No divise come il Mar Rosso?![]()
Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple


ma non ci sarebbe nemmeno bisogno;
nei ragionamenti astratti uno si fa il vestitino su misura, che fa il lavoro suo;
in concreto, anche se sei pigro e vuoi stare asciutto, scopri che il vento e la libertà della moto sono la cosa tua, e sti cazzi la Panda col cambio automatico;
mo, qui ci sono due equazioni di secondo grado che vengono equivocate come la stessa cosa:
a) la coppia istituzionale, che è un modello umile, difensivo, adatto a persone ordinariamente fragili che vogliono cautelarsi e sperano di poterlo fare con una persona che ha le stesse esigenze; può funzionare, oppure no; ma il presupposto è la capacità di ingoiare l'umiliazione reciproca di sentirsi seconde o terze scelte, senza eccessivo rancore e infelicità;
di solito, funziona meglio in una società che limita il desiderabile entro prassi sociali rigide e offre reti complementari di assistenza-esistenza, parenti, comitive di amici, contesti sociali di prossimità, attività leggere di disimpegno, ecc...
b) poi ci sono gli incontri; la circostanza di chi non ha risolto la propria identità e accetta l'instabilità perché incompatibile con la rassegnazione e la rimozione del compromesso della coppia istituzionale; questa circostanza può evolvere in due modi:
i) una rottura quando l'attrazione incontra i limiti reciproci e pregressi - più spesso asimmetrici - di resistenza identitaria;
ii) un consolidamento, se la qualità della relazione genera un superamento delle difese identitarie pregresse, che è sempre una circostanza inattesa, sovversiva e di trasformazione, sta sempre in un angolo cieco dove non si poteva o voleva vedere, per l'insicurezza nello smantellare identità/corazze;
nelle coppie felici c'è sempre questo elemento riconosciuto e consapevole di aver scoperto un modo di essere che non era stato preventivato, o che si era escluso perché lo si credeva non confacente; perché questa cosa riesca al meglio, è necessaria una certa capacità di vedersi e concettualizzare le dinamiche, perché noi siamo strutturati per attribuire valore soprattutto a ciò che possiamo oggettivizzare;
anche in questo caso si fanno compromessi, sia chiaro; ma, al contrario della coppia difensiva il punto del 7 e 1/2 è gratificato dalla chiamata di carta; a parte le psico-pippe, sul piano istintuale camminano entrambe le gambe: quella prudente, che "sta", e quella ambiziosa, che "sceglie";
ps: infarcito di propaganda tradizionalista, Cono fraintende completamente Dark, che assimila ad un astrazione ipergamica - la donna ambiziosa che non si accontenta e accumula esperienze, sobillata dal "femminismo" - dove il caso è totalmente diverso.
c'� del lardo in Garfagnana
Ah si, decisamente. Ma la narrativa dell'ipergamia è piuttosto frequente tra le schiere patriarcali (e di conseguenza, tra le schiere della Chiesa).
Sulle relazioni, ho ascoltato recentemente un'intervista di Michela Murgia, e condivido tutto quello che esprime, sull'amore.
Il fatto che innamorarsi è rischioso, ed è molto meglio amare. E amare è una scelta, non qualcosa che ti capita.
L'innamoramento stabilisce una gerarchia che disegna livelli di potere. E questo dislivello nel lungo termine può generare fratture.
L'amore è qualcosa di molto più ampio della relazione di coppia. Noi non amiamo una sola persona, e non è una sola persona ad amarci. Amiamo e siamo amati da una molteplicità di persone (genitori, figli, amici, ecc). E credo sia vero quanto diceva Murgia: è in quella dimensione che si sperimenta davvero l'amore.
Invece viviamo in una società dove se non sei in una relazione tradizionale vieni visto come quello strano. Perché l'educazione patriarcale ci vuole così, tutti accoppiati.
Mi ritengo fortunata ad aver capito che invece c'è un mondo molto più ampio nella dimensione dei sentimenti, che non sempre necessita di definizioni. Anzi, nella maggior parte dei casi le definizioni è meglio evitarle del tutto.
“Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]
Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .


ecco, io vorrei uscire dal valutativo e giudicante, per restare nell'osservazione, ché è più utile;
è vero che l'ipergamia è un argomento cui ricorrono i reazionari; però è anche vero che si tratta di una in grande misura connaturata alla condizione biologica umana e che opera grandemente nei segmenti di popolazione più esposti al bisogno, che sono la stragrande maggioranza e anche quelli che tramandano la cultura;
se tu cambi il codice della strada e abolisci i sensi unici e i divieti di accesso e sosta in centro, ti devi aspettare determinate conseguenze di traffico, agibilità e sicurezza;
un certo grado - biunivoco - di ipergamia c'è sempre stato: i ricchi si riproducevano di più perché avevano più accesso alle risorse, per poi impoverirsi; mentre i poveri si estinguevano;
però il modello industriale fordista e liberale ha redistribuito e disciplinato - in modo classista e di potere - anche l'accesso alle risorse e all'accoppiamento;
ora, la domanda che ti pongo è: al di là dell'utopia di Murgia, la rimozione dei vincoli sociali all'accoppiamento ha prodotto maggiore o minore equità e vivibilità ? queste due cose, ovviamente, non le misuro sul metro del patriarcale, ma in termini di capacità di auto-determinazione, che è funzione dell'educazione/informazione;
perché poi la realtà educativa è che la quasi totalità delle persone non vive in un film di Ozpetek - che è bellissimo, ma è una comunità solidale necessaria, perché in un ghetto - ma in un sistema che la libertà ha reso iper-competitivo ed esattamente incentrato sul potere, che però si è spostato: dalla configurazione patriarcale del matrimonio, è diventato ideologia educativa darwiniana di mercato dell'accoppiamento;
cosa deduce un* 15/20enne medi* di oggi dalle dinamiche e leggi di relazione ? il potere;
detto questo, al contrario di Cono, oltre a non essere attratto dal vecchio sistema, nemmeno mi pongo in termini di governo, perché queste cose si governano poco o nulla;
però nemmeno mi illudo nelle magnifiche sorti; se in una società si sovrappongono un'accentuata propensione alla competizione e la precarietà economica che trasla il tutto in modo brutale sul piano privato, hai la società americana post-Reagan, violenta e prevaricatrice, e non il condominio arcobaleno di Testaccio delle Fate ignoranti.
c'� del lardo in Garfagnana
Non è che sia tutto bianco o tutto nero.
Chi ha detto che non si possa vivere come in un film di Ozpetek? Io invece ne conosco tante che vivono realtà di quel tipo. E sono realtà bellissime.
Le famiglie allargate diventano sempre più frequenti, ed è normale perché comunque le relazioni di coppia non durano più "per sempre". E' il bello di poter scegliere.
Ora, i vecchi romantici e i conservatori arricciano il naso di fronte a quella che è una tendenza sempre più consolidata, ma il mondo va in quella direzione, e non ci trovo nulla di male. Anzi, credo sia arricchente.
Peraltro la logica della famiglia allargata non è nuova, se pensiamo che un tempo ci si sposava e si andava avanti a vivere in famiglia con i genitori.
Però non capisco cosa c'entri questo tuo discorso con quello della Murgia da me citato... Non è che il suo sia un sistema, è solo un modo in cui LEI vive l'emotività. Direi che ognuno ha ben diritto di viverla come preferisce.
Il bello della società moderna è che finalmente si è liberi davvero di farlo. Non ovunque, ancora, purtroppo, ma l'auspicio è che diventi così per tutti.
“Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]
Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .


appunto, non volevo entrare nel sentimento/giudizio, proprio perché:purtroppo questa libertà non è "attrezzata" per la maggior parte delle persone, né materialmente, né culturalmente; cioè, non è davvero fruibile;Il bello della società moderna è che finalmente si è liberi davvero di farlo. Non ovunque, ancora, purtroppo, ma l'auspicio è che diventi così per tutti.
quei modelli che dici sono delle sponde di approdo di sopravvissuti a un naufragio dove i più sono annegati; noi siamo in grado di apprezzarli, perché abbiamo le esperienze che li hanno generati; ma tu ricordi come si ragiona a 16 o 22 anni ?
forse sono troppo vecchio e rintronato, ma non vedo alcuna manifestazione culturale giovanile di massa - ma nemmeno di nicchia - che articoli qualcosa in senso nuovo; non so, una cosa tipo '68, ma anche solo UN* giovane, un libro, un film di successo, una storia che racconti di qualcosa di cui discutere che riguarda i giovani e le aspettative relazionali, in cui si afferma qualcosa di nuovo;
tu vedi qualcosa ?
c'� del lardo in Garfagnana
“Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]
Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .
Non sono nè una psicologa nè una sociologa, quindi posso solo ipotizzare.
Sicuramente c'è una deriva patriarcale in questa generazione.
Ho letto alcuni articoli sulla Gen Z. Che è tornata ad essere convinta che l'amore sia controllo, possesso.
Che la gelosia sia un valore.
Il ragazzino convinto che la propria ragazza non possa andare a ballare in discoteca con le amiche.
Ma anche molte ragazzine hanno tali convinzioni.
Da un lato hanno perso molti punti di riferimento. Inoltre la maggior parte di questi giovani hanno vissuto il covid in un'età delicata, con tutto il bagaglio emotivo e di isolamento che questo ha comportato.
Senza contare l'impatto con il social, dove sei costantemente in vetrina ed esposto quindi al giudizio degli altri.
Sicuramente la mia generazione ha pietosamente fallito il mandato educativo.
“Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]
Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .


questo però è esattamente il pattern ipergamico di potere; mo', come hanno elaborato queste idee ? provo a rispondere sotto;
ecco, io assolverei abbastanza i genitori;Da un lato hanno perso molti punti di riferimento. Inoltre la maggior parte di questi giovani hanno vissuto il covid in un'età delicata, con tutto il bagaglio emotivo e di isolamento che questo ha comportato.
Senza contare l'impatto con il social, dove sei costantemente in vetrina ed esposto quindi al giudizio degli altri.
Sicuramente la mia generazione ha pietosamente fallito il mandato educativo.
se mi citi i social, possiamo identificare un elemento oggettivo:
nel contesto tradizionale, le ragazze avevano comunque una capacità selettiva, seppure nel range sociale di prossimità; i ragazzi se la dovevano sudare e spesso accontentarsi; in ogni caso, il desiderio spingeva ambizioni, più o meno praticabili; il mio ex-cognato - un ragazzo bellissimo, alto 2 mt, atletico, tipo modello, uno che avrebbe potuto avere qualsiasi donna - era stressatissimo in accademia di marina, perché era in gioco il matrimonio con una strafiga figlia di ammiraglio (testa di cazzo, mi diceva il mio simpaticissimo suocero, ex-ufficiale di marina pure lui.)
nel contesto social una ragazza media è sommersa di attenzioni da parte dei ragazzi, in misura geometrica rispetto al passato, anche solo in prossimità; perché un conto è relazionarsi coi compagni di liceo in un contesto chiuso, dove percepisci l'offerta e le rivali e ti fai un'idea della realtà; un altro è percepire decine o centinaia di possibilità in un sistema cieco, in cui la prospettiva è quella di opportunità illimitate;
questa è una sorta di droga per il cervello, analoga a quella del porno per i ragazzi; se tu dai 14 anni vedi queste sottomesse che lo prendono in culo come io mangio una forchettata di eliche al pesto, l'immaginario standard esprimerà una domanda modulata secondo quella trama; così ti spieghi il "sei la mia troia" del trapper, e pure il gioco di ruolo che descrivevi del bullo e la sua tipa;
però lo studio delle app di incontri replica esattamente il pattern: anche da più grandicelli, lo schema ipergamico fa sì che la percezione dell'offerta riduca il cluster dei maschi contemplabili alla fascia più alta di gradimento;
se tu sommi due o tre generazioni cresciute in queste dinamiche, ti torna il regresso - ovviamente come grandi numeri; ci sono eccezioni e temperamenti;
ad ogni modo, sono sempre le donne a decidere chi tromba e chi no, e se l'asticella diventa troppo alta, si determinano sganciamenti e fughe, oppure misoginia diffusa;
e non è "colpa del femminismo"; anche la femminista più radicale anni 70/80 la dava e figliava pure col compagno squattrinato ma artista o intellettuale - i più stronzi e maschilisti di tutti, non di rado violenti;
questa è una situazione nuova, e antichissima, che non abbiamo previsto, ma che ha il potenziale per promuovere involuzioni autoritarie o imprevedibili, perché frustrazioni esistenziali di massa sono il carburante di quelle involuzioni.
c'� del lardo in Garfagnana
Ma infatti la soluzione sarebbe darla (e darlo)
Scherzi a parte, questa narrazione dell'ipergamia non è poi così realistica.
E' la narrazione che si fa il mondo incel (altro prodotto squallido dei social). La donna media non è che sta li a dire "non la do perché potrei trovare di meglio". Se una è così di carattere lo era anche prima dei social. Chi ama sperimentare, sperimenta senza troppe paranoie e problemi. Il fatto è che poi spesso viene additata come "facile", sempre per quella simpatica narrazione patriarcale.
In ogni caso, io ritengo molto positivo il fatto che oggi si possa scegliere liberamente e che la donna non sia costretta a trovarsi un uomo per forza, perché non ha alternative, come succedeva alle nostre nonne e madri.
Questo porta a più persone sole? E finalmente! Meglio più persone sole che una miriade di coppie disfunzionali.
Il mio auspicio è che nel tempo si capirà che possiamo stare solo con chi vogliamo davvero e nelle modalità che più ci piacciono, senza etichette di sorta.
“Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]
Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .