Mio fratello è figlio unico

Genere: Commedia
Titolo originale: Mio fratello è figlio unico
Nazione: Italia
Anno: 2007
Durata: 96
Regia: Daniele Luchetti
Cast: Riccardo Scamarcio, Elio Germano, Angela Finocchiaro, Massimo Popolizio, Luca Zingaretti
Produzione: Cattleya, Babe Film
Distribuzione: Warner Bros.







Trama:Latina,1962, l'adolescente Accio dopo una crisi di coscienza, provocata anche dal fratello Manrico che gli consegna una foto dell'attrice Marisa Alassio che lo turba ormonalmente, lascia il seminario per tornare alla sua famiglia (padre,madre, fratello, sorella). Un ritorno difficile e contrastato, con i genitori che lo trascurano e i fratelli che lo maltrattano. L'incontro con il simpatizzante fascista Mario gli cambia vita e prospettive sopratutto quando qualche anno dopo...

Commento: cresciuto come attore e regista alla scuola di Nanni Moretti (partecipando ad Aprile e a Bianca come attore) Lucchetti ha sempre proposto nella sua filmografia temi impegnati (dal Portaborse a Arriva la bufera) e con questo film cerca di proseguire una linea di questo tipo con una storia che attraversa gli anni dal 1962 a quelli successivi alla grande rivoluzione culturale con i moti del 1968. La fase iniziale con il piccolo Accio in piena crisi (simbologia di una difficoltà ad identificarsi con un movimento culturale) è forse sicuramente quella più carica di emozioni, con le frasi sparate a zero (ci sono attacchi precisi nelle parole di Manrico più taglienti di un coltello per quanto riguarda la chiesa) e i battibecchi e le difficoltà che si impongono a una vita di colalborazione. Basi queste per le future lotte politiche che la storia ci proporrà. Dopo uno stacco quanto mai ardito (Accio adolescente ha la faccia nell'acqua e nel passato, Manrico gliela rialza e passa qualche anno facendo apparire Elio Germano, apparso anche in Mary e in Quo vadis baby?), i sapori della conoscenza si condiscono di nuovi aspetti e mentre un fratello va da una parte, proseguendo gli insegnamenti avuti nel passato da Mario il fascista (Zingaretti) l'altro prende una strada diversa (Msi contro Pci), permettendoci di giocare di contrapposizioni e di simboli.
Lucchetti ci dice che Accio in fondo non è un vero pensatore, agisce di influenze e di sensazioni del momento, manipolabile come vuole da parte di chi si fida e assolutamente un muro di pietra verso chi proprio non lo prende con i dovuti metodi (la madre, delusa, una buona Finocchiaro o Manrico il grande nemico contrapposto), simbolo ovvio del popolo che si fida dei comizi e delle promesse (qualcuno ha detto Silvio?) senza veramente capire molto dell'argomento. Le continue altalenanti dimostrazioni di affetto verso questo o quello sono da vedersi nella scena dove si contorce e si ribalta nel letto saltando, ripresa in chiave diversa sul finale nella spiaggia, mentre è nascosto e prigioniero di una condizione e colpa non sua. Tradimenti continui (figurativi e non) che Accio prosegue senza ragionamento scevro di emozioni, in un percorso di storia politica che prosegue lineare senza particolari approfondimenti immaginifici (il nero picchia "Fa comodo avere un fascista in casa", il rosso occupa e protesta, il bianco democristiano si chiude nel suo splendido isolamento, il seminario, per tenere ben caro i quattrini, le case dovute ad altri e la tranquillità in generale). Purtroppo Lucchetti ci mette una storia d'amore sbilenca (ma con presente Scamarcio come faceva a non picchiarla lì?), che nulla serve e nulla fa se non a far pruriginare Accio per il grande tradimento (per sapere quale dei tanti bisogna vedere), appesantendo il tutto senza senso come del resto la scena sul finale del grande contrasto (il vero violento è quello che alla fine vuole i soldi e non l'ideologo di base).
Il film ha il grande pregio di restare superpartes raccontando le infamie di ogni parte, non è per nulla pesante da seguire ma purtroppo alla fin fine non graffia neppure, troppo disperso nel presentare un racconto il più possibile completo nell'arco degli anni.
Per questo tipo di film servono ben altri attori, non giovani divetti per teen (reduce dall'orrendo Ho voglia di te Riccardone ricciolone voleva darsi tono migliore ma decisamente è meglio che guadagni placido soldoni e lasci a un Placido parti simili) oppure segaligni attori come Germano che si muovono sulla scena senza vero nerbo, mai da accentratori del racconto come il minutaggio di presenza pretenderebbe.
In definitiva un film che parte con un buon assunto, ha una messinscena pulita (macchine, luoghi e apparecchi elettronici del tempo , come cabine telefoniche e televisori, rigorosamente rispettati), qualche buona simbologia ma poi per necessità di imposizione di produzione (la suddetta storyline amorosa) si disperde in acqua anzichè in vetriolo, ritirando la mano della vera denuncia dopo aver alzato il braccio per scagliare il sasso, in una sorta di condanna solo parziale (le case non consegnate al popolo) e di soddisfazione finale. Come se la politica fosse un grande risiko, Lucchetti fa parlare i suoi personaggi di politica ma alla fine le parole rimangono poco impresse.