"...non ci sono, tra i generi, differenze intrinseche nelle abilità, ma piuttosto, che esistono schemi di incentivazione e ambienti di lavoro nei quali tali differenze possono essere fatte emergere a causa della differenza nell'atteggiamento verso la competizione. Siamo noi, cioè, che progettando le nostre società e organizzazioni in un modo piuttosto che in un altro, le rendiamo più o meno discriminatorie sia per i fenomeni di selezione discriminatoria che possono produrre, sia per gli esiti che possono determinare.

Qualcuno, magari un po' cinicamente, potrebbe interpretare questi risultati come rafforzativi di una posizione secondo la quale se le donne non sono adatte alla competizione dovrebbero evitare i lavori più competitivi, quelli in cui l'avanzamento si fonda sulla performance relativa o su diverse forme di valutazioni comparative: la politica, le posizioni dirigenziali, l'accademia, per esempio. Il problema con questo ragionamento, però, è che giustificherebbe una selezione avversa e un esito inefficiente. Il fatto che una donna non ami la competizione, oggi necessaria per arrivare in cima, infatti, non implica che non sia adatta ad occupare quel posto che, solo per ragioni contingenti, oggi viene assegnato attraverso un processo competitivo. È vero che le donne sono meno competitive degli uomini, ma è anche vero che sono più cooperative, più affidabili e tendono a contribuire di più al lavoro di gruppo.
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Leggete l'esperimento descritto nell'articolo, è illuminante.
https://www.ilsole24ore.com/art/comm...?uuid=AB5FracB

Secondo me questo è il vero nodo da sciogliere per la piena parità, che non significa essere uguali, ma essere rispettati per quello che si è senza subire discriminazioni. Le donne oggi sono ancora costrette a comportarsi da uomini se vogliono dimostrare quanto valgono e gli uomini, giustamente, si lamentano delle donne che li scimmiottano, ma la nostra società, per quanto infinitamente migliore di un tempo, è ancora, anzi sempre più, modellata a forma d'uomo nell'aspetto della competizione. Non abbiamo scelta.