Citazione Originariamente Scritto da okno Visualizza Messaggio
Ma se una persona che mi e' amica, e che quindi puo' raggiungere un certo grado di empatia con me, mi fa un torto, io devo in qualche modo introdurlo alla mia sofferenza perche' capisca che ha sbagliato (se non lo capisce gia' da solo). Questo non vuol dire "bisogna fare soffrire l'altro", ma che bisogna cercare di condurre l'altro al nostro livello, e ci sono diverse tecniche per farlo. E non sono meschine come puoi ipotizzare.
Adesso ho capito, e sono d'accordo con te. Se non si soffre insieme non c'è amore e non c'è perdono, sopratutto se si tratta di ricostruire un rapporto, di amicizia o d'amore.
Pensavo che un vero cristiano dovrebbe riuscire a perdonare anche un non pentito, ma mi chiedo se sia veramente possibile, se sia un sentimento "umano", visto che va oltre i più elementari istinti di sopravvivenza. In questo caso mi sento di dire con Cono che nel perdono c'è davvero qualcosa di divino.
E poi vorrei farvi riflettere su un altra cosa: la forza straordinaria di "conversione" (non in senso strettamente religioso, ma anche solamente morale) che il perdono esercita sulla persona colpevole. Pensate alla storia della più celebre penitente di tutti i tempi, Maria Maddalena: forse anche il solo gesto di ricevere il perdono come atto supremo di amore è capace di cambiare per sempre una persona.