Uno dei poeti che non si vedeva spesso era Walter, o come lo chiamavano tutti Wal, nessuno aveva letto le sue poesie, ma si diceva che fossero davvero interessanti.
Una mattina mi regalò uno dei suoi libri di poesie, ne fui davvero felice, non mi aspettavo un simile pensiero, lui era come un uomo di altri tempi, gentilissimo e garbato, aveva sempre l’aria di essere da un’altra parte, ma si univa volentieri alle nostre interminabili disquisizioni letterarie.

Capitolo 2
“Sei in ritardo!” Disse ridendo Lena.
“Scusami, ancora non sono abituata a queste distanze, ho calcolato male i tempi”.
“Già! Sono tutti pronti, spero che tu abbia finito il libro altrimenti faremo una brutta figura.” Disse Lena, guardandomi senza sorridere. Il suo commento mi era sembrato inopportuno, ma mi limitai a una specie di mugugno.
Lena scoppiò in una risata e guardandomi disse "Sto scherzando!”.
Rise ancora un po’ e questo forse mi diede ancora più fastidio.
Essere oggetto di scherzi mi pareva poco rispettoso nei miei confronti, o forse ero io poco incline allo scherzo.
Il gruppo era già seduto intorno a un tavolo di legno chiaro, non verniciato, sui piedi del tavolo vi erano i segni del tempo,
forse anche le tracce lasciate da un gatto che vi si era affilato le unghie.
Eravamo tutti seduti e Max aveva iniziato a parlare del testo, in verità mi stavo un po’ annoiando,
la sua disquisizione tecnica si discostava parecchio dal mio entusiastico commento.
Max chiese ai presenti di confermare o smentire le sue osservazioni, quando l’arrivo di un astante ci fece voltare tutti.
“Bhe, brutti ceffi, sempre intenti a criticare gli scritti altrui!” Esclamò sorridendo.
“Frank!” Esclamò Lena.” Da quando sei tornato?”
“Due ore e dieci minuti e sette secondi, anzi otto per essere precisi.” Il suo commento suscitò un l’ilarità generale.
Non avevo mai visto Frank e non sapevo chi fosse, ma tutti parevano conoscerlo molto bene, Lena poi gli si era appiccicata, quasi come una conchiglia e non si staccava da lui.