-
Opere d'arte che raccontano storie
In ambito artistico ci sono due diversi modi per studiare e interpretare le immagini e i simboli nelle opere d'arte: l'iconografia e l'iconologia.
L'iconografia studia e descrive le immagini e i simboli rappresentati. Identifica e cataloga ciò che è raffigurato: personaggi, oggetti, gesti, colori.
L'iconologia, invece, cerca di capire il significato storico e simbolico di un'opera d'arte; si chiede perché questi elementi o simboli sono presenti in quel contesto, quali erano le intenzioni dell'artista e i messaggi reconditi.
Invece nella retorica anziché "iconografia" si usa la parola "ècfrasi" per descrivere un'opera d'arte, al fine di coinvolgere emotivamente l'osservatore tramite la descrizione dei particolari.
Il sostantivo femminile ècfrasi: deriva dal greco èkphrasis, e questo dal verbo èkphrazo, parola composta da "ek-" (= fuori) + "phràzo" (= parlo, descrivo, indico).
In epoca romana se una scultura originale veniva distrutta o perduta, ma esisteva la sua descrizione, l'ekphrasis, permetteva all'artista di riprodurla.
In letteratura ci sono famose poesie che sono esempi di ecfrasi, una é: "Ode on a Grecian urn" (= "Ode su un'urna greca"), del poeta inglese John Keats, morto in giovane età a Roma il 23 febbraio 1821.
Questa poesia, in cinque strofe, fu pubblicata nel 1819.
L'autore esplora temi riguardanti la bellezza, la verità e l'immortalità, utilizzando le immagini dipinte su un' antica urna cineraria greca.

disegno realizzato nel 1819. Le immagini ispirarono a Keats la famosa ode. Secondo il poeta le raffigurazioni immortalano momenti, contrapposti alla fugacità della vita.
L'urna cineraria, nel contesto della poesia di Keats, non è soltanto un oggetto di uso pratico, ma diventa un simbolo di eternità e bellezza.
Le scene raffigurate su di essa, come il giovane innamorato che insegue la ragazza o la processione verso il sacrificio, vengono da lui interpretate come momenti eterni.
segue
Ultima modifica di doxa; 10-08-2025 alle 10:40
-
“Ode on a Grecian urn” (= "Ode su un'urna greca"), di John Keats; poesia in 5 strofe, pubblicata nel 1819.
Prima strofa
“Tu, ancora inviolata sposa della quiete,
Figlia adottiva del tempo lento e del silenzio,
Narratrice silvana, tu che una favola fiorita
Racconti, più dolce dei miei versi,
Quale intarsiata leggenda di foglie pervade
La tua forma, sono dei o mortali,
O entrambi, insieme, a Tempo o in Arcadia?
E che uomini sono? Che dei? E le fanciulle ritrose?
Qual è la folle ricerca? E la fuga tentata?
E i flauti, e i cembali? Quale estasi selvaggia?
Seconda strofa
Sì, le melodie ascoltate sono dolci; ma più dolci
Ancora sono quelle inascoltate. Su, flauti lievi,
Continuate, ma non per l'udito; preziosamente
Suonate per lo spirito arie senza suono.
E tu, giovane, bello, non potrai mai finire
Il tuo canto sotto quegli alberi che mai saranno spogli;
E tu, amante audace, non potrai mai baciare
Lei che ti è così vicino; ma non lamentarti
Se la gioia ti sfugge: lei non potrà mai fuggire,
E tu l'amerai per sempre, per sempre così bella.
Terza strofa
Ah, rami felici! Non saranno mai sparse
Le vostre foglie, e mai diranno addio alla primavera;
E felice anche te, musico mai stanco,
Che sempre e sempre nuovi canti avrai;
Ma più felice te, amore più felice,
Per sempre caldo e ancora da godere,
Per sempre ansimante, giovane in eterno,
Superiori siete a ogni vivente passione umana
Che il cuore addolorato lascia e sazio,
La fronte in fiamme, secca la lingua.
Quarta strofa
E chi siete voi, che andate al sacrificio?
Verso quale verde altare, sacerdote misterioso,
Conduci la giovenca muggente, i fianchi
Morbidi coperti da ghirlande?
E quale paese sul mare, o sul fiume,
O inerpicato tra la pace dei monti
Hai mai lasciato questa gente in questo sacro mattino?
Silenziose, o paese, le tue strade saranno per sempre,
E mai nessuno tornerà a dire
Perché sei stato abbandonato.
Quinta strofa
Oh, forma attica! Posa leggiadra! Con un ricamo
D'uomini e fanciulle nel marmo,
Coi rami della foresta e le erbe calpestate.
Tu, forma silenziosa, come l'eternità
Tormenti e spezzi la nostra ragione. Fredda pastorale!
Quando l'età avrà devastato questa generazione,
Ancora tu ci sarai, eterna, tra nuovi dolori
Non più nostri, amica all'uomo, cui dirai
"Bellezza è verità, verità bellezza", questo solo
Sulla terra sapete, ed è quanto basta”.
(le parafrasi della poesia potete leggerle tramite Internet).
-
-
Permessi di Scrittura
- Tu non puoi inviare nuove discussioni
- Tu non puoi inviare risposte
- Tu non puoi inviare allegati
- Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
-
Regole del Forum