Ne "Il governo della famiglia" - vol. 1:

58:18. E subito dopo aver pronunciato tali parole, gli venne presentato quel-
l’uomo dai capelli neri e Adamo, toccatolo, lo benedisse tre volte e gli chiese
quale fosse il suo nome. Ma questi rispose: «O grande e nobile primogenito
di Dio, del gran Re della Terra, tu, saggio padre di tutti i padri della Terra,
perdona me, povero fuggiasco dalla pianura, che, dopo essere stato strappato
dalle mani assassine di Lamech, venni guidato qui da una splendente figura!
Vedi, non ho nome, poiché non ero che uno schiavo costretto al lavoro, e
questi schiavi, laggiù nella pianura, non hanno un nome, bensì, come le
bestie vengono chiamati con un grido vuoto di senso ed inarticolato. Agli
schiavi, infatti, è concesso soltanto di capire il linguaggio, ma non di parlar-
lo. E chi mai di loro volesse far uscire dalla sua bocca un suono comprensibi-
le, quegli dovrebbe immediatamente scontare il crimine della sua loquacità
con la più crudele delle morti!
19. Non sdegnarti dunque se io, povero schiavo, non posso darti quanto mi
chiedi, poiché, vedi, la crudeltà regna sovrana nella pianura e non c’è ormai più
nessuno che sia sicuro della propria vita, perché, in qualsiasi luogo qualcuno
tentasse di rifugiarsi, verrebbe ben presto raggiunto dagli sgherri e dai guerrieri
di Lamech e là, dove venisse preso, egli sarebbe messo a morte nella maniera
più crudele, senza grazia né pietà!
20. O grande padre dei padri della Terra! Laggiù le cose sono arrivate al
punto tale che nessuna bocca umana è capace di raccontare gli orrori, che vi si
commettono. L’uccisione crudele dei muti schiavi operai è ancora il meno,
poiché può sempre ancora venire designata con un nome. Ma là vengono per-
petrati pure degli abomini, che non hanno nome; però io non oserò mai certo
narrarli, affinché con ciò non vengano profanate queste alture! Amen»
21. Ma quando Adamo, unitamente ai suoi figli, ebbe inteso tale racconto
da colui che non aveva un nome, inorridì enormemente e già era in procinto di
prorompere in una maledizione contro la pianura, quando il senza-nome lo
interruppe nella sua fiera invettiva esclamando:
22. «O buon padre dei padri della Terra, trattieni tale funesta parola; perché
ascolta! Coloro che sono laggiù, della tua maledizione non ne hanno alcun
bisogno, perché di maledizione ne hanno già in misura più che abbondante.
Basta il solo Lamech per tutta la Terra, poiché, qualora il gran Re sopra le
stelle volesse tuonare la Sua maledizione più terribile sopra la Terra, altro non
gli occorrerebbe, se non di mandare ancora un secondo Lamech e tu, o padre
della Terra, puoi essere certo che prima che il sole sorgesse e tramontasse
cento volte, all’infuori di Lamech nessun essere vivente molesterebbe la Terra
con la sua presenza!
23. Piuttosto, o padre dei padri della Terra, là dove vorresti scagliare la
maledizione, oh, ascoltami, fa' in modo che scenda la benedizione. Sì, soltanto
di benedizione hanno bisogno le pianure, le quali sono gravate dagli orrendi
abomini, a causa appunto di una terribile maledizione. Se volessi gravare ancor
più con le maledizioni il suolo già tenebroso dell’abominio, allora guai, guai a
quei miseri schiavi che, muti, lavorano giù nelle pianure!
24. Il loro sangue, versato in grande abbondanza, come turbine urlante va
già ora gridando vendetta alle stelle; ma se tu volessi aggiungere altra maledi-
zione a quelle che già affliggono le pianure, oh, tu allora vedresti le onde del
sangue lambire ben presto le cime sacre dei monti!
25. O, padre dei padri della Terra, benedici, oh benedici là dove vorresti
lanciare una maledizione, pur in tutta giustizia! Amen.»