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Discussione: La temperanza. Estratti.

  1. #121
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    Uomini di spicco firmino l’impegno.

    Ho sognato una grande riunione che si svolgeva all’aria aperta, dove un giovane di alta statura, che spesso ho visto nei miei sogni, quando erano in gioco eventi importanti, era seduto vicino al presidente dell’assemblea. Questo giovane si alzò e si avvicinò agli uomini, che sembravano essere a capo della società, e disse: “Desidero che ciascuno di voi ponga su questa carta la propria firma”. Il primo degli uomini a cui si rivolse il giovane fu il fratello A——. Lo guardò e a voce alta lesse: “Io m’impegno ad astenermi dal bere bevande alcoliche di qualsiasi tipo e a utilizzare la mia influenza, per sollecitare gli altri a seguire il mio esempio”. Il fratello A—— scosse la testa e disse che non era necessario porre la sua firma sulla carta. Comprendeva il suo dovere ed era pronto a sostenere ugualmente la causa della temperanza, ma non si sentiva obbligato a compromettersi personalmente, perché dopotutto vi erano delle eccezioni in ogni cosa.
    Poi il giovane si rivolse al fratello B——, che disse: “Io sono della stessa idea del fratello A——, perché a volte quando mi sento debole o nervoso, sento il bisogno di qualcosa che mi stimoli e non desidero compromettermi, poiché in nessun caso utilizzerò vino o alcolici”. Sul suo volto si leggeva la tristezza.
    Poi, il giovane passò la carta ad altri. Circa venti o trenta persone seguirono l’esempio del fratello A—— e del fratello B—— Allora il giovane ritornò dai primi due fratelli e disse con fermezza e decisione: - Fratelli, voi due siete in grande pericolo riguardo l’intemperanza. La riforma deve cominciare sulle vostre tavole e poi deve essere sostenuta coscienziosamente in ogni luogo e in ogni altra circostanza. Il vostro destino eterno dipende dalla decisione che prenderete ora. Ambedue avete dei punti forti nel vostro carattere e siete deboli in altri. Avete visto il risultato della vostra influenza. - Sul retro della carta vidi i nomi di tutti quelli che avevano rifiutato di firmare la carta. Nuovamente presentò la carta e disse in modo autoritario: - Firmate questo documento o rinunciate ai vostri incarichi. Non solo firmate, ma per il vostro onore, portate a termine le vostre decisioni. Siate fedeli ai vostri princìpi. Come messaggero di Dio, io vi chiedo ancora una volta di firmare il documento. Nessuno di voi ha compreso la necessità della riforma sanitaria, ma quando le piaghe di Dio vi circonderanno da ogni lato, allora vi accorgerete quanto i princìpi della riforma sanitaria e la stretta temperanza in tutte le cose siano necessari; la temperanza è l’unico fondamento di tutte le grazie, che procedono da Dio, il fondamento di tutte le vittorie che si possono ottenere… Se vi rifiutate adesso di firmare questo documento, non avrete più un’altra opportunità per farlo. Entrambi avete bisogno di umiliarvi e ammorbidire il vostro spirito; che la misericordia, la tenera compassione e la rispettosa tenerezza prendano il posto della rudezza, dell’asprezza e della volontà ferma e risoluta di realizzare le vostre idee a qualunque costo. -
    …Poi, con grande emozione vidi che tutti quelli che prima si erano rifiutati di firmare, con mani tremanti ora firmavano il documento. Allora fu ripreso il discorso sulla temperanza, con grande solennità. Colui che presiedeva la riunione presentò il tema. “Ecco qui” - diceva l’oratore - “l’appetito creato dal desiderio per le bevande alcoliche. L’appetito e le passioni sono i peccati dominanti dell’epoca. L’appetito, e il modo in cui è compiaciuto, influisce sullo stomaco ed eccita le tendenze animali. Lo stomaco si ammala. L’appetito diventa morboso, a tal punto che si ha voglia di mangiare di continuo. Alcuni acquisiscono l’abitudine di consumare tè o caffè e per completare tale abitudine fanno uso di tabacco. Il vizio del fumo stimola lo stomaco, che a sua volta desidera qualcosa di più forte del tabacco. Quindi arrivano a far uso di bevande alcoliche.” Manuscript 2, 1874
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  2. #122
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    Una prima esperienza riguardo la firma.

    La mattina del 2 giugno 1879, mentre assistevamo a un congresso in Nevada, Missouri, ci riunimmo nella tenda per assistere alla conferenza di un’associazione di temperanza. Una buona parte della nostra gente era lì convenuta. Parlò il pastore Butler e ammise che non aveva dato peso alla riforma della temperanza, come avrebbe dovuto fare. Affermò che era stato sempre un uomo strettamente temperante e pertanto si era astenuto dall’alcol, dal tè e dal caffè, ma che non aveva mai firmato il documento, che stava circolando tra il nostro popolo. Ma ora era convinto che se non l’avesse fatto, avrebbe ostacolato tutti gli altri. Così, Butler firmò sotto il nome del colonnello Hunter; mio marito fece lo stesso, firmando sotto il nome del fratello Butler; io firmai col mio nome accanto a quello di mio marito e dopo di me firmò il fratello Farnsworth. Con questo cerimoniale di firme, l’opera ebbe inizio.
    Mio marito continuò a parlare, mentre si faceva circolare il documento del voto. Alcuni esitavano, pensando che escludere il tè e il caffe non sarebbe stato facile, tuttavia, alla fine firmarono, impegnandosi all’astinenza totale.
    Poi il fratello Hunter fu invitato a parlare, egli rispose dando la sua testimonianza, alquanto impressionante, riguardo come aveva trovato la verità e ciò che essa aveva fatto per lui. Confessò di aver preso tanto liquore da far galleggiare una nave e che ora desiderava accettare tutta la Verità, inclusa la riforma. Aveva rinunciato al liquore e al tabacco, e questa mattina aveva bevuto l’ultima tazza di caffè. Credeva che le testimonianze provenissero da Dio e desiderava essere guidato dalla volontà di Dio, espressa in esse.
    Come risultato di questa riunione, 132 persone firmarono l’impegno di astinenza totale. La vittoria in nome della temperanza era completa. Manuscript 79, 1907

    Lavorare ovunque.

    Fate risaltare la riforma della temperanza e chiedete alle persone di firmare il documento sulla temperanza. Dovunque richiamate l’attenzione su quest’opera e fate della stessa una questione di vita. Manuscript 52, 1900
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  3. #123
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    3. Allontanare la tentazione

    La macchia oscura rimane.

    Nonostante le migliaia di anni di esperienza e progresso, la stessa macchia oscura, che ha macchiato le prime pagine della storia umana, rimane per sfigurare la nostra civiltà moderna. L’ubriachezza, con tutte le sue conseguenze, si trova ovunque andiamo. Nonostante i nobili sforzi degli operai della temperanza, il male ha guadagnato terreno. Sono state emanate leggi permissive, la disciplina giuridica non ha fermato il suo avanzamento, se non in territori relativamente limitati. Christian Temperance and Bible Hygiene, p. 29

    Risultato delle leggi permissive.

    Mediante il pagamento di una somma irrisoria, si concede agli uomini la licenza di distribuire ai loro simili la bevanda, che li deruberà di tutto quello che rende desiderabile questa vita e ogni speranza di vita futura. Né il legislatore né il venditore di alcol ignorano il risultato della loro opera. Al bar dell’hotel, nel pub, nelle birrerie, lo schiavo dell’appetito dilapida i suoi mezzi per ciò che distrugge la ragione, la salute e la felicità. Il venditore di alcol riempie la sua cassa con il denaro, che altrimenti avrebbe potuto fornire cibo e vestiario alle famiglie del povero ubriacone. Questo è il peggior tipo di rapina. Tuttavia, gli uomini di grande responsabilità sia nella società sia nella chiesa prestano la loro influenza, in favore di leggi permissive. E perché? Perché possano ottenere un affitto più alto, cedendo i loro edifici ai trafficanti di alcolici. Perché questo è desiderabile per conseguire l’appoggio politico dei loro interessi con l’alcol? Perché questi cristiani professi si stanno compiacendo segretamente in questa tentazione velenosa? Di certo, un amore nobile e abnegato per l’umanità non autorizza gli uomini a incitare i loro simili a distruggere se stessi.
    Le leggi, che permettono la vendita di alcolici, hanno riempito i nostri villaggi e città, e perfino le nostre frazioni e casali isolati d’inganni e trappole, per i poveri e deboli schiavi dell’appetito. Coloro che cercano di riformarsi sono quotidianamente circondati da tentazioni. La terribile sete dell’ubriaco esige che sia soddisfatta. In ogni angolo si trovano fonti di distruzione. Ahimè, quanto spesso la loro forza morale è vinta. Quanto spesso le corrette convinzioni sono messe a tacere. L’uomo continua a bere e continua a cadere sempre più in basso. Poi seguono le notti di dissolutezza e giorni di stupore, imbecillità e miseria. Così, passo dopo passo, la distruzione va avanti, fino a quando l’uomo, che una volta era un buon cittadino, un marito gentile e un buon padre, sembra diventato un demone.
    Supponiamo che quei funzionari, che all’inizio (dell’anno) rilasciano la licenza per i venditori di alcol, (alla fine dell’anno) possano contemplare un quadro fedele dei risultati della vendita di bevande, effettuate nell’ambito di quella licenza; davanti a loro si aprirebbero quei dettagli spaventosi e terribili, che corrispondono alla realtà.
    Ci sono padri, madri e bambini che soccombono sotto la mano dell’assassino, lì ci sono le vittime miserabili del freddo e della fame, di sporche e ripugnanti malattie; ci sono i criminali, che riempiono oscure prigioni, ci sono le vittime della follia, torturate da visioni di nemici e mostri. Ci sono genitori con i capelli grigi che piangono i loro figli, che una volta erano nobili e promettenti, e ora sono scesi prematuramente nella tomba.
    Giorno dopo giorno le grida di agonia, strappate dalle labbra di una moglie o dai figli dell’ubriacone, ascendono al cielo. Tutto questo è quello che il venditore di alcol può aggiungere ai suoi guadagni. Quest’opera infernale è realizzata sotto l’ampio sigillo della legge. Così la società è corrotta, i presidi e le carceri sono sovraffollati da poveri e criminali, e la forca è provvista di vittime. Il male non finisce con l’ubriacone e la sua famiglia infelice. I pesi delle imposte aumentano, la moralità dei giovani è in pericolo, le proprietà e anche la vita di ogni membro della società sono in pericolo. L’immagine non potrebbe essere presentata in modo così vivido, eppure è inferiore alla realtà. Nessuna penna umana può descrivere pienamente gli orrori dell’intemperanza.
    Se l’unico male derivato dalla vendita di bevande alcoliche fosse la crudeltà e la negligenza manifestata dai genitori intemperanti verso i figli, questo solo basterebbe a condannare e distruggere la loro vendita. L’ubriacone, non solo rende la vita dei suoi figli miserabile, ma con il suo peccaminoso esempio induce anche loro verso il sentiero del crimine.
    I cristiani come possono tollerare tutto questo male? Se le nazioni barbare dovessero derubare i nostri figli e li maltrattassero, come i genitori intemperanti maltrattano i loro discendenti, tutta la cristianità si unirebbe per porre fine all’affronto. Ma, in un paese che pretende di essere governato da princìpi cristiani, la sofferenza e il peccato, imposti sull’innocente e indifesa infanzia dalla vendita e dall’uso di bevande alcoliche, sono considerati un male necessario. Review and Herald, 8 Novembre 1881
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  4. #124
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    “Le persone senza temperanza sono inaffidabili, sempre”. Lo ha detto, a braccio, il Papa, nella catechesi dell’udienza di oggi, pronunciata in piazza San Pietro e dedicata alla temperanza, “la virtù della giusta misura”, che “in ogni situazione, si comporta con saggezza, perché le persone che agiscono mosse sempre dall’impeto o dall’esuberanza alla fine sono inaffidabili”. In greco, ha ricordato Francesco citando Aristotele, la temperanza è “enkráteia”, che letteralmente significa “potere su se stessi”: “è la capacità di autodominio, l’arte di non farsi travolgere da passioni ribelli, di mettere ordine in quello che il Manzoni chiama il “guazzabuglio del cuore umano”. “In un mondo dove tanta gente si vanta di dire quello che pensa, la persona temperante preferisce invece pensare quello che dice”, ha spiegato Francesco: “Non dire quello che mi viene in mente, pensare quello che devo dire. Non fa promesse a vanvera, ma assume impegni nella misura in cui li può soddisfare”. “La persona temperante sa pesare e dosare bene le parole”, ha proseguito il Papa: “Pensa quello che dice. Non permette che un momento di rabbia rovini relazioni e amicizie che poi solo con fatica potranno essere ricostruite. Specialmente nella vita famigliare, dove le inibizioni si abbassano, tutti corriamo il rischio di non tenere a freno tensioni, irritazioni, arrabbiature. C’è un tempo per parlare e un tempo per tacere, ma entrambi richiedono la giusta misura. E questo vale per tante cose, ad esempio lo stare con gli altri e lo stare da soli”.
    amate i vostri nemici

  5. #125
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    “Le persone senza temperanza sono inaffidabili, sempre”. Lo ha detto, a braccio, il Papa, nella catechesi dell’udienza di oggi, pronunciata in piazza San Pietro e dedicata alla temperanza, “la virtù della giusta misura”, che “in ogni situazione, si comporta con saggezza, perché le persone che agiscono mosse sempre dall’impeto o dall’esuberanza alla fine sono inaffidabili”...
    Intervento da condividere.
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  6. #126
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    Sotto la protezione della legge.

    Molti sostengono che le licenze, a cui è sottoposto il commercio dei liquori, tenderebbero a contenere il problema dell'alcolismo. Al contrario, queste licenze pongono tale commercio sotto la protezione della legge. In questo modo, il governo finisce per avallarlo, alimentando quel male che pretendeva di arginare. Protette da leggi commerciali, le fabbriche di liquori, le distillerie, le cantine si diffondono in tutto il paese e il commerciante di alcolici può svolgere tranquillamente il proprio lavoro, accanto a casa nostra.
    Anche se è proibito vendere bevande alcoliche a chi è alcolizzato, il numero di giovani, che cedono a questa abitudine, aumenta costantemente. Il commercio di alcolici vive proprio sulla diffusione di questo vizio fra i giovani. A poco a poco essi vengono avvicinati all'alcol, finché l'abitudine si radica in loro e si crea una dipendenza, che chiede di essere soddisfatta a qualsiasi costo. Sarebbe meno dannoso soddisfare le richieste dell'alcolizzato, la cui rovina nella maggior parte dei casi è sicura, piuttosto che permettere che i giovani migliori vengano attratti da questo terribile vizio.
    Autorizzando il commercio di liquori, le vittime di questa abitudine sono sottoposte a una tentazione continua. Esistono strutture che aiutano gli intemperanti a vincere le proprie tendenze, e questo è un nobile obiettivo, ma se la vendita dei liquori sarà approvata dalla legge, essi trarranno scarsi benefici da questi centri. Inoltre, non riusciranno a risolvere definitivamente il loro problema, perché hanno bisogno di ritrovare il loro posto nella società e la passione dell'alcol, se non viene vinta completamente, li espone sempre alla tentazione.
    Chi possiede un animale pericoloso, e conoscendo la sua indole lo lascia in libertà, è considerato responsabile dei danni che procura, in base alle leggi del paese. Nelle leggi del popolo d'Israele il Signore aveva ordinato che quando un animale, notoriamente violento, procurava la morte di un uomo, il proprietario doveva pagare con la vita la propria trascuratezza o malvagità. Per lo stesso principio il governo che accorda la licenza al commerciante di liquori dovrebbe essere considerato responsabile del suo commercio. E se lasciare libera una bestia violenta rappresenta un crimine, quanto più lo sarà autorizzare il commercio di bevande alcoliche.
    Si accordano licenze con la scusa che assicurino entrate allo stato. Ma cosa rappresentano questi guadagni, in rapporto alle spese che si affrontano a causa dei criminali, dei pazzi e dei miserabili, che spesso sono il frutto del commercio dei liquori.
    Se un uomo sotto l'influsso dell'alcol commette un delitto, viene portato in tribunale e coloro che hanno legalizzato il traffico sono obbligati a occuparsi delle conseguenze della loro scelta. Hanno autorizzato la vendita di una bevanda, che può rendere un uomo sano un criminale, e ora devono rinchiudere quest'uomo in prigione o condannarlo a morte, mentre la moglie e i figli spesso cadono in miseria e diventano un peso per la comunità in cui vivono. Solo considerandolo da un punto di vista economico questo commercio è una vera follia. Nessuna entrata può compensare la perdita dell'equilibrio mentale dell'uomo, la deformazione dell'immagine di Dio in lui, la degradazione di giovani ridotti in miseria e destinati a trasmettere ai loro figli la tendenza all'uso di alcol. The Ministry of Healing, pp. 342-344
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