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Discussione: Piccoli paragrafi di libri amati...

  1. #121
    Babbit. L'avatar di Cassandra
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    la culla del tuono
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    "Le sostanza chimiche sono la faccenda del momento.Oggi consumerò tutte le sostanze su cui riesco a mettere le zampacce sudice, perchè il loro profumo mi ricorda te, proprio come dicono nella pubblicità. Il profumo di ieri resiste ancora oggi. Mi sono arenato. Giaccio disteso, abbandonato e ossessionato.
    Devo andarmene perchè sei ancora nella mia aria, a cazzeggiare con il mio olfatto, a invadere le mie onde aeree, sei sulle lenzuola, sei in bagno. Il mio divano PUZZA DI TE. Ti sei lasciata dietro le mutande, il cappotto, i dischi, i libri e l'odore, qui NEL MIO rifugio. Il luogo dove mi ritiro a tentoni come un gatto che si rintana sotto una casa dopo che è stato investito da una macchina e si acquatta ad aspettare."



    Kurt Cobain -- Diari.
    [FONT="Century Gothic"][SIZE="4"][CENTER][COLOR="Indigo"][I][U]Mi troverai l

  2. #122
    Opinionista L'avatar di Krapp
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    [I]"La nostalgia
    "Forse i miei anni migliori sono finiti. Quando la felicita' era forse ancora possibile. Ma non li rivorrei indietro. Non col fuoco che sento in me ora. No, non li rivorrei indietro."

  3. #123
    [I]L'operaio se ne and
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    [RIGHT][I]L'ironia

  4. #124
    Candle in the wind L'avatar di conogelato
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    (Il piccolo scrivano fiorentino, ultima parte)

    Ma una sera, a desinare, il padre pronunci
    amate i vostri nemici

  5. #125
    Candle in the wind L'avatar di conogelato
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    "Dagli Appennini alle Ande" (parte finale)

    Alle otto di quella mattina il medico di Tucuman, - un giovane argentino - era già al letto della malata, in compagnia d'un assistente, a tentare per l'ultima volta di persuaderla a lasciarsi operare; e con lui ripetevano le più calde istanze l'ingegnere Mequinez e la sua signora. Ma tutto era inutile. La donna, sentendosi esausta di forze, non aveva più fede nell'operazione; essa era certissima o di morire sull'atto o di non sopravvivere che poche ore, dopo d'aver sofferto invano dei dolori più atroci di quelli che la dovevano uccidere naturalmente. Il medico badava a ridirle: - Ma l'operazione è sicura, ma la vostra salvezza è certa, purché ci mettiate un po' di coraggio! Ed è egualmente certa la vostra morte se vi rifiutate! - Eran parole buttate via. - No, - essa rispondeva, con la voce fioca, - ho ancora coraggio per morire; ma non ne ho più per soffrire inutilmente. Grazie, signor dottore. Ƞdestinato così. Mi lasci morir tranquilla. - Il medico, scoraggiato, desistette. Nessuno parlò più. Allora la donna voltò il viso verso la padrona, e le fece con voce di moribonda le sue ultime preghiere. - Cara, buona signora, - disse a gran fatica, singhiozzando, - lei manderà quei pochi denari e le mie povere robe alla mia famiglia... per mezzo del signor Console. Io spero che sian tutti vivi. Il cuore mi predice bene in questi ultimi momenti. Mi farà la grazia di scrivere... che ho sempre pensato a loro, che ho sempre lavorato per loro... per i miei figliuoli... e che il mio solo dolore fu di non rivederli più... ma che son morta con coraggio... rassegnata... benedicendoli; e che raccomando a mio marito... e al mio figliuolo maggiore... il più piccolo, il mio povero Marco... che l'ho avuto in cuore fino all'ultimo momento... - Ed esaltandosi tutt'a un tratto, gridò giungendo le mani: - Il mio Marco! Il mio bambino! La vita mia!... - Ma girando gli occhi pieni di pianto, vide che la padrona non c'era più: eran venuti a chiamarla furtivamente. Cercò il padrone: era sparito. Non restavan più che le due infermiere e l'assistente. Si sentiva nella stanza vicina un rumore affrettato di passi, un mormorio di voci rapide e sommesse, e d'esclamazioni rattenute. La malata fissò sull'uscio gli occhi velati, aspettando. Dopo alcuni minuti vide comparire il medico, con un viso insolito; poi la padrona e il padrone, anch'essi col viso alterato. Tutti e tre la guardarono con un'espressione singolare, e si scambiarono alcune parole a bassa voce. Le parve che il medico dicesse alla signora: - Meglio subito. - La malata non capiva.
    - Josefa, - le disse la padrona con la voce tremante. - Ho una buona notizia da darvi. Preparate il cuore a una buona notizia.
    La donna la guardò attentamente.
    - Una notizia, - continuò la signora, sempre più agitata, - che vi darà una grande gioia.
    La malata dilatò gli occhi.
    - Preparatevi, - proseguì la padrona, - a vedere una persona... a cui volete molto bene.
    La donna alzò il capo con un scatto vigoroso, e cominciò a guardare rapidamente ora la signora ora l'uscio, con gli occhi sfolgoranti.
    - Una persona, - soggiunse la signora, impallidendo, - arrivata or ora... inaspettatamente.
    - Chi è? - gridò la donna con una voce strozzata e strana, come di persona spaventata.
    Un istante dopo gittò un grido altissimo, balzando a sedere sul letto, e rimase immobile, con gli occhi spalancati e con le mani alle tempie, come davanti a un'apparizione sovrumana.
    Marco, lacero e polveroso, era là ritto sulla soglia, trattenuto per un braccio dal dottore.
    La donna urlò tre volte: - Dio! Dio! Dio mio!
    Marco si slanciò avanti, essa protese le braccia scarne, e serrandolo al seno con la forza d'una tigre, scoppiò in un riso violento, rotto da profondi singhiozzi senza lagrime, che la fecero ricader soffocata sul cuscino.
    Ma si riprese subito e gridò pazza di gioia, tempestandogli il capo di baci: - Come sei qui? Perché? Sei tu? Come sei cresciuto! Chi t'ha condotto? Sei solo? Non sei malato? Sei tu, Marco! Non è un sogno! Dio mio! Parlami! - Poi cambiando tono improvvisamente: - No! Taci! Aspetta! - E voltandosi verso il medico, a precipizio: - Presto, subito, dottore. Voglio guarire. Son pronta. Non perda un momento. Conducete via Marco che non senta. Marco mio, non è nulla. Mi racconterai. Ancora un bacio. Va. Eccomi qui, dottore.
    Marco fu portato via. I padroni e le donne uscirono in fretta; rimasero il chirurgo e l'assistente, che chiusero la porta.
    Il signor Mequinez tentò di tirar Marco in una stanza lontana; ma fu impossibile; egli parea inchiodato al pavimento.
    - Cosa c'è? - domandò. - Cos'ha mia madre? Cosa le fanno?
    E allora il Mequinez, piano, tentando sempre di condurlo via: - Ecco. Senti. Ora ti dirò. Tua madre è malata, bisogna farle una piccola operazione, ti spiegherò tutto, vieni con me.
    - No, - rispose il ragazzo, impuntandosi, - voglio star qui. Mi spieghi qui.
    L'ingegnere ammontava parole su parole, tirandolo: il ragazzo cominciava a spaventarsi e a tremare.
    A un tratto un grido acutissimo, come il grido d'un ferito a morte, risonò in tutta la casa.
    Il ragazzo rispose con un altro grido disperato: - Mia madre è morta!
    Il medico comparve sull'uscio e disse: - Tua madre è salva.
    Il ragazzo lo guardò un momento e poi si gettò ai suoi piedi singhiozzando: - Grazie dottore!
    Ma il dottore lo rialzò d'un gesto, dicendo: - Levati!... Sei tu, eroico fanciullo, che hai salvato tua madre.
    amate i vostri nemici

  6. #126
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    [I]E' detto comune in tutti i tempi e per tutti gli uomini che la pena e la ricompensa sono i due punti pi

  7. #127
    Candle in the wind L'avatar di conogelato
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    Il mio amico Garrone
    4, venerdì

    Non furon che due giorni di vacanza e mi parve di star tanto tempo senza rivedere Garrone. Quanto più lo conosco, tanto più gli voglio bene, e così segue a tutti gli altri, fuorché ai prepotenti, che con lui non se la dicono, perché egli non lascia far prepotenze. Ogni volta che uno grande alza la mano su di uno piccolo, il piccolo grida: - Garrone! - e il grande non picchia più. Suo padre è macchinista della strada ferrata; egli cominciò tardi le scuole perché fu malato due anni. Ƞil più alto e il più forte della classe, alza un banco con una mano, mangia sempre, è buono. Qualunque cosa gli domandino, matita, gomma, carta, temperino, impresta o dà tutto; e non parla e non ride in iscuola: se ne sta sempre immobile nel banco troppo stretto per lui, con la schiena arrotondata e il testone dentro le spalle; e quando lo guardo, mi fa un sorriso con gli occhi socchiusi come per dirmi: - Ebbene, Enrico, siamo amici? - Ma fa ridere, grande e grosso com'è, che ha giacchetta, calzoni, maniche, tutto troppo stretto e troppo corto, un cappello che non gli sta in capo, il capo rapato, le scarpe grosse, e una cravatta sempre attorcigliata come una corda. Caro Garrone, basta guardarlo in viso una volta per prendergli affetto. Tutti i più piccoli gli vorrebbero essere vicini di banco. Sa bene l'aritmetica. Porta i libri a castellina, legati con una cigna di cuoio rosso. Ha un coltello col manico di madreperla che trovò l'anno passato in piazza d'armi, e un giorno si tagliò un dito fino all'osso, ma nessuno in iscuola se n'avvide, e a casa non rifiatò per non spaventare i parenti. Qualunque cosa si lascia dire per celia e mai non se n'ha per male; ma guai se gli dicono: - Non è vero,- quando afferma una cosa: getta fuoco dagli occhi allora, e martella pugni da spaccare il banco. Sabato mattina diede un soldo a uno della prima superiore, che piangeva in mezzo alla strada, perché gli avevan preso il suo, e non poteva più comprare il quaderno. Ora sono tre giorni che sta lavorando attorno a una lettera di otto pagine con ornati a penna nei margini per l'onomastico di sua madre, che spesso viene a prenderlo, ed è alta e grossa come lui, e simpatica. Il maestro lo guarda sempre, e ogni volta che gli passa accanto gli batte la mano sul collo come a un buon torello tranquillo. Io gli voglio bene. Son contento quando stringo nella mia la sua grossa mano, che par la mano d'un uomo. Sono così certo che rischierebbe la vita per salvare un compagno, che si farebbe anche ammazzare per difenderlo, si vede così chiaro nei suoi occhi; e benché paia sempre che brontoli con quel vocione, è una voce che viene da un cor gentile, si sente.

    (Cuore, De Amicis)
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  8. #128
    Candle in the wind L'avatar di conogelato
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    Primo Levi L'approdo
    Se questo
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  9. #129
    encore fou L'avatar di Gala
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    [QUOTE=conogelato;863890]Primo Levi L'approdo
    Se questo

  10. #130
    Candle in the wind L'avatar di conogelato
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    Il caso o telepatia, non si sfugge.
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  11. #131
    Opinionista L'avatar di Krapp
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    [I]...E sempre, anche allora, il giornalista pensava all'articolo che avrebbe scritto.
    "Forse i miei anni migliori sono finiti. Quando la felicita' era forse ancora possibile. Ma non li rivorrei indietro. Non col fuoco che sento in me ora. No, non li rivorrei indietro."

  12. #132
    Opinionista L'avatar di Krapp
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    [I]In quel punto dovetti sapere per la prima volta che il male
    "Forse i miei anni migliori sono finiti. Quando la felicita' era forse ancora possibile. Ma non li rivorrei indietro. Non col fuoco che sento in me ora. No, non li rivorrei indietro."

  13. #133
    [I]Alle due del mattino, i parenti di Catone furono da gridolini di dolore e impercettibili bestemmie. Aprirono le tende della sua stanza e ai loro occhi si present
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    [RIGHT][I]L'ironia

  14. #134
    Amarilli
    Guest
    Da Apollonio: l'atteggiamento libero e senza incertezze nel non concedere nulla alla sorte e nel non guardare, neppure per poco, a nient'altro che alla ragione; restare sempre uguali, nei dolori acuti, nella perdita di un figlio, nelle lunghe malattie; aver visto con chiarezza, in un modello vivo, che la stessa persona può essere molto energica e pacata; non irritarsi mentre si dà una spiegazione; aver visto un uomo che evidentemente considerava come l'ultima delle sue qualità l'espenenza e l'abilità nell'insegnare i principî teorici; aver imparato come si devono ricevere dagli amici i cosiddetti favori: senza sentirsi inferiori per averli ricevuti e senza respingerli, peccando di tatto.

    Dal grammatico Alessandro: non censurare e non redarguire in maniera offensiva chi parlando incappa in un barbarismo o in un solecismo, ma, con il giusto tatto, limitarsi a pronunciare l'espressione corretta, come se si stesse rispondendo o manifestando la propria approvazione o analizzando la sostanza della questione, non il termine usato, oppure attraverso un'altra forma altrettanto garbata di rilievo.

    Da Frontone: aver valutato il grado di invidia, tortuosità e ipocrisia del potere tirannico, e come in generale costoro che da noi si chiamano patrizi siano, in certo modo, più insensibili all'affetto.

    Da Alessandro il Platonico: parlando o scrivendo una lettera a qualcuno, non dire spesso e senza una ragione stringente «non ho tempo», e non declinare continuamente, in questo modo, i nostri doveri nelle relazioni con chi ci vive accanto, col pretesto degli impegni che ci assediano.

    Da Catulo: non trascurare un amico che ci accusa di qualcosa, anche se capita che ci accusi senza ragione, ma cercare di riportarlo al suo rapporto consueto con noi; parlar bene, di cuore, dei propri maestri, come insegna quello che si racconta di Domizio e Atenodoto; l'amore autentico per i figli.

    Da Severo: l'amore per la famiglia, l'amore per la verità, l'amore per la giustizia; aver conosciuto, grazie a lui, Trasea, Elvidio, Catone, Dione, Bruto, ed essermi formato l'idea di uno stato con leggi uguali per tutti, governato secondo i principî dell'uguaglianza politica e di uguale diritto di parola, e l'idea di una monarchia che al di sopra di ogni cosa rispetti la libertà dei sudditi; ancora da lui: la giusta misura e la costanza nell'onorare la filosofia; fare del bene ed elargire con generosità; l'ottimismo e la fiducia nell'affetto dagli amici; la schiettezza verso chi meritasse la sua riprovazione; il fatto che i suoi amici non dovevano ricorrere a congetture per capire cosa volesse o non volesse: al contrario, il suo intendimento era chiaro.

    Da Massimo: governare se stessi e non lasciarsi confondere in nulla; il buon umore in ogni circostanza e in particolare nelle malattie; il carattere ben temperato: dolcezza e dignità; la capacità di adempiere i propri impegni senza cedere alla sofferenza; il fatto che, quando diceva qualcosa, tutti avevano fiducia che quello fosse davvero il suo pensiero, e, quando faceva qualcosa, che agisse senza cattive intenzioni; la capacità di non farsi sorprendere o sbalordire, e di non cedere, in nessuna circostanza, alla fretta o all'indugio o alla disperazione, oppure alla depressione o al sarcasmo, o, ancora, alla collera e al sospetto; la propensione a fare del bene, al perdono e alla sincerità.
    Ultima modifica di Amarilli; 03-06-2008 alle 09:42

  15. #135
    Opinionista L'avatar di Pulsar
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    ".. Ma le madri vegliarono a preparare con dolce cura il cibo per il viaggio, e lavorarono i bambini, e fecero i bagagli, e all'alba i fili spinati erano pieni di biancheria infantile stesa al vento ad asciugare; e non dimenticarono le fasce, e i giocattoli, e i cuscini, e le cento piccole cose che esse ben sanno, e di cui i bambini hanno in ogni caso bisogno.
    Non fareste anche voi altrettanto? Se dovessero uccidervi domani col vostro bambino, voi non gli dareste oggi da mangiare?"

    ..pelle d'oca..

    Da: Se questo è un uomo - "Il viaggio"
    Ultima modifica di Pulsar; 03-06-2008 alle 10:59
    [FONT="Georgia"][I]Ho un sogno e lo realizzer

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