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Discussione: Sapienza e ... dintorni

  1. #1
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    Sapienza e ... dintorni

    "Sapienza": questo sostantivo deriva dal latino “sapientia”, in ebraico “Hohmàh”, in greco “Sophìa”.

    “Sapientia” discende dal verbo “sàpere” che nell’antichità significava “avere sapore”, saporito = “sapido”, dal latino sapĭdus, anche questo aggettivo deriva dal verbo latino “sàpere”.


    Sapienza e mitologia

    Atena, la dea greca della sapienza, protettrice delle arti e della strategia in battaglia. Difendeva e consigliava gli eroi, come Eracle (= Ercole), Giasone, Odisseo (= Ulisse).



    Nell'Iliade compare come sostenitrice degli Achei durante la guerra di Troia. Ma essi dopo aver conquistato la città con l’inganno (il cavallo di Troia), non rispettarono la sacralità di un altare dedicato ad Atena, presso il quale si era rifugiata la profetessa troiana Cassandra. Per punirli, Atena chiese a Poseidone, dio del mare, di scatenare una tempesta che distrusse la maggior parte delle navi greche sulla via del ritorno nelle loro polis.

    Atena aveva come epiteti "Pallade" (= lanciatrice d'asta) o "Parthènos" (= la vergine) perché non ebbe amanti o mariti, secondo la mitologia.

    I suoi simboli: la civetta e l’ulivo.

    E’ raffigurata con indosso la corazza l’elmo e lo scudo, sul quale è appeso un dono votivo di Perseo: la testa di Medusa, una Gorgone.

    Le Gorgoni, mostri marini, erano tre sorelle: Medusa, Euriale e Steno. Ognuna di essa simboleggiava una forma di perversione. Euriale la perversione sessuale, Steno la perversione morale, Medusa la perversione intellettuale.

    Avevano ali d'oro e mani di bronzo, al posto dei capelli avevano dei serpenti. Chi le guardava negli occhi rimaneva pietrificato.

    Medusa era l’unica mortale fra le tre e la loro regina. Per volere di Persefone custodiva gli Inferi.

    Il mito narra che Perseo, avendo ricevuto l'ordine di consegnare la testa di Medusa a Polidette, sovrano dell'isola di Serifo, si recò prima presso le Graie, sorelle delle Gorgoni, costringendole a indicargli la via per raggiungere le Ninfe. Da queste ricevette sandali alati, una bisaccia e un elmo che rendeva invisibili: doni ai quali si aggiunsero uno scudo levigato, tanto da riflettere l'immagine della Gorgone, da parte di Atena e un falcetto da parte di Ermes.

    Così armato, Perseo volò contro le Gorgoni e, mentre erano addormentate, guardandone l'immagine nello scudo donato da Atena per evitare di rimanere pietrificato, tagliò la testa a Medusa e la chiuse nella bisaccia delle Graie. Dal tronco decapitato di Medusa uscirono, insieme al sangue, il cavallo alato Pegaso e Crisaore, padre di Gerione.

    Perseo donò la testa della Gorgone alla dea Atena, la quale la fissò al centro del proprio scudo per terrorizzare i nemici in battaglia.

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  2. #2
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    Ad Atena gli Ateniesi le dedicarono un grande tempio: il Partenone, costruito sull'acropoli della città.


    veduta del Partenone, Atene

    Il nome Partenone deriva dall'epiteto parthenos attribuito alla nubile dea Athena.

    La storia del Partenone cominciò più di duemila anni fa. Nel tempo ebbe numerose trasformazioni.

    Ad Atene, sull'acropoli, il primo santuario dedicato ad Athena l'Hekatompedon (significa "lungo 100 piedi", circa 30 metri, ma la sua lunghezza complessiva raggiungeva i 46 metri), fu costruito tra il 570 e il 550 a. C..

    Fu demolito dagli Ateniesi nel 490 a.C. (al termine della "prima guerra persiana", dopo la vittoria sui Persiani nella "battaglia di Maratona") per costruire un tempio più grande conosciuto come il "vecchio Partenone" o "pre-Partenone", dedicato ad Atena Poliàs. Era ancora in costruzione quando i Persiani saccheggiarono la città nel 480 a. C. e bruciarono gli edifici sull'acropoli.

    Venne sostituito dall'attuale Partenone, progettato dagli architetti Ictino, Calllicrate e Mnesicle. Il noto scultore Fidia fu il dirigente dei lavori (epìskopos). Sua la concezione della decorazione figurata, la creazione dei modelli.

    Costruito dal 445 a. C., l'edificio fu completato nel 432 a. C..

    All'interno del Partenone, nella cella orientale fu collocata la grande statua crisoelefantina (da chrysós, "oro" ed eléphas, "avorio") dedicata ad Athena Parthénos, protettrice della città.

    acropoli di Atene, veduta del Partenone



    veduta parziale del Partenone


    Nel V sec. d. C. durante il periodo bizantino il Partenone fu trasformato in chiesa cristiana, dedicata alla Theotokos (Madre di Dio). La conversione del tempio in chiesa implicò la rimozione delle colonne interne, di alcuni dei muri della cella, e la creazione di un'abside nella facciata orientale. Fu inevitabile la rimozione e poi la dispersione di alcune metope che raffiguravano dei pagani. Altre metope furono modificate e reinterpretate secondo la simbologia cristiana.

    Nel XV secolo divenne una moschea.

    Nel 1687 fu usato come deposito di munizioni e venne in parte distrutto da un colpo di mortaio.

    Nei secoli successivi gran parte delle sue sculture furono asportate.

    Da aggiungere che il culto e le caratteristiche della dea Atena furono sovrapposte dagli Etruschi a una loro divinità: "Menrva" = Minerva.

    Con Giove e Giunone, Minerva fece parte della triade capitolina.

    A Roma le furono dedicati diversi templi, di cui resta ancora memoria nella odierna denominazione di piazza della Minerva e nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva, nei pressi del Pantheon.

    Come Atena anche Minerva preferiva la civetta. I Romani celebravano questa dea dal 19 al 23 marzo.
    A Roma le furono dedicati alcuni templi, di cui resta ancora memoria nella odierna denominazione di piazza della Minerva e nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva, nei pressi del Pantheon.

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  3. #3
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    I cosiddetti "Inni Omerici", attribuiti dalla tradizione a Omero, hanno codice linguistico, metro e stile della poesia epica; essi ebbero la funzione introduttiva alle recitazioni rapsodiche. Cantano le gesta degli dei, ai quali erano dedicati.

    Uno di essi, il 18/esimo, è dedicato ad Athena: nell'Olimpo greco è la dea della sapienza, ma ha anche altri attributi.

    Ad Athena


    Comincio a cantare Pallade Atena, la gloriosa dea
    dagli occhi splendenti, ingegnosa, dal cuore inflessibile,
    vergine casta, intrepida signora dell'acropoli,
    Tritogenia; il saggio Zeus la generò da solo,
    dal suo capo venerabile, rivestita già delle armi di guerra
    dorate e lucenti. Tutti gli immortali si stupirono
    a questa vista: essa balzò fuori rapidamente
    dal capo immortale, agitando un giavellotto acuto
    davanti a Zeus Egìoco (= che ha l'egida; nell'Iliade, è attributo frequente di Zeus).

    Il vasto Olimpo sussultò
    cupamente sotto l'urto della dea dagli occhi splendenti,
    la terra emise un grido terribile, il mare si sconvolse,
    gonfiandosi con flutti spumanti. Poi d'improvviso le onde
    si fermarono, il luminoso figlio di Iperione arrestò
    lungamente i veloci cavalli, fino a quando la vergine
    Pallade Atena ebbe tolto dalle spalle immortali
    le armi divine: ne gioì il saggio Zeus.

    Così ti saluto, figlia di Zeus egìoco:
    io canterò te e anche un'altra canzone".


    La dea Athena era considerata figlia di Zeus. Secondo alcuni mitologi nacque dalla fronte del padre già adulta ed armata.

    Per altri, Athena è figlia di Zeus e della sua prima moglie Metide.

    La dea Athena degli antichi Greci fu denominata "Minerva dagli antichi Romani

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    Ultima modifica di doxa; 19-11-2023 alle 07:14

  4. #4
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    Sapienza e religione

    La Sapienza è un concetto centrale nelle religioni ebraica e cristiana.

    Il cardinale Gianfranco Ravasi nel suo recente libro titolato: “L’alfabeto di Dio” (edit. San Paolo), nel breve capitolo dedicato alla Sapienza ha scritto:

    “La virtù della sapienza, in ebraico hokmah: in questa lingua la parola “abbraccia” il sapiente e il sapere e risuona 318 volte nell’Antico Testamento.

    La “sapienza” è una modalità riflessiva di tipo filosofico, sviluppata nell’antico Vicino Oriente. In Israele, Salomone è considerato l’archetipo e l’emblema della sapienza israelitica (vedi 1Re 5, 9 – 14); gli furono attribuiti i libri sapienziali a lui posteriori, come il “Cantico dei Cantici” e il “Libro della Sapienza”.

    La riflessione sapienziale ha al centro non solo l’ebreo ma l’uomo in quanto tale, “ha- ‘adam” in ebraico, considerato nelle sue tre relazioni fondamentali: verso Dio, verso il prossimo, verso il creato (significativi, al riguardo, sono i capitoli 2 e 3 della Genesi).

    La sapienza è anche una categoria teologica: essa serve a spiegare Dio come creatore. Significativo è l’inno che la Sapienza divina personificata intona nel capitolo 8 del libro dei Proverbi. Essa si presenta come derivante da Dio e come un “architetto” teso alla sua opera, che è la creazione del mondo. Per questo tutto il creato reca in sé un’impronta della Sapienza e rivela la sua armonia; ma l’uomo saggio è l’espressione più alta di questa opera creatrice della Sapienza divina”.


    dal Libro dei Proverbi, capitolo 8.

    1 La Sapienza forse non chiama
    e la prudenza non fa udir la voce?

    2 In cima alle alture, lungo la via,
    nei crocicchi delle strade essa si è posta,
    3 presso le porte, all'ingresso della città,
    sulle soglie degli usci essa esclama:
    4 «A voi, uomini, io mi rivolgo,
    ai figli dell'uomo è diretta la mia voce.

    5 Imparate, inesperti, la prudenza
    e voi, stolti, fatevi assennati.

    6 Ascoltate, perché dirò cose elevate,
    dalle mie labbra usciranno sentenze giuste,
    7 perché la mia bocca proclama la verità
    e abominio per le mie labbra è l'empietà.

    8 Tutte le parole della mia bocca sono giuste;
    niente vi è in esse di fallace o perverso;
    9 tutte sono leali per chi le comprende
    e rette per chi possiede la scienza.

    10 Accettate la mia istruzione e non l'argento,
    la scienza anziché l'oro fino,
    11 perché la scienza vale più delle perle
    e nessuna cosa preziosa l'uguaglia.

    12 Io, la Sapienza, possiedo la prudenza
    e ho la scienza e la riflessione.

    13 Temere il Signore è odiare il male:
    io detesto la superbia, l'arroganza,
    la cattiva condotta e la bocca perversa.

    14 A me appartiene il consiglio e il buon senso,
    io sono l'intelligenza, a me appartiene la potenza.

    15 Per mezzo mio regnano i re
    e i magistrati emettono giusti decreti;
    16 per mezzo mio i capi comandano
    e i grandi governano con giustizia.

    17 Io amo coloro che mi amano
    e quelli che mi cercano mi troveranno.

    18 Presso di me c'è ricchezza e onore,
    sicuro benessere ed equità.

    19 Il mio frutto val più dell'oro, dell'oro fino,
    il mio provento più dell'argento scelto.

    20 Io cammino sulla via della giustizia
    e per i sentieri dell'equità,
    21 per dotare di beni quanti mi amano
    e riempire i loro forzieri.

    22 Il Signore mi ha creato all'inizio della sua attività,
    prima di ogni sua opera, fin d'allora.

    23 Dall'eternità sono stata costituita,
    fin dal principio, dagli inizi della terra.

    24 Quando non esistevano gli abissi, io fui generata;
    quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d'acqua;
    25 prima che fossero fissate le basi dei monti,
    prima delle colline, io sono stata generata.

    26 Quando ancora non aveva fatto la terra e i campi,
    né le prime zolle del mondo;
    27 quando egli fissava i cieli, io ero là;
    quando tracciava un cerchio sull'abisso;
    28 quando condensava le nubi in alto,
    quando fissava le sorgenti dell'abisso;
    29 quando stabiliva al mare i suoi limiti,
    sicché le acque non ne oltrepassassero la spiaggia;
    quando disponeva le fondamenta della terra,
    30 allora io ero con lui come architetto
    ed ero la sua delizia ogni giorno,
    dilettandomi davanti a lui in ogni istante;
    31 dilettandomi sul globo terrestre,
    ponendo le mie delizie tra i figli dell'uomo.

    32 Ora, figli, ascoltatemi:
    beati quelli che seguono le mie vie!

    33 Ascoltate l'esortazione e siate saggi,
    non trascuratela!

    34 Beato l'uomo che mi ascolta,
    vegliando ogni giorno alle mie porte,
    per custodire attentamente la soglia.

    35 Infatti, chi trova me trova la vita,
    e ottiene favore dal Signore;
    36 ma chi pecca contro di me, danneggia se stesso;
    quanti mi odiano amano la morte».


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    Ultima modifica di doxa; 19-11-2023 alle 11:46

  5. #5
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    La sapienza di Dio si manifesta nella creazione e nel governo dell’universo. Nelle persone si manifesta con la saggezza, la conoscenza. La tradizione ebraica l'ha fatta coincidere con la Toràh, la Legge.

    Per la teologia cristiana la Sapienza è un attributo divino, identificabile con la seconda persona della Trinità: il Figlio.

    La qualità divina è partecipata anche da Maria, la madre di Gesù, invocata come “sedes sapientiae” nelle litanie Lauretane.

    Per la teologia cattolica la Sapienza è anche uno dei sette doni dello Spirito Santo. Gli altri sono: l’intelletto, il consiglio, la fortezza, la scienza, la pietà, il timor di Dio ( vedi Catechismo della Chiesa cattolica, n. 1831).

    Questi doni hanno la loro radice nel profeta Isaia (11, 1-3): “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore. Si compiacerà del timore del Signore. Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire”.

    Per i cristiani questi versetti descrivono il Messia e i doni dello Spirito presenti in lui.

    I 7 doni vengono offerti a tutti i cristiani mediante l'azione dello Spirito Santo, che è iniziata nel battesimo, si è confermata nella cresima e rinnovata nella festa di Pentecoste.

    Nella Bibbia il numero 7 è considerato un numero sacro. Simboleggia la totalità, la completezza e perfezione.

    Il primo uso del numero 7 nella Bibbia è in Genesi, si riferisce alla settimana della creazione. Dio crea i cieli e la terra per sei giorni e poi si riposa il settimo giorno. Su questo si basa la settimana di sette giorni. Anche Israele doveva riservare al riposo il settimo giorno: il sabato, in ebraico Shabbath. Per gli ebrei il sabato è la ricorrenza più importante e va interamente dedicata al Signore. Inizia dopo il tramonto del venerdì e si conclude all'apparire delle prime stelle del sabato.

    In ebraico, Shabbath deriva da shavath (“cessare”) e ricorda il giorno in cui il Signore concluse la creazione.

    Anche nel Deuteronomio (5, 12) c’è il giorno sacro dedicato al riposo: “Osserva il giorno di sabato per santificarlo, come il Signore Dio tuo ti ha comandato”.

    Il 7 biblico è presente in vari contesti vetero-testamentari. Esempi:
    gli animali devono avere almeno sette giorni di vita prima di essere sacrificati (Esodo 22, 30);
    il comando a Naaman il lebbroso di bagnarsi sette volte nel fiume Giordano per essere completamente purificato (2Re 5, 10);
    il comando a Giosuè di marciare intorno a Gerico per sette giorni (e il settimo giorno di fare sette giri) e a sette sacerdoti di suonare sette trombe fuori dalle mura della città (Giosuè 6, 3-4). In questi casi, il 7 indica un mandato divino adempiuto.

    Ed ancora, nell’antica Grecia i sette sapienti (o sette savi) erano personalità politiche vissute nel periodo tra il 620 a. C. circa e il 550 a. C.. Furono considerati dai posteri modelli di sapienza, di saggezza, e autori di consigli e aforismi.



    La loro filosofia era diversa da quella omerica. Talete di Mileto, il più importante dei sette saggi, è considerato il primo uomo ad essere chiamato "filosofo".

    Le fonti non sono concordi sui nominativi dei sette savi. Il filosofo Platone li enumera nel “Protagora”: “Di questi vi era Talete di Mileto, Pittaco di Mitilene, Biante di Priene, il nostro Solone, Cleobulo di Lindo, Misone di Chene e per settimo si diceva ci fosse anche Chilone spartano”.

    Tratti comuni: l'esortazione all'auto-osservazione e all'autovalutazione delle proprie scelte, compendiata nel celeberrimo motto delfico “Conosci te stesso” e l'esortazione alla mēsotes (la scelta del “giusto mezzo”) ispirata alla giustizia (dike), e alla moderazione, contrapposta alla “hybris”, all’insolenza, alla tracotanza. Nella cultura greca antica hybris è anche la prevaricazione dell’individuo contro il volere divino.

    Il giurista e politico ateniese Solone (638 a. C. – 558 a. C.), uno dei sette sapienti, invitava ad attenersi al precetto morale “nulla di troppo” (in greco: μηδὲν ἄγαν, in latino:ne quid nimis). La prescrizione invita ad evitare gli eccessi seguendo la “via di mezzo”, la “mesòtes descritta dal filosofo Aristotele nell’Ethica nicomachea.

    Altro esempio nell’ambito del cristianesimo. Dal V secolo c’è la leggenda dei “Sette fanciulli dormienti di Efeso”.

    Narra che nel III secolo durante l’imperium di Decio (dal 249 al 251) i sette adolescenti furono convocati in tribunale per abiurare la loro fede cristiana. Ma inutilmente. Per evitare l’arresto si nascosero in una grotta del monte Celion. Ma furono scoperti. L’ingresso della grotta venne chiuso, condannandoli in tal modo alla morte. Per intervento divino, i ragazzi anziché morire dormirono per due secoli. Si svegliarono quando le pietre che ostruivano l’ingresso della grotta furono asportate da alcuni muratori, nel periodo del regno di Teodosio II, imperatore romano dal 408 al 450 e le persecuzioni ai cristiani erano ormai cessate.
    Il miracolo venne interpretato come una testimonianza della veridicità della resurrezione della carne annunciata da Cristo.

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  6. #6
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    In ambito religioso i “Libri sapienziali” sono testi didattici o di etica morale. Hanno lo scopo di insegnare la sapienza al popolo di Israele.

    Sono sette per i cristiani e cinque per il canone ebraico tradizionale, “Halakhah:

    Libro di Giobbe:
    argomenta sul valore salvifico terreno e ultraterreno della triade umiltà-integrità-purezza.

    Salmi: è una raccolta di inni, suppliche, meditazioni sapienziali.

    Libro dei proverbi: raccolta di massime, regole di comportamento e proverbi, ispirati da Dio al popolo di servitori eletti.

    Qoelet (Ecclesiaste): esposizione il contraddittorio fra il bene e il male.

    Cantico dei Cantici: inno poetico di lode e amore verso.

    Libro della Sapienza: elaborato in lingua greca, forse nel 30 a. C.. da un ebreo della diaspora di Alessandria d’Egitto. La dottrina dell'immortalità beata dei giusti, la sapienza come dono divino che pervade i fedeli e li guida nella loro esistenza, la vicenda dell'esodo biblico di Israele dall'Egitto come simbolo dell'eterna lotta tra bene e male, sono i tre grandi temi che si snodano in questo libro.

    Nell’Antico Testamento si racconta che Salomone, nel momento della sua incoronazione a re d’Israele, chiese il dono della sapienza, considerata "la grazia di poter vedere ogni cosa con gli occhi di Dio”.

    Siracide: Sirach autore del libro omonimo era uno scriba ebreo di Gerusalemme che si dedicò allo studio “della Legge, dei Profeti e degli altri scritti”.
    Il Siracide ha temi diversi: la sapienza come caratteristica del popolo ebraico (la sapienza è identificata con la legge data da Dio al popolo eletto, Israele); solo i fedeli a Dio possono accedere alla sapienza; premi e castighi.

    Nella Bibbia ebraica non ci sono il Siracide e la Sapienza. Essi furono esclusi dal Tanakh nel concilio ebraico di Yamnia nel 95 d. C.. Gli altri cinque libri non formano un gruppo a sé, ma appartengono all’insieme degli “Altri Scritti”, detti in ebraico “Ketubìm”.

    Le Bibbie per i protestanti e quelle anglicane si attengono al canone ebraico, perciò Sapienza e Siracide mancano anche in esse.

    Giobbe, Proverbi, Qoèlet, Sapienza e Siracide, assieme ad alcuni Salmi detti “sapienziali”, costituiscono un gruppo di scritti dominati dal tema della sapienza, derivante dalla letteratura del Vicino Oriente antico. La sapienza biblica, infatti, è debitrice nei confronti di correnti culturali “sapienziali” nelle civiltà vicine, in particolare dall’Egitto e dalla Mesopotamia.

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  7. #7
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    Sapienza e filosofia


    Raffaello Sanzio, Scuola di Atene, affresco parietale, 1509 - 1511, Stanza della Segnatura, Musei Vaticani, Città del Vaticano

    I soggetti rappresentati all’interno della composizione di Raffaello Sanzio sono celebri filosofi e matematici dell'antichità. Le figure sono disposte su due piani, separati da una larga scalinata che attraversa l'intera scena.

    La coppia centrale di figure che conversano è identificata in Platone e Aristotele, attorno ai quali si trovano numerosi altri pensatori.

    Secondo il filosofo Platone la sapienza allude alla conoscenza razionale ed equilibrata, la prudenza nel distinguere il bene dal male, il lecito e l’illecito, l’utile e il dannoso.

    La sapienza indica il possesso della perfezione spirituale, la stessa che nella saggezza (in greco antico phronesis) costituisce il fondamento per il comportamento morale e l’azione pratica.

    Connesso a phronesis è sophrosyne, indica il comportamento moderato che caratterizza la saggezza.

    Il filosofo Aristotele nell’Etica Nicomachea definisce la saggezza come “una disposizione vera, accompagnata da ragionamento, che dirige l’agire e concerne le cose che per l’uomo sono buone e cattive”.

    La saggezza, usata spesso come sinonimo di sapienza, è connessa all'esperienza, perciò ha come oggetto l’individuo, realtà imperfetta e mutevole.

    La distinzione tra sapienza e saggezza permette di evitare la confusione fra teoria e pratica.

    Nella filosofia Scolastica Tommaso d’Aquino si rifà alla definizione di Aristotele, intende la sapienza come virtù conoscitiva attraverso la grazia donata da Dio agli uomini: essi possono conoscere quelle verità alle quali prima potevano accostarsi soltanto per fede.

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    Ultima modifica di doxa; 19-11-2023 alle 18:38

  8. #8
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    Sapienza e letteratura

    Nella “Commedia”, cantica dell’Inferno, terzo canto, Dante e Virgilio sono nell’Antinferno, davanti la porta dell’Inferno. Incontrano il demonio Caronte, il traghettatore dei dannati nel fiume Acheronte, e gli ignavi. Tra essi è citato, indirettamente, papa Celestino V, colui / che fece per viltade il gran rifiuto.

    Nei versi 4 – 9 il poeta scrisse: “Giustizia mosse il mio fattore: / fecemi la divina potestate, / la somma sapienza e'l primo amore. / Dinanzi a me non fuor cose create se non etterne, e io etterno duro. / Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate".

    Parafrasi: La giustizia ha fatto agire il mio alto Creatore (Dio): mi hanno costruito la potestà divina (Padre), la somma sapienza (Figlio) e il primo amore (Spirito Santo).
    Prima di me non fu creato nulla, se non eterno, e io durerò eternamente. Lasciate ogni speranza, voi che entrate qui".

    Ultima modifica di doxa; 19-11-2023 alle 11:52

  9. #9
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    Buongiorno doxa, hai donato a chi frequenta questo forum in una sintesi encomiabile una rappresentazione, un disegno della civiltà della antica Grecia cha dato l'input successivamente alla evoluzione di altri popoli come gli etruschi, poi con dinamiche diverse gli umbri, gli osci, i sanniti e in modo preponderante i romani. Quello che focalizza l'interesse è che le divinità pagane sono state evidenziate a propria immagine e somiglianza della persona per mettere in risalto gli atti eroici, l'eccellenza della sapienza, della saggezza degli uomini non poteva derivare da altre figure che facesse svilire l'essenza dell'essere umano.

  10. #10
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    Ciao Durante. Per ringraziarti del tuo intervento ti dedico l’ultimo post in questo topic.

    Abiti a Roma o dintorni ? In tal caso conosci ciò che sto per scrivere.

    Ma comincio con il Palazzo della Sapienza, che sta a Pisa.


    L’edificio di epoca rinascimentale è la sede della facoltà di giurisprudenza e della biblioteca universitaria. E’ nei pressi di piazza Dante, poco lontano dal Lungarno Pacinotti.
    Il Palazzo della Sapienza fu edificato dal 1486 per volere di Lorenzo de’ Medici per riunire le varie scuole presenti a Pisa e risolvere il problema della frammentazione della didattica. L’opera architettonica fu completata da Cosimo I de’ Medici nel 1543.


    Ed ora ti faccio vedere la sede dell’ex rettorato dell’Università di Roma, denominata “La Sapienza”, che mi vide “baldo giovane di belle speranze”.

    La “cittadella universitaria” fu edificata dal 1932 al 1935, in epoca mussoliniana.

    Il progetto della nuova sede della università di Roma venne ideato dall’architetto Marcello Piacentini come una città di nuova fondazione, un’opera moderna realizzata in soli tre anni.

    L’impianto architettonico è basato su una piazza centrale sulla quale affacciano gli edifici più significativi: il palazzo del Rettorato con l’accesso da uno scalone monumentale in asse con i propilei d’ingresso, con l’Aula magna e la Biblioteca Alessandrina, ai lati gli edifici delle facoltà.

    All’incrocio dei due assi principali c’è il piazzale della Minerva e la grande statua bronzea che raffigura Minerva (simbolo della Sapienza e dell’ateneo di Roma 1) realizzata dal noto scultore Arturo Martini. Fu collocata sulla piazza il 21 aprile 1935. (il 21 aprile si festeggia il leggendario "Natale di Roma", fondata da Romolo...).



    Minerva (Atena) che nasce armata dalla testa di Giove (Zeus per i Greci) è su un alto basamento in cemento rivestito con lastre di porfido. È raffigurata con le braccia alzate e aperte. Con la mano sinistra regge lo scudo, con la destra la lancia.



    “All’inaugurazione della Città Universitaria, Mussolini, indossando l'uniforme del comandante in capo dell'esercito, ricordò al Re, al Rettore e al Ministro dell'Educazione i legami indissolubili tra militarismo e istruzione. In questo programma, l'Atena di Martini esprime la dualità dell'istruzione (e il sapere che viene impartito) e il militarismo delle armi brandite dalla dea. Atena, a differenza di Marte, incorpora il valore guerriero insieme alla saggezza e alle virtù civiche e combatte per mantenere l'ordine e la legge” (Ida Mitrano, in “La Minerva di Arturo Martini. Storia dell’icona universitaria).

    Nella capitale la prima università fu avviata il 20 aprile 1303 con la bolla pontificia “In Supremae praeminentia Dignitatis” del pontefice Bonifacio VIII, il quale istituì lo “Studium Urbis”.

    Nel XIV secolo c’erano in città diverse scuole, collocate presso chiese (di solito francescane e domenicane) ma senza un ente ufficialmente riconosciuto ed esterno alla corte papale. Con la bolla di Bonifacio VIII venne istituita la prima università di Roma. I finanziamenti iniziali giungevano dalla tassazione del vino “forestiero” e dalla munificenza di alcuni nobili romani. Quando la sede pontificia fu spostata ad Avignone, la gestione dell'università fu affidata al Comune di Roma.

    L’originaria sede era a Trastevere. Nel 1431 papa Eugenio IV per dare all’università romana una struttura più articolata fece acquistare alcuni edifici nel rione Sant’Eustachio, tra piazza Navona e il Pantheon. In quell’area circa 200 anni dopo fu costruito il seicentesco Palazzo della Sapienza, oggi sede dell'Archivio di Stato.

    Nei primi anni del Cinquecento fu il figlio di Lorenzo De’ Medici, papa Leone X, a dare un impulso a questa università chiamando a Roma da tutta Europa studiosi famosi.

    Nel 1660 lo Studium Urbis si trasferì nella nuova sede, il palazzo in Corso Rinascimento che prende il nome di Sapienza dall’iscrizione posta sopra il portone principale: Initium Sapientiae timor Domini. Presso quella sede prestigiosa nel 1670 venne fondata da Alessandro VII Chigi la biblioteca Alessandrina, dal nome del pontefice.

    A quel bell’edificio è annessa la chiesa di Sant’Ivo, progettata dal Borromini.



    cortile del Palazzo della Sapienza

    Nel 1632 Francesco Borromini cominciò a occuparsi del difficile progetto per la chiesa all'interno del complesso universitario.

    L’architetto e scultore era condizionato dagli edifici preesistenti e dal cortile.

    Nell’area quadrangolare a disposizione ebbe la possibilità di far costruire dal 1643 la chiesa a pianta centralizzata che all’interno disegna una stella a sei punte.

    All'esterno la cupola presenta un tamburo articolato su linee convesse e si conclude su un'alta lanterna con un coronamento a spirale, caratterizzato da un ideale percorso ascensionale.

    A Roma ci sono anche altre due università statali, quella di “Roma 2” e quella di “Roma 3”, allocate in sedi diverse.

    L’università di Roma 2 (Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, nell’omonimo quartiere) iniziò l’attività didattica nel 1982.

    L’università di Roma 3, fondata nel 1992, è la terza università statale nella capitale. Fu istituita recuperando aree industriali abbandonate, attuando la riqualificazione urbana del quadrante con i quartieri Ostiense – San Paolo – Marconi.



    Fine
    Ultima modifica di doxa; 20-11-2023 alle 10:17

  11. #11
    ????? ???????????? L'avatar di Pazza_di_Acerra
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    Ciao Durante. Per ringraziarti del tuo intervento ti dedico l’ultimo post in questo topic.

    Abiti a Roma o dintorni ? In tal caso conosci ciò che sto per scrivere.

    Ma comincio con il Palazzo della Sapienza, che sta a Pisa.


    Pisa: Palazzo della Sapienza. L’edificio di epoca rinascimentale è la sede della facoltà di giurisprudenza e della biblioteca universitaria. E’ nei pressi di piazza Dante, poco lontano dal Lungarno Pacinotti.

    Ed ora ti faccio vedere la sede dell’ex rettorato dell’Università di Roma, denominata “La Sapienza”, che mi vide “baldo giovane di belle speranze”.

    La “cittadella universitaria” fu edificata dal 1932 al 1935, in epoca mussoliniana.

    Il progetto della nuova sede della università di Roma venne ideato dall’architetto Marcello Piacentini come una città di nuova fondazione, un’opera moderna realizzata in soli tre anni.

    L’impianto architettonico è basato su una piazza centrale sulla quale affacciano gli edifici più significativi: il palazzo del Rettorato con l’accesso da uno scalone monumentale in asse con i propilei d’ingresso, con l’Aula magna e la Biblioteca Alessandrina, ai lati gli edifici delle facoltà.

    All’incrocio dei due assi principali c’è il piazzale della Minerva e la grande statua bronzea che raffigura Minerva (simbolo della Sapienza e dell’ateneo di Roma 1) realizzata dal noto scultore Arturo Martini. Fu collocata sulla piazza il 21 aprile 1935. (il 21 aprile si festeggia il leggendario "Natale di Roma", fondata da Romolo...).



    Minerva (Atena) che nasce armata dalla testa di Giove (Zeus per i Greci) è su un alto basamento in cemento rivestito con lastre di porfido. È raffigurata con le braccia alzate e aperte. Con la mano sinistra regge lo scudo, con la destra la lancia.



    “All’inaugurazione della Città Universitaria, Mussolini, indossando l'uniforme del comandante in capo dell'esercito, ricordò al Re, al Rettore e al Ministro dell'Educazione i legami indissolubili tra militarismo e istruzione. In questo programma, l'Atena di Martini esprime la dualità dell'istruzione (e il sapere che viene impartito) e il militarismo delle armi brandite dalla dea. Atena, a differenza di Marte, incorpora il valore guerriero insieme alla saggezza e alle virtù civiche e combatte per mantenere l'ordine e la legge” (Ida Mitrano, in “La Minerva di Arturo Martini. Storia dell’icona universitaria).

    Nella capitale la prima università fu avviata il 20 aprile 1303 con la bolla pontificia “In Supremae praeminentia Dignitas” del pontefice Bonifacio VIII, il quale istituì lo “Studium Urbis”.

    Nel XIV secolo c’erano in città diverse scuole, collocate presso chiese (di solito francescane e domenicane) ma senza un ente ufficialmente riconosciuto ed esterno alla corte papale. Con la bolla di Bonifacio VIII venne istituita la prima università di Roma. I finanziamenti iniziali giungevano dalla tassazione del vino “forestiero” e dalla munificenza di alcuni nobili romani. Quando la sede pontificia fu spostata ad Avignone, la gestione dell'università fu affidata al Comune di Roma.

    L’originaria sede era a Trastevere. Nel 1431 papa Eugenio IV per dare all’università romana una struttura più articolata fece acquistare alcuni edifici nel rione Sant’Eustachio, tra piazza Navona e il Pantheon. In quell’area circa 200 anni dopo fu costruito il seicentesco Palazzo della Sapienza, oggi sede dell'Archivio di Stato.

    Nei primi anni del Cinquecento fu il figlio di Lorenzo De’ Medici, papa Leone X, a dare un impulso a questa università chiamando a Roma da tutta Europa studiosi famosi.

    Nel 1660 lo Studium Urbis si trasferì nella nuova sede, il palazzo in Corso Rinascimento che prende il nome di Sapienza dall’iscrizione posta sopra il portone principale: Initium Sapientiae timor Domini. Presso quella sede prestigiosa, che oggi ospita l’Archivio di Stato, nel 1670 venne fondata da Alessandro VII Chigi la biblioteca Alessandrina, dal nome del pontefice.

    A quel bell’edificio è annessa la chiesa di Sant’Ivo, progettata dal Borromini.



    cortile del Palazzo della Sapienza

    Nel 1632 Francesco Borromini cominciò a occuparsi del difficile progetto per la chiesa all'interno del complesso universitario.

    L’architetto e scultore era condizionato dagli edifici preesistenti e dal cortile.

    Nell’area quadrangolare a disposizione ebbe la possibilità di far costruire dal 1643 la chiesa a pianta centralizzata che all’interno disegna una stella a sei punte.

    All'esterno la cupola presenta un tamburo articolato su linee convesse e si conclude su un'alta lanterna con un coronamento a spirale, caratterizzato da un ideale percorso ascensionale.

    A Roma ci sono anche altre due università statali, quella di “Roma 2” e quella di “Roma 3”, allocate in sedi diverse.

    L’università di Roma 2 (Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, nell’omonimo quartiere) iniziò l’attività didattica nel 1982.

    L’università di Roma 3, fondata nel 1992, è la terza università statale nella capitale. Fu istituita recuperando aree industriali abbandonate, attuando la riqualificazione urbana del quadrante con i quartieri Ostiense – San Paolo – Marconi.



    Fine
    Piccolo refuso in una bellissima discussione. La bolla papale è la "In supremae praeminentia dignitatis", non dignitas.
    semel in anno licet insanire, cotidie melius

  12. #12
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    Grazie Lady Acerra, gentile amica virtuale. Ho corretto.

    Ho sempre bisogno della tua collaborazione.

    Per le feste natalizie se vieni a Roma ti offro cioccolatini e il caffè al bar "Sant'Eustachio", vicino la chiesa di Sant'Ivo alla Sapienza,
    poi entreremo nella chiesa per visitare l'interno e le opere d'arte che contiene,
    Ultima modifica di doxa; 19-11-2023 alle 18:54

  13. #13
    ????? ???????????? L'avatar di Pazza_di_Acerra
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    Citazione Originariamente Scritto da doxa Visualizza Messaggio
    Grazie Lady Acerra, gentile amica virtuale. Ho corretto.

    Ho sempre bisogno della tua collaborazione.

    Per le feste natalizie se vieni a Roma ti offro cioccolatini e il caffè al bar "Sant'Eustachio", vicino la chiesa di Sant'Ivo alla Sapienza,
    poi entreremo nella chiesa per visitare l'interno e le opere d'arte che contiene,
    Può essere che quest'anno, dopo Natale, io venga effettivamente a Roma. Se la cosa si concreta te lo faccio sapere e combiniamo un incontro.
    semel in anno licet insanire, cotidie melius

  14. #14
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    Una vera boccata d'aria fresca questo excursus sulla Sapienza: se ne esce da una parte edificati e dall' altra rattristati al pensiero di quanto sia stata smarrita ai nostri giorni.....

    "Secondo il filosofo Platone la sapienza allude alla conoscenza razionale ed equilibrata, la prudenza nel distinguere il bene dal male, il lecito e l’illecito, l’utile e il dannoso.

    La sapienza indica il possesso della perfezione spirituale, la stessa che nella saggezza (in greco antico phronesis) costituisce il fondamento per il comportamento morale e l’azione pratica."
    amate i vostri nemici

  15. #15
    Citazione Originariamente Scritto da doxa Visualizza Messaggio
    il caffè al bar "Sant'Eustachio", vicino la chiesa di Sant'Ivo alla Sapienza,
    poi entreremo nella chiesa per visitare l'interno e le opere d'arte che contiene,
    Citazione Originariamente Scritto da Pazza_di_Acerra Visualizza Messaggio
    Può essere che quest'anno, dopo Natale, io venga effettivamente a Roma. Se la cosa si concreta te lo faccio sapere e combiniamo un incontro.
    E se, invece del "Sant Eustachio", il "Tazza d'oro", quasi diametralmente opposto rispetto al Pantheon?

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