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In Europa ci furono 60 mila condanne a morte, vittime dell’ottusa violenza inquisitoriale o della fanatica superstizione della plebe incolta.
Furono fatte bruciare sui roghi dagli inquisitori.
“Fu femminicidio” dicono tre scrittrici olandesi (Susan Smit, Bregje Hofstede e Manja Bedner) che hanno creato una fondazione, la “ National Witches Monument”, per dedicare un monumento a tutte le vittime europee della caccia alle streghe. Una ingiustificabile strage delle innocenti.
Sulla stregoneria ci sono molti libri. Per esempio quelli scritti da Marina Montesano, che insegna storia medievale nell’Università di Messina ed è esperta di storia culturale (folclore, magia, stregoneria). Tra i suoi libri:
“Supra acqua et supra ad vento. Superstizioni, maleficia e incantamenta nei predicatori francescani osservanti" (Italia, sec. XV), Istituto Storico Italiano per il Medio Evo
"Dall'orgia ereticale al sabba delle streghe. La sessualità come strumento persecutorio", in La sessualità nel basso Medioevo, Spoleto, CISAM, 2021, pp. 325-342.
(con M. Caffiero) "Superstizione, magia, demonologia, stregoneria. Mediatori culturali e circolazione delle credenze tra tardo Medioevo e prima età moderna"«Rivista di Storia del Cristianesimo», 1/2021.
“Maleficia. Storie di streghe dall'Antichità al Rinascimento”, edit. Carocci, 2023.
Nel 2024 ha pubblicato il saggio: “Andare per i luoghi della stregoneria” (edit. Il Mulino) E’ un viaggio in alcune località italiane in 14 tappe, connesse con la stregoneria, dove s’intrecciano storia, leggenda, magia, mistero e testimonianze.
Convivi sabbatici, filtri incantati, triangoli magici: ingredienti fantastici di una storia crudele.
La figura della strega, considerata non soltanto malefica, ma anche guaritrice e medium.
L’autrice racconta il Piemonte delle masche, le larve ritornanti, il Friuli dei benandanti che difendevano i raccolti con la magia, la Sardegna delle domus de Janas dove dimorano le fate e gli spiriti dei defunti. E poi Palermo dove c’è una piazzetta dedicata a sette fate, che incantavano con balli, canti e convivi.
Un capitolo del suo libro è dedicato a Benevento, alla leggenda del famoso noce e il sabba delle streghe.
“Sabba”, secondo la credulità popolare diffusa in Europa fin dal Medioevo, era una riunione di streghe di varia provenienza con la presenza del diavolo.
I sabba intorno al noce di Benevento consistevano in banchetti gastronomici, danze, orge diaboliche con spiriti e demoni nelle sembianze di gatti o caproni.
Dopo le riunioni le streghe provocavano l'orrore. Si credeva che fossero capaci di causare aborti, di generare deformità nei neonati facendo loro patire atroci sofferenze, sfiorando come una folata di vento i dormienti e che fossero la causa del senso di oppressione sul petto che a volte si avverte stando sdraiati. Si temevano anche alcuni dispetti più "innocenti", per esempio che facessero ritrovare di mattina i cavalli nelle stalle con la criniera intrecciata o sudati per essere stati cavalcati tutta la notte. In alcuni piccoli paesini campani, tra gli anziani circolano ancora voci secondo cui le streghe di Benevento di notte rapiscano i neonati dalle culle per passarseli tra loro, gettandoli sul fuoco, e terminato il gioco, li riportino lì dove li avevano presi.
Le incorporee janare entravano nelle case passando sotto la porta. Il loro nome forse deriva da “ianua” (= porta), perciò c’era l’usanza di lasciare una scopa o del sale sull'uscio: la strega avrebbe dovuto contare tutti i fili della scopa o i grani di sale prima di entrare, ma nel frattempo sarebbe giunto il giorno e sarebbe stata costretta ad andarsene. I due oggetti hanno un valore simbolico: la scopa è un simbolo fallico contrapposto alla sterilità portata dalla strega, il sale si riconnette con una falsa etimologia alla dea Salus.
Sabba: questo nome è un'alterazione del termine ebraico Shabbat: è il giorno di riposo ebraico, che inizia al tramonto del venerdì e termina al tramonto del sabato. L’antisemitismo medievale considerava i riti del sabato ebraico un insieme di atti perversi.
Nei trattati sulle streghe dei secoli XV, XVI e XVII, oppure nei coevi documenti ecclesiastici e gli scritti di giuristi e teologi, sabba era il nome con il quale veniva chiamata la riunione di donne che, avendo un patto con il demonio per averne particolari favori e poteri, di notte volavano in luoghi determinati (come il noce di Benevento) per compiere riti orgiastici e unirsi in carnali congiungimenti con i demonî.
Quell’albero, al centro di tante credenze popolari, era diventato un simbolo della stregoneria italiana, alimentando storie di rituali e diaboliche riunioni.
“Unguento unguento
portami al noce di Benevento
sopra l'acqua e sopra il vento
e sopra ogni altro maltempo”.
(Formula magica che molte donne accusate di stregoneria riferirono durante i processi)
La magia era considerata ragionevole, l’incantesimo possibile, il sortilegio praticabile. In gioco c’erano anche ragioni di bottega, che vedevano guaritrici analfabete e autodidatte sottrarre pazienti a medici istruiti e benestanti.
Inoltre, c’era l’interesse della Chiesa di eradicare le tradizioni popolari di matrice pagana.
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