Presumevo che la frase scritta nel tuo profilo pubblico come biografia, cioè "non esito", fosse un errore ortografico rispetto a quello che intendevi realmente scrivere, cioè "non esisto", che potrebbe essere ritenuto conseguenza di una possibile forma di sindrome di Cotard (riferimento puramente scherzoso/ironico e non reale, stimolato anche dal tuo nickname), ovvero di chi ritiene di non essere vivo ma morto, a causa della propria incapacità (spesso congenita) a provare emozioni come se si trattasse di un'intensa apatia, derivante da malfunzionamenti dei propri apparati mentali sensoriali ed emotivi o dallo scollegamento nervoso fra gli apparati stessi.
Naturalmente, nel caso non si trattasse di un riferimento ironico ma di una rappresentazione veritiera della realtà (magari di altri disturbi psichici), il sottoscritto non potrebbe che esserne compiaciuto e provare stima nei confronti del soggetto che ne è affetto, anche nella circostanza che non si tratti di un errore ortografico ma della descrizione del proprio carattere/temperamento sicuro e perentorio, che "affonda" il colpo quando se ne presenta l'occasione più propizia senza pietà.
la firma è una citazione da "così fan tutte" di mozart.
e si riferisce - esattamente - a quello che sembra.
Ero e sono consapevole della fonte della tua citazione in firma ma ciò a cui essa sembra riferirsi o che rappresenta dipende dal soggetto che la legge e l'interpreta, nonchè dal contesto di riferimento, almeno fino al chiarimento dell'autore della citazione
Quindi potrebbe rappresentare una sorta di pessimismo generale amoroso, riferirsi alla specifica incapacità di certi soggetti femminili a mantenere e rispettare i propri effettivi legami amoroso-affettivi (cioè l'incoerenza amorosa, attribuibile anche a diversi soggetti maschili) oppure riguardare concezioni "aperte" della sessualità e dei rapporti amorosi.
L'interpretazione corretta della citazione dipende da ciò che intendeva esprimere chi l'ha trascritta.
c'è da dire che anche gli uomini non fanno una bella figura, ma finisce tutto a tarallucci e vino.
La conclusione di eventuali conflitti od incoerenze amorose dipende dalla natura dei soggetti coinvolti, soprattutto se uno od entrambi i partner sono molto rigorosi, coerenti, astemi o particolarmente punitivi, non amando i riti falsamenti risolutori o l'atteggiamento da "struzzo" per un incomprensibile "quieto vivere".
Pensavo che la causa originaria fosse la notevole differenza fra l'indole delle persone, sia in riferimento ai modi e finalità relazionali/comunicative che al carattere/temperamento ed alla circostanza citata nel messaggio quotato, che riguarda la mia persona.
Di sicuro mi sbagliavo.
bene.. ora che ti sei sorbita il pippone di benvenuto di Kino, direi che il battesimo del fuoco l'hai avuto: benvenuta.
Mi sa che sei una che mena forte
L'attribuzione di un carattere eccessivamente argomentativo o dilungato ad uno scritto dipende essenzialmente dalla tipologia del lettore e dalla sua capacità obiettiva di valutazione dell'indole dell'autore.
Il sottoscritto considera come reale battesimo di "fuoco" altre forme relazionali non scritte o solo lievemente comunicative dal punto di vista vocale, sia in ambito religioso che in quello erotico-sessuale, coinvolgente l'acqua o, comunque, liquidi.
Il carattere aggressivo, violento, o manesco di un individuo comporta dimostrazioni di ben altra natura, non sempre rilevabili o presumibili/desumibili in ambito virtuale.
Sì, ma cambiamo soprannome: ogni volta che leggo Kino mi viene in mente l'omonimo astronomo e cartografo benemerito esploratore della California, accostarlo a Sanguisuke è avvilente.
In effetti ne risulterei sottovalutato o sminuito, anche se tale accostamento non è completamente inadatto a livello concettuale.
il fatto è che Kino è sintetico (in perfetta antitesi al suo modo di esprimersi) e si presta come diminutivo per:
- fisiKino
- suKino
- varie ed eventuali.
tuttavia mi dispiace causare in te questo non voluto e fastidioso accostamento, quindi cambio volentieri diminutivo.
Concordo. Al fine di definire la sinteticità comunicativa (a livello vocale) di un individuo è necessario che esso si esprima spesso in tal senso, quindi non con la stessa periodicità con cui viene scelto un nuovo papa come nel caso del sottoscritto, a livelli inverosimili che forse oltrepassano il carattere comunemente ritenuto taciturno e con un'intensità inversamente proporzionale alla sua pericolosità mentale, tali da raggiungere quasi forme patologiche.
Pertanto talvolta il carattere sintetico è un eufemismo e non vi sono nemmeno i presupposti per valutare in tal senso.
Comunque il mio modo di esprimermi è tecnicamente sintetico (spesso in misura maggiore anche rispetto a chi è meramente più conciso), dato che la sinteticità sussiste quando la complessità/numerosità dei concetti che si intendono esprimere non possono essere riscritti in una forma più concisa, se non compromettendone l'esaustività intenzionale e desiderata, le finalità discorsive o lo stile linguistico particolareggiato, raffinato o preciso (piuttosto spontaneo) con cui si intende argomentare.
La sinteticità non implica la mera concisione fine a se stessa, magari caratterizzata da argomentazioni illogiche, a vanvera, frutto di incoscienza/incapacità all'analisi obiettiva o con finalità differenti da quelle di discussione.
E' abbastanza insensato e poco rappresentativo attribuire diminutivi a soggetti lievemente maniaci/ossessivi/perversi e collezionisti in vari ambiti, oltre che controproducente e rischioso (salvo che provengano da soggetti femminili ritenuti gradevoli) se si procede in tal senso nell'ambito reale e non ci si rende conto che la pericolosità di un soggetto dipende essenzialmente dalla sua mente, come ha potuto appurare qualche simpatico collega che era solito coinvolgermi troppo nelle sue interessanti e dotte argomentazioni (anche indirizzate ad altri).
D'altra parte ho solo applicato ciò che lui affermava sempre, ovvero "ognuno deve prendersi la responsabilità delle proprie azioni o parole".
Non consiglio di verificare empiricamente la veridicità di alcuni diminutivi (da intendersi non solo in senso estetico), anche se apprezzo la capacità altrui di immaginare od idealizzare in modo erroneo, dato che può sempre risultare utile.
Ciò che diverte una persona o la interessa può specularmente annoiare od intristire un'altra, come la ricerca spasmodica e ridicola di divertimento, la necessità di apparire, la spensieratezza o l'entusiasmo altrui.
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