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L’antropologo culturale di origine indiana ma naturalizzato statunitense Arjun Appadurai ha curato il miscellaneo libro titolato: “vita sociale delle cose. Una prospettiva culturale sulle merci di scambio”.
Secondo il “curatore” il significato che le persone attribuiscono agli oggetti deriva necessariamente dalle transazioni e dalle motivazioni, in particolare dal modo in cui gli oggetti sono usati e fatti circolare.
Concentrandosi sugli aspetti dello scambio che sono definiti culturalmente e sui processi di circolazione che vengono regolati socialmente, il libro descrive i modi in cui le persone attribuiscono valore agli oggetti e come questi a loro volta diano valore alle relazioni sociali.
Cominciando dalla considerazione che anche le cose conducono una vita sociale, gli antropologi e gli storici che hanno contribuito alla stesura di quest’opera hanno esaminato le modalità in cui le cose sono vendute e commerciate in una molteplicità di ambienti sociali e culturali, passati e presenti. I loro saggi fanno così da ponte tra diverse discipline – dalla storia sociale all’antropologia culturale e all’economia – segnando una tappa fondamentale nella comprensione della vita economica e della sociologia della cultura.
Cosa significa “vita sociale delle cose”
Appadurai propone che ogni oggetto — una merce, un manufatto, un’opera d’arte — possieda una vita sociale, cioè un percorso fatto di:
produzione (chi lo crea, con quali tecniche, con quali intenzioni);
circolazione (scambi, doni, furti, collezionismo, musealizzazione);
uso (funzioni rituali, politiche, estetiche, economiche);
trasformazione del valore (sacro/profano, prezioso/banale, autentico/falso);
morte o rinascita (abbandono, restauro, reinterpretazione).
Il valore non è intrinseco: si crea e si trasforma attraverso le relazioni sociali.
Statue come biografie materiali: applicare questo paradigma alle statue significa leggerle come vite, non come oggetti immobili.
Una statua ha:
una nascita: commissione, scultore, materiali, contesto politico o religioso;
un’infanzia: collocazione originaria, rituali, funzioni simboliche;
una maturità: spostamenti, restauri, reinterpretazioni, appropriazioni;
eventi drammatici: iconoclastie, damnatio memoriae, furti, rimozioni coloniali;
una vecchiaia: musealizzazione, patrimonializzazione, digitalizzazione;
possibili rinascite: nuove letture, nuove funzioni, nuove identità.
Ogni passaggio modifica la statua come se fosse un soggetto, perché cambia il suo ruolo nella società e il modo in cui le persone la percepiscono.
Le statue sono particolarmente adatte a questo approccio perché:
incarnano ideologie politiche (da Augusto ai monumenti sovietici);
sono oggetto di lotte simboliche (abbattimenti, rimozioni, restauri);
vivono migrazioni forzate (bottini di guerra, collezionismo coloniale);
accumulano strati di senso come veri e propri palinsesti.
Prendi una statua di epoca romana:
nasce come ritratto politico;
viene decapitata e ridedicata a un nuovo imperatore;
finisce in una villa rinascimentale come oggetto estetico.
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