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Discussione: Jung e l'Ombra

  1. #1
    Greto L'avatar di Tiberio
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    Jung e l'Ombra



    Dentro di noi abbiamo un’Ombra: un tipo molto cattivo, molto povero, che dobbiamo accettare. Carl Gustav Jung

    https://psicoadvisor.com/il-lato-peg...mbra-3228.html
    (...)

  2. #2
    la viaggiatrice L'avatar di dark lady
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    E' una riflessione molto interessante. Soprattutto il fatto che con il nostro lato oscuro si deve imparare a convivere. E io non lo ritengo una cosa poi così negativa: è semplicemente la capacità di accettarci per quello che siamo, con tutte le nostre debolezze, le nostre difficoltà.
    Non è affatto semplice, credo non basti una vita per riuscirci. Personalmente ho accettato diversi aspetti del mio "lato oscuro", mentre altri non riesco ad accettarli, anche se ne ho preso consapevolezza, un po' alla volta. Ho sempre preteso tantissimo da me stessa, soprattutto considerando che invece non pretendo mai nulla dagli altri, e di conseguenza ho sempre vissuto molto male ciò che in me non va.
    “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

    Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

  3. #3
    Greto L'avatar di Tiberio
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    È difficile, Jung ha effettuato un lavoro su di sé di tipo sciamanico, ha letto Blake, autori maledetti come Sade, tutto Nietzsche, ha effettuato col Libro Rosso postumo quella che lui ha chiamato catabasi, discesa agli inferi, tramite l'immaginazione attiva. Essendo un visionario per lui era facile, entrare a contatto con l'Ombra, sembra che avesse allucinazioni o almeno lui dice così, faceva spiritismo, ecc.

    Il percorso degli analisti junghiani è più facile...

    Per semplificare:
    tipo il manga anime Naruto dove il protagonista ha un mostro che ha ucciso i genitori sigillato in sé, e deve farselo amico per averne la forza.
    (...)

  4. #4
    Greto L'avatar di Tiberio
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    https://it.wikipedia.org/wiki/Libro_Rosso_(Jung)

    Libro Rosso, anche conosciuto come Liber Novus ("Libro Nuovo" in latino), è un'opera di 205 pagine scritta e illustrata dallo psichiatra svizzero Carl Gustav Jung approssimativamente fra il 1913 e il 1930, ma pubblicata postuma soltanto nel 2009. Jung iniziò a lavorare al Libro Rosso a seguito della crisi epistemologica che attraversò dopo la pubblicazione di La libido: simboli e trasformazioni e alla rottura che ne derivò con Freud. Di contenuto autobiografico, il testo, che fa uso sia della parola scritta che delle immagini, costituisce un esempio di quello che Jung stesso definirà in seguito "immaginazione attiva".

    Generalità
    «Nessuno ha il mio Dio, ma il mio Dio ha tutti quanti, me compreso.»

    (Liber novus, 2010, p. 245-b)
    Il libro venne inizialmente chiamato Liber Novus ma era conosciuto informalmente come Il Libro Rosso[1]. Il manoscritto, compilato in testo calligrafico e sostenuto da numerose illustrazioni che evocano immagini fantasmatiche, è considerato un esercizio di immaginazione attiva, pratica che Jung teorizzò come strumento di scoperta ed analisi dell'inconscio.

    L'opera rimase inedita per volere degli eredi di Jung che negarono l'accesso al testo fino al 2001. Da allora il curatore condusse un'opera di convinzione presso gli eredi che portò alla prima pubblicazione dell'opera in tedesco: Das Rote Buch, Patmos, Düsseldorf 2009.

    Il testo comprende introduzione, riferimenti e note a cura dello storico della psicologia Sonu Shamdasani, ed è stato tradotto per l'edizione italiana da Anna Maria Massimello, Giulio Schiavoni e Giovanni Sorge per la Bollati Boringhieri nel 2010.

    Il passo del serpente è un calco della Zarathustra di Nietzsche, è l'uroboro dell'eterno ritorno.
    Il male e l'inferno sono l'Ombra che Jung riesce a domare, il pleroma è il "paradiso" gnostico.

    Il libro rosso. Liber novus (2009)


    Incipit

    Se parlo dello spirito di questo tempo, devo dire: Nessuno e nulla possono giustificare quello che devo annunciarvi. Qualsiasi giustificazione mi è superflua, perché non ho scelta, ma devo farlo. Ho imparato che, oltre allo spirito di questo tempo, è all'opera anche un altro spirito, e cioè quello che governa la profondità di ogni presente. Lo spirito di questo tempo vorrebbe sentire di cose utili e che valgono. Anch'io la pensavo in questo modo e la mia parte umana continua pur sempre a pensarla così. Ma quell'altro spirito mi costringe comunque a parlare, al di là di ogni giustificazione, utilità e senso.

    Citazioni

    Gli anni più importanti della mia vita furono quelli in cui inseguivo le mie immagini interiori. A essi va fatto risalire tutto il resto. Tutto cominciò allora, e poco hanno aggiunto i dettagli posteriori. La mia vita intera è consistita nell'elaborazione di quanto era scaturito dall'inconscio, sommergendomi come una corrente enigmatica e minacciando di travolgermi. Una sola esistenza non sarebbe bastata per dare forma a quella materia prima. Tutta la mia opera successiva non è stata altro che classificazione estrinseca, formulazione scientifica e integrazione nella vita. Ma l'inizio numinoso che conteneva ogni altra cosa si diede allora. 1957. [in epigrafe al testo; 2010]
    Quello che vi do, non è né una dottrina né un insegnamento. E da quale pulpito potrei indottrinarvi? Vi informo della via presa da quest'uomo, della sua via, ma non della vostra. La mia via non è la vostra via, dunque non posso insegnarvi nulla. La via è in voi, ma non in dèi, né in dottrine, né in leggi. In noi è la via, la verità e la vita. (p. 231-a; 2010)
    Devo accostarmi all'anima mia come uno stanco viandante, che nulla ha cercato al di fuori di lei. Devo imparare che dietro a ogni cosa da ultimo c'è l'anima mia, e se viaggio per il mondo ciò accade in fondo per trovare la mia anima. Perfino le persone più care non sono la meta e il fine della ricerca d'amore, ma simbolo della nostra anima. (p. 233-b; 2010)
    Se poniamo un Dio fuori di noi, ci strapperà al nostro Sé, perché il Dio è più forte di noi. Allora il nostro Sé si troverà in grave difficoltà. Se invece il Dio si insedia nel Sé, ci sottrarrà alla sfera di ciò che è fuori di noi [...]. Nessuno ha il mio Dio, ma il mio Dio ha tutti quanti, me compreso. (p. 245-b; 2010)
    Vivere se stessi significa essere un compito per se stessi. Non puoi mai dire che vivere per se stessi sia un piacere. Non sarà una gioia, ma una lunga sofferenza, perché devi farti creatore di te stesso. (p. 250-b; 2010)
    Se non ti capita nessuna avventura all'esterno, non te ne capitano neppure nel tuo mondo interiore. La parte del Diavolo che hai accolto, ossia la gioia, ti procura l'avventura. (p. 262-a; 2010) [ndr: per J. Diavolo=Ombra dell' inconscio collettivo, archetipo, non è il personaggio con le corna del cristianesimo]
    Nella seconda notte che seguì alla creazione del mio Dio una visione mi annunciò che avevo raggiunto il mondo infero.
    Mi trovo in un ambiente buio col soffitto a volta, il suolo è lastricato di pietre bagnate. Nel mezzo si erge una colonna da cui penzolano corde e ganci [...]. (p. 288-a; 2010)
    Vidi il serpente nero salire, strisciando, lungo il legno della croce. Penetrò nel corpo del Crocifisso, per uscir poi, trasformato, dalla sua bocca. Era diventato bianco. (p. 310-a; 2010)
    Dalla bocca esce la parola, il segno e simbolo. Se è segno, la parola non significa nulla. Se invece è simbolo, significa tutto [...]. (p. 310-a; 2010)
    Devo liberare da Dio il mio Sé, poiché il Dio che ho conosciuto è più che amore, è anche odio; è più che bellezza, è anche ripugnanza; è più che sapienza, è anche assurdità; più che forza, è anche impotenza; più che onnipresenza, è anche la mia creatura. (p. 339-a; 2010)
    Ma dopo aver pronunciato queste parole, notai che ΦΙΛΗΜΩΝ sta dietro di me e che proprio lui mi aveva ispirato tali parole. Venne accanto a me, invisibile, e io avvertii la presenza del buono e del bello. E mi parlò con voce sommessa e profonda:
    «Togli, o uomo, più che puoi anche il divino dalla tua anima [...]» (p. 342-b; 2010)
    Ci sforziamo di raggiungere il buono e il bello, ma al tempo stesso afferriamo anche il malvagio e il brutto, poiché nel pleroma essi formano un tutt'uno col buono e col bello. Se invece restiamo fedeli alla nostra essenza, cioè alla differenziazione, allora ci differenziamo dal buono e dal bello, e perciò anche dal malvagio e dal brutto, e non cadiamo nel pleroma, ossia nel nulla e nel dissolvimento. (p. 348-b; 2010)



    Confrontare: Il serpente nero di Così parlò Zarathustra:



    "Alt, nano! dissi. O io! O tu! Ma di noi due il più forte sono io -: tu non conosci il mio pensiero abissale!
    Questo - tu non potresti sopportarlo!". -
    Qui avvenne qualcosa che mi rese più leggero: il nano infatti mi saltò giù dalle spalle, incuriosito! Si accoccolò davanti a me, su di un sasso. Ma, proprio dove ci eravamo fermati, era una porta carraia.
    "Guarda questa porta carraia! Nano! continuai: essa ha due volti. Due sentieri convengono qui: nessuno li ha mai percorsi fino alla fine.
    Questa lunga via fino alla porta e all'indietro: dura un'eternità. E quella lunga via fuori della porta e avanti - è un'altra eternità.
    Si contraddicono a vicenda, questi sentieri; sbattono la testa l'un contro l'altro: e qui, a questa porta carraia, essi convengono. In alto sta scritto il nome della porta: "attimo".
    Ma, chi ne percorresse uno dei due - sempre più avanti e sempre più lontano: credi tu, nano, che questi sentieri si contraddicano in eterno?". -
    "Tutte le cose diritte mentono, borbottò sprezzante il nano. Ogni verità è ricurva, il tempo stesso è un circolo".
    "Tu, spirito di gravità! dissi lo incollerito non prendere la cosa troppo alla leggera! O ti lascio accovacciato dove ti trovi, sciancato - e sono io che ti ho portato in alto!
    Guarda, continuai, questo attimo! Da questa porta carraia che si chiama attimo, comincia all'indietro una via lunga, eterna: dietro di noi è un'eternità.
    Ognuna delle cose che possono camminare, non dovrà forse avere già percorso una volta questa via? Non dovrà ognuna delle cose che possono accadere, già essere accaduta, fatta, trascorsa una volta?
    E se tutto è già esistito: che pensi, o nano, di questo attimo? Non deve anche questa porta carraia - esserci già stata?
    E tutte le cose non sono forse annodate saldamente l'una all'altra, in modo tale che questo attimo trae dietro di sé tutte le cose avvenire? Dunque - anche se stesso?
    Infatti, ognuna delle cose che possono camminare: anche in questa lunga via al di fuori - deve camminare ancora una volta!
    E questo ragno che indugia strisciando al chiaro di luna, e persino questo chiaro di luna e io e tu bisbiglianti a questa porta, di cose eterne bisbiglianti - non dobbiamo tutti esserci stati un'altra volta? - e ritornare a camminare in quell'altra via al di fuori, davanti a noi, in questa lunga orrida via - non dobbiamo ritornare in eterno?".-
    Così parlavo, sempre più flebile: perché avevo paura dei miei stessi pensieri e dei miei pensieri reconditi. E improvvisamente, ecco, udii un cane ululare.
    Non avevo già udito una volta un cane ululare così? Il mio pensiero corse all'indietro. Sì! Quand'ero bambino, in infanzia remota: - allora udii un cane ululare così. E lo vidi anche, il pelo irto, la testa all'insù, tremebondo, nel più fondo silenzio di mezzanotte, quando anche i cani credono agli spettri:
    - tanto che ne ebbi pietà. Proprio allora la luna piena, in un silenzio di morte, saliva sulla casa, proprio allora si era fermata, una sfera incandescente, - tacita, sul tetto piatto, come su roba altrui:-
    ciò aveva inorridito il cane: perché i cani credono ai ladri e agli spettri. E ora, sentendo di nuovo ululare a quel modo, fui ancora una volta preso da pietà.
    Ma dov'era il nano? E la porta? E il ragno? E tutto quel bisbigliare? Stavo sognando? Mi ero svegliato? D'un tratto mi trovai in mezzo a orridi macigni, solo, desolato, al più desolato dei chiari di luna.
    Ma qui giaceva un uomo! E - proprio qui! - il cane, che saltava, col pelo irto, guaiolante, - adesso mi vide accorrere - e allora ululò di nuovo, urlò: - avevo mai sentito prima un cane urlare aiuto a quel modo?
    E, davvero, ciò che vidi, non l'avevo mai visto. Vidi un giovane pastore rotolarsi, soffocato, convulso, stravolto in viso, cui un greve serpente nero penzolava dalla bocca.
    Avevo mai visto tanto schifo e livido raccapriccio dipinto su di un volto? Forse, mentre dormiva, il serpente gli era strisciato dentro le fauci e - lì si era abbarbicato mordendo.
    La mia mano tirò con forza il serpente, tirava e tirava - invano! non riusciva a strappare il serpente dalle fauci. Allora un grido mi sfuggì dalla bocca: "Mordi! Mordi! Staccagli il capo! Mordi!", così gridò da dentro di me: il mio orrore, il mio odio, il mio schifo, la mia pietà, tutto quanto in me - buono o cattivo - gridava da dentro di me, fuso in un sol grido.-
    Voi, uomini arditi che mi circondate! Voi, dediti alla ricerca e al tentativo, e chiunque tra di voi si sia mai imbarcato con vele ingegnose per mari inesplorati! Voi che amate gli enigmi!
    Sciogliete dunque l'enigma che io allora contemplai, interpretatemi la visione del più solitario tra gli uomini!
    Giacché era una visione e una previsione: - che cosa vidi allora per similitudine? E chi è colui che un giorno non potrà non venire?
    Chi è il pastore, cui il serprente strisciò in tal modo entro le fauci? Chi è l'uomo, cui le più grevi e le più nere fra le cose strisceranno nelle fauci?
    - Il pastore, poi, morse così come gli consigliava il mio grido: e morse bene! Lontano da sé sputò la testa del serpente -; e balzò in piedi.-
    Non più pastore, non più uomo, - un trasformato, un circonfuso di luce, che rideva! Mai prima al mondo aveva riso un uomo, come lui rise!

    Oh, fratelli, udii un riso che non era di uomo, - e ora mi consuma una sete, un desiderio nostalgico, che mai si placa.
    La nostalgia di questo riso mi consuma: come sopporto di vivere ancora! Come sopporterei di morire ora! -

    F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra



    Secondo un critico trattasi del pastore errante di Leopardi, autore molto caro a Nietzsche.

    La malattia ha stroncato Nietzsche ma Jung è riuscito a completare il suo percorso di "individuazione".
    Ultima modifica di Tiberio; 19-02-2020 alle 21:07
    (...)

  5. #5
    Greto L'avatar di Tiberio
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    L'Ombra spesso ha connotazioni sessuali, inoltre, si può associare a pulsioni sadomasochiste, in questo Jung sta sulla scia dell'Es freudiano, la parte sommersa amorale e violenta, che deve essere sublimata.

    Ad esempio chi ha fantasie di picchiare et similia, dovrebbe dedicarsi al pugilato o alle arti marziali, oppure al cinema horror/splatter.
    (...)

  6. #6
    Opinionista L'avatar di Turbociclo
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    È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante

  7. #7
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    Chi è in grado di vedere la propria ombra e sopportarne la presenza...è l'autoaccettazione, mancando la quale, non accettando se stessi per come si è non si accettano neanche gli altri. Non si fa che difendere una bandiera contrapposta ad altre bandiere, senza accorgersi che la bandiera stessa non indica alcuna cosa reale.
    È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante

  8. #8
    Greto L'avatar di Tiberio
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    Non bisogna fare come Dorian Gray, non bisogna uccidere il ritratto.
    (...)

  9. #9
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    Riporto quanto avevo postato il 14-4-2018


    PROIEZIONI DELLA PROPRIA OMBRA

    Se si legge attentamente la storia raccontata da Gesù del fariseo e del pubblicano, se ne riesce a capire il significato.
    Nel fariseo non è questa o quella cosa che è da rifiutare, ma l’insieme, l’uomo intero e l’intero suo agire. Egli si muove al cospetto del suo Dio “con la più risoluta naturalezza”. Si pone proprio al “culmine della presunzione” * convinto che le sue buone opere possano sistemare tutto, che per lui quindi la grazia di Dio sia assolutamente certa, e che perciò abbia tutto il diritto di guardare dall’alto in basso tipi come “quel pubblicano”.
    Ha tante cose di cui menar vanto, è incontestabile, ma gli manca la cosa più importante, ossia il coraggio di trovare se stesso.
    Il suo ripetuto “io” è una formula celebrativa. Ma quando è realmente della sua persona che si tratta, egli preferisce accennare al pubblicano che è dietro di lui. Il coraggio di trovare se stesso non l’ha davvero.
    Il problema è questo: sono tante le persone che ricorrono all’assistenza psicoterapeutica, nella viva speranza di riceverne un aiuto. Perché allora, dopo appena qualche passo in avanti, compare così spesso la resistenza di cui abbiamo parlato? Perché manca la volontà, abbiamo detto. E questa risposta va precisata in questo senso: perché manca il coraggio di trovare se stessi. Ciò che significa, per la psicologia del profondo, il coraggio dell’incontro e del confronto con la propria “ombra”, la quale non rappresenta affatto il puro e semplice male. Ombra è piuttosto quanto vi è di sommerso, di dimenticato oppure messo a tacere, ciò che riesce penoso e perciò è rimosso, ma anche quel che non è stato vissuto, non è stato realizzato, nonostante che ve ne fossero le condizioni: in breve, il “lato oscuro” della personalità
    Oscuro perché non situato al centro, vividamente luminoso, della coscienza, ma in posizione più o meno periferica, al suo margine estremo, fino a perdersi nell’oscurità, ossia nell’inconscio, senza però cessare di esercitare un’azione.
    Ma ciò che sempre più si sottrae al controllo della coscienza critica, lucida e responsabile, è anche il luogo ove eminentemente si annida tutto quanto è ignobile, degenere o è il male senz’altro. E’ per questo che l’ombra può rappresentare anche l’aspetto eticamente negativo della personalità.
    Anche il fariseo ha la sua ombra, tutta la sua persona, così sicura di sé, sembra essere una figura ombra.
    Gesù stesso ha riconosciuto la propria ombra, come dimostra il fatto che poté essere riferito di lui il racconto della tentazione, e, molto più sicuramente e direttamente , il fatto che egli rifiuti con vigore di essere chiamato maestro ”buono”, giacché nessuno è buono all’infuori di Dio, essendo “buono” un concetto assoluto di totalità, rispetto al quale il comparativo grammaticale ha un significato non maggioritario, ma diminutivo, almeno dal punto di vista etico e metafisico.
    E’ necessario che chi vuol parlare dell’uomo Gesù tenga in considerazione questo, altrimenti disegna una figura dogmatica di fantasia.
    Non esistono, infatti, uomini concreti senza ombra.
    Dall’analisi dei fenomeni che la storia delle religioni presenta, G. van der Leeuw, giunge a questa conclusione: “L’ombra è necessaria alla vita, se non è addirittura la vita stessa”. Solo gli esseri demoniaci e i morti sono privi di ombra, lo dice Dante e lo credono anche i negri dell’Africa centrale.
    “Il timore di perdere l’ombra è universale”**

    *Jindrich Manek
    ** G. van der Leeuw, fenomenologia della religione

  10. #10
    la viaggiatrice L'avatar di dark lady
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    No, per favore qui la religione no. Postate vostri pareri, i pistolotti religiosi lasciateli nella sezione apposita, grazie
    “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

    Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

  11. #11
    Greto L'avatar di Tiberio
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    Citazione Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
    No, per favore qui la religione no. Postate vostri pareri, i pistolotti religiosi lasciateli nella sezione apposita, grazie
    (...)

  12. #12
    Opinionista L'avatar di crepuscolo
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    Ok, ma a me sembrava più psicologia che religione, che rendesse più chiaro il concetto di ombra.
    Scusate.

  13. #13
    Opinionista L'avatar di Host eria
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    parlo da profana:

    dall'accettazione dell'ombra il passaggio successivo sarebbe quello della sua integrazione. Integrare le parti misere, socialmente poco integrabili, alla propria persona rendendole attive, "funzionanti" al modo di ognuno (es. la rabbia diventa un propulsore; la ribellione una ricerca di altre strade; l'insofferenza all'autorità una spinta alla libertà; la paura una maggiore prudenza; la pigrizia una innata capacità di riposarsi al bisogno eccetera.....)
    E gestire le eccedenze, non sempre facile


    «Togli, o uomo, più che puoi anche il divino dalla tua anima [...]» (p. 342-b; 2010)
    « Se invece restiamo fedeli alla nostra essenza, cioè alla differenziazione [...] » (p. 348-b; 2010)

  14. #14
    Eufonista L'avatar di BiO-dEiStA
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    Citazione Originariamente Scritto da Tiberio Visualizza Messaggio
    Dentro di noi abbiamo un’Ombra: un tipo molto cattivo, molto povero, che dobbiamo accettare. Carl Gustav Jung
    Personalmente ammiro molto Jung; non capisco però perché quest'ombra dovrebbe essere "un tipo molto cattivo, molto povero" solo per il fatto che il bisogno di socialità lo mette in disparte. Sembra lo stesso processo, ben noto agli studiosi di storia delle religioni, secondo cui i residui dei culti precedenti vengono trasformati in diavoli. È chiaro che il conflitto fra ragione e istinto ci attanaglia in quanto siamo umani, ma anche gli animali predatori che vivono in branco hanno le loro regole di gruppo, che evidentemente non valgono per chi non ne fa parte.
    Citazione Originariamente Scritto da Careful with that Visualizza Messaggio
    i miei post in media sono di una dozzina di righe, al più;
    Citazione Originariamente Scritto da Ned Flanders Visualizza Messaggio
    Sono stato tanto...ma tanto Laurina, lontano dal Signore: Ne ho combinate di cotte e di crude. Ti basti sapere soltanto questo....

  15. #15
    la viaggiatrice L'avatar di dark lady
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    Citazione Originariamente Scritto da BiO-dEiStA Visualizza Messaggio
    Personalmente ammiro molto Jung; non capisco però perché quest'ombra dovrebbe essere "un tipo molto cattivo, molto povero" solo per il fatto che il bisogno di socialità lo mette in disparte. Sembra lo stesso processo, ben noto agli studiosi di storia delle religioni, secondo cui i residui dei culti precedenti vengono trasformati in diavoli. È chiaro che il conflitto fra ragione e istinto ci attanaglia in quanto siamo umani, ma anche gli animali predatori che vivono in branco hanno le loro regole di gruppo, che evidentemente non valgono per chi non ne fa parte.
    Condivido in toto
    “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

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