Ne "Il governo della famiglia", vol. 1:

33:26. E, vedi, essi fecero così come avevano saggiamente stabilito secondo la
decisione presa, che era a Me gradita. Essi presero le loro mogli, asini e cam-
melli ben carichi di frutta, e si affrettarono a sparire nella stessa direzione dove
avevano visto le acque. Giunti là si riposarono sulle rive del grande oceano.
27. Ma uno di loro, cioè quello che aveva fino allora presieduto alle discus-
sioni, si levò e parlò nuovamente così: «Ecco che noi siamo arrivati! Ma dove
vogliamo volgerci adesso? Noi non ne sappiamo nulla! Preghiamo dunque il
grande Re che Egli voglia assumerci ai Suoi servizi e che ci indichi il nostro
vero luogo di destinazione, dato che noi dobbiamo probabilmente soltanto alla
Sua occulta Influenza il fatto di essere sfuggiti agli artigli di Lamech, e poi
anche quello di essere giunti liberi fino a qui.
28. E perciò, interpretando i sentimenti e lo spirito di tutti noi che non abbia-
mo ancora un nome, invoco, con la massima reverenza, Te, o grande e invisibi-
le Re di ogni potenza e forza e Ti dico: "Accetta in primo luogo i
ringraziamenti di tutti quanti noi, per averci salvati dai denti delle iene e dalle
grinfie di Lamech. Ed ora io Ti prego affinché Ti piaccia condurre noi pure
secondo il Tuo Volere, e perché ci porti in qualche luogo sicuro dove noi pos-
siamo poi servirTi indisturbati. Infatti, noi sappiamo che sei un Signore quanto
mai potente, e conosciamo altresì l’assoluta nullità di Lamech, del quale abbia-
mo dovuto involontariamente essere i sostegni. Ormai abbiamo visto la grande
Potenza della Tua Gloria e l’abbiamo percepita fino al nostro intimo. E, d’altro
canto, abbiamo udito anche il vocìo selvaggio, assurdo e vacuo di Lamech,
divenuto ormai del tutto impotente.
29. Esaudisci perciò la preghiera che unanimi Ti rivolgiamo e facci cono-
scere la Tua Volontà; altrimenti annientaci, poiché è meglio venire annientati
da Te che non servire Lamech!"»
30. E, vedi, quando questi sette con le loro sette donne ebbero terminata la
loro preghiera in tal modo breve, sì, ma anche molto sincera, un leggero vento
di burrasca cominciò a spirare dalle montagne, e, spinta dalla piccola bufera,
apparve, correndo velocemente e saltando, una iena molto grande, dal muso
feroce e ardente di furore, la quale si arrestò dinanzi alla piccola compagnia,
osservandola con molta attenzione da tutte le parti, quasi avesse voluto sce-
gliersi il boccone migliore dal gruppo, oppresso da angoscia mortale. E, vedi,
quando tutti volevano darsi alla fuga e precipitarsi nell’acqua, colui che funge-
va da oratore si rincuorò ed esclamò ad altissima voce: «Uditemi! Restiamo
dove siamo ora, circondati da ogni parte dalla Potenza invincibile del grande
Re e, siatene certi, se anche Egli ci annientasse, pure in tale annientamento noi
saremo da Lui ben conservati. E non temete tanto questa iena, che ben può
dirsi piccola, dato che noi siamo così felicemente sfuggiti dagli artigli micidiali
di una iena molto più grande, e ciò è tanto più valido dal momento che ci tro-
viamo in pianura, dove le iene non hanno più potere di assalire gli uomini e di
sbranarli. Perché, se consideriamo che il grande e potentissimo Re oltre le stel-
le ci ha salvati, là sui monti, dai denti di tante migliaia di bestie tra le più fero-
ci, quando eravamo contro di Lui, perché mai, se ora noi vogliamo essere dalla
Sua parte, Egli vorrebbe annientarci?
31. Credetemi, Egli certamente ci conserverà tutti! Osservate bene quello
che farò: mi avvicinerò con piena fiducia alla iena e metterò la mia testa tra le
sue fauci! E se la iena mi farà qualcosa di male, allora fuggite nell’acqua o
dove altro volete; ma se mi vedrete ritrarre intatta la testa fuori dalle fauci, allo-
ra prostratevi e ringraziate il grande Re, poiché in tal caso Egli ci sarà giunto
già molto vicino!»
32. E, vedi, come egli aveva detto, così anche fece senza alcun indugio. Se
ne andò cioè completamente fiducioso dalla belva, che schiumava dalla rabbia e
dal furore e che, al suo avvicinarsi, spalancò del tutto le sue fauci, dandogli
così modo di introdurvi tutta intera la testa.
33. E, vedi, come egli aveva messo la testa entro le fauci della fiera, altret-
tanto intatta la trasse fuori, senza che gli fosse stato torto nemmeno un capello!
Allora l’intera compagnia fu invasa da immenso stupore e tutti caddero imme-
diatamente a terra, e Mi ringraziarono, certo senza quasi conoscerMi, ma lo
fecero da tutta la consapevole profondità dei loro cuori.
34. E quando si trovarono pressoché sfiniti nella loro effusione di grazie e di
lode, accadde, con grandissima meraviglia di tutti, che la iena cominciò ad
indirizzare loro parole molto ben comprensibili, e disse:
35. «Oh voi, tardi discendenti di Caino e di Hanoch, alzatevi e guardatemi!
Osservate la mia figura spirante rabbia e furore! Io non sono che un animale
feroce destinato a custodire fedelmente le montagne, nonché i grandi figli di
Dio che vi dimorano, di quel Dio che voi nella vostra cecità chiamate il grande
Re. Però, ditemi voi se io, da animale quale sono, ho mai infranto la Volontà di
Dio! La mia vita è terra e polvere; il mio tempo non consta che di pochi anni,
giorni e battiti di cuore; io non ho niente da attendermi: quello che la mia sete
di sangue mi dà è tutto ciò che posso trarre dalla mia esistenza, concessami dal
Creatore; e chi di voi mi avesse mai visto oltrepassare i limiti, che mi sono pre-
scritti, senza la Volontà di Dio, quegli afferri una pietra e mi uccida!
36. Tuttavia voi rimanete perplessi, non perché vi manchi il coraggio di farlo,
ma perché la mia obbedienza alla Volontà di Dio v’induce a meravigliarvi! Ed
ecco come una bestia feroce, secondo la Volontà di Dio, vi debba ammaestrare
sulla vostra assoluta dimenticanza di Dio ed anche sulla vostra destinazione;
voi, destinati ad una vita eterna! Vedete, nessuna bestia feroce, neppure sotto il
morso della fame, è così selvaggia da assalire il proprio simile, in modo da dila-
niarlo per saziarsi della sua carne! Solo voi uomini, chiamati a vivere in eterno,
uscite a orde per uccidere i vostri fratelli, non già spinti dal bisogno, bensì inci-
tati unicamente da una infernale brama di dominio, e per macchiare del loro
sangue la terra e per seppellire in questa stessa terra la loro carne!

37. O voi uomini, vergognatevi, voi che dovreste essere i signori del mondo!
Dov’è la vostra magnificenza? Voi siete in quattordici ed io sono sola; ed
un’angoscia mortale vi ha assaliti quando avete visto me, un misero animale,
originariamente destinato ad essere soltanto al vostro servizio, secondo la
Volontà del grande Dio!
38. Venite con me nei boschi e persuadetevi se magari un qualche animale,
per suo volere, signoreggia sugli altri; anzi, se accade che un animale diventa
litigioso ed invidioso, esso viene immediatamente espulso dalla compagnia,
non essendo più conforme alla Volontà di Dio, che domina nel nostro interno. E
voi non vedrete mai che un animale costringa l’altro ad andare per lui in cerca
di preda, per farsi nutrire come un poltrone, tranne il caso in cui uno sia diven-
tato debole, giacché solo allora un altro animale viene a lui e gli trascina una
qualche preda fin davanti alle fauci, nella sua tana. E nessuno mette il dente
aguzzo e poderoso sulla carne e sulle viscere della preda prima che questa sia
diventata fredda, putrida e frolla; questo ce lo insegna la Volontà divina nel
nostro interno. E, infine, state pur certi che assolutamente nessun animale leva
la sua testa in alto senza la Volontà di Dio!
39. Noi non conosciamo tra di noi alcun limite di proprietà, all’infuori di
quello della nostra natura e del nostro essere corporeo; voi uomini, invece, del
tutto dimentichi di Dio, vi spartite la Terra
; ed allora un re, un principe od un
loro favorito dice: «Questo io ti do in cambio di un piccolo tributo e questo
andrà al favorito ed ai suoi migliori servitori, per via dei loro pugni ben indiriz-
zati e solidi! Tutto il resto del popolo voi potete adoperarlo come bestie da
soma, alle quali basta che diate quel tanto che strettamente occorre per mante-
nersi miseramente in vita, affinché, vivendo, abbiano poi a sbrigare il molto e
noioso lavoro a pro degli oziosi. E caso mai si rifiutassero, ci sono pronti per
loro dapprima dei gravi maltrattamenti, e quindi la morte!».
E se poi un simile
schiavo osasse immaginarsi di essere, od intendesse essere, egli pure un fratello
del re, o di un principe, o di un grande qualsiasi, creato tale dal re, a parità di
diritti, non verrebbe egli immediatamente assassinato? O, dite, dove mai su
tutta la Terra esiste qualcosa di più feroce di quello che siete voi uomini?
Non
siamo forse io, oppure un serpente, un leone, una tigre, un lupo vorace e un
orso furente degli angeli santi e puri al paragone di voi, uomini? Oh, se ci fosse
stato donato l’amore, come è stato donato a voi, come ameremmo Dio! Ma,
nonostante ciò, anche senza amore, noi, mediante la nostra precisa obbedienza,
Lo amiamo infinitamente più di voi, dato che voi stessi non soltanto vi siete
resi dimentichi del Suo Amore, fuori dal Quale foste da Lui creati, ma perfino
di Lui Stesso, che vi ha creati!
40. Interrogate le pietre, domandate all’erba, interpellate l’aria, chiedete
all’acqua, sì, domandate a tutto ciò che può cadervi sotto i sensi, a tutto, eccet-
to che all’uomo, e tutto vi annuncerà il grande Dio e vi narrerà le infinite mera-
viglie del Suo Amore. Proprio voi, liberi uomini, chiamati addirittura alle
supreme eterne beatitudini, proprio voi avete potuto dimenticare il vostro Crea-
tore, il vostro Benefattore infinito! Nessuna meraviglia, dunque, che non abbia-
te un nome. E che nome mai vi si potrebbe dare? I demoni conoscono Dio e Lo
fuggono; i satanassi conoscono essi pure Dio e Lo odiano, perché Egli è Dio e
Signore della loro esistenza; ma chi siete voi che, grazie al Suo Amore infinito,
da demoni e satanassi siete diventati uomini liberi, e che, nonostante tutto ciò,
vi siete dimenticati totalmente di Lui? E chi siete voi che nella vostra debolez-
za da moscerini considerate voi stessi come altrettante deità, e ciò avviene sol-
tanto per il fatto che andate l’un l’altro combattendovi a colpi di pietra e di
clava, e perché sapete edificare dei cumuli cavi di pietra, che voi chiamate poi
città? Vedete, così come siete, voi non siete proprio niente! Un filo d’erba vale
di più, ed una zampa di iena è una cosa santa di fronte a tutta un'innumerevole
razza di uomini simili a quelli che voi avete lasciato ad Hanoch, e come finora
siete stati voi stessi!»
41. E in breve, per concludere, dirò che così vuole il grande Dio: «Prima
che possa esservi data un’altra destinazione, è necessario che per settanta gior-
ni voi veniate a scuola da noi, iene, per imparare presso di noi anzitutto la
solidarietà umana e l’amore del prossimo, e poi, sempre con questo mezzo,
anche per imparare a conoscere nuovamente Dio. E quando avrete nuovamen-
te riconosciuto la vostra somiglianza con noi, belve selvagge e feroci, e dalla
nostra obbedienza muta e cieca avrete di nuovo riconosciuto Dio, soltanto
allora il Signore di tutte le creature vi farà indicare, per nostro tramite, una
residenza di pace.
42. Ed ora seguitemi, secondo la Volontà di Dio, e fatelo volonterosamente e
senza altro timore all’infuori di quello di Dio! Al volonteroso non accadrà nulla
di male; in quanto poi allo svogliato ed al disobbediente, costoro non meritano
neppure di venire dilaniati dai denti delle iene, bensì essi attendano pure il
medesimo destino di Lamech, dei satanassi e del principe di costoro!».
43. E, vedi, avvenne così che tutte le quattordici persone seguirono una furio-
sa iena in una tana tenebrosa della montagna, e là, per Mia concessione, essi
impararono dalla natura degli animali gli stessi diritti dell’umanità, l’amore del
prossimo e l’obbedienza. Inoltre, impararono di nuovo a conoscerMi ed a confi-
dare interamente in Me; con questo poi si rese loro anche evidente il grande
divario che esiste fra la vera umanità e gli animali; e nello stesso tempo impara-
rono pure a conoscere quanto profondamente al di sotto di questi si erano spiri-
tualmente trovati nel condurre la vita di prima
, e tutto ciò avvenne per Mia
particolare Grazia, la quale permise loro di scorgere la Mia Volontà negli anima-
li selvaggi, facendola percepire loro nella sua massima interezza.
44. (Nota Bene: Più che a quel tempo, la vostra frequenza ad una simile scuo-
la sarebbe necessaria adesso! Perché a quei tempi gli uomini, quali figli del
mondo, erano malvagi a causa delle tenebre, mentre ora sono malvagi pur
godendo pienamente della Luce.
E il Principe delle tenebre confessa apertamen-
te che egli è diventato quasi un buono a nulla nell’arte della perfidia, al parago-
ne della raffinatezza dei figli del mondo. E succede a lui quello che già accade a
più di qualche debole genitore, il quale viene oggi superato dai propri figli in
perspicacia, avvedutezza e cognizioni d’ogni specie).