Citazione Originariamente Scritto da Vega Visualizza Messaggio
Certo che dipende da chi guarda cosa, ma se il film porno o youporn vengono guardati, non sarà perché alla gente fa schifo quello che vede.
Tanto vi sarete segati sul Postalmerket!
sì, ma è parecchio diverso da quello che pensi; così come l'anestesia del dentista non serve a niente se hai un ascesso, mentre l'antibiotico ti risolve anche in poche ore; vallo a spiegare a quello che arriva dal dentista e pretende, ma non sa il perché il dente gli fa male;

Da una situazione che può intrigare alla parafilia o una perversione ci starà un pò di divario, no?
certo; siamo tutti dei pervertiti, in misura modica, chi per una cosa, chi per un'altra; il "genere", di qualsiasi cosa si tratti, fissa la perversione; diventa parafilia quando si sostituisce alla vita normale e la rende impossibile;

Per quanto riguarda lo scrittore, parli di farsi in sostanza il film in testa, che ognuno si fa una narrazione con un certo contenuto?
e veniamo al mal di denti:

a prescindere dalla consapevolezza dello spettatore, i meccanismi che presiedono alla produzione di un'emozione sono di tipo artigianale, e valgono per qualsiasi messaggio ed emozione, ma sono anche facilmente fraintendibili;
vedo che con il porno, chi per un motivo, chi per un altro, intervengono troppi bias cognitivi e inibizioni, e capire è un po' più difficile se ci sono pre-giudizi di tanti tipi, non necessariamente moralisti, come non lo sono i tuoi;

la prendo alla larga: a me piacciono molto i film "di fuga"; ogni volta che incrocio un Jason Bourne mi fermo e lo guardo; per lo stesso motivo mi piace tantissimo il primo Rambo, ma mi fanno altrettanto cagare i successivi; mia madre era un po' bacchettona sulla violenza; avesse visto quei film, li avrebbe bollati come violenti;
ma, a ben vedere, la violenza non è l'oggetto emotivo del plot, benché occupi meta dell'azione; l'osservatore distratto fraintende facilmente;
le due emozioni - di solito, nel cinema commerciale sono due tracce; nel cinema d'autore anche di più - sono la fuga e la sensazione di controllo e capacità del fuggitivo a gratificare lo spettatore che si immedesima nel protagonista;

in A History of Violence, c'è anche la traccia della violenza vera e propria: Viggo Mortensen appartiene ad una famiglia mafiosa a cui si è ribellato e si è fatto una vita altrove; gli ex-compari lo cercano per farlo fuori, ma lui fa fuori loro; c'è una sottotraccia che riguarda l'istinto, perché anche il figlio e la moglie, altrimenti persone miti, nel momento critico tirano fuori un istinto omicida di difesa; e infatti lì la violenza è narrativamente "forte", non plasticona, come negli ordinari action movie;

un minuto di accoltellamento in Atlantic City di Louis Malle ti farebbe star male più di tutte le scene violente che hai visto messe assieme;
quanti omicidi abbiamo visto sullo schermo ? miliardi; ma è tutto stilizzato, astratto e irrealistico; poi, vedi la scena finale di Gomorra, il film, in cui i due scugnizzi, pure armati ma ingenui, vengono fatti fuori da due killer, che non sono i due sopra le righe di Pulp Fiction, ma due panzoni in canotta e ciavatte con lo sguardo inespressivo che si disfano con mestiere in pochi istanti dei due ragazzi, per poi buttarli via come monnezza, con assoluta indifferenza; una scena potente, che a me ha turbato; fatta con mestiere;

questo per dire che la produzione di un'emozione ha le sue regole; se io mostro dei cazzi e dei culi a un 15enne, probabilmente si arrapa; ma quello si arrapa comunque; ma se io devo eccitare te con delle immagini, o farti paura, ecc... l'emozione - quella - la devo costruire, perché funziona come una molla che va caricata e poi essere liberata; Callaghan uccide un cattivo solo quando lo spettatore ha acquisito che quello è proprio cattivissimo, sadico, pervertito e incorreggibile; allora, e solo allora, lo spettatore gode;
in negativo, se c'è un terrorista che sta per uccidere un ostaggio tra dieci, istintivamente tu sai già che si tratta di quello più "grigio" del mucchio, magari pusillanime o vigliacco, perché lo sceneggiatore non vuole ingombrare la tua concentrazione col dispiacere, se gli basta mostrare la cattiveria del terrorista; tu devi restare incatenata alla paura per gli altri ostaggi;
analogamente, se in un dramma il protagonista buono muore, lo farà da eroe, ma solo alla fine del film, come il cap. Miller/Tom Hanks in Private Ryan;

ora, se un regista deve suscitare emozioni - nel porno, come intendi tu, il desiderio e l'eccitazione in uno spettatore maschio che vedrà una donna piacente che viene trombata in tutte le posizioni - ordinariamente dovrà ricorrere allo stesso metodo di qualsiasi narrazione, caricando quel personaggio di aspettative che rendono pesante l'azione, carica la molla; che è, in effetti, il vero contenuto di erotismo; perché quando si verifica l'evento sessuale lo spettatore deve provare una soddisfazione massima nell'intrusione in quell'intimità; e questo lo posso fare solo in un modulo narrativo più o meno "normale", dove devo creare motivazioni e caratteri, e mostrare con realismo l'azione, per rendere credibile il tutto;

ora, nel porno, questa cosa non si verifica; è assolutamente vero, come dice Dark, che non c'è erotismo; il punto è che il motivo non è il fatto che si mostrino i genitali in azione, ma l'assenza delle persone, individualizzate, per far posto a corpi anonimi, o manichini di ruolo;
il porno professionale, ghettizzato o sdoganato, ha un tale carico di sovrastrutture di genere - estetica, ambienti, abiti, situazioni, luoghi comuni, sopra le righe o grotteschi - e talmente svuotato di carica erotica, che difficilmente può essere associato a desiderio e piacere, nell'accezione primaria della cosa;

ma può verosimilmente incontrare dei bisogni molto più mediati e indiretti, che non sono di eccitazione ma forse di evocazione di altre cose, su cui potrebbe dire meglio uno psicanalista;

se non hai una formazione narrativa, associ facilmente i corpi all'emozione del desiderio sessuale, ma fraintendi; che è esattamente la stessissima cosa che avviene con tutti i generi, dove salta quella corrispondenza di forma e plot principale; hai una certa forma, ma il lepre è cambiato, i fantasmi sono altri; ti può sembrare violenza anche il film di Bud Spencer e Terence Hill che mollano ceffoni, come sarebbe apparso a mia madre;

detto per inciso, questa cosa della forbice tra significanti - segni, forme - e significati, è proprio ubiqua, dappertutto; ora che ho citato mia madre, lei non mi comprava le armi giocattolo, perché le vedeva come educazione alla violenza; ma mi ha regalato il Diario minimo, di Eco; il prof ha scritto proprio un articolo sull'equivoco delle armi giocattolo, che al bambino servono da supporto ad una strutturazione di un io eroico, e non "violento"; anche qui hai la perversione di una funzione primaria del segno/oggetto.