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In reltà, pensò, sono diventato un politico per non essere considerato esclusivamente un uomo d'affari, ed è stata veramente una buona idea. La politica mi ha sempre attirato e, nonostante non avessi nessuna esperienza né la benché minima formazione in materia, la morte di Franco mi ha aperto le porte per entrarvi.
Nel fare queste considerazioni, automaticamente maledisse Franco. La guerra civile, come per molti altri della sua generazione, aveva marcato un prima e un dopo nel percorso della sua vita tragicamente spezzata. Mayol maledisse Franco nell'aria trasparente e fresca di quell'accogliente mattina di Madeira. E continuò a camminare lungo la pista d'atterraggio. L'aria dell'isola, l'opportuna maledizione rifilata a Franco gli stavano facendo molto bene. Andò avanti camminando, andò avanti a utilizzare i ricordi politici come antidoto contro l'insolita sardana, e anche contro la velenosa angoscia che si impossessava di lui ogniqualvolta si ricordava, per esempio, di come la chiusura della scuola l'avesse gettato nelle tenebre esterne di una realtà ostile e bellica, mostruosa: la vita.
Continuò a camminare. Si disse che grazie alla politica, inoltre, aveva avuto la possibilità, per nulla disprezzabile, di cambiare il giro d'amicizie o, perlomeno, di entrare in contatto con persone differenti dagli amici del circolo e dai giocatori di poker. Grazie alla politica aveva raggiunto una tappa importante della vita, peccato che con il tempo i momenti migliori di quell'epoca si fossero dissolti poco a poco. Tutto era svanito con la morte dei politici più vecchi, quelli che gli erano più amici. Sempre la morte, la morte degli altri, s'intrometteva senza permesso nella sua vita, frustrava le sue speranze di un transito su questo mondo in grado di raggiungere momenti di pienezza duraturi. Sempre la morte, la morte degli altri. Alla fine era rimasto nel partito senza i suoi migliori amici, da solo con i giovani cuccioli, un tempo seconde linee, che guardavano con sospetto la sua età e la sua cultura politica.
Ma il ricordo della mia militanza nel partito, concluse, nessuno me lo potrà mai strappare, è stata un'epoca piuttosto soddisfacente e nessuno potrà togliermi quel che è stato. D'ora in poi, ogni volta che questa insolita sardana assalirà il mio crvello, userò come antidoto i miei ricordi di politico in attività. Dal momento che ricordare la mia famiglia mi affligge, dal momento che le Assicurazioni Mayol sono solo un conto corrente in banca, dal momento che non ho nulla a cui aggrapparmi, userò i miei ricordi di uomo politico per soffocare il malessere che il ronzio interiore della sardana cerca di provocarmi, e sicuramente non è altro se non il tentativo inutile, da parte di qualche spiritello, di amareggiarmi l'esistenza.
Poi, sentendosi sempre più a suo agio nell'aria di mattino dell'isola, si disse che dopotutto, se voleva essere davvero onesto con se stesso doveva riconoscere d'aver perso un po' del suo nazionalismo. E perché, perché quel viaggio verticale verso sud stava cambiando impercettibilmente il suo nazionalismo? La spiegazione era facile da trovare. I nazionalisti sono sempre stati stimolati più dal dovere che dal piacere, e non si poteva certo dire che questo fosse ultimamente il suo caso, giacché man mano che s'addentrava nel viaggio si era accorto di muoversi fuggendo da qualsiasi obbligo.
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Il viaggio verticale di Enrique Vila-Matas