Citazione Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
a parte che la felicità altrui non è affare tuo, così come la tua non è mio;

ma tu eserciti il tuo esclusivo ed individuale diritto, o no ? hai potuto fare quanti figli volevi, al contrario di miliardi di cinesi, sì o no ? puoi praticare il tuo culto per tua esclusiva e personale scelta, si o no ?

il tuo ragionamento è talmente assurdo e paradossale che sembra quello di uno che si dichiari vegano mentre mangia la rosticciana; me che non lo sai che quello è un maiale macellato ???
davvero, mostri la coscienza civica di un adolescente prepotente e viziato che non si renda conto che la sua libertà di autodeterminarsi - come tu puoi fare e fai - implica necessariamente che anche gli altri abbiano lo stesso diritto di fare altrettanto;

un tempo si diceva: chi naja non prova, libertà non apprezza; beh, per rimetterti sui binari della ragione, tu dovresti vivere un annetto in un contesto che in nome della comunità e di un Bene comune diverso da quello che intendi tu ti privi dei tuoi diritti individuali; vedrai come diventi subito liberale e tutore dell'auto-determinazione individuale...
Il dominio e l'esasperazione dell'io a scapito del noi, trascende il concetto stesso di Libertà. Leggi cosa dice un filosofo illuminato come Recalcati:

L'identità dell'Io non è un centro statico dal quale si irradia la personalità; essa assomiglia piuttosto ad un arlecchino servitore di tre padroni: tirato dall'Es, dal Super-Io e dalla realtà esterna in direzioni differenti e spesso inconciliabili. Su queste orme Lacan concepirà l'Io non come il custode del nocciolo duro della nostra identità, ma come una cipolla: composto da una stratificazione di piccole foglie (le identificazioni che lo hanno costituito) senza alcun cuore solido. Per questa ragione egli riteneva che la «follia più grande» dell'uomo è quella di «credersi davvero un Io».
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