Esiste una dieta che una volta finita non mi faccia riprendere i chili persi?

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  • anaffettivo
    Opinionista
    • 02/09/08
    • 1336

    #16
    Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
    la riprova è che, a parità di dieta, i genotipi direttamente e recentemente discendenti da cacciatori-raccoglitori si ammalano in modo significativamente più frequente e più precocemente di diabete rispetto alle popolazioni dal genoma ereditato dai più antichi agricoltori.
    Potrebbe anche essere ragionevole, visto le due popolazioni che confronti avrebbero convissuto con l'agricoltura la prima 0 e la seconda 10.000 anni; quindi semmai dimostri che gli anni di convivenza con l'agricoltura hanno comportato un adattamento genetico delle popolazioni che la sfruttavano, adattamento che prima negavi.

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    • axeUgene
      Opinionista
      • 17/04/10
      • 24399

      #17
      Originariamente Scritto da anaffettivo Visualizza Messaggio
      Ovviamente mangiare "il giusto" è preferibile, l'osservazione (corretta) di Okno era che a fronte di due modi di uscire da questo "giusto" (sforare in eccesso e sforare in difetto) è più dannoso per la saluto il secondo che non il primo. La cosa in realtà dovrebbe essere evidente.
      vabbè, è ovvio che la denutrizione tipo anoressici non può essere salubre in nessun modo;
      il "poco" e il "tanto" sono evidentemente nozioni correlate alle abitudini standard occidentali;

      Homo è un genere, non una specie; un genere può comprendere differenti specie.
      Il genere homo pare essere comparso 2,5 milioni di anni fa, ma la nostra specie (homo sapiens) pare essere comparsa tra 130.000 e 200.000 anni fa, quindi l'agricoltura, originata 10.000 anni fa, è in effetti parte delle attività della nostra specie da un tempo non così trascurabile (tra il 5 e l'8%), che ritengo un più che sufficiente tempo di rodaggio.
      ho ricompreso tutti gli ominidi, antenati e collaterali, perché la storia alimentare ed evolutiva è la stessa, sin dalla discesa dagli alberi dell'australopiteco; perciò non ha molto senso isolare l'evoluzione del Sapiens, perché il suo apparato metabolico non nasce ex-novo;

      Se ci pensi, in un tempo paragonabile l'uomo si è adattato anche ad ambienti che per clima ed ecosistema erano diversissimi da quelli nei quali la nostra specie si è evoluta (la fuoriuscita dall'africa sembra cominciata 70.000 anni fa , ma la polinesia venne raggiunta dai primi umani solo 4000 anni fa, eppure l'uomo si adattò al nuovo clima - ed ovviamente ad una nuova dieta! - e non sembra che i polinesiani risentano gravemente per il fatto di "non essere predisposti geneticamente" alla polinesia ma alla steppa africana).
      Peraltro l'agricoltura è originata dalla domesticazione di specie vegetali già comprese nella dieta dei nostri progenitori, quando quindi scrivi "nutrita prevalentemente di vegetali" devi tenere presente che i vegetali pre-agricoltura erano vegetali da raccolta, non devi quindi immaginare i dietetici sedani ma succosi frutti, ricchissimi di carboidrati.
      le diete non differivano molto da un continente all'altro, e anche la frutta era piuttosto rara (e preziosa) e non alterava in modo sostanziale l'equilibrio metabolico originario, come invece avviene con i cereali;
      considera che anche la larghissima disponibilità di massa di questi ultimi, e infine dello zucchero di barbabietola come eccipiente quasi ubiquitario, è un fatto recentissimo; la maggior parte delle persone fino a un centinaio di anni ma mangiava in modo parecchio diverso da oggi, e anche gli stessi cereali erano integrali e a minor impatto glicemico, e i dolci riservati alle feste comandate; oggi si comincia da ragazzini con le merendine, e una grandissima quantità di alimenti industriali è arricchita di glucosio occulto aggiunto, dallo yogurt "magro" bianco, al pane, ecc...

      Soprattutto, forse vale la pena ricordarlo, i carboidrati sono il principale nutrimento delle nostre cellulle.

      Insomma, mi pare che questo grido di allerta contro i carboidrati sia veramente infondato. Ovviamente non bisogna esagerare (né coi carboidrati, né con le proteine, né con i lipidi).
      infatti la valutazione che ho espresso non condanna affatto i carboidrati; la raccomandazione è di assumerli in forme, quantità e modalità che evitino un continuo shock glicemico, e cioè associandoli a verdura, fibre, ecc
      c'è del lardo in Garfagnana

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      • axeUgene
        Opinionista
        • 17/04/10
        • 24399

        #18
        Originariamente Scritto da anaffettivo Visualizza Messaggio
        Potrebbe anche essere ragionevole, visto le due popolazioni che confronti avrebbero convissuto con l'agricoltura la prima 0 e la seconda 10.000 anni; quindi semmai dimostri che gli anni di convivenza con l'agricoltura hanno comportato un adattamento genetico delle popolazioni che la sfruttavano, adattamento che prima negavi.
        un certo adattamento c'è, ma è questione di misura;
        c'è un gradiente rilevato dalla statistica sanitaria che vede le popolazioni discendenti dai primi agricoltori significativamente più resistenti al diabete precoce di quelle tradizionalmente dedite a caccia e raccolta;
        ma questo non significa che nel lungo periodo anche il sistema metabolico dei più resistenti non sia destabilizzato dal modello dietetico occidentale;
        queste comparazioni le devi concepire sempre in termini di gradienti e proporzioni, perché solo quelle ti offrono una misura statisticamente significativa delle possibili relazioni di causa ed effetto e della rispettiva incidenza nel tempo.
        c'è del lardo in Garfagnana

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        • anaffettivo
          Opinionista
          • 02/09/08
          • 1336

          #19
          Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
          ho ricompreso tutti gli ominidi, antenati e collaterali, perché la storia alimentare ed evolutiva è la stessa, sin dalla discesa dagli alberi dell'australopiteco; perciò non ha molto senso isolare l'evoluzione del Sapiens, perché il suo apparato metabolico non nasce ex-novo;
          Ma come non ha senso isolare la specie dal genere ?
          Nello stesso genere possono esserci specie con abitudini alimentari decisamente divergenti, anche carnivori ed erbivori.
          Ovvio che l'apparato metabolico "non nasce ex-novo" in quanto è frutto dell'evoluzione. Non si capisce allora perché decidere che prendere l'intero genere va bene e non la famiglia, o l'ordine o la classe (in effetti se parli di discesa dagli alberi ti riferisci alla famiglia, e non al genere homo).
          Nel caso specifico tra gli homo (e a maggior ragione tra gli ominidi) ci sono state specie carnivore e specie erbivore, ed è evidente che si trattasse di modifiche relativamente recenti a livello evolutivo.
          Pensa al panda! Si nutre principalmente di bambù, un vegetale, pur appartenendo ad un genere che comprendeva soprattutto specie carnivore (ora estinte)!

          le diete non differivano molto da un continente all'altro, e anche la frutta era piuttosto rara (e preziosa) e non alterava in modo sostanziale l'equilibrio metabolico originario, come invece avviene con i cereali;
          Ovvio che vi fosse meno frutta, e infatti vi erano meno umani.
          I pochi umani che c'erano e soprattutto quei pochi che rimanevano un po', qualcosa mangiavano, per quanto poco, e questo qualcosa ha compreso anche la frutta, con le ovvie differenze geografiche.
          Differenze che comportavano differenze enormi nella dieta, da un continente all'altro. Per lo stesso esempio di prima, ti ricordo che la dieta dei polinesiani si basava sulla pesca (quindi assumevano in proporzione pochi vegetali), mentre i loro parenti più prossimi, gli abitanti delle Filippine (pare che la migrazione polinesiana sia partita da lì) all'epoca avevano una dieta basata sul riso, un cereale. Più diversi di così...

          fino a un centinaio di anni ma mangiava in modo parecchio diverso da oggi
          Fondamentalmente si mangiava meno. Perché c'era meno disponibilità. Ora la disponibilità è aumentata e quindi si mangia di più, in certi casi troppo. Il che causa svariati malanni con svariate cause di cui il glucosio è una e non la principale.

          queste comparazioni le devi concepire sempre in termini di gradienti e proporzioni,
          Dal momento che fare il contrario è impossibile, è ovvio che queste comparazioni sono in termini di propozioni.

          perché solo quelle ti offrono una misura statisticamente significativa delle possibili relazioni di causa ed effetto e della rispettiva incidenza nel tempo.
          No, semplicemente solo queste sono possibili. E quindi il fatto di essere statitisticamente significativo non dipende dalla non-variabile dalla considerazione in termini di proporzioni ma dalla grandezza dei campioni. E comunque, quale che sia la grandezza del campione, l'osservazione statistica può rilevare una correlazione, ma non può in alcun modo individuare rapporti causa effetto.

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          • axeUgene
            Opinionista
            • 17/04/10
            • 24399

            #20
            Originariamente Scritto da anaffettivo Visualizza Messaggio
            Ma come non ha senso isolare la specie dal genere ?
            Nello stesso genere possono esserci specie con abitudini alimentari decisamente divergenti, anche carnivori ed erbivori.
            Ovvio che l'apparato metabolico "non nasce ex-novo" in quanto è frutto dell'evoluzione. Non si capisce allora perché decidere che prendere l'intero genere va bene e non la famiglia, o l'ordine o la classe (in effetti se parli di discesa dagli alberi ti riferisci alla famiglia, e non al genere homo).
            Nel caso specifico tra gli homo (e a maggior ragione tra gli ominidi) ci sono state specie carnivore e specie erbivore, ed è evidente che si trattasse di modifiche relativamente recenti a livello evolutivo.
            per quel che interessa l'evoluzione dell'apparato metabolico umano non ha molto senso distinguerlo dagli ominidi antenati, dato che, appunto, non è che si sia verificato un salto metabolico improvviso, e che le abitudini sono cambiate gradualmente nel complesso, o isolatamente in alcuni casi;

            ma il vero punto di cui bisogna tener conto in questa discussione, a partire dalla domanda originaria, è che cambia completamente l'orizzonte e l'obbiettivo;

            cioè, se il metro di valutazione evolutivo è quello del successo riproduttivo, per cui morire a 30 anni avendo 12 figli di cui "solo" 5 sono sopravvissuti ai primi 13 anni di età, è un successo e dimostra comunque la funzionalità dei comportamenti, altro è il porsi l'obbiettivo di una determinata condizione in quella che per lo standard del successo riproduttivo sarebbe un'età avanzata, il che richiede un benchmarking completamente diverso e fondato su valori fisiologici diversi;

            infine, la correlazione quando diventa statisticamente significativa sulla base dell'isolamento corretto di singole variabili, mostra efficacemente rapporti di causa-effetto;

            30 anni fa, in Olanda, fu condotta un'inchiesta sanitaria partita da un dato generazionale di eccezionale incidenza delle malattie cardiovascolari in soggetti che avevano come dato comune la denutrizione delle madri durante la fame dovuta all'occupazione tedesca; il dato ha indotto a formulare l'ipotesi che nei primi mesi di gravidanza, quando si forma il sistema neurovegetativo, in caso di carenze nutrizionali lo sviluppo penalizzi gli organi del metabolismo determinando scompensi futuri da iper-assimilazione; ipotesi che poi studi successivi hanno confermato.
            c'è del lardo in Garfagnana

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            • anaffettivo
              Opinionista
              • 02/09/08
              • 1336

              #21
              Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
              per quel che interessa l'evoluzione dell'apparato metabolico umano non ha molto senso distinguerlo dagli ominidi antenati, dato che, appunto, non è che si sia verificato un salto metabolico improvviso, e che le abitudini sono cambiate gradualmente nel complesso, o isolatamente in alcuni casi;
              Ovviamente, essendo le generazioni un numero intero, il processo evolutivo è numerabile, ma si tratta di numeri talmente grandi che si può ragionevolmente modellizzarlo come continuo. Vedendo quindi l'evoluzione come un processo continuo non si capisce proprio in base a quale arbitrarietà hai scelto di prendere in considerazione tutti gli ominidi (che per informazione comprendono anche i gorilla e gli scimpanzè) e non la nostra specie, che tra l'altro è l'unica del nostro genere di cui possiamo studiare in modo sperimentale le abitudini alimentari e le relative conseguenze sanitarie. Lo studio sulla dieta degli altri homo è abbastanza congetturale e si basa sulla forma della mascella e dei denti ed in molti casi questi rivelano che tra gli homo ci fossero specie strutturalmente carnivore e specie strutturalmente erbivore. Quindi qualunque ragionamento d'indieme che includa tutti gli homo non ha alcun senso in questo caso.
              Poi se devi continuare a tenere il punto perché esteticamente ti piace dire "2 milioni di anni" invece di 200.000, ok; ma non se ne vede alcuna giustificazione razionale.

              cioè, se il metro di valutazione evolutivo è quello del successo riproduttivo, per cui morire a 30 anni avendo 12 figli di cui "solo" 5 sono sopravvissuti ai primi 13 anni di età, è un successo e dimostra comunque la funzionalità dei comportamenti, altro è il porsi l'obbiettivo di una determinata condizione in quella che per lo standard del successo riproduttivo sarebbe un'età avanzata, il che richiede un benchmarking completamente diverso e fondato su valori fisiologici diversi;
              Il successo riproduttivo non sarebbe dato dalla sopravvivenza di quei 5 fino ad n anni ma dal loro essersi effettivamente riprodotti. Comunque lo scenario che proponi "12 figli di cui 5 sopravvissuti" è plausibile, ameno per le donne, solo recente.
              Prima dell'agricoltura la vita media delle femmine della nostra specie era troppo bassa per permettere la gestazione di 12 figli se non in casi rarissimi (senza contare il maggiore fabbisogno energetico) ed il tasso di crescita della popolazione umana tra 70.000 anni fa e l'inizio dell'agricoltura, risulta essere stato del 10.000% in 60.000 anni, che possiamo considerare essere circa 3000-4000 generazioni, il che vuol dire una crescita dello 0,115% a generazione, er quindi statisticamente molto raro che una femmina portasse all'età riproduttiva ben 5 figli.
              Un risultato del genere in realtà è diventato statisticamente significativo in Italia solo dal '700.

              infine, la correlazione quando diventa statisticamente significativa sulla base dell'isolamento corretto di singole variabili, mostra efficacemente rapporti di causa-effetto;
              Ma assolutamente no. Nulla di più lontano dal vero.
              Lo stesso esempio che riporti parla del riscontro di una correlazione, il rapporto causa effetto può essere derivato solo da una ricerca teorica che prescinde l'indagine statistica, non confondere le due cose, sono un matematico e su questo sono puntiglioso

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              • axeUgene
                Opinionista
                • 17/04/10
                • 24399

                #22
                Originariamente Scritto da anaffettivo Visualizza Messaggio
                Ovviamente, essendo le generazioni un numero intero, il processo evolutivo è numerabile, ma si tratta di numeri talmente grandi che si può ragionevolmente modellizzarlo come continuo. Vedendo quindi l'evoluzione come un processo continuo non si capisce proprio in base a quale arbitrarietà hai scelto di prendere in considerazione tutti gli ominidi (che per informazione comprendono anche i gorilla e gli scimpanzè) e non la nostra specie, che tra l'altro è l'unica del nostro genere di cui possiamo studiare in modo sperimentale le abitudini alimentari e le relative conseguenze sanitarie. Lo studio sulla dieta degli altri homo è abbastanza congetturale e si basa sulla forma della mascella e dei denti ed in molti casi questi rivelano che tra gli homo ci fossero specie strutturalmente carnivore e specie strutturalmente erbivore. Quindi qualunque ragionamento d'indieme che includa tutti gli homo non ha alcun senso in questo caso.
                Poi se devi continuare a tenere il punto perché esteticamente ti piace dire "2 milioni di anni" invece di 200.000, ok; ma non se ne vede alcuna giustificazione razionale.
                via, mi stai facendo delle obiezioni di forma che non hanno senso nel quadro generale del 3d:
                io sto dicendo che nessun organismo umano o comparabile per patrimonio genetico e storia evolutiva abbia potuto adattarsi evolutivamente alla crescita esponenziale di disponibilità di alimenti così ricchi di glucosio come nella dieta dell'Occidente industriale, con un picco delle concentrazioni negli ultimi cento anni, e ciò in rapporto all'obiettivo di cui si tratta di seguito, dl successo riproduttivo:

                Il successo riproduttivo non sarebbe dato dalla sopravvivenza di quei 5 fino ad n anni ma dal loro essersi effettivamente riprodotti. Comunque lo scenario che proponi "12 figli di cui 5 sopravvissuti" è plausibile, ameno per le donne, solo recente.
                Prima dell'agricoltura la vita media delle femmine della nostra specie era troppo bassa per permettere la gestazione di 12 figli se non in casi rarissimi (senza contare il maggiore fabbisogno energetico) ed il tasso di crescita della popolazione umana tra 70.000 anni fa e l'inizio dell'agricoltura, risulta essere stato del 10.000% in 60.000 anni, che possiamo considerare essere circa 3000-4000 generazioni, il che vuol dire una crescita dello 0,115% a generazione, er quindi statisticamente molto raro che una femmina portasse all'età riproduttiva ben 5 figli.
                Un risultato del genere in realtà è diventato statisticamente significativo in Italia solo dal '700.
                tutto questo è irrilevante ai fini del 3d, perché comunque la salute metabolica del 40enne o 50enne resta irrilevante: se la tua dieta ti conduce al diabete a 50 anni, ma l'obiettivo è il successo riproduttivo, che ti impone di avere più figli possibile, la dieta è irrilevante, a meno di non assumere principi che determinano mutazioni nel dna;
                lo diventa se il tuo obbiettivo è quello di oltrepassare una certa età in uno stato fisiologico efficiente, come da domanda del 3sd:

                Ma assolutamente no. Nulla di più lontano dal vero.
                Lo stesso esempio che riporti parla del riscontro di una correlazione, il rapporto causa effetto può essere derivato solo da una ricerca teorica che prescinde l'indagine statistica, non confondere le due cose, sono un matematico e su questo sono puntiglioso
                è ovvio che il risultato teorico e il riscontro sperimentale deve suggellare quanto ipotizzato dalla correlazione;
                ma se tu abiti in un blocco nel cui cortile si trova una fonte elettromagnetica rilevante e nelle abitazioni circostanti si registra un picco statisticamente significativo di disturbi, vedrai che, benché non ancora dimostrato il nesso di causa ed effetto, qualche problema te lo poni;

                perciò, se il genotipo statisticamente - in base alle frequenze geniche - catalogabile come "caucasoide" mostra a parità di dieta una maggior resistenza all'insorgenza precoce del diabete acquisito rispetto a genotipi la cui vita recente era ancora segnata dalla caccia e raccolta, ma comunque un cedimento del sistema metabolico lungo un arco di tempo più prolungato, ecco che la correlazione ti suggerisce una chiave interpretativa della dieta come quella che ho riportato; che ovviamente non è mia, non essendo biologo, genetista, medico o nutrizionista
                c'è del lardo in Garfagnana

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                • BiO-dEiStA
                  Eufonista
                  • 22/02/10
                  • 5403

                  #23
                  Originariamente Scritto da anaffettivo Visualizza Messaggio
                  il rapporto causa effetto può essere che prescinde l'indagine statistica, non confondere le due cose, sono un matematico e su questo sono puntiglioso
                  Allora sii puntiglioso fino in fondo. Che prescinda l'indagine statistica va bene, un po' meno quel "derivato solo da una ricerca teorica".
                  C'è sempre di che preoccuparsi quando il mondo deve adattarsi alla teoria e non viceversa.
                  Originariamente Scritto da Careful with that
                  i miei post in media sono di una dozzina di righe, al più;
                  Originariamente Scritto da Ned Flanders
                  Sono stato tanto...ma tanto Laurina, lontano dal Signore: Ne ho combinate di cotte e di crude. Ti basti sapere soltanto questo....

                  Comment

                  • besanta
                    Opinionista
                    • 08/10/13
                    • 15

                    #24
                    Io, in quanto donna, sono sempre stata molto sensibile rispetto all'opinione di me stessa sul mio peso.
                    Ho fatto diete, ho ottenuto risultati, poi ho smesso e ho ripreso -non tutti- i KG persi. Per me è solo un problema di costanza che non ho.
                    Mi sento grassa ----> dimagrisco -----> mi sento benone, mangio perchè contentona -------> torno a riprendere KG, ecc ecc

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                    • anaffettivo
                      Opinionista
                      • 02/09/08
                      • 1336

                      #25
                      Originariamente Scritto da BiO-dEiStA Visualizza Messaggio
                      Che prescinda l'indagine statistica va bene, un po' meno quel "derivato solo da una ricerca teorica".
                      C'è sempre di che preoccuparsi quando il mondo deve adattarsi alla teoria e non viceversa.
                      Una preoccupazione che non riguarda i matematici
                      Scherzi a parte, l'analisi sperimentale (e la relativa statistica) serve per verificare o escludere delle impotesi, ma i rapporti causa effetto sono definiti unicamente all'interno di un modello teorico.

                      Comment

                      • LaMadchen
                        Donna in Carriera..
                        • 23/01/08
                        • 3225

                        #26
                        Per mantenere un peso ....bisogna mangiare in modo equilibrato , concedersi raramente schifezze varie e praticare tanto sano sport.

                        tutto qui!

                        Cioè ti devi sacrificare.
                        "Io sono una Donna... e le Donne non distruggono niente ma coltivano, conservano.
                        Io non ho dimenticato cio' che ho vissuto, ho tutti i miei ricordi, soprattutto quelli che ti riguardano, tengo tutto dentro di me".

                        Comment

                        • anaffettivo
                          Opinionista
                          • 02/09/08
                          • 1336

                          #27
                          Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
                          via, mi stai facendo delle obiezioni di forma che non hanno senso nel quadro generale del 3d:
                          Forse, ma dovresti comunque tenerne conto. Nessuno ti ha obbligato ad utilizzare dei termini scientifici che hanno un significato condiviso, il mio suggerimento e di usarli correttamente, non sempre l'auditorio è pronto a plaudire il parolone, può darsi anche che lo conosca e ne riconosca l'abuso.

                          io sto dicendo che nessun organismo umano o comparabile per patrimonio genetico e storia evolutiva abbia potuto adattarsi evolutivamente alla crescita esponenziale di disponibilità di alimenti così ricchi di glucosio come nella dieta dell'Occidente industriale, con un picco delle concentrazioni negli ultimi cento anni,
                          E su questo sono completamente d'accordo. Ed il punto è proprio questo! L'accelerazione di cui stiamo parlando ha riguardato le ultimissime generazioni (tra 5 e 7 a dir tanto) ed è pertanto ovvio che non si sia stato tempo di adattarsi, con tutte le conseguenze che giustamente denunci.
                          Ma quindi il problema non è derivato dall'adozione 10.000 anni fa dell'agricoltura (al quale il nostro organismo si è adattato perfettamente, come dimostra anche l'esempio da te dimostrato), ma il ben più recente aumento della disponibilità avvenuto nell'800.
                          L'aumento di produttività alimentare generato dall'agricoltura del primo periodo rientrava comunque nello stesso ordine di grandezza della produttività alima permessoentare in un modello caccia/pesca e raccolta (modello che infatti ha permesso il sostentamento di popolazioni anche relativamente numerose, tipo i mongoli, i manciù ed i turchi dell'asia centrale, non solo remotissime tribù primitive).
                          E l'aumento di produttività alimentare dell'agricoltura è aumentato a salti man mano che venivano introdotte nuove tecnologie, ma si tratta di salti molto isolati e di impatto assorbito dal fatto che all'aumento della produttività non si aumentava linearmente l'alimentazione media, ma si diminuiva la manodopera impiegata, liberando così umani da utilizzare ad altri scopi.
                          Già nel 1861 le masse contadine d'Italia (paese fortemente agricolo, nel senso che aveva poco altro) rappresentavano già meno del 50% della popolazione, contro l'80% di solo un secolo prima. La disponibilità procapite nel periodo è aumentata relativamento poco invece, ed infatti l'inedia era ancora una causa di mortalità.
                          Cento anni dopo invece la popolazione impiegata nell'agricoltura era sotto il 10% della popolazione ma la disponibilità procapite era decuplicata e la spesa procapite in cibo era scesa (cioè il cibo era talmente disponibile che il prezzo scese velocissimamente).
                          Evidentemente quindi l'aumento "esponenziale" è avvenuto solo negli ultimi 150 anni, mentre prima seguiva una linea orizzontale con rari gradini.
                          In questo intervallo è riscontrabile un aumento di apporto in carboidrati estremamente superiore alle capacità di adattamento del nostro organismo.

                          tutto questo è irrilevante ai fini del 3d, perché comunque la salute metabolica del 40enne o 50enne resta irrilevante: se la tua dieta ti conduce al diabete a 50 anni, ma l'obiettivo è il successo riproduttivo, che ti impone di avere più figli possibile, la dieta è irrilevante, a meno di non assumere principi che determinano mutazioni nel dna;
                          Ma come irrilevante ma cosa dici?
                          Per mettere al mondo un figlio serve un tempo T, per metterne al mondo n serve nT. L'aumento dell'intervallo I di tempo nel quale si è "sani e forti" è una rilevantissima ricaduta sulla natalità di una popolazione nel suo complesso! Non guardare alle ultime generazioni, dove sono sopraggiunte altre motivazioni che tu mi insegni, ma considera il lungo periodo.
                          Nel lungo periodo è evidente come un'aumento della speranza di vita (con conseguente allungamento di I) ha comportato un aumento della natalità (cioè è aumentato l'n tale che nT è minore di I), in quanto umentava il tempo materiale per produrre figli, i quali non è detto sopravvivessero tutti.
                          In un periodo con mortalità infantile ancora elevata la speranza di vita è un ovvia ripercussione positiva sulla natalità e quindi sul "successo biologico" della specie.

                          ma se tu abiti in un blocco nel cui cortile si trova una fonte elettromagnetica rilevante e nelle abitazioni circostanti si registra un picco statisticamente significativo di disturbi, vedrai che, benché non ancora dimostrato il nesso di causa ed effetto, qualche problema te lo poni;
                          Qualche problema te lo poni, ma se poi scegli di agire senza sapere che stai facendo agisci a cazzo di cane e rischi di fare peggio.

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                          • BiO-dEiStA
                            Eufonista
                            • 22/02/10
                            • 5403

                            #28
                            Originariamente Scritto da anaffettivo Visualizza Messaggio
                            Una preoccupazione che non riguarda i matematici
                            Scherzi a parte, l'analisi sperimentale (e la relativa statistica) serve per verificare o escludere delle impotesi, ma i rapporti causa effetto sono definiti unicamente all'interno di un modello teorico.
                            Allora prendiamo l'esempio di un qualunque disgraziato che infila un dito nell'acqua bollente. Anche tu, se ci tieni.
                            Dubito che qualcuno si sia mai preoccupato di definire una funzione di trasferimento che abbia in ingresso, che so, la temperatura dell'acqua o la quantità di calore ceduta al dito, e in uscita qualcosa tipo la velocità di reazione dell'arco riflesso o un insieme qualsiasi delle reazioni elettrochimiche che lo governano, dal punto di vista squisitamente temporale della cinetica chimica. E sì che ci sarebbe da divertirsi parecchio con le matrici.
                            Eppure credo che nessuno metta in dubbio il rapporto causale fra questi fenomeni, a parte forse qualche matematico. Perché è vero che ai matematici non importa nulla della realtà, su questo ti do ragione.
                            Originariamente Scritto da Careful with that
                            i miei post in media sono di una dozzina di righe, al più;
                            Originariamente Scritto da Ned Flanders
                            Sono stato tanto...ma tanto Laurina, lontano dal Signore: Ne ho combinate di cotte e di crude. Ti basti sapere soltanto questo....

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                            • Lex
                              #trollingeveryday
                              • 11/04/10
                              • 6422

                              #29
                              boh io st'estate ho perso tanti chili (non superflui)

                              semplicemente ho trasformato la massa grassa (e molle) in magra, per cui ora ho comunque del volume ma meno peso
                              e ho notato che pur concedendomi qualche dolce (e ogni mattina colazione con una svedese) non ingrasso, perché faccio qualche esercizio a casa

                              certo non mi trincero sotto a vari "finché dura" ingozzandomi, ora sono solo controllato, e funziona (anche troppo forse)
                              schusa sono scemo
                              si ono che sono scemo
                              mi ritengo scemo

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                              • anaffettivo
                                Opinionista
                                • 02/09/08
                                • 1336

                                #30
                                Originariamente Scritto da BiO-dEiStA Visualizza Messaggio
                                Eppure credo che nessuno metta in dubbio il rapporto causale fra questi fenomeni
                                Ovviamente. Ma cosa c'entra la statistica? Una fava, a mio parere.

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