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Discussione: Sogno di una settimana di mezzo inverno

  1. #1

    Sogno di una settimana di mezzo inverno

    Dark arrivo' sulla spiaggia egiziana all’ora in cui il sole non accarezzava più: condannava. Tutta nero essenziale, occhi che archiviano, postura da “non fate i cretini”. Sabbia chiarissima, mare immobile come un segreto ben custodito, e il rinomato resort 12 stelle "Harem dei Sogni". Hall monumentale, colonne pseudo-tolemaiche, aria condizionata aggressiva. Viene accolta dall’équipe di animazione, fustacchioni palestrati, schierati come una delegazione diplomatica un po’ troppo fiera di sé, ma con un inquietante aria di "déjà-vu."

    Il capo-animatore si presenta per primo: Al-El, sorriso competitivo, fisico asciutto, parla solo di attività, tornei, record personali. Ogni frase sembra un cronometro. Sfarfalleggia sulle punte ed il movimento delle braccia che ne accompagna l'eloquio ha il vigore di un Phelps redivivo
    Accanto a lui Bum-Bal, enorme, cordiale, mani grandi come vassoi, che offre datteri e cannoli. Ride spesso, si scusa sempre, promette assistenza continua “senza disturbare”.
    Interviene poi Ak-Xet, sarcastico, torso marmoreo in postura da avvocato in ferie forzate. Spiega il programma con digressioni polemiche contro regolamenti, burocrazia e “l’animazione fatta male”. Inserisce proverbi locali che non sono locali. Interpreta sogni ed ascolta chi parla sconclusionatamente dormicchiando su un lettino. Prende una percentuale se i numeri escono.
    Segue King-Ankh, elegante, silenzioso. Non illustra attività: racconta il luogo. Una frase sul Nilo, una sul tempo, una sull’ombra giusta. Basta così. Fotografo ufficiale, ma riprende solo di profilo, per la continuità culturale
    Dok-Ra prende la parola come se fosse una lectio: parla di corpo, movimento, armonia, estetica del benessere. Nessuna enfasi. Proprio per questo è inquietante.
    Chiude Giu-Lah, l’animatore jolly: ironico, auto-sabotante, spiega che “qui ci si diverte anche quando il programma salta”. Strizza l’occhio al caos.
    Conclude la presentazione la direttrice, Vega-Set, impeccabile, sguardo lucido. Si scusa con tono professionale:
    “Purtroppo non sarà attivo il modulo Etico-Religioso Esperienziale. Il titolare spirituale (un monaco) è fuggito con il suo discepolo. Ha lasciato solo… molte chiacchiere.”
    Dark ascolta, annuisce, valuta.
    Poi dice solo: “Va bene. Farò con quel che passa il convento.”

    Si volta, attraversa l’atrio senza fretta, passo regale, schiena dritta: non turista, Nefertiti in ispezione, Cleopatra senza bisogno di traduttori. Le porte dell’harem si aprono al suo passaggio e si richiudono subito dopo, morbide, opache, studiate per la privacy e per l’immaginazione altrui.

    Cala la notte egiziana sul mar Rosso.

    Dentro può essere successo tutto, il contrario, o qualcosa di molto più faticoso.
    Per la praivasi, vassapé

  2. #2
    Opinionista L'avatar di Ale
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    Citazione Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio
    Dark arrivo' sulla spiaggia egiziana all’ora in cui il sole non accarezzava più: condannava. Tutta nero essenziale, occhi che archiviano, postura da “non fate i cretini”. Sabbia chiarissima, mare immobile come un segreto ben custodito, e il rinomato resort 12 stelle "Harem dei Sogni". Hall monumentale, colonne pseudo-tolemaiche, aria condizionata aggressiva. Viene accolta dall’équipe di animazione, fustacchioni palestrati, schierati come una delegazione diplomatica un po’ troppo fiera di sé, ma con un inquietante aria di "déjà-vu."

    Il capo-animatore si presenta per primo: Al-El, sorriso competitivo, fisico asciutto, parla solo di attività, tornei, record personali. Ogni frase sembra un cronometro. Sfarfalleggia sulle punte ed il movimento delle braccia che ne accompagna l'eloquio ha il vigore di un Phelps redivivo
    Accanto a lui Bum-Bal, enorme, cordiale, mani grandi come vassoi, che offre datteri e cannoli. Ride spesso, si scusa sempre, promette assistenza continua “senza disturbare”.
    Interviene poi Ak-Xet, sarcastico, torso marmoreo in postura da avvocato in ferie forzate. Spiega il programma con digressioni polemiche contro regolamenti, burocrazia e “l’animazione fatta male”. Inserisce proverbi locali che non sono locali. Interpreta sogni ed ascolta chi parla sconclusionatamente dormicchiando su un lettino. Prende una percentuale se i numeri escono.
    Segue King-Ankh, elegante, silenzioso. Non illustra attività: racconta il luogo. Una frase sul Nilo, una sul tempo, una sull’ombra giusta. Basta così. Fotografo ufficiale, ma riprende solo di profilo, per la continuità culturale
    Dok-Ra prende la parola come se fosse una lectio: parla di corpo, movimento, armonia, estetica del benessere. Nessuna enfasi. Proprio per questo è inquietante.
    Chiude Giu-Lah, l’animatore jolly: ironico, auto-sabotante, spiega che “qui ci si diverte anche quando il programma salta”. Strizza l’occhio al caos.
    Conclude la presentazione la direttrice, Vega-Set, impeccabile, sguardo lucido. Si scusa con tono professionale:
    “Purtroppo non sarà attivo il modulo Etico-Religioso Esperienziale. Il titolare spirituale (un monaco) è fuggito con il suo discepolo. Ha lasciato solo… molte chiacchiere.”
    Dark ascolta, annuisce, valuta.
    Poi dice solo: “Va bene. Farò con quel che passa il convento.”

    Si volta, attraversa l’atrio senza fretta, passo regale, schiena dritta: non turista, Nefertiti in ispezione, Cleopatra senza bisogno di traduttori. Le porte dell’harem si aprono al suo passaggio e si richiudono subito dopo, morbide, opache, studiate per la privacy e per l’immaginazione altrui.

    Cala la notte egiziana sul mar Rosso.

    Dentro può essere successo tutto, il contrario, o qualcosa di molto più faticoso.
    Per la praivasi, vassapé
    Unico come sempre...
    ...che il monaco sia fuggito da un posto del genere è abbastanza plausibile

  3. #3
    Opinionista L'avatar di Vega
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    Sono addirittura direttrice!
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