Proveniente da Cannes
“Red Rocket” (2021) di Sean Baker
Un protagonista di filmetti porno torna nella propria città natale dove nessuno è davvero interessato a rivederlo. Riesce comunque ad essere ospitato dalla moglie che vive con la madre, entrambe non proprio in buone condizioni. Dopo aver cercato inutilmente un lavoro comincia a spacciare erba e successivamente intavola una relazione con una ragazzina pur continuando a vivere a casa della moglie e della suocera. Il tutto in un ambiente desolante, stato del Texas, industrie pesanti e modeste abitazioni, zero servizi, valori annullati. Film divertente ma anche amaro, realizzato con pochi mezzi ma con un risultato di qualità; qualche anno fa Sean Baker diresse “The Florida Project” il migliore dei film indipendenti del 2017, candidato a una infinità di premi.

“Red Rocket” ***

Da Venezia
“The Lost Daughter” (2021) di Maggie Gyllenhaal
Mi sono imbattuto in Elena Ferrante leggendo qualche anno fa un articolo di un giornalista investigativo il quale scoprì che dietro lo pseudonimo della scrittrice si celava con tutta probabilità la moglie dell’editore dove lavorava come traduttrice. Successivamente mi capitò tra le mani il primo libro de “L’Amica Geniale” e decisi di leggerlo incuriosito dall’incipit che riporto: “Stamattina mi ha telefonato Rino, ho creduto che volesse ancora soldi e mi sono preparata a negarglieli. Invece il motivo della telefonata era un altro: sua madre non si trovava più. «Da quando?». «Da due settimane». «E mi telefoni adesso?». Il tono gli dev’essere sembrato ostile, anche se non ero né arrabbiata né indignata, c’era solo un filo di sarcasmo. Ha provato a ribattere ma l’ha fatto confusamente, in imbarazzo, un po’ in dialetto, un po’ in italiano. Ha detto che s’era convinto che la madre fosse in giro per Napoli come al solito.” Un buon libro e soprattutto un grande successo in tutto il mondo. Lessi anche gli altri tre apprezzando soprattutto il terzo, a mio parere il migliore della serie. Quindi, quando ho sentito che il film “The Lost Daughter”, vincitore a Venezia del premio quale miglior sceneggiatura, era tratto da “La Figlia Oscura” della scrittrice, ho deciso di leggere il libro ancora prima di vedere il film e trovandolo in linea con la serie, pur essendo stato scritto alcuni anni prima. E’ sempre l’analisi psicologica dei personaggi al centro della vicenda, in questo caso una donna in vacanza al mare che si imbatte in una famiglia dove una ragazza è madre di una bambina. La donna non può fare a meno di ricordare e paragonare il suo modo di essere genitore alla stessa età della ragazza, soprattutto quando ripensa di aver preferito la sua libertà alla famiglia. Soggetto interessante impreziosita dalle interpretazioni delle attrici Olivia Colman e Jessie Buckley. Brava la regista, alla sua prima prova, nel tratteggiare il profilo psicologico della protagonista anche attraverso i continui flashback che ci riportano al periodo in cui decide di abbandonare temporaneamente le figlie Qualche riserva sulle riprese in esterno, dove la regista denota la sua inesperienza da un punto di vista tecnico.

“The Lost Daughter” ***