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Discussione: La rivoluzione sovranista (Marco Gervasoni)

  1. #1
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    La rivoluzione sovranista (Marco Gervasoni)

    Il ceto medio nasce nel dopoguerra: «con il piano Marshall, il welfare state e la quasi piena occupazione, il gioco è fatto» (Gervasoni). Si può aggiungere la riforma agraria che trasforma milioni di braccianti e mezzadri in piccoli proprietari e poi la valorizzazione della piccola impresa artigiana (soprattutto a partire dalla Brianza) che porta gli operai a diventare imprenditori.
    Poi la scuola per tutti rappresenta uno straordinario ascensore sociale per milioni di giovani figli del popolo. È l' unica, vera e grande rivoluzione. E tutta pacifica.

    Così nasce una classe media che è la protagonista del miracolo economico italiano (un successo strepitoso a livello planetario) che porta in pochi anni una nazione sconfitta e distrutta dalla guerra a diventare una grande democrazia industriale, fra le prime nel mondo. La classe media, di idee moderate e legata a valori italiani, è il pilastro del trentennio d' oro (1945-1975) e della Prima repubblica, sebbene costantemente guardata con disprezzo dall' élite intellettuale ovviamente di sinistra.

    Con il crollo del Muro, con Mani pulite (che spazza via i tradizionali partiti moderati) e l' inizio della globalizzazione, quel ceto medio viene attaccato dai processi di mondializzazione dell' economia, che per l' Italia significa i disastrosi diktat di Maastricht e la moneta unica. Negli anni Novanta la Sinistra per la prima volta va al potere in Italia. Ci viene traghettata dalla sinistra dc - che tradisce la storia democristiana - ed è legittimata dall' establishment della Ue (e da quello clintoniano) per applicare le dottrine germaniche. Sono politiche punitive verso il ceto medio. Aumentano le tasse, viene distrutto il welfare, si blocca l' ascensore sociale, collassa la crescita economica e inizia il calvario della disoccupazione giovanile. Il potere d' acquisto del popolo italiano crolla di circa il 40 per cento dall' epoca della lira a quella dell' euro.
    Per reazione il ceto medio punta su Berlusconi sperando di essere difeso.

    Di fatto però l' euro e le politiche tedesche non consentono margini di manovra e massacrano questa classe sociale (in tutte le società occidentali accade lo stesso con la globalizzazione) e anche i lavoratori. Il ceto medio, spiega Gervasoni, si frantuma. Il Pd diventa il partito delle élite minoritarie (ma potenti soprattutto sui media) e il partito di fiducia delle cancellerie europee. Avendo abbandonato la battaglia sui diritti sociali del popolo, adotta, dagli Usa e dall' Europa, la bandiera dei cosiddetti diritti civili e quella degli immigrati come nuovo proletariato.

    Soprattutto con la crisi del 2007-2008 e l' ondata migratoria iniziata nel 2013, la società italiana viene terremotata.
    La crisi è aggravata dalle disastrose politiche della Ue. Molte partite Iva dal ceto medio scivolano verso la povertà. La generazione dei figli si scopre senza prospettive e destinata a vivere peggio dei padri. Così, dalla difesa del proprio reddito, il ceto medio - spiega Gervasoni - comincia a identificarsi con la battaglia dell' identità: perché sente aggredito il proprio status sociale, delegittimata la propria sovranità nazionale e messa in discussione l' identità stessa del proprio Paese. Gli italiani si sentono traditi, impoveriti, sottomessi e invasi. È il passaggio dalla sola questione economica alla battaglia per l' identità che spiega l' investimento degli italiani sulla Lega di Salvini e su Giorgia Meloni.

    È sempre la stessa Italia profonda, disprezzata dalle élite e massacrata, ma maggioritaria, che chiede di essere difesa e rappresentata (una cosa analoga accade negli Usa con Trump).
    I fatti di questi giorni ci dicono che - con la manovra economica - il Pd continua a fare il Pd e quindi a tartassare e punire il ceto medio che ha la colpa di rifiutarne le politiche anti-italiane (il Pd sembra fare la guerra agli italiani e infatti ne teme il voto). Renzi (quello che ha portato il Pd al minimo storico) cerca di reinventarsi un partitino al centro, ma senza capire che non sono le manovre di palazzo che ti rendono rappresentativo se non hai un insediamento sociale nel ceto medio che è stato disastrato, se non capisci cosa è accaduto all' Italia profonda e se resti (come lui è) legato all' establishment e alle sue sciagurate politiche (oltretutto Renzi ha enormi problemi di credibilità politica per le sue spregiudicate e furbesche giravolte).

    Il centrodestra si trova dunque investito di un compito storico enorme da questa Italia profonda, ancora maggioritaria. Ma la sua classe dirigente ne sarà all' altezza? Spesso sembra muoversi alla giornata, senza la "gravitas" dei veri statisti, con tanta generosità e coraggio, ma faticando a capire davvero cosa è cambiato e ad avere consapevolezza dei processi sociali e culturali in atto. Di sicuro però con Trump alla Casa Bianca, la Brexit e la crisi che sta investendo la Germania e la Ue, l' aria che tira nel mondo è quella di un ritorno degli Stati nazionali.

    È la condizione necessaria per far ripartire politiche di crescita. L' Italia esce da questi 25 anni a pezzi come dopo la Seconda guerra mondiale. Ha perduto una guerra. Solo scommettendo sull' Italia profonda che allora fece il miracolo economico si può ricostruire questo Paese.


    Il M5S, di tutto questo, non ha capito una mazza.
    Lo stagista.
    Apprendista stregone.

  2. #2
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    Il ceto medio nasce nel dopoguerra: «con il piano Marshall, il welfare state e la quasi piena occupazione, il gioco è fatto» (Gervasoni). Si può aggiungere la riforma agraria che trasforma milioni di braccianti e mezzadri in piccoli proprietari e poi la valorizzazione della piccola impresa artigiana (soprattutto a partire dalla Brianza) che porta gli operai a diventare imprenditori.
    Poi la scuola per tutti rappresenta uno straordinario ascensore sociale per milioni di giovani figli del popolo. È l' unica, vera e grande rivoluzione. E tutta pacifica.

    Così nasce una classe media che è la protagonista del miracolo economico italiano (un successo strepitoso a livello planetario) che porta in pochi anni una nazione sconfitta e distrutta dalla guerra a diventare una grande democrazia industriale, fra le prime nel mondo. La classe media, di idee moderate e legata a valori italiani, è il pilastro del trentennio d' oro (1945-1975) e della Prima repubblica, sebbene costantemente guardata con disprezzo dall' élite intellettuale ovviamente di sinistra.

    Con il crollo del Muro, con Mani pulite (che spazza via i tradizionali partiti moderati) e l' inizio della globalizzazione, quel ceto medio viene attaccato dai processi di mondializzazione dell' economia, che per l' Italia significa i disastrosi diktat di Maastricht e la moneta unica. Negli anni Novanta la Sinistra per la prima volta va al potere in Italia. Ci viene traghettata dalla sinistra dc - che tradisce la storia democristiana - ed è legittimata dall' establishment della Ue (e da quello clintoniano) per applicare le dottrine germaniche. Sono politiche punitive verso il ceto medio. Aumentano le tasse, viene distrutto il welfare, si blocca l' ascensore sociale, collassa la crescita economica e inizia il calvario della disoccupazione giovanile. Il potere d' acquisto del popolo italiano crolla di circa il 40 per cento dall' epoca della lira a quella dell' euro.
    Per reazione il ceto medio punta su Berlusconi sperando di essere difeso.

    Di fatto però l' euro e le politiche tedesche non consentono margini di manovra e massacrano questa classe sociale (in tutte le società occidentali accade lo stesso con la globalizzazione) e anche i lavoratori. Il ceto medio, spiega Gervasoni, si frantuma. Il Pd diventa il partito delle élite minoritarie (ma potenti soprattutto sui media) e il partito di fiducia delle cancellerie europee. Avendo abbandonato la battaglia sui diritti sociali del popolo, adotta, dagli Usa e dall' Europa, la bandiera dei cosiddetti diritti civili e quella degli immigrati come nuovo proletariato.

    Soprattutto con la crisi del 2007-2008 e l' ondata migratoria iniziata nel 2013, la società italiana viene terremotata.
    La crisi è aggravata dalle disastrose politiche della Ue. Molte partite Iva dal ceto medio scivolano verso la povertà. La generazione dei figli si scopre senza prospettive e destinata a vivere peggio dei padri. Così, dalla difesa del proprio reddito, il ceto medio - spiega Gervasoni - comincia a identificarsi con la battaglia dell' identità: perché sente aggredito il proprio status sociale, delegittimata la propria sovranità nazionale e messa in discussione l' identità stessa del proprio Paese. Gli italiani si sentono traditi, impoveriti, sottomessi e invasi. È il passaggio dalla sola questione economica alla battaglia per l' identità che spiega l' investimento degli italiani sulla Lega di Salvini e su Giorgia Meloni.

    È sempre la stessa Italia profonda, disprezzata dalle élite e massacrata, ma maggioritaria, che chiede di essere difesa e rappresentata (una cosa analoga accade negli Usa con Trump).
    I fatti di questi giorni ci dicono che - con la manovra economica - il Pd continua a fare il Pd e quindi a tartassare e punire il ceto medio che ha la colpa di rifiutarne le politiche anti-italiane (il Pd sembra fare la guerra agli italiani e infatti ne teme il voto). Renzi (quello che ha portato il Pd al minimo storico) cerca di reinventarsi un partitino al centro, ma senza capire che non sono le manovre di palazzo che ti rendono rappresentativo se non hai un insediamento sociale nel ceto medio che è stato disastrato, se non capisci cosa è accaduto all' Italia profonda e se resti (come lui è) legato all' establishment e alle sue sciagurate politiche (oltretutto Renzi ha enormi problemi di credibilità politica per le sue spregiudicate e furbesche giravolte).

    Il centrodestra si trova dunque investito di un compito storico enorme da questa Italia profonda, ancora maggioritaria. Ma la sua classe dirigente ne sarà all' altezza? Spesso sembra muoversi alla giornata, senza la "gravitas" dei veri statisti, con tanta generosità e coraggio, ma faticando a capire davvero cosa è cambiato e ad avere consapevolezza dei processi sociali e culturali in atto. Di sicuro però con Trump alla Casa Bianca, la Brexit e la crisi che sta investendo la Germania e la Ue, l' aria che tira nel mondo è quella di un ritorno degli Stati nazionali.

    È la condizione necessaria per far ripartire politiche di crescita. L' Italia esce da questi 25 anni a pezzi come dopo la Seconda guerra mondiale. Ha perduto una guerra. Solo scommettendo sull' Italia profonda che allora fece il miracolo economico si può ricostruire questo Paese.


    Il M5S, di tutto questo, non ha capito una mazza.
    lo scrivente di questo articolo è un bufalaro da quattro soldi, acchiappa-gonzi, che approfitta dell'ignoranza; si smonta facile:

    a) il "miracolo" non era affatto tale, ma paragonabile al rendimento di un ciclista della domenica che sia stato messo ad allenarsi come un professionista, e drogato;
    il boom, infatti, si basava sulla droga dei soldi del piano Marshall, 1947-57, coi soldi del quale si potevano comprare beni di consumo e d'investimento destinati ad un paese in ritardo, con enormi potenzialità; è ovvio che l'incremento di prestazione di un sistema quasi fermo mostri una grande crescita, se mobilitato esogenamente;
    finiti i soldi del piano Marshall, condizionato dagli americani, finito il boom e cominciata la crisi;

    e la crisi è iniziata proprio perché ha prevalso quell'Italia profonda, che lo scrivente acchiappa-gonzi magnifica;

    che ha prodotto l'Italia profonda, non appena emancipata dai diktat di sviluppo americani, quelle riforme imposte da Washington in cambio dei soldi ?

    ha riprodotto un sistema arretrato, il solito, contraddistinto da meschino opportunismo e conservatorismo, incapacità, approssimazione, frammentazione;
    la chimica di stato inventava grandi brevetti, ma li vendeva ai tedeschi di IGFarben, che ci si sono arricchiti; perché ?
    perché sfruttarli in Italia implicava investimenti, innovazione, istruzione, promozione - vera - dei ceti popolari a ceti istruiti, come in Germania avveniva da quasi un secolo;
    l'innovazione richiedeva l'occupazione femminile, ma questo non piaceva a troppi nell'Italia profonda e bigotta che piace allo scrivente;

    l'innovazione richiedeva che le banche facessero il loro lavoro, e cioè selezionare i progetti d'investimento a cui prestare i soldi dei risparmiatori per remunerarli; ,a. nell'Italia profonda che piace allo scrivente, le banche erano pubbliche - fino al 1992, anno di Maastricht; che vuol dire ?

    vuol dire che i cda delle banche li nominavano i partiti; così quelle banche potevano prestare i soldi dei risparmiatori agli amici/portatori di voti, anche se incapaci;
    e così si è finanziato un sistema industriale debolissimo, al 95% di PMI, strutturalmente incapaci di crescere, per sottocapitalizzazione; l'amico-elettore falliva ? si faceva ripartire da zero, coi soldi dei contribuenti, anche se insisteva a far lavorare il figlio deficiente, invece di assumere un figlio del popolo che aveva studiato;

    quando le cose andavano male, si svalutava la lira - a spese dei cittadini, che perdevano potere d'acquisto - o si erogavano sussidi agli incapaci, come gli Agnelli; soldi per fare auto scadenti, fuori mercato, facendo debiti sulle spalle dei nipoti; questa era l'Italia profonda, che piace al bufalaro;

    nessun autonomo pagava le tasse; evadere è stato facilissimo per tutti quelli che non erano sottoposti al sostituto d'imposta; soldi in meno per servizi e infrastrutture, investimenti; in compenso, si assumevano cani e porci, in migliaia di enti inutili, creati apposta per distribuire stipendi; normali al popolino votante e questuante, altissimi ai parenti dei potenti, da piazzare, soprattutto se incapaci di essere ambiziosi per conto loro;
    questa era l'Italia profonda che piace al falsario;

    è l'Italia profonda che ha prodotto le mafie, quella omertosa; che ha prodotto la corruzione, le tangenti, l'abusivismo, l'evasione fiscale, contributiva, dei tributi, il voltarsi dall'altra parte; e che per fare questo ha caricato i giovani di oggi di una soma di debiti;

    ovviamente, è tutta colpa della sinistra che disprezza questa Italia, e che ha governato ininterrottamente dal maggio del 1947 al giugno del 2006, quando, finalmente, è andato al governo quel democristiano di Prodi
    c' del lardo in Garfagnana

  3. #3
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    @axe
    La tua perversione si può sintetizzare così: "Andiamo male...ed è giusto che sia così perchè non votate i PDioti....e perchè gli italiani, nonostante tutto, si ostinano a non votare i PDioti. E chi non vota i PDioti è un fascista. E sono fascisti anche quelli che prima votavano i PDioti e oggi non li votano più. Anzi! A dire il vero...siete tutti fascisti, a prescindere."

    Tu no ovviamente. Perchè dall'alto della tua supponenza e arroganza non devi mai dimostrare niente. Quello che pensi tu è vero per diritto divino. Sono gli altri che devono dimostrare...non tu. Tu non hai bisogno di dimostrare nulla.

    Ricordati fratello...Dio esiste. Ma non sei tu. Fattene una ragione.
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  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da xmanx Visualizza Messaggio
    @axe
    La tua perversione si può sintetizzare così: "Andiamo male...ed è giusto che sia così perchè non votate i PDioti....e perchè gli italiani, nonostante tutto, si ostinano a non votare i PDioti. E chi non vota i PDioti è un fascista. E sono fascisti anche quelli che prima votavano i PDioti e oggi non li votano più. Anzi! A dire il vero...siete tutti fascisti, a prescindere."
    ma davvero rido...

    guarda, io osservo la politica quasi senza alcun sentimento, fatta eccezione per alcune - rarissime - circostanze in cui emergono propensioni troppo eccentriche, e allora sono per il fucile;
    il mio approccio è troppo mediato, per formazione tecnica ed esperienza; non posso semplificare; e per questo non posso nemmeno fare il tifo, avere nemici politici, odiare o dileggiare chi la pensa diversamente, come fai tu;
    in questo, la penso come Mussolini, che una volta ebbe a dire: governare gli italiani non è difficile; è inutile; aveva ragione

    se una persona adotta scelte politiche congruenti al suo interesse, gli do ragione, anche se quegli interessi sono divergenti dai miei;

    mi cruccio un po' quando manifestamente osservo macroscopici travisamenti della realtà che producono scelte autolesioniste, in termini oggettivi; se vivi in un posto in cui comanda la mafia, ti sversano i rifiuti tossici sotto casa, ti deturpano l'ambiente di abusi, hai classi sociali dirimpettaie che non osservano legge, non pagano tasse, passano sempre avanti, ti privano dei servizi... e dai la colpa all'UE o all'euro, sei doppiamente vittima:

    della situazione in sé; e della disinformazione, che poi vai a veicolare; fai l'impressione di una moglie picchiata quotidianamente dal marito, che crede alla versione di quello: è colpa di quella zoccola delle finestre di fronte che passa mezza nuda e mi rende nervoso;
    e quella, coi lividi e l'occhio nero, va in giro ad infamare la vicina: guardate cosa mi ha fatto !

    ics, è da tanti secoli che in questo paese non si produce un modello di coesione sociale efficiente; ci hanno provato i fascisti, coi risultati aggregativi che conosciamo, almeno chi non persegua scientemente l'amnesia;
    ora, posso capire la disperazione che diventa negazionismo della realtà e della storia; ma passare per gonzo che si fa irretire da quelli che vorrebbero stamparsi la moneta per comprare quel consenso che non sono capaci di organizzare con le idee, proprio no; visto che lo farebbero coi risparmi miei;

    poi, vuoi credere alle favole di Borghi e Bagnai, Galloni e compagnia bella ? fai pure; ma se le diffondi, io mi preoccupo di chi potrebbe crederci, e argomento, come dovere di servizio, per offrire l'opportunità di valutare ciò che ognuno vede e può considerare di persona;

    ben prima del governo giallo-verde segnalavo la questione delle autonomie, quando non era ancora sul tavolo, né facilmente percepibile nei suoi effetti economici; mi limitavo a far osservare che le questioni di soldi orientano la politica, in termini concretissimi; se sei un edile, ingegnere, operatore di servizi a Genova, Milano, Bologna, Firenze, Vicenza, lavori; si spendono soldi dei contribuenti per fare ponti, gronde, autostrade, pedemontane, metropolitane, aeroporti, raccordi, bretelle, ecc...
    se stai a Roma o più a sud, non conti un cazzo, e ti puppi la monnezza, gli abusi, le buche, sotterri la talpa sotto piazza Venezia e 'n't'o'culo alla metropolitana; ma la colpa è dell'UE, o dell'euro, come raccontano Borghi e Bagnai; che fanno come quel marito;

    ora, se uno è leghista e vive a Milano, pure se è di Barletta, gli dico che secondo me fa un calcolo sbagliato, ma lo capisco per come percepisce il suo interesse; ma se uno sta a Roma e vota per sono Giorgia, sono una madre, sono cristiana perché faccia da reggi-moccolo a quelli che glielo schiaffano nel posteriore, faccio presente la circostanza; poi, ognuno valuta come crede.
    c' del lardo in Garfagnana

  5. #5
    Opinionista L'avatar di Turbociclo
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    Una semplice curiosità, Axe: ma tu a votare ci vai? No, perché se ci vai alla fine non mi sembri tanto coerente...e mi sembrerebbe anche un po' banale metterti la targa PD, nonostante tutto...
    È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante

  6. #6
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    @axe: se l'identità "nazionale" non è un "valore", allora mi spieghi "perché", già almeno dal '400, francia, spagna e forse anche germania, avevano intrapreso il cammino verso la "costruzione" di una propria "identità" nazionale, adottando quella "forma di stato" che fu poi appunto definita "stato nazionale"? chiaramente puoi anche pensare che quel tipo di soluzione "politica" fosse il risultato di un calcolo "utilitario". ma anche se lo fu, devi considerare i "benefici" che ne derivarono e che esistono anche oggi. la motivazione, il senso di "appartenenza" da cui consegue il rispetto "di regole comuni", la forza della coesione delle identità individuali in una sola "identità collettiva", la certezza del diritto, sono tutte cose che sicuramente quei paesi hanno, e che forse abbiamo anche noi italiani. quello che mi pare "manchi" da noi è il concetto di "inclusione sociale", il quale mi pare venga confuso con quello "di esclusione" sociale, che non mi pare propriamente la stessa cosa ma che in definitiva "ha lo stesso effetto". che è ovviamente di "creare consenso", il primo accrescendo "le adesioni", il secondo "fortificando" attraverso l'esclusione, il consenso che c'è già.

  7. #7
    Opinionista L'avatar di axeUgene
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    Citazione Originariamente Scritto da Turbociclo Visualizza Messaggio
    Una semplice curiosità, Axe: ma tu a votare ci vai? No, perché se ci vai alla fine non mi sembri tanto coerente...e mi sembrerebbe anche un po' banale metterti la targa PD, nonostante tutto...
    certo che ci vado, sempre; perché non coerente ?
    non voto certo con lo spirito di adesione del tifoso di calcio;
    quanto alla targa, mai stato iscritto a un partito, mai militato, mai stato ad una riunione di partito;

    per me, il maggior problema politico italiano è la mancata metabolizzazione di vecchi conflitti e identità, che sono oramai residuali come impatto concreto, ma vengono a galla come circostanza emotiva e impediscono di strutturare alternative leggibili e praticabili, realistiche, tra le quali scegliere in modo trasparente;
    in questo modo siamo condizionati dal falso, dalla propaganda, dalle bugie, dalla demagogia, ed è tutto una schizofrenia;
    soprattutto, si ritarda ogni decisione, si ingannano le persone su cose fondamentali per la loro vita, che intanto passa;

    per me, la politica dovrebbe essere la ricerca di compromesso con chi più verosimilmente abbia reale interesse a perseguire i miei valori ed interessi, non con chi dica di farlo e aizza pregiudizi antichi, di tutti i tipi; e guarda che lo facevo anche 25 anni fa, con i miei amici di sinistra e la loro pretesa di dipingere gli elettori berlusconiani come dei cerebrolesi analfabeti, soprattutto finché lì in mezzo c'era gente come Scognamiglio, Urbani, Romani, Dotti; e non perché mi piacesse il cavaliere, calcio a parte; ma proprio perché era un'occasione persa per crescere e capire meglio la realtà.
    c' del lardo in Garfagnana

  8. #8
    Opinionista L'avatar di King Kong
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    Citazione Originariamente Scritto da xmanx Visualizza Messaggio
    [I]Il ceto medio nasce nel dopoguerra: «con il piano Marshall, il welfare state e la quasi piena occupazione, il gioco è fatto» (Gervasoni). Si può aggiungere la riforma agraria che trasforma milioni di braccianti e mezzadri in piccoli proprietari e poi la valorizzazione della piccola impresa artigiana (soprattutto a partire dalla Brianza) che porta gli operai a diventare imprenditori.
    Poi la scuola per tutti rappresenta uno straordinario ascensore sociale per milioni di giovani figli del popolo. È l' unica, vera e grande rivoluzione. E tutta pacifica.

    Così nasce una classe media che è la protagonista del miracolo economico italiano (un successo strepitoso a livello planetario) che porta in pochi anni una nazione sconfitta e distrutta dalla guerra a diventare una grande democrazia industriale, fra le prime nel mondo. La classe media, di idee moderate e legata a valori italiani, è il pilastro del trentennio d' oro (1945-1975) e della Prima repubblica, sebbene costantemente guardata con disprezzo dall' élite intellettuale ovviamente di sinistra.
    Ossignúr...
    Aut hic aut nullubi

  9. #9
    Opinionista L'avatar di axeUgene
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    Citazione Originariamente Scritto da sandor Visualizza Messaggio
    @axe: se l'identità "nazionale" non è un "valore", allora mi spieghi "perché", già almeno dal '400, francia, spagna e forse anche germania, avevano intrapreso il cammino verso la "costruzione" di una propria "identità" nazionale, adottando quella "forma di stato" che fu poi appunto definita "stato nazionale"?
    beh, no, non ci siamo; lascia stare la Germania, che veramente era molto divisa, in tanti staterelli, e sta - paradossalmente, da unita - tornando divisa anche oggi; Francia e Spagna sono state - al contrario dell'Italia - eredi di regni romano-barbarici, che in qualche modo hanno creato un'identità politica; nell'Italia del V° sec. Totila, re dei goti, non riuscì nella creazione analoga di un regno unitario, per l'ostacolo del papato; c'è stata una specie di idea linguistica, ma solo per i ceti colti, dal Duecento in poi; niente di politico, malgrado le idee di Dante; solo divisioni e guerre civili;

    qui non sto giudicando questo o quel "valore", ma solo commentando una realtà materiale che si impone, malgrado una percezione e un immaginario zavorrati da limiti culturali; se, per ipotesi, ogni italiano fosse educato sin dall'asilo a parlare altre due lingue comunitarie, la percezione delle differenze identitarie sarebbe enormemente diversa; esattamente come l'italiano, almeno quello della televisione, ha unificato un paese di dialetti; tu credi che i fanti friulani e baresi si capissero sul Carso ? ci voleva l'interprete, spesso;

    materialmente, non ha molto senso individuare un cluster nazionale, un ambito come decisivo, quando in effetti la realtà quotidiana non è rappresentata da quell'ambito; la qualità della tua e della mia vita è determinata variamente al 50% da quello che si decide in UE, al 30 nelle nostre regioni e comuni 30, e solo al 20, se è grassa, dall'ambito nazionale; probabilmente molto meno;
    e si riduce al fisco; per te, per me e pere tutti, in concreto, l'Italia è quella quota di tasse che possono essere redistribuite; se sei più ricco, ti portano via qualcosa; se sei più povero, ti arriva qualcosa; fine;

    il resto è immaginario, che puoi anche coltivare con molta partecipazione, ma è come dare gas ad un veicolo con le ruote sospese, che non hanno presa su alcun terreno; non ti muovi;
    non so come altro risponderti; che identità "nazionale" - cioè, come, dove e quando si esplicherebbe concretamente - ha un operaio di una ditta del Vicentino che fabbrica i freni per le BMW ? il suo lavoro dipende da una catena senza confini, che gira quotidianamente fino alla Baviera; la sua salute dipende dalla regione; i servizi di cui fruisce la sua famiglia dal municipio; cos'è l'Italia, concretamente, nella sua vita ? sono le tasse; le tasse e basta, se le paga;

    chiaramente, considerato questo, capisci perché quelli abbiano votato plebiscitariamente per l'autonomia e per tenersi quelle tasse in prossimità, dove ha un ritorno; se quell'operaio ha una figlia disoccupata, dice: ma se io pago le tasse, perché mia figlia non può lavorare al catasto, dove c'è una di giù ? quella non può andare a lavorare al catasto di casa sua ?

    tu in che la vedi l'Italia, come ambito omogeneo, e distinto ? nel concreto, intendo; fino a 30 anni fa, c'erano, entro i confini nazionali, ancora molte cose diverse o diversissime da quello che c'era fuori, in termini di ciò che si poteva o non poteva fare in quanto cittadino;
    oggi, puoi fare a Berlino praticamente le stesse cose che potresti a Milano, con pochissimi vincoli; ne avresti di più se, dal tuo paese, ti trasferissi in una regione italiana a statuto speciale;
    questo significa che potresti lavorare in Campania per un'impresa, poniamo un supermercato, che ha sede centrale in Francia, impiega personale italiano, compra e vende prodotti in maggioranza italiani, paga le tasse qui, ma i cui azionisti di maggioranza sono pugliesi, e però risiedono in Irlanda;

    mi dici concretamente in una realtà di questo tipo come traduci la tua identità "nazionale" in comportamenti atti ad incidere su tutto ciò che ho descritto ? è come se dopo l'unità, un piemontese avesse continuato a sottolineare la sua identità, oramai priva di "corso legale": sei piemontese ? e sticazzi ! io salgo a Torino e sono come te, perché ora siamo tutti italiani;
    oggi siamo tutti cittadini UE; con quell'ostacolo della lingua e dell'immaginario, che durerà altri 50 anni, così come ne sono serviti 50, 60, 100 per unificare l'Italia.
    c' del lardo in Garfagnana

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