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Discussione: Le apparenze sociali

  1. #31
    Opinionista L'avatar di Ninag
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    Citazione Originariamente Scritto da PACE Visualizza Messaggio
    Avevate uno che era così: cortese e rispettoso; ma lo avete cacciato via, Doxa.
    Sul forum dove scrive adesso - dopo pochi giorni - già gli sono state riconosciute queste peculiarità; da credenti e non credenti
    Non credo che qualcuno abbia mandato via qualunque utente, è vero che talvolta certe discussioni erano piuttosto accese.

  2. #32
    Opinionista L'avatar di Ninag
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    Ninag ha scritto


    Parole sante Ninag.

    La cultura delle apparenze è il lascito della tradizione moralistica. In essa si distinguono due filoni principali:

    quello di tendenza cognitiva, descrittiva e demistificatrice (autori esemplari: Montaigne, La Rochefoucauld, La Bruyère) che si prefigge di osservare e descrivere le usanze, affidando le proprie osservazioni a proverbi, saggi, caratterizzazioni. Le apparenze sociali sono il loro ambito di studio.

    Il secondo filone, invece, è più prescrittivo, comprende “trattati” come il “Cortigiano” di Baldassarre Castiglione, il pedagogico “De civilitate morum puerilium” dell’olandese Erasmo da Rotterdam, pubblicato nel 1530, il “Galateo” di mons. Giovanni Della Casa, la “Civil conversazione” dello scrittore e diplomatico Stefano Guazzo.

    Altri trattati, i cosiddetti “traités de civilité” pubblicati in Francia, come “Honnète Homme” di Faret e le “Conversations” del cavalier de Méré, si prefiggono di enunciare le regole dell’apparire in società.

    Di solito l’apparenza sociale è abbinata all’etica della cortesia, un tempo riservata all’uso delle corti nobiliari.

    Dante, ironizzando su quella del suo tempo, scrisse: “Cortesia e onestade è tutt’uno: e però che nelle corti anticamente le vertudi e li belli costumi s’usavano, sì come oggi s’usa lo contrario, si tolse questo vocabulo dalle corti, e fu tanto a dire cortesia quanto uso di corte” (Convivio, II, X, 8).

    La cortesia è la capacità di interagire con rispetto, educazione e gentilezza verso gli altri.



    Secondo lo scrittore, aforista e moralista francese Jean de La Bruyère (1645 – 1696) la cortesia non ispira sempre la bontà, l’equità, la compiacenza, la gratitudine, ma produce l’apparenza.

    La cortesia è una morale sostitutiva. Il suo obiettivo è l’eliminazione della conflittualità sociale, rispettando la finzione, impedendo alle persone di offendersi reciprocamente. Essa impone di rispettare il modo in cui gli altri cercano di apparire e chiedono, o si aspettano, di essere percepiti. Ha una valenza estetica e morale.

    Le norme estetico-sociali si propongono di moderare la reattività soggettiva e regolano questo ambito con le norme di comportamento e di linguaggio.

    Il fine della cortesia è di evitare di infliggere agli altri quelle umiliazioni dell’amor proprio che denominiamo gaffes, in modo che i contatti tra le persone avvengano in modo tranquillo.
    Il discorso è abbastanza complesso, e su questo sono stati fiumi d'inchiostro, ogni società ha costruito un proprio modello comportamentale, a propria immagine e somiglianza, naturalmente questi si modificano in base agli accadimenti e alle situazioni.
    Perdiamo per esempio una norma di legge" semplifico", ( non uccidere), che a seconda delle circostanze cambia" durante le guerre i soldati devono uccidere", in tempo di pace questo è vietato. Per questo credo che ognuno debba essere consapevole dei propri limiti. Andare per strada e lanciare addosso alle persone dei secchi d'acqua potrebbe essere considerata una cosa spiritosa, ma non particolarmente gradita da chi riceve l'acqua. Partendo dall'idea che ci dovrebbe essere una base comune per un ragionamento, forse un po' fuori moda, la base dovrebbe essere il rispetto per se stessi e gli altri.

  3. #33
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    Ciao Pax, concordo con l'opinione di Lady Hawke e di Ninag.

    Con fratel Cono avevo un “feeling”: mi permetteva di ideare sceneggiate considerando lui l’attore principale delle mie elucubrazioni, di accusarlo di misfatti e considerarlo un peccatore, ed ora senza di lui ho la sensazione di essere anchilosato, la mia ispirazione quotidiana la debbo reprimere.

    Sbaglio se penso che lo hai influenzato nel suo decidere di abbandonarci ?

    Un forum è spazio di confronto, di apprendimento, di scambio di opinioni e anche di crescita culturale per i frequentatori. È pure un esercizio di democrazia, perché si apprende ad accettare le opinioni degli altri. Il mio confratello di Empoli non sempre aveva questa apertura mentale.

    Il forum è simile all'incontro "in presenza"; i forumisti non sono una massa anonima, dopo alcuni loro post diventano riconoscibili ed acquisiscono una loro soggettività, come il permaloso Cono.

    Tu e lui oltre che riconoscibili emanate anche l'odore di santità, che ci giunge online.

    Spero che le mie battute ti facciano ridere e ripensare allo sbaglio da voi commesso nel lasciarci. Ma la porta del forum è sempre aperta.

    Ultima modifica di doxa; 29-01-2026 alle 18:00

  4. #34
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    Il sostantivo “estetismo” e l’aggettivo “estetizzante”.

    L’estetismo pone il culto del bello e i valori estetici come il fine della vita.

    Estetizzante è colui che ha comportamenti e stile di vita ispirati dall’estetismo.

    La dimensione sociale dell’estetica si manifesta nell’interazione sociale. E la percezione del bello è determinante per l’educazione estetica dell’individuo.

    Secondo lo psicologo statunitense Gordon Allport (1897 – 1967) i tratti della personalità sono influenzati dalle esperienze dell’infanzia, dall’ambiente sociale in cui si vive e dall’interazione con gli altri.

    Un fenomeno comunicativo-estetico è il lusso: la sua essenza è l’apparenza, la sua immagine pubblica.

    A “consumare” il lusso non è chi lo mostra e lo possiede, ma lo spettatore che lo contempla e che si convince del suo prestigio.

    Il lusso serve per mostrarlo, per essere visto, ammirato, raccontato. E’ ambìto dagli individui che cercano visibilità e riconoscimento sociale, per esempio i cosiddetti “arrampicatori sociali”, gli arricchiti.

    Secondo la citata Barbara Carnevali la filosofia del prestigio è basata sulla convinzione che le apparenze sociali sono il medium dei rapporti sociali.

    Il prestigio può essere considerato come relazione oggettiva di superiorità interpersonale, codificata dalle usanze in una società, oppure essere il risultato della valutazione delle qualità di una persona da parte di un'altra, valutazione che è effettuata sulla base del sistema di valori accettato e non codificato.

    Nelle società tradizionali le gerarchie sociali e le corrispondenti differenze di prestigio erano rigide e nettamente definite, la stratificazione sociale costituiva la principale dimensione organizzativa della vita sociale.

    Nella società contemporanea a seguito dello sviluppo dell'economia di mercato e del principio di eguaglianza tra i cittadini, il prestigio ha subìto una profonda trasformazione. Anche chi proviene dai ranghi inferiori della società può ascendere (contando esclusivamente sulle sue capacità) ai vertici della ricchezza e del potere, quindi del prestigio.

    Il concetto di prestigio inteso come status sociale ha avuto connotazioni differenti nelle diverse culture ed epoche storiche.

    Nelle società medievali europee il 'prestigio' si riferiva ai privilegi, che venivano trasmessi da una generazione all'altra trasformandosi gradualmente in uno status di nascita.

    Nella società capitalistica del XIX secolo la nozione di prestigio era connessa principalmente alla classe sociale di appartenenza e al suo potere generalizzato.

    Nella società contemporanea (tardo-capitalistica o postindustriale), il concetto di prestigio si riferisce al gruppo professionale e alla valutazione della sua 'rilevanza funzionale', o utilità, per il sistema socioeconomico.


  5. #35
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    L’attore e drammaturgo francese Molière (pseudonimo di Jean Baptiste Poquelin (1622 – 1673), il 14 ottobre 1670 rappresentò per la prima volta la sua commedia “Il borghese gentiluomo” nel teatro di corte di Luigi XIV nel castello di Chambord, nella Valle della Loira. Parteciparono la compagnia teatrale di Molière e gli artisti di due accademie reali: “Académie Royale de Musique” e “Académie Royale de Danse”.

    Interprete principale: monsieur Jourdain, figlio arricchito di un mercante di stoffe che vuole atteggiarsi a "gran signore", un ricco borghese che desidera diventare nobile. Non vuole soltanto imitare l’aristocrazia: vuole essere parte dell’aristocrazia. E Molière, con la sua ironia mostra quanto questo desiderio sia ridicolo.

    Jourdain paga maestri di musica, danza, filosofia e scherma per imparare ciò che crede “nobile”. Indossa costosi abiti. Si fa sfruttare economicamente da Dorante, conte con poco denaro e privo di scrupoli, che lo ripaga in complimenti, e si fa truffare da chiunque gli prometta un’aura aristocratica; ignora la saggezza della moglie e della domestica, che vedono la realtà meglio di lui; si innamora di una marchesa che lo usa come se fosse un “bancomat”.

    Per di più Jourdain è deciso a far sposare la figlia Lucilla soltanto da un nobile. Ma la giovane è amata da Cleante che, pur di riuscire a conquistarla, si farà passare per il figlio del Gran Turco e inscenerà una pittoresca cerimonia pseudo-orientale per conferire al signor Jourdain la gran dignità di “Mammalucco”.

    È un trionfo di teatralità barocca, ma anche una denuncia del potere dell’autoinganno: se vuoi credere a una menzogna, troverai sempre qualcuno disposto a vendertela.

    Con questa commedia Molière colpisce due bersagli contemporaneamente:

    la borghesia arricchita, che crede che il denaro possa comprare la cultura, il gusto, la grazia, e
    l’aristocrazia decadente, che vive di rendita e vende titoli nobiliari, favori e illusioni.

    Il risultato è un mondo dove tutti recitano una parte, e nessuno è davvero ciò che dice di essere.

    Ultima modifica di doxa; 31-01-2026 alle 19:40

  6. #36
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    lusso e prestigio sociale: il lusso viene collocato tra l’utile e il superfluo, tra etica ed estetica, va oltre il valore economico e il possesso dell’oggetto.

    Il lusso è oggetto di innumerevoli elaborazioni teoriche in ambiti come la sociologia, l’economia, il marketing, le riflessioni filosofiche sono sporadiche e spesso confinate ai margini di considerazioni morali o di economia politica.

    Il lusso è un indicatore di status sociale, è collegato alla ricchezza, comunica distinzione, esclusività ma anche appartenenza alla classe economicamente agiata. Si manifesta come emozione, esperienza estetica. Eccede il necessario e produce soddisfacimento.

    Il lusso non è necessariamente comfort o confort. Entrambe le forme sono corrette. Comfort deriva dall’inglese ed è la forma più diffusa, mentre confort ci perviene dal francese.

    Fra i beni di lusso ci sono oggetti di elevata qualità e design esclusivi, come nell’ambito della moda, sono catalizzatori di ammirazione.

    Il loro possesso, l'ostentazione serve ai ricchi per esprimere sé stessi, lo status sociale.

    L'acquisto di un bene di lusso non è solo una questione di gusto o capacità economica. La rarità e l'esclusività di un prodotto diventano essenziali, poiché il valore simbolico del lusso cresce in proporzione alla sua inaccessibilità.

    Nel settore della moda, i beni assumono un significato che va oltre la loro funzionalità, sono simboli.

    La moda non si limita ad essere una scelta estetica, è un fenomeno sociale che definisce e viene definito dalle dinamiche di gruppo, trasformando i capi d'abbigliamento in messaggi.

    La stratificazione sociale è basata anche sull'ostentazione dell’agiatezza economica, chi ce l'ha.

    Dopo il soddisfacimento dei bisogni primari (necessari alla nostra sopravvivenza) il desiderio si sposta verso beni di “prestigio” di qualità, non solo estetica.


  7. #37
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    Un altro romanzo che evoca l’apparenza sociale è “Madame Bovary”, vicenda raccontata dallo scrittore francese Gustave Flaubert (1821 – 1880).

    La trama si svolge in Francia tra il 1827 e il 1846. E’ ambientata in Normandia, a Rouen, e in alcuni paesi non lontani da questa città in cui l’autore era nato e vissuto durante l’infanzia.

    Emma Rouault è la protagonista del romanzo.

    Charles Bovary, medico condotto, sposato in prime nozze con Héloïse Dubuc. Questa si ammala e muore.

    Charles si risposa con Emma Rouault, più giovane di lui per età. E la donna, dopo il matrimonio, viene chiamata “Madame Bovary”.

    Per lei la vita matrimoniale si rivela diversa da come l’aveva immaginata leggendo romanzi d’amore. Desiderava vivere in città e nel lusso anziché in provincia e con un noioso marito.

    Prova ad esistere come se fosse una nobile, nella speranza di acquisire la qualità che sente mancare alla sua mediocre esistenza. La sua attenta osservazione e il suo gusto le permettono di non cadere nel volgare.

    Il suo sentirsi fuori posto, il suo senso di superiorità rispetto all’ambiente in cui l’ha gettata il destino sembrano trovare conferme esterne nella diffidenza dei suoi pari, che non la considerano una di loro.

    Poi l'evento inatteso. Lei e il marito vengono invitati dal marchese di Andervilliers nel suo castello per partecipare ad una festa e breve vacanza. Per la prima e unica volta la piccola borghese in cerca di nobilitazione fa esperienza diretta del milieu superiore e del suo modo di vita: lussuosa vita mondana, balli, personaggi interessanti e attraenti.Pranzi e cene insieme agli ospiti del marchese, piccoli nobili di provincia, ma per lei sublimi come divinità che l’accolgono per breve tempo nel loro Olimpo. Osserva con attenzione i loro dettagli stilistici che ispireranno in seguito la sua l’inclinazione alla mimesi.

    La sua insofferenza quotidiana verso la vita di provincia aumenta. Prova a vivere alla maniera nobile, nella speranza di acquisire la misteriosa qualità che sente mancare alla sua mediocre esistenza. Cerca sollievo acquistando oggetti di lusso, abiti alla moda, ma nulla la soddisfa.

    Charles per far contenta la moglie chiede e ottiene il trasferimento nella piccola ma dinamica città di Yonville, dove è disponibile una condotta medica. Quando i due partono da Tostes, dove abitano, Emma è già incinta.

    Lei è convinta che la sua vita cambierà quando nascerà suo figlio, un maschio, e che questa nascita riuscirà a sanare il triste matrimonio. Invece partorisce una bambina, Berthe, che fa gioire il padre, ma non lei, e affida la neonata alle cure di una balia.

    Delusa nelle sue aspettative, viene gradevolmente coinvolta in relazioni adulterine e vive al di sopra delle sue possibilità economiche.

    Per trovare conforto alla sensazione di vuoto di cui soffre, Emma accetta il corteggiamento di un timido giovane studente di giurisprudenza, Léon Dupuis, come lei attratto dai piaceri della vita, dal lusso, dalla passione. Lui l’ama ma non riesce ad esprimerle il suo amore.

    La loro relazione s’interrompe quando Léon deve trasferirsi a Parigi per completare i suoi studi.



    Poco dopo Emma comincia un’altra relazione extramatrimoniale con Rodolphe Boulanger, un ricco proprietario terriero del luogo, affascinante e meno ingenuo dello studente. Egli desidera le belle donne e non ha scrupoli nel sedurle e poi abbandonarle.

    Irretita dai fantasiosi vagheggiamenti romantici di Rodolphe, lei escogita un piano per fuggire con lui, ma il latifondista non vuole abbandonare la sua proprietà e le scrive una lettera di addio.

    Emma si ammala e per qualche tempo cerca conforto nella religione.

    Alcuni anni dopo, a Rouen, Emma e Charles vanno al teatro dell’opera e la donna incontra di nuovo Léon. I due ricominciano la relazione clandestina. Lei si reca in città ogni settimana per incontrarlo, mentre il marito crede che lei ci vada per le lezioni di pianoforte, non sospetta che abbia una relazione extramatrimoniale. La fiducia nella moglie è tale che lui le concede il pieno controllo dei propri averi, ma Emma lo dilapida e si rivolge ai suoi ex amanti per avere un aiuto finanziario per pagare i debiti, però questi rifiutano.

    E’ costretta a rivolgersi ad un usuraio, monsieur Lheureux, un commerciante scaltro e manipolatore, che riesce a convincere Emma a comprare sempre più beni di valore a credito e a contrarre un mutuo presso di lui. La raggira e ne determina la rovina finanziaria.

    Disperata, va nella farmacia di monsieur Homais, ruba una dose di arsenico, lo ingerisce e lentamente muore.

    Charles è sconvolto. Trova le lettere che Rodolphe scriveva a Emma.

    Poco tempo dopo anche Charles, afflitto dal dolore, si suicida. La figlia della coppia rimane orfana.

    L’ambiziosa Emma rispecchia gli atteggiamenti della classe sociale borghese di quell’epoca, abbagliata dalle apparenze.
    Ultima modifica di doxa; Ieri alle 10:52

  8. #38
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    Un altro romanzo che evoca l’apparenza sociale è “Madame Bovary”, vicenda raccontata dallo scrittore francese Gustave Flaubert (1821 – 1880).
    Grande Letteratura, si dice che Flaubert impiegò cinque anni a scrivere il libro. La vicenda ci porta all'interno di quei mondi in modo impeccabile.

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