La cosa che mi disturba sempre, qui come altrove, è che guarda caso, a parlare di aborto si trovano sempre uomini.
Rendetevi conto, per favore, che, al di là della vostra opinione, si sta parlando di un corpo non vostro, che ha diritto all'autodeterminazione.
Facile parlare di portare avanti una gravidanza quando non dovete farlo voi.
a parte il fatto che, se esiste un dio, tu non ti troverai mai nella condizione di essere madre, non vedo quale sia, da un punto di vista funzionale, la differenza tra te e noi quanto all'aborto. tu sei una donna dotata di animus, non di anima, e anche noi siamo dotati di animus come te. arriverei a dire che tu sei più uomo che donna, anzi solo uomo. quindi qual è la differenza? e se anche una differenza ci fosse, non vedo perché negare a noi uomini il diritto di parlare dell'aborto. d'altra parte in un rapporto sano l'assenza della figura maschile in ordine al concepimento non è assolutamente pensabile. ti dirò di più: sarebbe necessario che la 194 tutelasse anche la volontà del padre in ordine all'interruzione di gravidanza e non solo quella della madre. e in caso di eventuale contrasto che il feto venisse affidato all'uno o all'altra proprio come si fa con i bambini nati, adottando criteri come la condizione economica, sociale, mentale di ciascuno che andrebbe ovviamente valutata in modo obiettivo e rigoroso, senza cedimenti ad un deleterio femminismo da bottega.
ho riletto recentemente una poesia sulla maternità, l'ha scritta Lee Masters ormai quasi cento anni fa: qualcuno dovrebbe leggerla ogni tanto:
Amanda Barker
Henry mi rese madre,
pur sapendo che non potevo creare una vita
senza perdere la mia.
Nella giovinezza perciò varcai le porte del nulla.
Viandante, si crede nel villaggio dove io vissi
che Henry mi amasse di un tenero amore,
ma io proclamo dalla polvere
che egli mi uccise per soddisfare il suo odio.
(da "L'antologia di Spoon River")
Moderatore Debate Square
"Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti"
- P. Conte -
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