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Mosè - Seguite l’esempio di Mosè nella preghiera — Confessate a Dio le vostre difficoltà; parlate con Lui come fece Mosè: - Se la tua presenza non viene con me, non farci partire di qui. - (Esodo 33:15) Poi, egli chiese ancora: - Deh, fammi vedere la tua gloria! - (Esodo 33:18) Che cos’è questa gloria? Il carattere di Dio! Questo è ciò che Egli proclamò a Mosè! — Gospel Workers, 417
Mosè intercedette per Israele — Il patto stipulato fra Dio e il suo popolo era stato infranto. L’Eterno dichiarò a Mosè: - Lascia che la mia ira s’infiammi contro di loro e ch’io li consumi! Ma di te io farò una grande nazione. - (v.10) Il popolo d’Israele, e in particolare i gruppi etnici più eterogenei, si sarebbero facilmente ribellati contro Dio anche in futuro; avrebbero continuato a lamentarsi di Mosè, angosciandolo con la loro incredulità e ostinazione. Il compito di condurre Israele alla terra promessa sarebbe diventato per Mosè una fatica ingrata, fonte di continue difficoltà e prove. Le colpe degli ebrei avevano ormai superato la misura della pazienza divina; era giusto sopprimere i responsabili. Il Signore dichiarò che avrebbe annientato quel popolo e da Mosè avrebbe fatto nascere una nazione potente. Lascia . . . che io li consumi, aveva detto Dio. Se avesse deciso di distruggere Israele, chi avrebbe potuto difendere quel popolo? Gli ebrei erano colpevoli; chiunque li avrebbe abbandonati al loro destino. Chi, al posto di Mosè, avrebbe preferito una vita di sacrificio e di fatica, contrassegnata dall’ingratitudine e dalle rivolte, a una posizione comoda e onorevole, se per di più era Dio stesso a offrirla? Il Signore ascoltò le sue suppliche e la sua preghiera disinteressata; aveva messo alla prova la fedeltà e l’amore di Mosè per quel popolo corrotto e ingrato: egli aveva superato le difficoltà, comportandosi con grande nobiltà d’animo. Il suo interesse per Israele non aveva nessun movente egoistico. Mosè considerava la felicità del popolo scelto da Dio più importante del prestigio personale, e perfino del privilegio di diventare padre di una potente nazione. Dio era soddisfatto della sua fedeltà, della sua semplicità e onestà e gli affidò il grande compito di guidare, come un pastore fedele, il popolo d’Israele verso la terra promessa. — Patriarchs and Prophets, 318, 319
Mosè continuò a supplicare Dio — Mosè si rendeva pienamente conto della malvagità e della cecità morale di coloro che gli erano stati affidati, e comprendeva le difficoltà che avrebbe dovuto affrontare. Aveva imparato che se voleva esercitare con successo la propria autorità sul popolo, doveva ricercare l’aiuto di Dio. Allora implorò una rivelazione più chiara della volontà divina e per ottenere la certezza della sua presenza, disse: Vedi, tu mi dici. . . fa salire questo popolo e non mi farai conoscere chi manderai con me. Eppure hai detto: Io ti conosco personalmente e anche hai trovato grazia agli occhi miei. Or dunque, se ho trovato grazia agli occhi tuoi, deh, fammi conoscere le tue vie, onde io ti conosca e possa trovare grazia agli occhi tuoi. E considera che questa nazione è popolo Tuo. (vv.12,13) Dio rispose: La mia presenza andrà con te e io ti darò riposo. (v. 14.) Ma Mosè non era soddisfatto. Era oppresso dal pensiero delle terribili conseguenze, che si sarebbero verificate, se Dio avesse abbandonato il popolo alla sua insensibilità e al suo cieco orgoglio. Non poteva sopportare che il suo destino fosse diverso da quello dei suoi fratelli, e pregò Dio di continuare a proteggere il suo popolo e guidarlo ancora attraverso il deserto, manifestando con dei segni la sua presenza: Se la tua presenza non viene con me, non ci far partire di qui, poiché come si farà ora a conoscere che io e il tuo popolo abbiamo trovato grazia agli occhi tuoi? Non sarà dal fatto che tu vieni con noi? Questo distinguerà me e il tuo popolo da tutti i popoli che sono sulla faccia della terra. (vv.15,16) E il Signore disse: - Farò anche questo che tu chiedi, poiché tu hai trovato grazia agli occhi miei, e ti conosco personalmente. - (v.17) Benché avesse ottenuta una risposta, il profeta non cessò di implorare il Signore. Ogni sua preghiera era stata esaudita, ma egli desiderava ardentemente una manifestazione più grande del favore divino. E così formulò una richiesta che nessun uomo aveva mai presentato: Deh, fammi vedere la Tua gloria! (V.18) Dio non considerò presuntuosa questa richiesta, ma rispose con grande bontà: Io farò passare davanti a te tutta la mia bontà. (v.19) Nessun mortale poteva sopravvivere di fronte alla completa manifestazione della gloria divina, ma a Mosè fu assicurato che avrebbe potuto contemplare lo splendore della divinità, finché le sue facoltà umane avrebbero potuto tollerare quella visione. Sulla cima della montagna, la stessa mano che aveva fatto il mondo, che trasporta le montagne senza che se ne avvedano. . . (Giobbe 9:5), prese quella creatura, quel potente uomo di fede, e lo posò in un anfratto roccioso: quindi fece passare davanti a lui la rivelazione di tutta la sua gloria e bontà. Questa esperienza, ma soprattutto la promessa del conforto della presenza divina, diede a Mosè la certezza di riuscire nella missione che lo attendeva, ed egli la considerò molto più preziosa di tutto ciò che aveva imparato in Egitto dai condottieri militari e dagli uomini di stato. Nessuna cultura, nessun potere terreno possono sostituire la costante presenza di Dio. — Patriarchs and Prophets, 327, 328