In un periodo di tempo tra il 1599 e il 1601 William Shakespeare scrisse la tragedia titolata “Giulio Cesare”(in inglese The Tragedy of Julius Caesar), pubblicata nel 1623.

Le fonti di questo dramma teatrale possono essere fatte risalire alla traduzione di Thomas North della “Vita di Cesare” e della “Vita di Bruto”, contenute nelle "Vite parallele" di Plutarco.

L'azione si svolge nelll'Urbe e nel finale in Grecia (nelle città di Sardi e Filippi).

Siamo a Roma, nel 44 a. C., Giulio Cesare è tornato dopo la guerra contro l’Egitto

La città è in fermento: il popolo lo acclama, ma alcuni senatori temono che la sua ambizione stia superando i limiti. Temevano che volesse diventare re.

Cassio odia Cesare, è geloso del suo potere, e vuole liberarsene. Ma ha bisogno di Bruto per dare legittimità alla cospirazione.

Bruto è il figlio adottivo di Giulio Cesare. Si fa convincere a partecipare alla cospirazione ordita da alcuni senatori per ucciderlo ed evitare di trasformare Roma da repubblica a monarchia.

L’assassinio di Cesare avviene nel Senato. Viene pugnalato da tutti i congiurati, uno dopo l’altro.


Bruto, dopo aver partecipato all’assassinio di Cesare, parla alla folla per giustificare l’omicidio.

Il monologo è nell'atto III, scena 2, della tragedia. Bruto giustifica la sua decisione di assassinare Cesare, sostenendo che l'onore e il bene pubblico lo hanno spinto a farlo.

L'orazione di Bruto:

"Romani, concittadini, e amici, ascoltatemi per la mia causa, e fate silenzio affinché possiate ascoltarmi.

Credetemi per il mio onore, e abbiate rispetto per il mio onore affinché possiate credermi. Giudicatemi con la vostra saggezza, e risvegliate la vostra mente affinché possiate meglio giudicarmi.

Se c’è qualcuno in questa assemblea, un qualche caro amico di Cesare, a lui io dico che l’amore di Bruto per Cesare non era inferiore al suo. Se poi quell’amico domandasse perché Bruto si è levato contro Cesare, questa è la mia risposta; non perché amassi Cesare di meno, ma perché amavo Roma di più.

Preferireste che Cesare fosse vivo, per morire voi tutti quanti schiavi, o che Cesare fosse morto, per vivere voi tutti quanti liberi?

Poiché Cesare mi amava, io piango per lui; poiché gli arrise la fortuna, io ne gioisco; poiché era valoroso, io lo onoro; ma poiché era ambizioso, io l’ho ucciso. Ecco qui lacrime, per il suo amore; gioia, per la sua fortuna; onore, per il suo valore; e morte, per la sua ambizione.

Chi c’è qui così vile da voler essere uno schiavo? Se c’è, parli; perché lui io ho offeso. Chi c’è qui così barbaro da non voler essere un romano? Se c’è, parli; perché lui io ho offeso. Chi c’è qui così miserabile da non amare la sua patria? Se c’è, parli; perché lui io ho offeso. Mi fermo in attesa di una risposta.

La plebe: Nessuno, Bruto, nessuno.

Bruto: Allora nessuno io ho offeso. Non ho fatto a Cesare niente di più di quanto voi farete a Bruto. Le ragioni della sua morte sono registrate in Campidoglio; la sua gloria non diminuita, laddove egli fu degno; né i suoi torti aumentati, per i quali ha patito la morte".


Entrano Marco Antonio e altri con il cadavere di Cesare.

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