Per quel che penso circa la situazione editoriale vale quanto da me detto qualche giorno fa sul topic La poesia è morta; escludendo il mare magnum delle pubblicazioni spazzatura, che costituiscono la parte più rilevante del mercato editoriale, nel nostro paese si pubblica poco e si traduce ancor meno. Dati tali presupposti, che l'Italia costituisca il sesto mercato editoriale del mondo in termini qualitativi non significa assolutamente nulla. Il dato non implica in sostanza che la cultura letteraria sia altrettanto florida, od egualmente diffusa; fermo restando che gli opuscoletti di Moccia o della Littizzetto non li considero letteratura e men che meno cultura.

Ciò detto è pur vero che negli ultimissimi anni pare si stia assistendo a flebili cenni di una certo rinvigorimento delle iniziative editoriali di maggiore spessore culturale. Penso ad esempio alla notevole iniziativa inaugurata dalla Mondadori con la collana Islamica, che dopo una silloge delle vite antiche di Maometto nel Maggio scorso ha visto la pubblicazione dell'opera di Tursun Bey per espresso interessamento di Pietro Citati. Od alla collana Einaudi tascabili. Biblioteca, con cui l'omonima casa editrice sembrerebbe essere orientata, fra i vari titoli disponibili, alla ripubblicazione di parte del catalogo dei Millenni, reimmettendo in commercio opere esaurite da tempo e per giunta a prezzi decisamente più popolari.

Volendo invece citare alcuni aspetti che a mio parere pesano in modo non indifferente sul mercato editoriale italiano, e nella fattispecie sull'affermazione dei suoi reali settori di qualità, varrebbe la pena di ricordarne sostanzialmente due che appaiono particolarmente cruciali: in primis uno tradizionale, ovvero la scarsa propensione od abilità da parte delle case editrici di valore a farsi pubblicità raggiungendo il pubblico. Parlando di iniziative editoriali di spessore la mente corre subito a nomi come Laterza, Einaudi, UTET, Il Mulino, Guanda; e magari sfuggono case editrici degnissime come Bulzoni, Salerno, Diabasis od Iperborea.

In secundis, non è possibile tacere il sensibilissimo rincaro subìto dalla carta stampata, che in alcuni casi si avvicina pericolosamente ad un vero e proprio taglieggiamento. Rincaro che non avendo interessato generi di prima necessità è stato, sino ad ora, colpevolmente sottaciuto soltanto per balzare recentemente agli onori della cronaca; e peraltro limitatamente al settore delle pubblicazioni scolastiche. Visto che qui tutti acquistiamo libri, lascio a ciascuno l'onere di fare i conti col proprio portafogli; da par mio è qualche anno che per una decina di libri non riesco a spendere cifre inferiori ai 140-150 €. Che a questo punto sia il ceto sociale meno abbiente ad abbandonare la lettura non stupisce affatto; anzi, credevo sinceramente che la flessione potesse stimarsi a qualcosa in più rispetto ad un contenuto 8%