Risultati da 1 a 12 di 12

Discussione: Diventare sé stesso

  1. #1
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    Diventare sé stesso

    L'esortazione “conosci te stesso” (in greco antico “gnōthi sautón”, in latino “nosce te ipsum”) era incisa sul frontone del tempio dedicato ad Apollo, a Delfi, città dell’antica Grecia sulle pendici del Monte Parnaso.


    Delfi, zona archeologica

    Il consiglio “conosci te stesso” invita all’auto-conoscenza. Ma come si fa a conoscere sé stesso ?


    Quando si diventa sé stesso ?

    Chi siamo prima di diventare noi stessi ?

    L’antico filosofo greco Aristotele introdusse i concetti di “atto” (in greco, “energheia”) e “potenza” (in greco, “dynamis”) per risolvere la contraddizione ontologica tra l’Essere e il Divenire.

    Dicono che prima di diventare veramente noi stessi, siamo possibilità, tendenze.

    Divento “io” solo quando inizio a scegliere, a contraddire, a trasformare.

    Non smettiamo mai di diventare… Si diventa sé stessi continuando a diventarlo.

    Per il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche (1844-1900), “diventa ciò che sei” è un imperativo che dura tutta la vita. Diventare ciò che si è non significa scoprire un "io" statico già pronto dentro ognuno di noi, ma liberazione dalla costrizione della maschera sociale, per non mostrare ciò che si è.

    Non siamo un “prodotto finito” ma un continuum. Si diventa sé stessi continuando a diventarlo.

    Alcuni studi di psicologia collocano una prima forma di identità stabile tra i 18 e i 25 anni, quando si integrano autonomia, capacità di scegliere, assunzione di responsabilità. Questo può avvenire a 15, a 40, o a 80 anni di età.

    Si diventa sé stessi ogni volta che si smette di recitare per compiacere altre persone e si accetta il proprio essere in divenire, con le proprie contraddizioni.

    Diventare sé stessi significa conoscere la propria essenza e accettarla.
    Ultima modifica di doxa; 17-03-2026 alle 19:21

  2. #2
    Opinionista L'avatar di Ninag
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    Citazione Originariamente Scritto da doxa Visualizza Messaggio
    L'esortazione “conosci te stesso” (in greco antico “gnōthi sautón”, in latino “nosce te ipsum”) era incisa sul frontone del tempio dedicato ad Apollo, a Delfi, città dell’antica Grecia sulle pendici del Monte Parnaso.


    Delfi, zona archeologica

    Il consiglio “conosci te stesso” invita all’auto-conoscenza. Ma come si fa a conoscere sé stesso ?


    Quando si diventa sé stesso ?

    Chi siamo prima di diventare noi stessi ?

    L’antico filosofo greco Aristotele introdusse i concetti di “atto” (in greco, “energheia”) e “potenza” (in greco, “dynamis”) per risolvere la contraddizione ontologica tra l’Essere e il Divenire.

    Dicono che prima di diventare veramente noi stessi, siamo possibilità, tendenze.

    Divento “io” solo quando inizio a scegliere, a contraddire, a trasformare.

    Non smettiamo mai di diventare… Si diventa sé stessi continuando a diventarlo.

    Per il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche (1844-1900), “diventa ciò che sei” è un imperativo che dura tutta la vita. Diventare ciò che si è non significa scoprire un "io" statico già pronto dentro ognuno di noi, ma liberazione dalla costrizione della maschera sociale, per non mostrare ciò che si è.

    Non siamo un “prodotto finito” ma un continuum. Si diventa sé stessi continuando a diventarlo.

    Alcuni studi di psicologia collocano una prima forma di identità stabile tra i 18 e i 25 anni, quando si integrano autonomia, capacità di scegliere, assunzione di responsabilità. Questo può avvenire a 15, a 40, o a 80 anni di età.

    Si diventa sé stessi ogni volta che si smette di recitare per compiacere altre persone e si accetta il proprio essere in divenire, con le proprie contraddizioni.

    Diventare sé stessi significa conoscere la propria essenza e accettarla.

  3. #3
    رباني L'avatar di King Kong
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    Tutto molto interessante, ma aggiungerei due cose:
    1) "... la costrizione della maschera sociale ..." resta per i più un elemento sconosciuto e viene allegramente scambiato con "Il mio carattere, il mio modo di essere, il mio ragionamento... IO!". Quindi, prima del processo in questione, é necessario un momento di riconoscimento delle due entità: la maschera e l'essenza. Nella mia personale esperienza non é scontato e non é nemmeno diffuso e molto spesso è solo un elemento di discussione che non va oltre la speculazione intellettuale.
    2) Anche nel riconoscimento delle due entità a livello esistenziale, il processo che ne dovrebbe conseguire non é spontaneo e, anche qui, dovrebbe andare oltre la speculazione intellettuale. Come? Alla ricerca di un metodo, di un riferimento, di una pratica che ci permetta di esplorare la Interiora Terrae, con quel che ne segue...
    Aut hic aut nullubi

  4. #4
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    Solitamente la Vita ti impone due cose: o ti adatti o la perdi prima del tempo.

  5. #5
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    Sandor e King,

    Il volto e la maschera (sociale): ambiguità, rivelazione e inganno.

    Il volto, in epoca romana vultus, è ciò che appare.

    Il doppio volto del dio Giano bifronte.



    King, ma allora siamo tutti Ianus bifrons (Giano bifronte) ?

    Il volto è riconoscibilità, continuità, la maschera “sociale” è apparenza, è quella che metaforicamente indossiamo per adattarsi a specifici contesti sociali. Ovviamente non rappresenta la vera natura interiore dell'individuo, ma è un filtro verso gli altri. Questo fenomeno sociale fu studiato anche da Carl Gustav Jung: nel suo libro titolato “Gli archetipi dell’inconscio collettivo”, dove fra l'altro dice:

    “Chi guarda nello ‘specchio’ dell’acqua, vede soprattutto la propria immagine. Chi va verso sé stesso corre il rischio di incontrare sé stesso. Lo specchio non favorisce, mostra fedelmente la figura che vi si vede, ci fa vedere quel volto che non mostriamo mai al mondo perché lo copriamo con la ‘persona’, la maschera dell’attore. Ma lo specchio è dietro la maschera e mostra il vero volto. Questa è la prima prova di coraggio nel cammino interiore; una prova che basta a spaventare la maggioranza, poiché l’incontro con sé stessi è una delle cose più spiacevoli e l’uomo lo evita fintanto che riesce a proiettare tutto il negativo sul mondo che lo circonda”.

    Altre notizie sul volto e la maschera si possono desumere dal topic di Follemente titolato:

    “Quanto di noi condividiamo col prossimo”.

    Questo è il link di riferimento

    https://discutere.it/showthread.php?...ht=le+maschere

    Un mio topic è titolato: “Lo sguardo, il viso”

    Questo è il link

    https://discutere.it/showthread.php?...ht=le+maschere

    Ho dedicato un topic anche volto e le maschere, pure teatrali, ma non riesco a trovare il link causa il noto problema tecnico che incontriamo ogni giorno nel forum.

    Ultima modifica di doxa; 18-03-2026 alle 21:23

  6. #6
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    Ultima modifica di doxa; 18-03-2026 alle 21:21

  7. #7
    Opinionista L'avatar di LadyHawke
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    Citazione Originariamente Scritto da doxa Visualizza Messaggio

    Si diventa sé stessi ogni volta che si smette di recitare per compiacere altre persone e si accetta il proprio essere in divenire, con le proprie contraddizioni.

    Diventare sé stessi significa conoscere la propria essenza e accettarla.

    Conoscere se stessi significa scoprire ed accettare la propria vera natura, il proprio Dharma, compito ruolo nella vita, accettarsi per quello che si è e non per come ci vogliono gli altri.
    Il proprio ruolo/Dharma può cambiare in relazione alle epoche della vita, quindi è un cammino di scoperta continuo.
    La vita è veramente molto semplice, ma noi insistiamo nel renderla complicata.
    Confucio

  8. #8
    رباني L'avatar di King Kong
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    Sandor e King,

    King, ma allora siamo tutti Ianus bifrons (Giano bifronte) ?



    Credo sia anche peggio di così.
    Una citazione attribuita a Gabriel Garcia Marquez recita: “Tutti gli esseri umani hanno tre vite: una pubblica, una privata ed una segreta.”
    Il problema resta anche qui lo stesso: fino a dove siamo ancora consapevoli del nostro personaggio costruito e della nostra essenza che abbiamo probabilmente rimosso per fare spazio a mille inutilità?
    Capo Bromden (Qualcuno volò sul nido del cuculo), prima di guadagnare finalmente la libertà, uccide McMurphy. Il messaggio, imho, è chiaro: il nostro ego deve morire se vogliamo ri-dare vita al nostro Sè, rinnegato dalla nostra educazione, dalle convenzioni, dalle nostre paure. La libertà si paga.
    Potrei dilungarmi citando "Uno, nessuno e centomila" o anche ""Il mio nome è Legione" (Marco 5:9). Indizi che ci fanno pensare che alla fine quella che noi crediamo una personalità monolitica é in realtà un insieme complesso di momenti e situazioni alle quali rispondiamo con modalità diverse. Quindi una "maschera" poliedrica, multifunzionale, davanti alla quale il Giano bifronte impallidisce.
    Una possibile via d'uscita?
    Individuare fra tutti questi personaggi il Capo Bromden, il Mosè che porterà il suo popolo (i centomila, la legione) oltre il mar Rosso nella Terra Promessa.
    (P.S.: niente di confessionale in questa ultima affermazione, solo una allegoria che mi sembra calzante)

    Aut hic aut nullubi

  9. #9
    la viaggiatrice L'avatar di dark lady
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    Sicuramente liberarsi della maschera sociale non è semplice.
    Credo che ci si riesca sempre più con l'avanzare degli anni. Quante volte, da giovani, abbiamo trovato imbarazzanti certi atteggiamenti dei nostri nonni? Ma semplicemente, è che ad un certo punto si diventa senza filtri, e lì si trova la propria vera essenza.
    “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

    Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

  10. #10
    Citazione Originariamente Scritto da King Kong Visualizza Messaggio
    Indizi che ci fanno pensare che alla fine quella che noi crediamo una personalità monolitica é in realtà un insieme complesso di momenti e situazioni alle quali rispondiamo con modalità diverse.
    Senza tralasciare il fatto, non trascurabile, che anche noi siamo "La nave di Teseo": in contunua manutenzione, pezzo dopo pezzo, molecola dopo molecola, neurone dopo neurone...il restodelcarlino che sta terminando questo post, non é più lo stesso restodelcarlino che lo ha iniziato.

  11. #11
    Opinionista
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    Sandor e King,

    Il volto e la maschera (sociale): ambiguità, rivelazione e inganno.

    Il volto, in epoca romana vultus, è ciò che appare.

    Il doppio volto del dio Giano bifronte.



    King, ma allora siamo tutti Ianus bifrons (Giano bifronte) ?

    Il volto è riconoscibilità, continuità, la maschera “sociale” è apparenza, è quella che metaforicamente indossiamo per adattarsi a specifici contesti sociali. Ovviamente non rappresenta la vera natura interiore dell'individuo, ma è un filtro verso gli altri. Questo fenomeno sociale fu studiato anche da Carl Gustav Jung: nel suo libro titolato “Gli archetipi dell’inconscio collettivo”, dove fra l'altro dice:

    “Chi guarda nello ‘specchio’ dell’acqua, vede soprattutto la propria immagine. Chi va verso sé stesso corre il rischio di incontrare sé stesso. Lo specchio non favorisce, mostra fedelmente la figura che vi si vede, ci fa vedere quel volto che non mostriamo mai al mondo perché lo copriamo con la ‘persona’, la maschera dell’attore. Ma lo specchio è dietro la maschera e mostra il vero volto. Questa è la prima prova di coraggio nel cammino interiore; una prova che basta a spaventare la maggioranza, poiché l’incontro con sé stessi è una delle cose più spiacevoli e l’uomo lo evita fintanto che riesce a proiettare tutto il negativo sul mondo che lo circonda”.

    Altre notizie sul volto e la maschera si possono desumere dal topic di Follemente titolato:

    “Quanto di noi condividiamo col prossimo”.

    Questo è il link di riferimento

    https://discutere.it/showthread.php?...ht=le+maschere

    Un mio topic è titolato: “Lo sguardo, il viso”

    Questo è il link

    https://discutere.it/showthread.php?...ht=le+maschere

    Ho dedicato un topic anche volto e le maschere, pure teatrali, ma non riesco a trovare il link causa il noto problema tecnico che incontriamo ogni giorno nel forum.

    Caro Doxa, ci risiamo col bignami da viaggio?
    Capisco benissimo che, dopo una vita a riscaldare la proverbiale "sedia", e non ho detto "poltrona" tu abbia l'esigenza di moralizzare noi "giovani uomini". Ma una domanda la permetti? Chiedi a tutti o meglio ci "inviti", come da persona educata ma anche dignitosa, a capire chi siamo. Ma tu chi sei? Se ai tempi di Fantozzi avevi la mia età, potevi fare qualsiasi cosa perché tanto il Paese era povero ma in crescita. E dillo che maneggiavi la sigaretta da professore delle elementari, tipo sciascia...

  12. #12
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    Ciao Sandor, nel forum scrivo post non racconti, perciò devi accontentarti del “Bignami da viaggio” che posso offrire per la lettura.

    Ti assicuro che non voglio “moralizzare nessuno”, desidero soltanto dialogare. Il tema di questo post invita alla riflessione collettiva per capire meglio noi stessi.

    Va bene la tua critica, però per restare in tema dovresti dirci che significa per te diventare sé stessi, se conosci la tua essenza e l’accetti, senza dirci i tuoi pregi e difetti…

    Ed ora mi rivolgo a Lady Hawke per dirle anzitutto buona sera !

    Lady ha scritto
    Conoscere se stessi significa scoprire ed accettare la propria vera natura, il proprio Dharma,
    Debbo confessarti che non so quale sia la mia vera natura.

    Cosa s’intende per vera natura ?

    Per dharma intendi vivere in armonia e con consapevolezza ?

    Sono consapevole di alcuni dei miei tratti caratteriali ma ignoro la mia vera natura.

    Forse dobbiamo allargare il nostro discorso anche alla coscienza, intesa come capacità psichica e cognitiva.

    La coscienza è consapevolezza di sé ?

    Consapevolezza della propria corporeità, delle proprie azioni, della differenza tra bene e male secondo la propria morale, la libertà di giudizio, il libero arbitrio, le proprie emozioni e sentimenti, ma anche dell'ambiente esterno, ecc..

    La coscienza rappresenta la capacità di recepire e di integrare le informazioni esterne raccolte attraverso gli organi di senso e di addizionarle, confrontandole con quelle già nella memoria. Ma i nostri meccanismi cognitivi hanno limiti insormontabili nella conoscenza del mondo e di sé stessi, per conseguenza la natura della coscienza è e rimarrà inspiegabile.

    Il neuroscienziato Anil Seth in un suo libro titolato “Come il cervello crea la nostra coscienza” (edit. Raffaello Cortina), afferma che il cervello crea la nostra esperienza cosciente sulla base delle proprie predizioni e controlla propria creazione tramiti i sensi. Dice che non percepiamo il mondo così come oggettivamente è, ma siamo macchine predittive che inventano di continuo il nostro mondo e correggono i nostri errori in un microsecondo.

    La coscienza rappresenta la capacità di recepire e di integrare le informazioni esterne raccolte attraverso gli organi di senso e di addizionarle, confrontandole con quelle già nella memoria. Senza memoria non c'è coscienza.

    E' il cervello che crea la nostra coscienza e la consapevolezza di sé.

    La consapevolezza di sé non va confusa con l’introspezione.

    Ultima modifica di doxa; Ieri alle 18:26

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