoniare che la vita umana è attraversata dal limite mentre per il discorso del capitalista tutto è possibile: acquistare, consumare, evitare la morte. In Italia lo sappiamo bene: il ventennio che ci siamo lasciati alle spalle ha visto la degenerazione dell'idea di paternità. Uomini afflitti dalla sindrome di Peter Pan, eterni ragazzi che diventano compagni di gioco dei figli, padri ridotti a pupazzi...".

    Dobbiamo avere nostalgia della stagione precedente?
    "No. Dobbiamo distinguere il ritorno nostalgico del padre-padrone, la cui espressione più drammatica sono i fondamentalismi di vario genere, dalla giusta esigenza che la vita ha di liberarsi dai padri. Ma il lutto del padre è complicato, non si può solo rifiutare il padre. L'odio verso i padri ostacola la vita dei figli, non libera affatto dalla sua ombra. Per liberarsi dal padre bisogna riconoscere il suo valore".

    Nei libri e nei film sembra che i padri vengano convocati dai figli per un dialogo, una resa dei conti, un'alleanza. Che cosa si sta evocando?
    "Quello che resta del padre nel tempo della sua evaporazione non è il padre-padrone e nemmeno il padre-perverso, ma il padre- testimone. I figli hanno bisogno di testimoni che dicano loro non qual è il senso dell'esistenza, bensì che mostrino attraverso la loro vita che l'esistenza può avere un senso. Un esempio è Papa Francesco: a differenza dei suoi predecessori non rappresenta il padre glorioso simbolo di Dio in terra o l'infallibilità della dottrina, ma è un padre che non teme la sua povertà".

    Il concetto di paternità quanto ha a che fare con la biologia?
    "Generare un figlio non è essere un padre, ma accogliere la responsabilità che la nascita di un figlio comporta. Nel dibattito pubblico questo concetto viene spesso dimenticato. Ricordo le polemiche che si sono scatenate dopo la scelta di Nichi Vendola e del suo compagno di diventare genitori. Ho dei dubbi sulla maternità surrogata. Ma da una parte c'era una coppia che si amava e aveva deciso di avere un figlio, dall'altra c'erano persone che criticavano quella scelta avendo seminato figli nel mondo senza mai occuparsene. Da un lato una paternità biologica senza responsabilità etica, dall'altra una paternità extra biologica fondata su una responsabilità etica".

    La scomparsa del padre ha tra le sue conseguenze la nascita di una inedita figura di figlio che lei ha descritto nel saggio "Il complesso di Telemaco"...
    "Il tempo dei nostri figli è il tempo di Telemaco che non è solo una figura della nostalgia. Telemaco è il figlio giusto che ha il coraggio di mettersi in moto, di compiere il proprio viaggio. È il viaggio del figlio che rende possibile il ritorno di Ulisse. Per questo ho ribattezzato la generazione di oggi, "generazione Telemaco". Se i padri non hanno lasciato niente ai figli, tocca ai figli fare il viaggio, diventare eredi, interpretare in modo nuovo quello che hanno ricevuto. Anche se non hanno ricevuto Regni ma solo debiti! Da questo punto di vista possiamo dire che nelle nuove narrazioni irrompe anche e soprattutto una nuova figura di figlio ".

    http://www.repubblica.it/cultura/201...ne_-150937622/
    Visto che ti piace tanto la famiglia con babbo e mamma, allora sarà bene che l'educazione e il senso della vita, se lo vogliamo tirare in ballo, vengano fuori da tutti e due. Nessuno è detentore di esclusività e di verità assolute.
    I ruoli di genitori non sono più distinti nel senso di ciò che tramandi tu col tuo credo, che con la storia dei carismi e della complementarietà ha fatto sì che ancora ne subiamo l'immaginario, con padri associati all'autorità e madri alla tenerezza e amorevolezza, come nel migliore dei cliché o degli stereotipi e che francamente avrebbe anche un pò rotto le balle.
    Ti ostini a restare attaccato a questa idea dimenticando che prima di essere padri e madri siamo persone e restiamo persone e che tutte e due, in varia misura, per cultura, sensibilità, carattere ed essendo dotati di cervello e pensiero possiamo dare un contributo ai figli.
    A mio modesto parere il successo della famiglia e della coppia non è in quella che tu chiami complementarietà, che almeno nel tuo modo di intendere è un'imposizione, uno stereotipo, ma nella complicità e collaborazione. Mettiamocela pure lo stesso la complementarietà, che se c'è è quella relativa a quello che le due persone sono davvero, alle proprie doti, che siano caratteristiche, generalizzando, più prettamente di un genere o che non c'entrano con questo.
    E di questo padre assente, scomparso, ho un pò paura che se su un fondo di verità ci sia, poi ci è stato costruito un mito.
    Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple

  11. #251
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    qui ci sono dati interessanti, sulla denatalità e i modelli sociali, dall'ex-direttrice del Secolo, di originaria estrazione di estrema destra, Flavia Perina, mia dirimpettaia durante l'adolescenza romana:
    il grassetto è di Flavia, non mio:

    Ancora meno bimbi: l’Italia batte un altro record di denatalità. Ma l’emergenza sono i migranti

    Anche nel 2018 la stessa storia: facciamo sempre meno figli e ce ne freghiamo delle cause (le donne che non lavorano) così come delle conseguenze. Il risultato? Che abbiamo paura dell'invasione dei migranti, mentre dovremmo essere terrorizzati dal vuoto demografico. Contenti noi

    Nella Repubblica delle emozioni i dati non contano un gran che ma sarà il caso di guardare le ultime rilevazioni Istat sulla natalità per sfatare i luoghi comuni che ci perseguitano da anni sui temi della difesa della vita, dell'identità nazionale, del valore della famiglia. L'Istat ci dice che il Paese si svuota, che ci sono 8mila nascite in meno e che anche gli immigrati hanno fatto meno figli dello scorso anno (mille in meno, per la precisione). Ci dice anche che le uniche regioni dove “regge” la disponibilità delle donne a fare il secondo figlio sono quelle del Nord Italia, con record a Bolzano, seguita da Trento e dalle province della Lombardia e dell'Emilia: insomma, i posti dove le donne lavorano e i servizi sono efficienti. Nel capoluogo dell'Alto Adige, per dire, il record della fecondità (1,76 figli per donna) si accompagna al record dell'occupazione femminile che è al 65,9 per cento, addirittura superiore alla media europea.

    I molti soldi spesi in incentivi alla maternità spesso fantasiosi, talvolta destinati solo a finanziare l'associazionismo amico e il conflitto ideologico sul tema dell'aborto, servirebbero assai meglio alla “causa” se usati per aiutare le donne a trovare lavoro e a tenerselo anche se si sposano, anche se restano incinte. La narrazione corrente secondo cui il recupero di un ruolo tradizionale - moglie e madre dedita alla custodia della famiglia – consentirebbe al Paese di ripopolarsi perché è la modernità ad aver ucciso l'istinto naturale a far bambini, è da cancellare in toto. Al Sud, dove questo tipo di valori sono più solidi e l'occupazione femminile è un disastro, le culle sono tra le più vuote del mondo: Basilicata, Molise, Sardegna si contendono con il Giappone il pessimo primato planetario della denatalità.


    La famiglia numerosa, come può constatare chiunque guardando ai suoi conoscenti, è diventato uno status symbol da ricchi. A Roma da tempo c'è la moda di decorare il lunotto posteriore delle auto con adesivi che simboleggiano la composizione del nucleo famigliare, cani e gatti compresi. I tre figli – ma anche quattro o cinque - si vedono abitualmente sui Suv nuovi di zecca, e si capisce perché vengano esibiti: indicano una condizione privilegiata, una casa grande, baby sitter e colf, costi scolastici coperti con facilità. Il benessere, al contrario di quanto ci racconta la narrazione pauperista, almeno in Occidente è il principale incentivo alla maternità, e tuttavia si stenta ad ammetterlo, si preferisce colpevolizzare le donne (“Decidono di far figli troppo tardi!”), additare la crisi dei valori (“Si fanno un cane invece di un figlio!”), rifugiarsi nell'invettiva contro i mala tempora.

    Negli ultimi anni, nel nome del valore della famiglia e della sua finalizzazione alla procreazione ci siamo accapigliati sul senso dell'articolo 29 della Costituzione, sulle unioni civili, sull'adozione da parte dei single o delle coppie omosessuali, sulla stepchild adoption, tutti elementi marginali e minoritari rispetto a una domanda che riguarda la stragrande maggioranza degli italiani: perché questo Paese è da tempo diventato inospitale per le madri e le potenziali madri? La domanda successiva dovrebbe riguardare chi i figli li ha fatti e sempre più spesso li vede scappare altrove, come ha rilevato il FMI parlando di «emigrazione ai massimi da cinquant'anni»: perché questo Paese è diventato inospitale pure per i figli?

    La sola sostituzione etnica che dobbiamo temere è quella del pieno con il vuoto, che è esattamente quella che si sta realizzando mentre noi spacchiamo il capello in quattro sul concetto di “vera famiglia italiana”, immaginando di poterci arrivare ritornando agli anni '50. Non succederà. Anzi, quello sguardo all'indietro è la vera tara che sta rendendo sterili le nostre famiglie e spopolando il Paese.


    https://www.linkiesta.it/it/article/...EmHZLEzzkCBMZ8
    Come ho ripetuto mille volte (ultima ieri all'amico Sandor) nessuno sogna un ritorno al passato: Poichè la Storia è una realtà dinamica, proiettata in avanti. Stiamo cercando di capire come rimettere insieme i cocci di questa Società. Diventata (lo dice bene il pezzo) inospitale, non attrattiva per i giovani, che poco invoglia ad aprirsi agli Altri e alla Vita. Questo senza colpevolizzare nè l'Uomo nè la Donna. Nè i Padri nè le Madri.
    La risposta (per me e per le personalità che ho citato in questa discussione) sta nel recuperare al primo posto il BENE COMUNE. Non quello individuale, che oggi spadroneggia. Recuperare il dialogo fra i generi e fra le generazioni, oggi drammaticamente difficile.

    "In realtà non si può parlare di sviluppo sostenibile senza solidarietà (cfr Lett. enc. Laudato si’, 159). Potremmo persino dire che il bene, se non è comune, non è veramente bene. Forse mai come ora il pensare e l’agire richiedono dialogo vero con l’altro, perché senza l’altro non c’è futuro per me. Vi auguro allora, nelle vostre attività, di cominciare dai volti delle persone, di avvertire il grido dei popoli e dei poveri, di riflettere sulle domande dei bambini."

    VIDEOMESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
    AI PARTECIPANTI AL VII WORLD GOVERNMENT SUMMIT

    [Dubai, 10-12 febbraio 2019]

    http://w2.vatican.va/content/frances...nt-summit.html
    amate i vostri nemici

  12. #252
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    Visto che ti piace tanto la famiglia con babbo e mamma, allora sarà bene che l'educazione e il senso della vita, se lo vogliamo tirare in ballo, vengano fuori da tutti e due. Nessuno è detentore di esclusività e di verità assolute.
    I ruoli di genitori non sono più distinti nel senso di ciò che tramandi tu col tuo credo, che con la storia dei carismi e della complementarietà ha fatto sì che ancora ne subiamo l'immaginario, con padri associati all'autorità e madri alla tenerezza e amorevolezza, come nel migliore dei cliché o degli stereotipi e che francamente avrebbe anche un pò rotto le balle.
    Ti ostini a restare attaccato a questa idea dimenticando che prima di essere padri e madri siamo persone e restiamo persone e che tutte e due, in varia misura, per cultura, sensibilità, carattere ed essendo dotati di cervello e pensiero possiamo dare un contributo ai figli.
    A mio modesto parere il successo della famiglia e della coppia non è in quella che tu chiami complementarietà, che almeno nel tuo modo di intendere è un'imposizione, uno stereotipo, ma nella complicità e collaborazione. Mettiamocela pure lo stesso la complementarietà, che se c'è è quella relativa a quello che le due persone sono davvero, alle proprie doti, che siano caratteristiche, generalizzando, più prettamente di un genere o che non c'entrano con questo.
    E di questo padre assente, scomparso, ho un pò paura che se su un fondo di verità ci sia, poi ci è stato costruito un mito.
    Ci abbiamo a che fare una sera si....e l'altra pure, Laurina, con questi padri confusi, disorientati, in crisi d'identità: Altro che mito! Magari fossero solo fantasia, credimi.
    L'educazione è una Missione che (dici bene) compete e spetta a tutti e due. Sia al padre che alla madre. Ma è soprattutto il primo (il padre) che oggi va assolutamente recuperato. Altrimenti non se ne esce. Dobbiamo aiutare i padri a riappropriarsi del loro Carisma (perdonami se lo ripeto, ma è importante). A non rifugiarsi nel calcetto con gli amici dopo cena per sfuggire al confronto con una Donna che è si cambiata, ma che è anch'essa parte fondamentale della Famiglia.
    Le Madri, a loro volta, son chiamate a saper comprendere e interpretare le crisi dei Padri. Concedendo loro il tempo necessario a rielaborare la Realtà.
    amate i vostri nemici

  13. #253
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    Citazione Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
    Come ho ripetuto mille volte (ultima ieri all'amico Sandor) nessuno sogna un ritorno al passato: Poichè la Storia è una realtà dinamica, proiettata in avanti. Stiamo cercando di capire come rimettere insieme i cocci di questa Società. Diventata (lo dice bene il pezzo) inospitale, non attrattiva per i giovani, che poco invoglia ad aprirsi agli Altri e alla Vita. Questo senza colpevolizzare nè l'Uomo nè la Donna. Nè i Padri nè le Madri.
    beh, nell'articolo che ho postato sono riportati dati significativi sulla famiglia - per la cronaca, la giornalista che scrive ha tre figli - che smentiscono coi fatti l'idea per cui alla base della crisi della famiglia ci sarebbero valori edonistici che avrebbero soppiantato l'idea tradizionale dei ruoli carismatici; i figli li fanno le donne che lavorano, e nei contesti culturalmente meno tradizionalisti e più "nordeuropei";

    questo già dovrebbe suggerire soluzioni, se si vogliono davvero, e molto diverse dal recupero di una figura paterna che non si capisce da dove debba o possa uscir fuori, visto che evidentemente la società non esprime più quell'antropologia; non è che arriva Pillon e per decreto insignisce dei galloni di autorevolezza morale qualsiasi padre demente puttaniere, ultrà da stadio, evasore, picchiatore di insegnanti o di donne, in quanto dotato di bacchiolo, o impone alla gente di fare figli o non divorziare, eh...
    La risposta (per me e per le personalità che ho citato in questa discussione) sta nel recuperare al primo posto il BENE COMUNE. Non quello individuale, che oggi spadroneggia.
    tu affermi di non voler tornare al passato, ma questo concetto che enunci tradisce esattamente un ritardo di un par di secoli bòni nella comprensione della società moderna e dei suoi principi ispiratori, una mentalità da suddito di monarchie assolute, oppure sovietica:

    le democrazie liberali nascono esattamente in opposizione al principio dello "stato etico" che enunci, in cui l'autorità stabilisce un fine dell'esistenza, un "bene" da promuovere sostituendosi alle scelte dell'individuo;
    il "bene comune" nelle democrazie è già stabilito dalla legge, in termini di divieti, osservati i quali ognuno persegue la propria felicità come meglio crede
    ; tu sei libero di fare quanti figli vuoi, e nessun burocrate cinese si permette di limitarti in nome del Bene comune deciso da altri; sei libero di osservare e praticare la tua fede e nessun burocrate sovietico chiuderà la tua chiesa o ti limiterà in questo;

    il prezzo che devi necessariamente pagare per questa tua libertà individuale è che, analogamente, tu ti asterrai dal commentare o mettere in discussione le legittime scelte private altrui, anche se queste non sono conformi alla tua personale idea di Bene comune, perché altrimenti si torna a far guerre;

    siccome il divorzio di una coppia, o l'unione civile di due persone dello stesso sesso, o altro consentito dalla legge in nulla inficiano la tua libertà di vivere come ti pare e la legge stessa - cioè, la misura della morale pubblica costituita - non considera come disvalore queste circostanze, o ti fai una ragione della realtà diversa dai tuoi desideri, o proponi in concreto qualche misura legislativa per sostanziare il Bene come lo intendi; e poi andiamo a vedere quanto in concreto la cosa è possibile, giustificabile, praticabile, sensata;

    ma, se non esponi in concreto, normativamente, la tua idea di come si dovrebbe limitare la libertà individuale, di chi e di fare che cosa, e perché, tutte le tue lamentele sono inutile fuffa, restano impotente piagnisteo di un vecchio incapace di capire il mondo che gli cambia attorno, che giudica "sbagliate" le persone che hanno una visione diversa del senso dell'esistenza; niente di nuovo o particolarmente pregiato e utile;

    è inutile e infantile come un capriccio continuare a copiare e incollare pareri di "esperti" che criticano, ma senza proporre qualcosa di operativo, un principio che esprima una legge concreta che si proponga di modificare i comportamenti spontanei delle persone;

    gli "esperti" diventano autorevoli quando, dopo aver denunciato il guasto, propongono anche soluzioni, concrete, normative, e non slogan tipo "torniamo alla famiglia", che non vuol dire nulla, perché implica un noi che non esiste; se l'altro la pensa diversamente, e come lui una maggioranza, che fai ?
    c' del lardo in Garfagnana

  14. #254
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    Citazione Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
    Ci abbiamo a che fare una sera si....e l'altra pure, Laurina, con questi padri confusi, disorientati, in crisi d'identità: Altro che mito! Magari fossero solo fantasia, credimi.
    L'educazione è una Missione che (dici bene) compete e spetta a tutti e due. Sia al padre che alla madre. Ma è soprattutto il primo (il padre) che oggi va assolutamente recuperato. Altrimenti non se ne esce. Dobbiamo aiutare i padri a riappropriarsi del loro Carisma (perdonami se lo ripeto, ma è importante). A non rifugiarsi nel calcetto con gli amici dopo cena per sfuggire al confronto con una Donna che è si cambiata, ma che è anch'essa parte fondamentale della Famiglia.
    Le Madri, a loro volta, son chiamate a saper comprendere e interpretare le crisi dei Padri. Concedendo loro il tempo necessario a rielaborare la Realtà.
    Perché ripeti a pappagallo esempi sciocchi messi lì da chi ha scritto certa roba?

    Se ti basi per la tua visione del mondo e di quello maschile, come in questo caso, sui casi tristi che ti capitano lì, è chiaro che ti sembra l'Apocalisse. E bisognerebbe capire chi sono quelli che vengono lì, che denominatore comune possono avere e sapere i motivi di queste crisi interiori. Allora si potrebbe capire meglio.

    E se riproponi questa antinomia fra uomini e donne, padri e madri con ruoli e carismi, non risolvi perché se uno dei motivi di questa crisi deriva per caso dai cambiamenti della società e del mondo femminile, non faresti altro che riconfermare la causa a monte invece di portare ad elaborare il cambiamento e la visione della donna e della famiglia oltre che di sé stessi.

    Questa cosa dei carismi, abbi pazienza, ma è fuffa.
    Non c'è un detentore unico di autorità e autorevolezza, di regole come di dialogo e comprensione.
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  15. #255
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    Citazione Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
    beh, nell'articolo che ho postato sono riportati dati significativi sulla famiglia - per la cronaca, la giornalista che scrive ha tre figli - che smentiscono coi fatti l'idea per cui alla base della crisi della famiglia ci sarebbero valori edonistici che avrebbero soppiantato l'idea tradizionale dei ruoli carismatici; i figli li fanno le donne che lavorano, e nei contesti culturalmente meno tradizionalisti e più "nordeuropei";

    questo già dovrebbe suggerire soluzioni, se si vogliono davvero, e molto diverse dal recupero di una figura paterna che non si capisce da dove debba o possa uscir fuori, visto che evidentemente la società non esprime più quell'antropologia; non è che arriva Pillon e per decreto insignisce dei galloni di autorevolezza morale qualsiasi padre demente puttaniere, ultrà da stadio, evasore, picchiatore di insegnanti o di donne, in quanto dotato di bacchiolo, o impone alla gente di fare figli o non divorziare, eh...

    tu affermi di non voler tornare al passato, ma questo concetto che enunci tradisce esattamente un ritardo di un par di secoli bòni nella comprensione della società moderna e dei suoi principi ispiratori, una mentalità da suddito di monarchie assolute, oppure sovietica:

    le democrazie liberali nascono esattamente in opposizione al principio dello "stato etico" che enunci, in cui l'autorità stabilisce un fine dell'esistenza, un "bene" da promuovere sostituendosi alle scelte dell'individuo;
    il "bene comune" nelle democrazie è già stabilito dalla legge, in termini di divieti, osservati i quali ognuno persegue la propria felicità come meglio crede
    ; tu sei libero di fare quanti figli vuoi, e nessun burocrate cinese si permette di limitarti in nome del Bene comune deciso da altri; sei libero di osservare e praticare la tua fede e nessun burocrate sovietico chiuderà la tua chiesa o ti limiterà in questo;

    il prezzo che devi necessariamente pagare per questa tua libertà individuale è che, analogamente, tu ti asterrai dal commentare o mettere in discussione le legittime scelte private altrui, anche se queste non sono conformi alla tua personale idea di Bene comune, perché altrimenti si torna a far guerre;

    siccome il divorzio di una coppia, o l'unione civile di due persone dello stesso sesso, o altro consentito dalla legge in nulla inficiano la tua libertà di vivere come ti pare e la legge stessa - cioè, la misura della morale pubblica costituita - non considera come disvalore queste circostanze, o ti fai una ragione della realtà diversa dai tuoi desideri, o proponi in concreto qualche misura legislativa per sostanziare il Bene come lo intendi; e poi andiamo a vedere quanto in concreto la cosa è possibile, giustificabile, praticabile, sensata;

    ma, se non esponi in concreto, normativamente, la tua idea di come si dovrebbe limitare la libertà individuale, di chi e di fare che cosa, e perché, tutte le tue lamentele sono inutile fuffa, restano impotente piagnisteo di un vecchio incapace di capire il mondo che gli cambia attorno, che giudica "sbagliate" le persone che hanno una visione diversa del senso dell'esistenza; niente di nuovo o particolarmente pregiato e utile;

    è inutile e infantile come un capriccio continuare a copiare e incollare pareri di "esperti" che criticano, ma senza proporre qualcosa di operativo, un principio che esprima una legge concreta che si proponga di modificare i comportamenti spontanei delle persone;

    gli "esperti" diventano autorevoli quando, dopo aver denunciato il guasto, propongono anche soluzioni, concrete, normative, e non slogan tipo "torniamo alla famiglia", che non vuol dire nulla, perché implica un noi che non esiste; se l'altro la pensa diversamente, e come lui una maggioranza, che fai ?
    Come non vuol dire nulla?!?! Si parte dal concetto-base che se curi la Famiglia curi tutta quanta la Società, Axe.
    Guardare alla Famiglia vuol dire prendersene cura. Ascoltarne i bisogni, valutarne le crisi. Come in questo momento storico....
    Non noti la contraddizione? Te che sei di estrazione marxista, propugni invece la priorità del diritto individuale. Io che sono di estrazione cattolica, quella del Bene Comune. Dell'ALTRO come Valore. Dell'importanza della relazione.
    Non esiste niente, credimi, di più operativo...di più concreto al tempo d'oggi, che il ritorno alla Naturalità. Alla Semplicità. Incontrarsi, amarsi, sposarsi e avere figli è (dovrebbe essere) la cosa più naturale e semplice del mondo. Eppure oggi è rivoluzionario!
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