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Discussione: Tempo di Carnevale

  1. #16
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    Buongiorno Cono, stamane di Venezia ti offro la veduta della Ca’ Rezzonico.


    L’edificio prospetta sul Canal Grande. Fu progettato da Baldassarre Longhena su incarico della nobile famiglia Bon. Il cantiere venne aperto nel 1667 ma per difficoltà economiche dei committenti la costruzione venne lasciata incompiuta.

    Nel 1751 Giambattista Rezzonico l’acquistò e lo fece completare. Il cantiere chiuse nel 1758.

    Lo so, la tua curiosità ti motiva a chiedermi chi erano i Rezzonico, ed io brevemente ti dico che un primo Rezzonico documentato a Venezia si chiamava Aurelio, ed era l'anno del Signore 1638. Era, originario della provincia di Como e dedito all’attività finanziaria e al commercio. Era un discendete dei conti Della Torre di Rezzonico, da cui il cognome.


    Castello di Rezzonico, costruito nel 1363 dal feudatario Della Torre, poi Della Torre-Rezzonico.
    Il maniero è situato nella sponda nord-occidentale del Lago di Como.

    Dal 1687 il ramo veneziano dei Rezzonico entrò a far parte del patriziato della città lagunare. Di questa famiglia faceva parte Carlo Rezzonico (1693 – 1769), che il 6 luglio 1758 fu eletto al soglio pontificio col nome di Clemente XIII.

    Ora Cono virtualmente saliamo lo scalone d’onore per poi entrare in quel che fu il bel salone da ballo, ancor oggi ornato con gli affreschi e i lampadari di Murano.



    Nei tre piani dell’edificio si dipana il Museo del Settecento Veneziano. Possiamo ammirare i mobili, le porcellane i lampadari, ecc., ma in particolare i capolavori di Giambattista e Giandomenico Tiepolo. Nella collezione di quadri ci sono i dipinti dedicati a Venezia da Guardi, Canaletto e Longhi.

    Nel prossimo post ti offro la foto di un dipinto di Francesco Guardi riguardante il Carnevale di Venezia.

    segue
    Ultima modifica di doxa; 15-02-2024 alle 08:29

  2. #17
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    Francesco Guardi, Il Ridotto, olio su tela, 1746 - 1750, Museo del Settecento Veneziano, Ca’ Rezzonico, Venezia

    In questo dipinto è raffigurata la sala grande del Ridotto. Si vedono anche altre sale più piccole con i giocatori.

    Il “Ridotto” era la sala da gioco nel Palazzo Dandolo a San Moisé. Era frequentato anche da Giacomo Casanova.
    Veniva aperto in occasione del lungo periodo di Carnevale veneziano, che nel ‘700 si dilungava dal 26 dicembre al mercoledì delle Ceneri.

    Poiché il gioco d’azzardo era per legge illegale, il Ridotto di San Moisè, aperto nel 1638, era l’unico ad essere considerato legittimo, ed era gestito dallo Stato: la Repubblica di Venezia.

    I frequentatori erano obbligati ad indossare la maschera, di solito la baùta: bianca per gli uomini, nera per le donne. Erano esclusi dall’obbligo i nobili addetti ai banchi di gioco (i croupiers) che dovevano indossare la parrucca e la toga nera; venivano stipendiati dal governo. Erano nobili impoveriti, appartenenti alle famiglie meno ricche; venivano denominati “Barnabotti”, nome che deriva dalla parrocchia di San Barnaba.

    Questa casa da gioco accoglieva veneziani e stranieri, nobili e gente comune, ricchi e poveri. Fu quindi quasi naturale che in tale ambiente iniziassero a diffondersi attività come la prostituzione e l’usura. La presenza continua nelle sale di usurai e meretrici, il problema della dissipazione dei capitali con il gioco d’azzardo, gli oscuri rapporti d’affari tra gli usurai e i Barnabotti, motivarono la magistratura più temibile della Serenissima, il Consiglio dei X, a decretare la chiusura di questo Ridotto nel 1774.


    Ed ora passiamo all’immagine.

    E’ evidente la promiscuità degli strati sociali osservando i loro vestiti.

    A destra, c’è una donna che indossa un abito bianco tiene in mano un fuso e una conocchia (attributo distintivo delle prostitute) vicina ad un Barnabotto che sembra dare ad un uomo una chiave, presa dal mazzo di chiavi: un fatto di facile interpretazione.

    Sull’estrema sinistra un altro Barnabotto è intento a prestare denari ad un nobiluomo mascherato.

    Un bambino gioca con il cagnolino.

    p. s. La sorella di Francesco Guardi, Maria Cecilia, nel 1719 si unì in matrimonio col famoso pittore Giovan Battista Tiepolo.

  3. #18
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    Gabriele D’Annunzio, Carnevale vecchio e pazzo

    Carnevale vecchio e pazzo
    s’è venduto il materasso
    per comprare pane e vino
    tarallucci e cotechino.

    E mangiando a crepapelle
    la montagna di frittelle
    gli è cresciuto un gran pancione
    che somiglia a un pallone.

    Beve e beve e all’improvviso
    gli diventa rosso il viso,
    poi gli scoppia anche la pancia
    mentre ancora mangia, mangia…

    Così muore Carnevale
    e gli fanno il funerale,
    dalla polvere era nato
    ed in polvere è tornato.

  4. #19
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    Concludo questo thread con due dipinti del pittore veneziano Pietro Longhi (1702 - 1785), custoditi a Venezia nella pinacoteca della Fondazione Querini-Stampalia, nell’omonimo palazzo del XVI secolo.


    Venezia: Palazzo Querini Stampalia



    Palazzo Querini-Stampalia, una veduta d’interno



    Pietro Longhi, Il Ridotto, olio su tela, 1750 circa, Pinacoteca Querini-Stampalia, Venezia

    Questa composizione fu ispirata al Longhi da un precedente dipinto realizzato da Francesco Guardi, custodito alla Ca’ Rezzonico (vedi precedente post).
    La scena si svolge nel salone centrale del Ridotto di Palazzo Dandolo a San Moisé.
    La scena del "Ridotto" occupò la fantasia del Longhi in numerose versioni.



    Pietro Longhi, il Ridotto di Ca' Giustinian, olio su tela, 1750 circa, pinacoteca Querini-Stampalia
    Una copia è a Bergamo all'Accademia Carrara

  5. #20
    Posso accodarmi con "Lotta tra Carnevale e Quaresima"?

    Pieter_Bruegel_d._Ä._066.jpg


  6. #21
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    Carlino, sei sempre il benvenuto !

    Il dipinto di Pieter Brueghel il Vecchio (Lotta tra Carnevale e Quaresima) giunge “a cecio” o se preferisci “a faciolo” (idioma in romanesco che comprendi, ma per gli altri… significa = al momento giusto). Infatti quest’anno il “Mercoledì delle Ceneri” è coinciso con la “Festa degli innamorati” e penso che pochi siano andati in chiesa per ricevere dal celebrante la cenere sul capo o sulla fronte e sentirsi dire:“Ricòrdati, Uomo, che sei polvere, e in polvere ritornerai.”(Meménto, homo, quia pulvis es, et in púlverem revertéris).

    Col passar del tempo non c'è più la "lotta tra il Carnevale e la Quaresima". Infatti dai giornali ho appreso che molti “innamorati” quest’anno anziché festeggiare al ristorante hanno preferito le cosiddette “spa”, altro che cenere sulla fronte o sul capo....

    Di questo dipinto di Pieter Brueghel il Vecchio ho nel mio documento virtuale un post che ho collocato nel forum ma non ricordo quando e in quale topic. Lo ripeto


    Pieter Bruegel il Vecchio: “Lotta tra Carnevale e Quaresima”, dipinto ad olio su tavola; 1559, Kunsthistorisches Museum, Vienna.

    Il cognome di questo artista fiammingo era Brueghel, ma in questo quadro si firma col cognome Bruegel. E tale cognome usò dal 1559 per firmare i suoi dipinti.

    Pieter Bruegel o Brueghel è indicato come il Vecchio per distinguerlo dal figlio primogenito, Pieter Bruegel, detto “il Giovane”.

    Il noto dipinto “Lotta tra Carnevale e Quaresima” esprime simbolicamente la contrapposizione tra la “festa” e la “penitenza”, la transizione tra i due periodi liturgici.

    Per comprendere la struttura narrativa di questa raffigurazione bisogna immaginarla divisa in due parti da una linea verticale, che dalla casa centrale in alto scende verso il basso e passa nel breve spazio antistante tra l’uomo panciuto sulla botte ed il carrello trainato da due religiosi.

    Sulla sinistra c'è il riferimento al Carnevale con persone che mangiano, bevono, ballano giocano di fronte l’osteria de “La sposa sudicia”, che narra di un matrimonio tra zingari. Sulla destra, invece, personaggi e scene evocano il periodo della Quaresima.

    Anche la composizione architettonica denota il contrasto tra le due realtà. Sulla sinistra c’è la locanda con due botti per il vino vicino l’entrata; sulla destra c’è la chiesa, da dove escono i fedeli.

    Il Carnevale è simboleggiato dall’’uomo obeso (con la camicia celeste ed i calzoni rossi a cavalcioni sopra una botte per il vino) che sorregge con la mano destra lo schidione dove sono infilzate varie carni. Sulla testa ha un cesto con altri cibi, mentre un prosciutto, trapassato da un coltello, è affisso sul coperchio della botte. In terra ci sono alcune carte da gioco, il guscio di un uovo e delle ossa, ben visibili negli ingrandimenti fotografici dei particolari.

    La Quaresima è impersonata da un’anziana donna (somigliante ad un uomo), alta e magra, dal volto triste, seduta nella sedia che è su un carrello trainato da una monaca e da un frate. La donna che raffigura la Quaresima contrappone allo schidione del Carnevale una pala da fornaio con sopra due aringhe, che simboleggiano i cibi permessi dalla Chiesa durante i periodi di penitenza o di astinenza dalle carni.

    Un richiamo alla carità nel periodo di Quaresima è rappresentato dall’uomo (nell’angolo in basso a destra) che dona alcune monete ad una povera donna seduta che chiede l'elemosina ed ha il suo bambino sdraiato su una sedia rovesciata sul ciglio della strada.
    Ultima modifica di doxa; 17-02-2024 alle 18:10

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