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Discussione: "Il coraggio di essere timidi"

  1. #1
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    "Il coraggio di essere timidi"



    “Il coraggio di essere timidi” è il titolo del saggio scritto da Massimo Ammaniti, psicoanalista e professore onorario di “Psicopatologia dello sviluppo” nella facoltà di Medicina e Psicologia all’Università “La Sapienza” di Roma.

    L’autore in questo libro spazia dalla psicoanalisi alla neurobiologia, dal cinema alla letteratura, esplora le radici della timidezza, tra fattori genetici, esperienze infantili e dinamiche familiari; le diverse manifestazioni dell’ansia e della paura e il loro impatto sulla vita quotidiana; le difficoltà relazionali e sociali che incontrano i timidi, soprattutto durante l’adolescenza, e le strategie per sviluppare l’autoconsapevolezza, l’accettazione di sé e la capacità di gestire le proprie emozioni; il ruolo dei genitori e degli educatori nel sostenere i bambini e i ragazzi timidi.

    Figure illustri come Darwin e Gandhi che fecero della loro timidezza un’arma vincente, trasformarono la timidezza lin una risorsa, valorizzando la propria sensibilità, la propria capacità di riflessione e il proprio mondo interiore.

    “Il coraggio di essere timidi” è un libro che invita a considerare la timidezza non come un limite da superare, ma come una dimensione umana ricca di significato e potenzialità.

    Massimo Ammaniti accompagna il lettore nella riflessione sul mondo interiore delle persone timide, evidenzia come il silenzio, l’attesa e la sensibilità possano diventare risorse importanti nelle relazioni sociali e nella costruzione della propria identità.

    Tramite esempi tratti dalla vita quotidiana e dall’esperienza clinica, il docente espone le diverse forme della timidezza, distinguendole dall’ansia e dall’insicurezza patologica.

    La timidezza, spesso fraintesa o giudicata in modo negativo, è capace di favorire relazioni autentiche e una maggiore consapevolezza di sé.

    Questo libro invita a dare valore ai tempi interiori, in una società che spesso premia solo l’esposizione e l’estroversione.

    La timidezza, la paura e l’ansia sono esperienze umane comuni, ma possono trasformarsi in ostacoli invalidanti.

    La timidezza, dice Ammaniti, non è un difetto da correggere, ma una caratteristica complessa che può provocare sofferenza.

    Spesso la cosiddetta “buona educazione” viene scambiata per timidezza.

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  2. #2
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    Nel 2015 la giornalista e scrittrice Natalia Aspesi nella presentazione all’edizione italiana di un libro pubblicato nel 1918 dall’ autore inglese Ings con il titolo: “Etiquette in everyday life” (= Galateo nella vita quotidiana), scrisse:

    “Un mondo senza il Villanzone, la Maleducata, lo Sguaiato, l’Urlona: sarebbe bello se si tornasse a tener conto che un comportamento educato e attento agli altri abbellisce la vita. Purtroppo, invece, alle Pessime Maniere ci stiamo abituando”.

    Ci stiamo abituando perché il confine tra timidezza e rispetto si è lentamente spostato. Oggi vengono classificate negativamente come manifestazioni di timidezza quelle che un tempo erano apprezzabili forme di buona educazione.

    Ci stiamo abituando a modi di fare sempre più aggressivi, esibiti nella speranza di trarre l’attenzione altrui. Lo scrittore inglese Ings, invece, suggerisce: “… che la vostra conversazione sia leggera e piacevole. Evitate di apparire assertivi. Se è chiesta la vostra opinione esprimetela liberamente … ma abbiate la cortesia di ascoltare quella altrui …”.

    Lo spostamento del confine che separa due categorie adiacenti, ma in reciproco contrasto, viene talvolta interpretato come conseguenza del cambiamento delle culture e delle mode. In realtà è l’effetto dell’adattamento al mutamento degli ambienti.

    Ammaniti mostra come questo adattamento caratterizzi anche la timidezza: noi siamo capaci di disimpararla quando gli altri la confondono con la ritrosia.

    La timidezza è un sentimento camaleontico che si adatta alle situazioni e cambia di significato a seconda dei contesti.

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  3. #3
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    Ammaniti descrive l’intrinseca e nascosta ambiguità del concetto di timidezza, ricordando come lo psicologo statunitense Jerome Kagan (1929 – 2021), docente di psicologia nell’Università di Harvard, con le sue ricerche dimostrò che il temperamento di un neonato è abbastanza stabile nel tempo. Alcuni comportamenti nell’infanzia predicono altri modelli comportamentali durante l’adolescenza.

    Kagan nell’ambito degli studi sullo sviluppo infantile dimostrò che fin dal primo anno di vita abbiamo bambini più riservati ma non impauriti e bambini timidi e timorosi.

    Quando si superano le paure, il coraggio di essere timidi si rivela un vantaggio perché ci rende più curiosi, capaci di scoperte precluse ai narcisisti e ai dubbiosi.

    Timidezza e introversione sovente sono correlate.

    La timidezza coincide con la limitazione della vita affettiva e sociale;

    l’introversione oppone il mondo psicologico personale al mondo esterno.

    La timidezza e la chiusura eccessive indicano che la persona ha ricevuto l’educazione rigida e che le figure autoritarie sono state interiorizzate nel Super-io, l’istanza morale che continua a reprimere l’Io e vieta all’individuo di dire ciò che pensa.

    Secondo Carl Gustav Jung noi ereditiamo la propensione all’introversione o all’estroversione. La famiglia, la scuola e le altre agenzie educative devono fare in modo di dare l’equilibrata educazione.

    Ci sono varie forme e diversi livelli di timidezza. La timidezza selettiva fa concentrare i propri timori in ambito affettivo, sessuale, sociale, lavorativo, ecc..

    Nella “genesi della timidezza” dipende da quanto si è riusciti a superare nel corso dell’infanzia il primitivo senso di inferiorità, costruendo nelle prime relazioni con gli altri, a cominciare dai genitori, una solida base di fiducia e autostima. Se invece l’insicurezza infantile è stata confermata o accentuata da carenze reali sul piano fisico, affettivo, intellettuale o sociale, è quasi inevitabile sentirsi insicuri proprio in quell’aspetto della vita, che diventa il nostro “punto debole”.
    Ultima modifica di doxa; Ieri alle 17:19

  4. #4
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    Chi da bambino o da adolescente si è sentito poco amato e apprezzato, da adulto può essere esposto alla paura d’amare, per timore di nuove delusioni, nuovi rifiuti.

    Allo stesso modo, chi si è sentito svalorizzato sul piano intellettuale o è stato deriso per qualche difetto fisico, oppure ha incontrato difficoltà nelle prime relazioni sociali fuori dalla famiglia, tende ad essere intimidito dall’intelligenza, dalla prestanza fisica, dalla simpatia e dalla popolarità degli altri: come se le doti di cui si sente carente, o che non riesce ad esprimere, assumesse nel timido proporzioni enormi.

    Se è vero che timidi non si nasce, ma si diventa, è anche vero che non tutti lo diventano, pur iniziando dalle stesse condizioni “sfavorevoli”, a cominciare da quelle affettive. Molto dipende dall’indole, dal temperamento, più o meno estroverso, attivo, intraprendente. O, al contrario, introverso, riflessivo, passivo. Dipende dall’imprinting che si riceve dall’ambiente in cui si cresce e che segna il nostro carattere.

    Le ricerche hanno dimostrato che fra predisposizione biologica e ambiente, quest’ultimo è l’ago della bilancia, il fattore che esercita l’influsso predominante. Infatti la timidezza tendeva a scomparire se i bambini crescevano in un ambiente favorevole, che li stimolava ad abbandonare i loro timori e a uscire dall’isolamento.

    Di solito il timido non teme gli altri ma sé stesso. Le difficoltà a stabilire contatti, a instaurare relazioni, ad aprirsi, parlare, trattare, far valere le proprie ragioni, esprimere i propri sentimenti, sono solo una copertura, un meccanismo psicologico di difesa contro le proprie emozioni. E’ di queste che ha paura.
    Ultima modifica di doxa; Ieri alle 17:23

  5. #5
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    Il timido soffre per i suoi timori, veri o immaginari, ed evita di uscire allo scoperto, di mettere in gioco i suoi impulsi, i suoi desideri, le sue aspirazioni. Se ne sta chiuso al riparo della sua corazza di timidezza.

    Per non esporsi è costretto al continuo controllo delle proprie emozioni. Con effetti spiacevoli, a cominciare dai sintomi fisici: rossore, balbettio, tremore, battito accelerato del cuore, sudorazione delle mani, ecc.. Sono tutti segnali che rivelano lo aforzo della persona timida per non far apparire le proprie emozioni.

    La personalità timida emerge durante l’adolescenza. E’ in questa fase, dai 13 anni in poi che ci si divide in estroversi e introversi, oppure in chi ha la propensione per la ricerca di novità e chi teme i danni che potrebbero derivare dalle interazioni sociali.

    I timidi anche da adulti hanno ritrosia e difficoltà a comunicare. Potranno imparare da soli a vincersi.

    Secondo alcuni psicologi l’ansia nei rapporti interpersonali può essere il segno esterno di un conflitto profondo, o di qualcosa che si vuol nascondere.

    La timidezza è una comune forma di ansia sociale, si manifesta quando l’ansia è forte da rendere impossibile la risposta di cordialità aspettata o desiderata.

    I sintomi di questa timidezza possono essere minimi, come evitare di guardare negli occhi l’interlocutore, o più gravi, evitare di conversare.

    La timidezza è un handicap nell’ambito lavorativo, nell’amore, nella vita sociale. Per combatterla e vincerla ci sono delle tecniche elaborate dagli psicologi.

    La prima regola è cercare di accettarsi, senza pretendere di essere diversi da quello che si è.

    La timidezza estemporanea può colpire anche le persone disinvolte, disinibite, estroverse.

    Sprazzi di timidezza possono affiorare anche nelle persone sicure di sé, perché l’inconscio fa riemergere la paura di poter essere derisi, umiliati, feriti per avvenimenti personali nel passato.
    Ultima modifica di doxa; Ieri alle 17:28

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