Buongiorno Bauxite, mi piace la riflessione di Ovidio: la speranza che la sua parte migliore, quella di poeta e scrittore, vivrà in eterno, anche se è nell’aldilà (Metamorfosi, Libro XV, vv. 871 – 879).
Aveva molta autostima e credeva nella Fama !Quando vorrà, venga pure quel giorno, che solo sul corpo
ha potere, e ponga fine al corso della mia vita incerta:
con la parte migliore di me stesso volerò in eterno
ben oltre gli astri e il nome mio indelebile rimarrà.
E ovunque su terre assoggettate si estende il potere di Roma,
la gente mi leggerà e, se qualche verità è nel presentimento
dei poeti, di secolo in secolo per la mia fama vivrò.
Il detto: “Fama crescit eundo” (= la fama cresce con il passare del tempo) e si diffonde, deriva da: “Fama, malum qua non aliud velocius ullum;/ mobilitate viget, viresque adquirit eundo" (= La Fama è un male, di cui null'altro è più veloce; e come più va, più cresce; e maggior forza acquista) dall’Eneide di Virgilio (Libro IV, vv. 174 – 175).
Francesco Petrarca nel poema allegorico “I Trionfi”, ne dedica uno al “Trionfo della fama” (Triumphus Fame), la quale conduce con sé un corteo di personaggi celebri per le azioni compiute o per le cosiddette “opere d’ingegno”, ai quali è assicurato il loro ricordo oltre la morte.
Anche Giovanni Boccaccio nel capitolo XII della ”Amorosa visione”, scritta tra il 1342 e il 1343, tratta della “gloria mondana” nel Canto XII.
Queste sono le prime due terzine:
“Non sanza molta ammirazion mirando
m'andava riguardando quella gente,
fra me di lor pensier nuovi recando.
Parevami, nel creder, veramente
che loro eccelsa fama gloriosi
far li dovesse sempiternamente”.
[…]
Concludo con un altro poeta e scrittore medievale, l’inglese Geoffrey Chaucer, noto per “I racconti di Canterbury”, tra il 1373 e il 1374 scrisse il poema “House of Fame”, basato su una visione onirica. Dopo essersi addormentato si ritrova in un tempio di vetro, adornato con immagini di personaggi famosi e con la storia delle loro gesta. Con un’aquila come guida, medita sulla natura della fama e sull’affidabilità della fama.
Adesso faccio contenta Vega.
Ad Arezzo, sul centro del soffitto della “Camera della Fama e delle Arti” il pittore Giorgio Vasari nel 1542 dipinse “Allegoria della Fama”: seduta sul mondo mentre suona una lunga tromba. Intorno le figure che illustrano quattro grandi arti: la poesia, l'architettura, la scultura e la pittura.
“Dulcis in fundo” (= il dolce viene in fondo), un grazie a Nahui, la bambina che non capiva “perché lei non si volesse fare abbracciare da quel bellissimo ragazzo”.
Adesso le diresti: "quanta fuffa ! Ma dai abbraccialo".![]()