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Discussione: Sindrome della capanna

  1. #196
    Opinionista L'avatar di axeUgene
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    tu confondi metodicamente una tua rappresentazione ideale su come dovrebbe essere l'esistenza, traducendola nel precetto per cui saremmo chiamati a fare qualcosa:
    Citazione Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
    Non solo lo dico, ma te lo ribadisco: I Figli si mettono al mondo per Amore. Siamo chiamati ad amarli. Totalmente! Indipendentemente da ciò che poi sceglieranno nella Vita...
    mentre la realtà dei fatti è che mettere al mondo figli e l'educazione sono evidentemente forme di imposizione;
    la legge, che rappresenta la morale pubblica, ti inibirebbe la patria potestà se tu la intendessi come libertà che nell'apprezzamento dell'ordinamento diventa trascuratezza;
    l'istruzione, per esempio, fino ad una certa età, è un obbligo;
    L'iper competitività, l'arrampicamento sociale,diventare "qualcuno" (tipiche espressioni ad esempio della società giapponese) conducono spesso tanti ragazzi alla depressione e al suicidio. Proprio perchè alla fine si è considerati macchine, robots, mezzi di produzione....nient'altro che vittime di un certo tipo di pressione sociale.
    questa è solo una questione di misura e abitudini sociali;
    sicuramente i tuoi figli medici hanno dovuto essere iper-competitivi, visto che medicina è a numero chiuso, chiusissimo;

    i genitori - in Estremo Oriente, ma oramai ovunque - esattamente come te educano quei figli all'iper-competitività proprio nella speranza di sottrarli ad un destino di robot, da operai semplici; a volte si tratta di una calcolo sbagliato; ma il senso è sempre lo stesso, e cioè che nella società contemporanea industrializzata nessuno più - fatta eccezione per settori marginali, poverissimi e analfabeti, sottoproletari, o ricchissimi e filosofi, in grado di sottrarsi a qualsiasi ricatto sociale- procrea con l'idea della Provvidenza, senza sentirsi in dovere di "investire" in modo intensivo nell'educazione dei figli.
    c' del lardo in Garfagnana

  2. #197
    Candle in the wind L'avatar di conogelato
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    Non hai Figli, ma prova ad immedesimarti: Un Figlio che, non portato per lo studio, scegliesse di fare l'operaio. Lo ameresti di meno? Meno dell'altro che invece si è laureato e fa l'ingegnere nucleare? Evidentemente no. L'educazione non è una forma di imposizione. Fa parte dell'agire NATURALE dei Genitori. Il loro compito (oserei dire l'unico, compito, l'unica loro missione, ma ho paura di scandalizzarti) è passare e trasmettere quei quattro o cinque Valori Fondamentali del vivere. Una volta riusciti in quello, altro non subentra che la loro Libertà. Quella dei Figli. Come dicevo settimana scorsa a Barbara, i Figli (la Moglie, il Marito, il Compagno ecc.) vanno amati per quello che sono. Non per quello che vorremmo che fossero.
    amate i vostri nemici

  3. #198
    Opinionista L'avatar di axeUgene
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    Citazione Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
    Non hai Figli, ma prova ad immedesimarti: Un Figlio che, non portato per lo studio, scegliesse di fare l'operaio. Lo ameresti di meno? Meno dell'altro che invece si è laureato e fa l'ingegnere nucleare? Evidentemente no. L'educazione non è una forma di imposizione.
    deh, a te passa' tanto tempo a Pisa ti fa male alla chiorba.... ma ca' dici ???

    a 11 anni cosa vuoi che scelga ? se non gli imponi la scuola, i compiti, l'igiene e un'alimentazione sana, quello starebbe tutto il giorno davanti alla tv a rimpinzarsi di merendine, per non dire di peggio; come sarebbe a dire che l'educazione non è una forma di imposizione ? te lo dice persino la legge che devi importi, e se non lo fai ti tolgono la patria potestà, tanto questa è avvertita come morale;
    io non ho figli, ma tu sembri mancare di senno o di senso dell'assurdo;

    Fa parte dell'agire NATURALE dei Genitori.
    di naturale nei genitori c'è solo l'atto del concepimento; il resto è cultura; te lo dimostra la storia del genere umano e della famiglia, della stessa educazione e dei valori che chiami in causa;
    un secolo fa era perfettamente "naturale" sfornare figli come braccia destinate al lavoro sin dall'infanzia; prima della medicina non esisteva nemmeno l'amore materno come lo conosciamo ora; ci si affezionava pochissimo ai piccoli per un "naturale" meccanismo di difesa psicologica, visto che due terzi dei bambini stiantava in tenera età; chiedi ai tuoi figli medici, che in una certa misura questa nozione dovrebbero averla incontrata...
    si9 abortiva e si abbandonavano i figli con la facilità con cui tu ti bevi un bicchierino di vov;

    Il loro compito (oserei dire l'unico, compito, l'unica loro missione, ma ho paura di scandalizzarti) è passare e trasmettere quei quattro o cinque Valori Fondamentali del vivere. Una volta riusciti in quello, altro non subentra che la loro Libertà. Quella dei Figli. Come dicevo settimana scorsa a Barbara, i Figli (la Moglie, il Marito, il Compagno ecc.) vanno amati per quello che sono. Non per quello che vorremmo che fossero.
    ancora una volta confondi la realtà osservabile con un concetto articolato e relativo di quello che auspichi;

    il risultato è un ragionamento sgangherato;
    cioè, io posso essere d'accordo sul principio precettizio che enunci, come desiderio di massima;
    ma questo non cambia certo la realtà per cui la condizione di genitore - si chiama potestà per questo, tutela, ecc... intervento d'autorità, non contemplazione - implica esattamente la sostituzione della propria volontà a quella del figlio minore;

    per giungere alla laurea in medicina non bastano talenti "naturali"; serve una notevole disciplina e propensione allo studio; attitudini a cui nessun bambino giunge spontaneamente; valori inclusi;

    se fondi i tuoi ragionamenti sul travisamento palese della realtà, neghi che la condizione di genitore discende da un arbitrio originario, e implica necessariamente altri comportamenti arbitrari, che così vengono negati, lasciando irrisolti gli aspetti di merito, che sono quelli che contano; puntualmente, affermi che non si fanno i figli perché siano competitivi, che è una cosa vera solo nell'ultimo miglio; nel senso che non è che ogni persona sia realizzata solo ed esclusivamente se primeggia;
    perché la differenza tra un figlio/figlia che va a cogliere i pomodori o finisce a fare la badante dei genitori anziani dipende proprio dalla scelta arbitraria di imporre quegli strumenti educativi che consentono la libertà di autodeterminarsi, e che sono oggettivamente segnati dalla competizione, prima o poi, che sia a scuola, all'università, al concorso o al colloquio;

    i genitori che non riconoscono la competitività sono anche quelli che pretendono la promozione, sperando che qualche provvidenza si accolli il pargolo asino al momento di collocarlo, o peggio, che inconsapevolmente operano un sabotaggio, temendo di essere superati;
    in questo mi complimento con te, perché evidentemente hai fatto un ottimo lavoro coi tuoi figli maggiori e certamente riscuoterai la loro gratitudine per questo.
    c' del lardo in Garfagnana

  4. #199
    Opinionista L'avatar di flying dutchman
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    Citazione Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
    perché la differenza tra un figlio/figlia che va a cogliere i pomodori o finisce a fare la badante dei genitori anziani dipende proprio dalla scelta arbitraria di imporre quegli strumenti educativi che consentono la libertà di autodeterminarsi, e che sono oggettivamente segnati dalla competizione, prima o poi, che sia a scuola, all'università, al concorso o al colloquio;

    i genitori che non riconoscono la competitività sono anche quelli che pretendono la promozione, sperando che qualche provvidenza si accolli il pargolo asino al momento di collocarlo, o peggio, che inconsapevolmente operano un sabotaggio, temendo di essere superati.
    per il resto del post sono abbastanza d'accordo con te, ma questa mi sembra un'affermazione quanto meno azzardata.
    non voglio negare la competitività, sostengo però che non è l'unico motore che spinge ad affrontare un certo percorso di studi o una certa carriera.
    ci stanno anche il desiderio di conoscere e di capire, il piacere di fare una cosa piuttosto che un'altra. la competizione, a volte, è solo uno strumento per raggiungere il traguardo che ci si prefigge.
    prendiamo un ragazzo che vuole fare il medico. dovrà sicuramene affrontare una competizione per iscriversi all'università di medicina. competizione imposta da una normativa e non da altro. dopodiché, però, fino alla laurea prevale la capacità di apprendimento e la disponibilità alla sperimentazione.
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  5. #200
    Opinionista L'avatar di axeUgene
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    Citazione Originariamente Scritto da flying dutchman Visualizza Messaggio
    per il resto del post sono abbastanza d'accordo con te, ma questa mi sembra un'affermazione quanto meno azzardata.
    non voglio negare la competitività, sostengo però che non è l'unico motore che spinge ad affrontare un certo percorso di studi o una certa carriera.
    infatti, se rileggi lo scambio, io non osservavo dal punto di vista del figlio, bensì del genitore;

    ero partito facendo notare che in Cina, col capitalismo sostanziale, quella politica del figlio unico nata per imposizione, sta diventando una scelta dettata dal desiderio di convogliare il massimo di risorse nelle possibilità competitive di un solo figlio, anziché disperderle;
    allorché Cono mi ha ribattuto che non si fanno i figli per renderli competitivi, tipo comune danese dei figli dei fiori;

    nei fatti, il mondo è incentrato sulla competizione, a diversi livelli e gradi, ovviamente; e l'educazione implica intrinsecamente un valore funzionale a quella competizione, pena l'inattitudine a sopravvivere; detto questo, la competizione si dipana in diverse direzioni; si può essere capacissimi nel lavoro ma squilibrati caratterialmente, e allora questo coefficiente svaluta le capacità; quindi, pure l'equilibro caratteriale è una funzione educativa che ha un suo connotato competitivo:

    guarda che se ti comporti così da stronzo farai poca strada... può essere letto come precetto moraleggiante, ma in effetti ha una sua importante valenza competitiva, visto che la capacità di armonizzarsi alla morale dominante - i famosi Valori - è generalmente, e fatte rarissime e temporanee eccezioni, un presupposto di successo e integrazione, sopravvivenza nella misura in cui ci si colloca nella norma; ovviamente, in una società liberal puoi avere successo come rockstar trasgressiva, ma non è la norma; per un Keith Richards hai milioni di morti o tossici disperati e marginali; salvo che poi quello non fa uscire la figlia col rampollo di Jagger perché dice che in quella famiglia sono viziati e debosciati

    l'ordinario è che se fai l'impiegato alle poste o l'avvocato e hai la propensione alla tossicodipendenza o agli scatti d'ira è bene che ti dia una regolata, e se ti rintroni di canne tutto il giorno hai statisticamente meno probabilità della media di avere un lavoro stabile e ben remunerato; parlo di probabilità nella media, ovviamente.
    c' del lardo in Garfagnana

  6. #201
    Candle in the wind L'avatar di conogelato
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    per il resto del post sono abbastanza d'accordo con te, ma questa mi sembra un'affermazione quanto meno azzardata.
    non voglio negare la competitività, sostengo però che non è l'unico motore che spinge ad affrontare un certo percorso di studi o una certa carriera.
    ci stanno anche il desiderio di conoscere e di capire, il piacere di fare una cosa piuttosto che un'altra. la competizione, a volte, è solo uno strumento per raggiungere il traguardo che ci si prefigge.
    prendiamo un ragazzo che vuole fare il medico. dovrà sicuramene affrontare una competizione per iscriversi all'università di medicina. competizione imposta da una normativa e non da altro. dopodiché, però, fino alla laurea prevale la capacità di apprendimento e la disponibilità alla sperimentazione.
    Ma infatti! Come Genitori abbiamo il compito di farli crescere retti, dotati di spina dorsale, rispettosi degli Altri, aperti al successo come alla sconfitta. Tutto il resto vien da sè. Che facciano poi l'ingegnere nucleare o il manovale di cantiere, è indifferente. Gli Altri non sono da presentare come competitors, ma come compagni d'avventura. La radice dei 2 termini è identica. La sostanza no.

    "Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l'obbligo di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni" (art.147 Codice civile)
    amate i vostri nemici

  7. #202
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    ero partito facendo notare che in Cina, col capitalismo sostanziale, quella politica del figlio unico nata per imposizione, sta diventando una scelta dettata dal desiderio di convogliare il massimo di risorse nelle possibilità competitive di un solo figlio, anziché disperderle;
    allorché Cono mi ha ribattuto che non si fanno i figli per renderli competitivi, tipo comune danese dei figli dei fiori;
    sulla cina, concedimi un appunto. allora, dal momento in cui si è riconosciuta una certa meritocrazia a coloro che manifestavano la propensione a "distinguersi", non si è voluto, sempre in cina, che quel tipo di riconoscimento si traducesse in una "apertura" al capitalismo e quindi all'occidente. riconoscere il diritto alla libertà di "iniziativa economica" a coloro che poi la propaganda, non solo cinese, ma anche e soprattutto occidentale, definisce "esempi" di "competitività" e quindi di "self/made people", e quindi sintomo di una mescolanza tra impostazione comunista e "capitalismo" competitivo, sempre in cina, non è niente di tutto questo. è soltanto un modo per reprimere, in maniera "elegante e civile", la propensione di alcuni cinesi, peraltro relativamente "pochi", al "dissenso". cioè a dire che tu prendi uno che magari sin da bambino manifesta i caratteri che sono propri di coloro che un tempo erano definiti "controrivoluzionari", e allora gli dai la possibilità di fare in sostanza quello che vuole, cioè fare "soldi". poi passa un po' di tempo, il soggetto in questione si adagia come dire "sugli allori" e allora viene automaticamente messo nella condizione di essere "scavalcato" da un'altro che magari è più bravo e "intraprendente" del primo. dopodiché si ricomincia. ho letto pochi giorni fa la storia di un cinese divenuto "miliardario" che "sua sponte" ha dichiarato di "non essere più capace" di gestire la propria attività economica, e questo non per raggiunti limiti di età, ma soltanto in sostanza perché incapace di interagire con i propri "dipendenti" e questo perché sempre i dipendenti erano diventati "più capaci ed esperti di lui". guarda tu. sempre comunisti sono. in cina.
    Ultima modifica di sandor; 11-06-2021 alle 03:30

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