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Discussione: Graffiti

  1. #16
    رباني L'avatar di King Kong
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    sempre per per la serie "Ottimismo delirante"
    Calzante con la tua ultima affermazione

    Aut hic aut nullubi

  2. #17
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    Eppure Cristo è risorto! Tutto ciò che lasciamo irrisolto e slacciato penzoloni quaggiù, sarà ritrovato e riallacciato Lassù.
    La Pasqua ormai vicina ci ricorda questo.
    Complimenti King Kong per il tuo racconto. Ci risentiamo il 30, Lunedì Santo.
    Buona Pasqua
    Aut hic aut nullubi

  3. #18
    رباني L'avatar di King Kong
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    Alexanderplatz auf Wiedersehen

    Conosco l’Alexanderplatz, anzi, le Alexanderplatz da trent’anni, alcuni con il muro e il resto senza.
    Non ho mai capito perché i miei amici, parenti, conoscenti che sono venuti a trovarmi a Berlino abbiano immancabilmente voluto vedere l’Alexanderplatz.
    Forse merito o colpa di Battiato e Milva.
    L’Alex, come la chiamano i berlinesi, non è una bella piazza.
    Durante il socialismo terribilmente grigia, percorsa solo da passanti frettolosi e con lo sguardo a terra, pochi turisti dall’aria smarrita alla ricerca di un motivo da fotografare che alla fine si riduceva alla bruttissima fontana, spesso vuota d’acqua e colma di rifiuti, e all’orologio mondiale lì a rappresentare l’internazionalismo del proletariato e il sole dell’avvenire.
    L’Alex voleva essere il salotto buono del socialismo reale da esporre come sfida all’Europa dei consumi e dell’abbondanza. In realtà nell’unico caffè con terrazza sulla piazza dove camerieri villani gareggiavano a maltrattare i pochi malcapitati occidentali e di quattro tavolini uno era occupato da giovanotti coi capelli corti sulla nuca intenti ad osservare con attenzione ogni movimento, gli unici clienti erano ufficiali ubriachi dell’armata rossa sovietica, qualche quadro intermedio degli uffici affacciati alla piazza e, appunto, i giovanotti attenti che qui non avvenissero i tanto temuti contatti fra cittadini della repubblica popolare e i turisti del decadente occidente.
    Il palazzo sopra il caffè era occupato dalla cosiddetta “Casa della Cultura e della Stampa”. Una libreria che offriva al pubblico una vasta gamma di libri noiosissimi sul progresso del socialismo in Angola, la riforma scolastica nello Yemen e le conquiste dell’agricoltura della Siria Baahtista. Inutile anche una visita ai magazzini Konsum nella speranza di poter acquistare qualche articolo interessante a buon prezzo: se era a buon prezzo non era interessante e se era interessante non era a buon prezzo.
    Una piazza in grado di mettere tristezza anche al più sperimentato ottimista, in altre parole, una fonte di sicura depressione.
    Poi venne la svolta, come la chiamano ancora gli ex-tedeschi orientali. Il grattacielo, orgoglio della repubblica popolare, ha cambiato nome e padrone, da Interhotel a Park-inn Radisson, il caffè è diventato una banca, la Casa della Cultura trasformata in uffici dove hanno preso posto compagnie, queste sì, internazionali. I giovanotti col taglio corto dietro la nuca hanno lasciato il posto ad allegri cittadini inebriati dal consumo insensato nei nuovi centri commerciali Alexia, C&A, Galeria Kaufhof e tutti gli altri.
    Ecco perché ho scritto “le Alexanderplatz”.
    Perché anche questa piazza è diventata lo specchio del cambiamento dinamico di questa città e, se vogliamo, anche lo specchio del nostro destino.
    Niente rimane uguale nel tempo, del socialismo rimangono ancora poche tracce. Un palazzone all’imbocco della Karl-Marx-Allee, simbolo dell’edilizia progressista orientale, è una rovina pericolante, disabitata e transennata in attesa dell’abbattimento. Su qualche palazzo vicino sono rimasti i bassorilievi che esaltavano la repubblica degli operai e contadini e la conquista dello spazio da parte dei cosmonauti (il nome doveva essere diverso da quello occidentale di astronauti) e, curiosamente, al semaforo una vecchia “Trabbi”, le automobili di plastica con motore a due tempi della DDR, aspetta il verde.
    “Panta rei”, scriveva Eraclito cinquecento anni prima di Cristo, tutto cambia, nulla resta uguale, non ci si può immergere due volte nello stesso fiume.
    Chi crede che la vita sia la conquista di un sapere o di una coscienza che poi resterà alla base della propria personalità per sempre, venga qui a vedere questa piazza. La repubblica popolare tedesca, secondo la volontà dei suoi fautori, avrebbe dovuto durare per sempre e il muro che divideva la città, restare per almeno altri cento anni.
    Di tutto ciò sono rimaste solo poche tracce e rovine in un oceano di consumo orgiastico e inutile.
    Allo stesso modo i nostri sogni, le nostre certezze, per quanto doloroso ci possa sembrare, sono case costruite sulla sabbia, un colpo di vento e ci ritroviamo di fronte all’ignoto come il primo giorno della nostra vita consapevole. Per qualcuno tutto ciò è fonte di incertezza, di malessere e anche di disperazione. Per altri significa alla fine comprendere la propria natura di pellegrini perenni, di viandanti inquieti, sempre in movimento in un’avventura nell’ignoto senza fine.
    Sto per lasciare la piazza ma la mia attenzione viene attirata da un gruppetto di giovani ragazze e ragazzi che regalano rose ai passanti, hanno un cartello con scritto: “Permette? Musulmano”.
    Un segno dei tempi che cambiano e del fiume che scorre.
    Sul cassettone di una centralina poco distante una mano anonima ha affisso un manifestino con la scritta:
    “I pesci saranno gli ultimi a scoprire l'acqua”.
    Alexanderplatz, auf Wiedersehen.

    Berlino, 28 Febbraio 2015

    Aut hic aut nullubi

  4. #19
    ...Hai fatto una capatina nel 2026?

  5. #20
    رباني L'avatar di King Kong
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    ...Hai fatto una capatina nel 2026?
    Ci sono stato prima di Natale, quando la piazza é ricoperta dal mercatino.
    Deludente! l'enfasi é sulla quantitá piuttosto che sulla qualità.
    Niente in comune con il mercatino di Gendarmenmarkt, Schloss Charlottenburg, Ku'damm o Spandau.
    Aut hic aut nullubi

  6. #21
    Candle in the wind L'avatar di conogelato
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    Alexanderplatz auf Wiedersehen

    Conosco l’Alexanderplatz, anzi, le Alexanderplatz da trent’anni, alcuni con il muro e il resto senza.
    Non ho mai capito perché i miei amici, parenti, conoscenti che sono venuti a trovarmi a Berlino abbiano immancabilmente voluto vedere l’Alexanderplatz.
    Forse merito o colpa di Battiato e Milva.
    L’Alex, come la chiamano i berlinesi, non è una bella piazza.
    Durante il socialismo terribilmente grigia, percorsa solo da passanti frettolosi e con lo sguardo a terra, pochi turisti dall’aria smarrita alla ricerca di un motivo da fotografare che alla fine si riduceva alla bruttissima fontana, spesso vuota d’acqua e colma di rifiuti, e all’orologio mondiale lì a rappresentare l’internazionalismo del proletariato e il sole dell’avvenire.
    L’Alex voleva essere il salotto buono del socialismo reale da esporre come sfida all’Europa dei consumi e dell’abbondanza. In realtà nell’unico caffè con terrazza sulla piazza dove camerieri villani gareggiavano a maltrattare i pochi malcapitati occidentali e di quattro tavolini uno era occupato da giovanotti coi capelli corti sulla nuca intenti ad osservare con attenzione ogni movimento, gli unici clienti erano ufficiali ubriachi dell’armata rossa sovietica, qualche quadro intermedio degli uffici affacciati alla piazza e, appunto, i giovanotti attenti che qui non avvenissero i tanto temuti contatti fra cittadini della repubblica popolare e i turisti del decadente occidente.
    Il palazzo sopra il caffè era occupato dalla cosiddetta “Casa della Cultura e della Stampa”. Una libreria che offriva al pubblico una vasta gamma di libri noiosissimi sul progresso del socialismo in Angola, la riforma scolastica nello Yemen e le conquiste dell’agricoltura della Siria Baahtista. Inutile anche una visita ai magazzini Konsum nella speranza di poter acquistare qualche articolo interessante a buon prezzo: se era a buon prezzo non era interessante e se era interessante non era a buon prezzo.
    Una piazza in grado di mettere tristezza anche al più sperimentato ottimista, in altre parole, una fonte di sicura depressione.
    Poi venne la svolta, come la chiamano ancora gli ex-tedeschi orientali. Il grattacielo, orgoglio della repubblica popolare, ha cambiato nome e padrone, da Interhotel a Park-inn Radisson, il caffè è diventato una banca, la Casa della Cultura trasformata in uffici dove hanno preso posto compagnie, queste sì, internazionali. I giovanotti col taglio corto dietro la nuca hanno lasciato il posto ad allegri cittadini inebriati dal consumo insensato nei nuovi centri commerciali Alexia, C&A, Galeria Kaufhof e tutti gli altri.
    Ecco perché ho scritto “le Alexanderplatz”.
    Perché anche questa piazza è diventata lo specchio del cambiamento dinamico di questa città e, se vogliamo, anche lo specchio del nostro destino.
    Niente rimane uguale nel tempo, del socialismo rimangono ancora poche tracce. Un palazzone all’imbocco della Karl-Marx-Allee, simbolo dell’edilizia progressista orientale, è una rovina pericolante, disabitata e transennata in attesa dell’abbattimento. Su qualche palazzo vicino sono rimasti i bassorilievi che esaltavano la repubblica degli operai e contadini e la conquista dello spazio da parte dei cosmonauti (il nome doveva essere diverso da quello occidentale di astronauti) e, curiosamente, al semaforo una vecchia “Trabbi”, le automobili di plastica con motore a due tempi della DDR, aspetta il verde.
    “Panta rei”, scriveva Eraclito cinquecento anni prima di Cristo, tutto cambia, nulla resta uguale, non ci si può immergere due volte nello stesso fiume.
    Chi crede che la vita sia la conquista di un sapere o di una coscienza che poi resterà alla base della propria personalità per sempre, venga qui a vedere questa piazza. La repubblica popolare tedesca, secondo la volontà dei suoi fautori, avrebbe dovuto durare per sempre e il muro che divideva la città, restare per almeno altri cento anni.
    Di tutto ciò sono rimaste solo poche tracce e rovine in un oceano di consumo orgiastico e inutile.
    Allo stesso modo i nostri sogni, le nostre certezze, per quanto doloroso ci possa sembrare, sono case costruite sulla sabbia, un colpo di vento e ci ritroviamo di fronte all’ignoto come il primo giorno della nostra vita consapevole. Per qualcuno tutto ciò è fonte di incertezza, di malessere e anche di disperazione. Per altri significa alla fine comprendere la propria natura di pellegrini perenni, di viandanti inquieti, sempre in movimento in un’avventura nell’ignoto senza fine.
    Sto per lasciare la piazza ma la mia attenzione viene attirata da un gruppetto di giovani ragazze e ragazzi che regalano rose ai passanti, hanno un cartello con scritto: “Permette? Musulmano”.
    Un segno dei tempi che cambiano e del fiume che scorre.
    Sul cassettone di una centralina poco distante una mano anonima ha affisso un manifestino con la scritta:
    “I pesci saranno gli ultimi a scoprire l'acqua”.
    Alexanderplatz, auf Wiedersehen.

    Berlino, 28 Febbraio 2015

    Lo sai che sei un grande narratore? Quante piccole verità in questo racconto....
    La Pasqua ormai alle porte ci ricorda però che non stiamo viaggiando verso l'ignoto, ma verso il Signore. Da Lui veniamo, a Lui torniamo.

    Ciao.

    Grazie!

    Un abbraccio.
    amate i vostri nemici

  7. #22
    رباني L'avatar di King Kong
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    Citazione Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
    Lo sai che sei un grande narratore? Quante piccole verità in questo racconto....
    La Pasqua ormai alle porte ci ricorda però che non stiamo viaggiando verso l'ignoto, ma verso il Signore. Da Lui veniamo, a Lui torniamo.

    Ciao.

    Grazie!

    Un abbraccio.
    Caro cono, grazie per il tuo interesse.
    Voglio puntualizzare che fra la tua affermazione “non stiamo viaggiando verso l'ignoto, ma verso il Signore. Da Lui veniamo, a Lui torniamo.” e la mia affermazione: “pellegrini perenni, viandanti inquieti, sempre in movimento in un’avventura nell’ignoto senza fine.”, con qualche dettaglio in più, non c’è una sostanziale differenza.
    Per affermare quello che dici tu è necessario prima il ri-trovamento, la visione e il ri-conoscimento di Dio, della Sua natura eterna e infinita e della nostra natura, effimera e limitata. Non si tratta di un esercizio intellettuale, di un ragionamento o dell’appartenenza ad una tradizione o un’abitudine, ma di una rivelazione che cambia la nostra vita alle radici.
    Nella mia esperienza di vita, un privilegio di pochi che accende un fuoco al quale poi non potremo non fare riferimento in ogni nostra parola e azione.
    Se però vuoi mettere questo fuoco di fronte alla sua fonte, non siamo che la fiammella di una candela di fronte alla potenza e alla maestà di una stella di massima grandezza, anzi, infinita.
    Ora supponi che sia possibile un viaggio della nostra fiammella all’interno della Sua natura che duri mille anni e mille anni ancora e ancora mille e che ad ogni minuto di questa esplorazione noi acquistiamo delle conoscenze nuove. Che valore avranno alla fine le conoscenze così acquisite? “Meno del battito dell’ala di un moscerino” dal momento che la Sua natura è infinita. Ecco che ho contestualizzato la mia affermazione di avventura nell’ignoto senza fine.
    Cosa ci resta?
    Credo che alla fine della nostra esistenza in questa vita, probabilmente dopo in attimo di smarrimento, quello che ci aspetta sia la fusione completa della nostra candela nelle braccia della Sua misericordia con la perdita di una identità individuale in un attimo di Amore infinito.
    Un po’ come la goccia d’acqua che si è liberata dall’onda che si infrange sullo scoglio e che dopo pochi secondi si rituffa nell’oceano. Sulla sua esistenza non ci sono dubbi, ma sarà impossibile ri-trovarla e identificarla.
    Buona Pasqua

    Aut hic aut nullubi

  8. #23
    Opinionista
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    King, ottimo fotografo e scrittore: hai le caratteristiche professionali degli autori di reportages (in italiano senza la s finale del plurale), dicci la verità, quanti libri hai scritto ? Per quale periodico lavori ?

  9. #24
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  10. #25
    رباني L'avatar di King Kong
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    Citazione Originariamente Scritto da doxa Visualizza Messaggio
    King, ottimo fotografo e scrittore: hai le caratteristiche professionali degli autori di reportages (in italiano senza la s finale del plurale), dicci la verità, quanti libri hai scritto ? Per quale periodico lavori ?
    Trovami un editore e ti do una percentuale
    Aut hic aut nullubi

  11. #26
    Candle in the wind L'avatar di conogelato
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    Citazione Originariamente Scritto da King Kong Visualizza Messaggio
    Caro cono, grazie per il tuo interesse.
    Voglio puntualizzare che fra la tua affermazione “non stiamo viaggiando verso l'ignoto, ma verso il Signore. Da Lui veniamo, a Lui torniamo.” e la mia affermazione: “pellegrini perenni, viandanti inquieti, sempre in movimento in un’avventura nell’ignoto senza fine.”, con qualche dettaglio in più, non c’è una sostanziale differenza.
    Per affermare quello che dici tu è necessario prima il ri-trovamento, la visione e il ri-conoscimento di Dio, della Sua natura eterna e infinita e della nostra natura, effimera e limitata. Non si tratta di un esercizio intellettuale, di un ragionamento o dell’appartenenza ad una tradizione o un’abitudine, ma di una rivelazione che cambia la nostra vita alle radici.
    Nella mia esperienza di vita, un privilegio di pochi che accende un fuoco al quale poi non potremo non fare riferimento in ogni nostra parola e azione.
    Se però vuoi mettere questo fuoco di fronte alla sua fonte, non siamo che la fiammella di una candela di fronte alla potenza e alla maestà di una stella di massima grandezza, anzi, infinita.
    Ora supponi che sia possibile un viaggio della nostra fiammella all’interno della Sua natura che duri mille anni e mille anni ancora e ancora mille e che ad ogni minuto di questa esplorazione noi acquistiamo delle conoscenze nuove. Che valore avranno alla fine le conoscenze così acquisite? “Meno del battito dell’ala di un moscerino” dal momento che la Sua natura è infinita. Ecco che ho contestualizzato la mia affermazione di avventura nell’ignoto senza fine.
    Cosa ci resta?
    Credo che alla fine della nostra esistenza in questa vita, probabilmente dopo in attimo di smarrimento, quello che ci aspetta sia la fusione completa della nostra candela nelle braccia della Sua misericordia con la perdita di una identità individuale in un attimo di Amore infinito.
    Un po’ come la goccia d’acqua che si è liberata dall’onda che si infrange sullo scoglio e che dopo pochi secondi si rituffa nell’oceano. Sulla sua esistenza non ci sono dubbi, ma sarà impossibile ri-trovarla e identificarla.
    Buona Pasqua

    "Io ti conosco per nome! Sulle palme delle mie mani ti porto tatuato..." (Isaia)
    "Tutti i capelli del vostro capo sono contati" (Vangelo)
    "Tu mi scruti e mi conosci: sai quando mi corico e mi alzo" (Salmo)

    Non siamo gocce d'acqua indefinite, per Dio. A Pasqua celebriamo la Resurrezione: dell'Anima e del Corpo, King Kong!
    Vedremo Dio faccia a faccia. Con questi occhi che abbiamo!!!
    amate i vostri nemici

  12. #27
    Citazione Originariamente Scritto da King Kong Visualizza Messaggio
    Sulla sua esistenza non ci sono dubbi, ma sarà impossibile ri-trovarla e identificarla.
    ...ad anche se puo' sembrare strano, sono pienamente d'accordo.
    alla "fine", dopo l'ultimo anelito di radiazione di Hawking, sarà proprio cosi'.
    Almeno, credo.
    Buona Pasqua, anche a te.

  13. #28
    رباني L'avatar di King Kong
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    Citazione Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
    Da Lui veniamo, a Lui torniamo.
    Citazione Originariamente Scritto da King Kong Visualizza Messaggio
    Un po’ come la goccia d’acqua che si è liberata dall’onda che si infrange sullo scoglio e che dopo pochi secondi si rituffa nell’oceano. Sulla sua esistenza non ci sono dubbi, ma sarà impossibile ri-trovarla e identificarla.
    Le due affermazioni sono identiche. Da Lui veniamo... come la goccia d'acqua che si stacca dall'onda; a Lui torniamo... come la goccia d'acqua che si rituffa nell'oceano.

    Citazione Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio

    Non siamo gocce d'acqua indefinite, per Dio. !
    Siamo definiti fino a quando restiamo separati, ma quello a cui siamo destinati é la riunione con il tutto.

    Permettimi di postare l'introduzione di Jalaluddin Rumi al suo Mathnawi.


    Canto della canna

    Ascolta il flauto di canna, com'esso narra la sua storia, com'esso triste lamenta la separazione:
    Da quando mi strapparono dal canneto, ha fatto piangere uomini e donne il mio dolce suono!
    Un cuore voglio, un cuore dilaniato dal distacco dall'Amico,
    che possa spiegargli la passione del desiderio d'Amore;
    Perché chiunque rimanga lungi dall'Origine sua, sempre ricerca il tempo in cui vi era unito.
    Io in ogni assemblea ho pianto le mie note gementi compagno sempre degli infelici e dei felici.
    E tutti si illusero, ahimè, d'essermi amici, e nessuno cercò nel mio cuore il segreto più profondo.
    Eppure il segreto mio non è lontano, no, dal mio gemito:
    sono gli occhi e gli orecchi che quella Luce non hanno!
    Non è velato il corpo dall'anima, non è velata l'anima dal corpo:
    pure l'anima a nessuno è permesso di vederla.
    Fuoco è questo grido del flauto, non vento;
    e chi non l'ha, questo fuoco, ben merita di dissolversi nel nulla!
    È il fuoco d'Amore ch'è caduto nel flauto,
    è il fervore d'Amore che ha invaso il vino.
    Il flauto è compagno fedele di chi fu strappato a un Amico;
    ancora ci straziano il cuore le sue melodie.
    Chi vide mai come il flauto veleno e antidoto?
    Chi come il ney mai vide un confidente e un'amante?
    Il flauto ci narra d'un sentiero tutto rosso di sangue,
    ci racconta le storie dell'amor di Majnun:
    Solo a chi è fuori dai sensi questo senso ascoso è confidato
    la lingua non ha altri clienti che l'orecchio.
    Nel dolore, importuni ci furono i giorni, i giorni presero per mano tormenti di fuoco;
    Se i nostri giorni passarono, dì: Non li temo!
    Ma Tu, Tu non passare via da Noi, Tu che sei di tutti il più puro!
    Ma lo stato di chi è maturo nessun acerbo comprende;
    breve sia dunque il mio dire.
    Addio!

    (Jalaluddin Rumi)

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