Poesie

Collapse
X
 
  • Ora
  • Show
Clear All
new posts
  • conogelato
    Candle in the wind

    • 17/07/06
    • 65997

    #2131
    Bella, complimenti!
    Gli occhi di una donna, raccontano tutta la storia del mondo....
    amate i vostri nemici

    Comment

    • Bauxite
      Cosmo-Agonica
      • 25/12/09
      • 36335

      #2132
      Osservazione

      Se non vado a passeggio per il parco,
      nelle alte sfere potrò aprirmi un varco.
      Se ogni sera alle dieci vado a letto,
      non dovrò consumare il mio belletto.
      Se gli stravizi riuscirò a evitare,
      qualcuno forse potrò diventare.
      Ma rimarrò quel che sono al presente,
      perché non me ne importa un accidente.


      Dorothy Parker

      Comment

      • Bauxite
        Cosmo-Agonica
        • 25/12/09
        • 36335

        #2133
        Silenzio

        Mio padre usava dire :
        « Un uomo superiore non fa visite lunghe,
        né ha bisogno di farsi mostrare la tomba di LongFellow
        o i fiori di vetro di Harvard.
        Indipendente come il gatto –
        che trascina la preda in un cantuccio,
        la coda mozza del topo, pendula come una stringa dalla bocca-
        gode talvolta della solitudine,
        e può restare senza più parole
        per parole che l’abbiano incantato.
        Il sentire più profondo si manifesta sempre nel silenzio ;
        non nel silenzio, nella discrezione ».
        E non era insincero se diceva : « Fate della mia casa il vostro albergo ».
        Ma gli alberghi non sono residenze.

        Marianne Moore

        Comment

        • conogelato
          Candle in the wind

          • 17/07/06
          • 65997

          #2134
          Novembre
          Un velo d’acqua trema
          al calore d’un raggio
          una foglia di faggio
          si distacca e non cade.
          Lembi di nebbie rade
          fumano a fior di terra
          dal leggio di una serra
          piovon gocce iridate.
          Sulle cose create
          che sembravano morte
          che sembravano assorte
          in un sonno dolente
          ecco!
          vola il sole d’oriente
          con la chioma di nubi (R. Mucci)
          amate i vostri nemici

          Comment

          • dark lady
            la viaggiatrice
            • 09/03/05
            • 70201

            #2135
            Canto delle donne, Alda Merini

            Io canto le donne prevaricate dai bruti
            la loro sana bellezza, la loro “non follia”
            il canto di Giulia io canto riversa su un letto
            la cantilena dei salmi, delle anime “mangiate”
            il canto di Giulia aperto portava anime pesanti
            la folgore di un codice umano disapprovato da Dio,

            Canto quei pugni orrendi dati sui bianchi cristalli
            il livido delle cosce, pugni in età adolescente
            la pudicizia del grembo nudato per bramosia,

            Canto la stalla ignuda entro cui è nato il “delitto”
            la sfera di cristallo per una bocca “magata”.

            Canto il seno di Bianca ormai reso vizzo dall’uomo
            canto le sue gambe esigue divaricate sul letto
            simile ad un corpo d’uomo era il suo corpo salino
            ma gravido d’amore come in qualsiasi donna.

            Canto Vita Bello che veniva aggredita dai bruti
            buttata su un letticciolo, battuta con ferri pesanti
            e tempeste d’insulti, io canto la sua non stagione
            di donna vissuta all’ombra di questo grande sinistro
            la sua patita misura, il caldo del suo grembo schiuso
            canto la sua deflorazione su un letto di psichiatra,
            canto il giovane imberbe che mi voleva salvare.

            Canto i pungoli rostri di quegli spettrali infermieri
            dove la mano dell’uomo fatta villosa e canina
            sfiorava impunita le gote di delicate fanciulle
            e le velate grazie toccate da mani villane.

            Canto l’assurda violenza dell’ospedale del mare
            dove la psichiatria giaceva in ceppi battuti
            di tribunali di sogno, di tribunali sospetti.

            Canto il sinistro ordine che ci imbrigliava la lingua
            e un faro di marina che non conduceva al porto.

            Canto il letto aderente che aveva lenzuola di garza
            e il simbolo-dottore perennemente offeso
            e il naso camuso e violento degli infermieri bastardi.

            Canto la malagrazia del vento traverso una sbarra
            canto la mia dimensione di donna strappata al suo unico amore
            che impazzisce su un letto di verde fogliame di ortiche
            canto la soluzione del tutto traverso un’unica strada
            io canto il miserere di una straziante avventura
            dove la mano scudiscio cercava gli inguini dolci.

            Io canto l’impudicizia di quegli uomini rotti
            alla lussuria del vento che violentava le donne.

            Io canto i mille coltelli sul grembo di Vita Bello
            calati da oscuri tendoni alla mercé di Caino
            e canto il mio dolore d’esser fuggita al dolore
            per la menzogna di vita
            per via della poesia.
            “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

            Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

            Comment

            • dark lady
              la viaggiatrice
              • 09/03/05
              • 70201

              #2136
              “Se domani non torno”, di Cristina Torres Cáceres

              Se domani non rispondo alle tue chiamate, mamma.
              Se non ti dico che non torno a cena. Se domani, il taxi non appare.
              Forse sono avvolta nelle lenzuola di un hotel, su una strada o in un sacco nero (Mara, Micaela, Majo, Mariana).
              Forse sono in una valigia o mi sono persa sulla spiaggia (Emily, Shirley).
              Non aver paura, mamma, se vedi che sono stata pugnalata (Luz Marina).
              Non gridare quando vedi che mi hanno trascinata per i capelli (Arlette).
              Cara mamma, non piangere se scopri che mi hanno impalata (Lucia).

              Ti diranno che sono stata io, che non ho urlato abbastanza, che era il modo in cui ero vestita, l’alcool nel sangue.
              Ti diranno che era giusto, che ero da sola.
              Che il mio ex psicopatico aveva delle ragioni, che ero infedele, che ero una puttana.

              Ti diranno che ho vissuto, mamma, che ho osato volare molto in alto in un mondo senza aria.
              Te lo giuro, mamma, sono morta combattendo.
              Te lo giuro, mia cara mamma, ho urlato tanto forte quanto ho volato in alto.
              Ti ricorderai di me, mamma, saprai che sono stata io a rovinarlo quando avrai di fronte tutte le donne che urleranno il mio nome.

              Perché lo so, mamma, tu non ti fermerai.
              Ma, per carità, non legare mia sorella.
              Non rinchiudere le mie cugine, non limitare le tue nipoti.
              Non è colpa tua, mamma, non è stata nemmeno mia.
              Sono loro, saranno sempre loro.

              Lotta per le vostre ali, quelle ali che mi hanno tagliato.
              Lotta per loro, perché possano essere libere di volare più in alto di me.
              Combatti perché possano urlare più forte di me.
              Perché possano vivere senza paura, mamma, proprio come ho vissuto io.
              Mamma, non piangere le mie ceneri.

              Se domani sono io, se domani non torno, mamma, distruggi tutto.
              Se domani tocca a me, voglio essere l’ultima.
              “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

              Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

              Comment

              • Kanyu
                *
                • 10/05/19
                • 23073

                #2137
                Godimento

                Mi sento la febbre
                di questa
                piena di luce

                Accolgo questa
                giornata come
                il frutto che si addolcisce

                Avrò
                stanotte
                un rimorso come un
                latrato
                perso nel
                deserto


                (Giuseppe Ungaretti)
                "Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi"

                Comment

                • conogelato
                  Candle in the wind

                  • 17/07/06
                  • 65997

                  #2138
                  O Santa Barbara,

                  amica del minatore.

                  Quando mi lascio alle spalle

                  il sole che illumina e mi incammino

                  nel buio ventre della terra:

                  Tu sei con me!

                  Quando il sudore della fronte

                  si impasta con la polvere,

                  a formare un monumento di fatica:

                  Tu mi aiuti!

                  Quando il ricordo dei cari

                  mi stringe la gola riarsa

                  ed aiuta la lacrima a rigare il mio volto:

                  Tu mi ascolti.

                  Quando là, nel profondo, trepido

                  accendo la miccia

                  e la mina sta per brillare:

                  Tu mi proteggi!

                  Perciò ti invoco e a Te mi affido!

                  Santa Barbara, prega per noi.
                  amate i vostri nemici

                  Comment

                  • conogelato
                    Candle in the wind

                    • 17/07/06
                    • 65997

                    #2139
                    ER PRESEPIO

                    Ve ringrazio de core, brava gente,
                    pé ‘sti presepi che me preparate,
                    ma che li fate a fa? Si poi v’odiate,
                    si de st’amore non capite gnente…

                    Pé st’amore sò nato e ce sò morto,
                    da secoli lo spargo dalla croce,
                    ma la parola mia pare ‘na voce
                    sperduta ner deserto, senza ascolto.

                    La gente fa er presepe e nun me sente;
                    cerca sempre de fallo più sfarzoso,
                    però cià er core freddo e indifferente
                    e nun capisce che senza l’amore
                    è cianfrusaja che nun cià valore.

                    TRILUSSA
                    amate i vostri nemici

                    Comment

                    • follemente
                      Opinionista

                      • 22/12/09
                      • 11663

                      #2140
                      Conosco appena le mani,
                      le scarpe che metto ai piedi.
                      Conosco il giorno e la notte
                      e i terrori del vento.
                      Ma gli anni? Dove son gli anni,
                      e tutti i libri che ho letto?
                      I volti amati si sfrondano
                      delle loro vicende,
                      non restano che i nomi.
                      Tutto nella memoria
                      cade a pezzi, sprofonda
                      senza rumore
                      nelle botole dei morti.
                      Ah, dove sono le acute presenze
                      del passato, le sue calde forme,
                      la cera su cui incidevano
                      i miei sentimenti?
                      Dove si nasconde il senso
                      delle cose che ho vissuto,
                      e i brividi lucenti
                      e i cieli dell'avventura?


                      Vittorio Bodini, 6 gennaio 1914 – 19 dicembre 1970

                      Comment

                      • conogelato
                        Candle in the wind

                        • 17/07/06
                        • 65997

                        #2141
                        La tristezza di questi natali
                        Signore, ti muova a pietà.
                        Luminarie a fiumane, ghirlande
                        di false costellazioni oscurano
                        il cielo di tutte le città.


                        Nessuno più appare all’orizzonte:
                        nulla che indichi l’incontro
                        con la carovana del Pellegrino;
                        non uno che dica in tutto
                        l’Occidente: “Nel mio albergo si, c’è un posto”!

                        Non un segno di cercare oltre,
                        un segno che almeno qualcuno creda,
                        uno che attenda ancora
                        colui che deve venire …
                        Non attendiamo più nessuno!

                        Tutto è immoto, pure se
                        dentro un inarrestabile vortice!
                        E’ così, è Destino, più non ci sono
                        ritorni, né ricorsi: è inutile
                        che venga! Tale è questa
                        civiltà gravida del Nulla!

                        Ora tu, anche se illuso di credere
                        o figlio dell’ateo Occidente,
                        segui pure la tua stella – così
                        è gridato per tutta la città
                        dai vessilli – segui, dico,
                        la stella e troverai cornucopie
                        vomitare leccornie, o non altro
                        che spiritati manichini
                        di mode folli in volo
                        dalle vetrine …

                        Poiché falso è questo tuo
                        donare (è Natale!), falso
                        perfino stringerci la mano
                        avanti la Comunione, e
                        trovarci assiepati nella Notte
                        a cantare “Gloria nei cieli … “.

                        Un amaro riso di angeli obnubila
                        lo sfavillio dei nostri presepi, Francesco
                        cantore di perfette, tragiche
                        letizie: pure se un Dio
                        continuerà a nascere,
                        a irrompere da insospettati recessi:
                        là dove umanità alligna ancora
                        silenziosa e desolata: dal sorriso
                        forse di un fanciullo
                        della casba a Daccà, o a Calcutta …

                        Nessuno conosce solitudine come
                        il Dio del Cristo: un Dio
                        che meno di tutti può vivere solo!

                        Certo verrà, continuerà
                        a venire, a nascere
                        ma altrove,
                        altrove…

                        DAVID MARIA TUROLDO
                        amate i vostri nemici

                        Comment

                        • follemente
                          Opinionista

                          • 22/12/09
                          • 11663

                          #2142
                          L’Odio di Wislawa Szymborska


                          Guardate com’è sempre efficiente,
                          come si mantiene in forma
                          nel nostro secolo l’odio.
                          Con quanta facilità supera gli ostacoli.
                          Come gli è facile avventarsi, agguantare.

                          Non è come gli altri sentimenti.
                          Insieme più vecchio e più giovane di loro.
                          Da solo genera le cause
                          che lo fanno nascere.
                          Se si addormenta, il suo non è mai un sonno eterno.
                          L’insonnia non lo indebolisce ma lo rafforza.

                          Religione o non religione –
                          purché ci si inginocchi per il via
                          Patria o no –
                          purché si scatti alla partenza.
                          Anche la giustizia va bene all’inizio.
                          Poi corre tutto solo.
                          L’odio. L’odio.
                          Una smorfia di estasi amorosa
                          gli deforma il viso.

                          Oh, quegli altri sentimenti –
                          malaticci e fiacchi!
                          Da quando la fratellanza
                          può contare sulle folle?
                          La compassione è mai
                          arrivata per prima al traguardo?
                          Il dubbio quanti volenterosi trascina?
                          Lui solo trascina, che sa il fatto suo.

                          Capace, sveglio, molto laborioso.
                          Occorre dire quante canzoni ha composto?
                          Quante pagine ha scritto nei libri di storia?
                          Quanti tappeti umani ha disteso
                          su quante piazze, stadi?

                          Diciamoci la verità:
                          sa creare bellezza
                          Splendidi i suoi bagliori nella notte nera
                          Magnifiche le nubi degli scoppi nell’alba rosata.
                          Innegabile è il pathos delle rovine
                          e l’umorismo grasso
                          della colonna che vigorosa le sovrasta.

                          È un maestro del contrasto
                          tra fracasso e silenzio
                          tra sangue rosso e neve bianca.
                          E soprattutto non lo annoia mai
                          il motivo del lindo carnefice
                          sopra la vittima insozzata.

                          In ogni istante è pronto a nuovi compiti.
                          Se deve aspettare aspetterà.
                          Lo dicono cieco. Cieco?
                          Ha la vista acuta del cecchino
                          e guarda risoluto al futuro.
                          – lui solo.

                          Comment

                          • Bauxite
                            Cosmo-Agonica
                            • 25/12/09
                            • 36335

                            #2143
                            La differenza

                            Penso e ripenso: - che mai pensa l'oca
                            gracidante alla riva del canale?
                            Pare felice! Al vespero invernale
                            protende il collo, giubilando roca.
                            Salta starnazza si rituffa gioca:
                            né certo sogna d'essere mortale
                            né certo sogna il prossimo Natale
                            né l'armi corruscanti della cuoca.
                            - O papera, mia candida sorella,
                            tu insegni che la Morte non esiste:
                            solo si muore da che s'é pensato.
                            Ma tu non pensi. La tua sorte è bella!
                            Ché l'essere cucinato non è triste,
                            triste è il pensare d'esser cucinato.

                            Guido Gozzano

                            Comment

                            • Bauxite
                              Cosmo-Agonica
                              • 25/12/09
                              • 36335

                              #2144
                              C'è qualcosa nell'aria

                              e non mi riferisco
                              a ciò che avete letto
                              sui giornali, né alle voci
                              che avete messo in giro,

                              e nemmeno a ciò che detestate nominare:
                              la crepa nell’intonaco della casa nuova,
                              i fusibili che si bruciano spesso, i rubinetti che gocciano,
                              i giochi pericolosi dei bambini.

                              Sta succedendo qualcosa
                              che non riuscite a capire.
                              Qualcosa si è mosso.
                              C’è qualcosa nell’aria.

                              Sta lì nel pasticcio
                              del mezzobusto che legge una cosa per l’altra.
                              O nel tremore della mano del perdente
                              mentre gira l’ultima carta.

                              Sta lì di domenica, il pomeriggio presto,
                              quando il sole ustiona i tetti
                              e uno straccio bruciacchiato viene soffiato, senza ombra,
                              lungo i marciapiedi e i porticati della città morta.

                              Mark Strand

                              (Trad. Damiano Abeni)

                              Comment

                              • Bauxite
                                Cosmo-Agonica
                                • 25/12/09
                                • 36335

                                #2145
                                Fuoco e ghiaccio

                                Alcuni dicono che il mondo finirà nel fuoco,
                                Altri dicono nel ghiaccio.
                                Da ciò che ho testato del desiderio
                                Sono d’accordo con coloro che preferiscono il fuoco.
                                Ma se dovessi perire due volte,
                                Credo di conoscere abbastanza l’odio
                                Per dire che per la distruzione il ghiaccio
                                È anche grandioso
                                E sarebbe sufficiente.

                                Robert Frost

                                Comment

                                Working...