Sonniloquio

Tu, ombra e grazia, muovi correnti
in me, irreversibili per luna;
ma gli occhi narcolettici che intento
a notte spio, non hanno sguardo; o una
indifferenza che mi castra e ingabbia.
Trattengo il fiato, insonne: la mia sorte
ha i segni d'un pomeriggio di sabbia
" scolpito e immobile, come la morte" ,
e mi auguro un oblio cos� profondo
da farsi mutamento: vieni, aurora,
incendia la casa del sonno, inonda
di luce l'ombra che bisbiglia ancora:
Un'altra vita occorrer� che passi
per rivelarti lei, lei ombra e grazia


Da La casa del sonno, J. Coe